Ancora sui delitti di Civitanova e di Colleferro. Risposta ad alcune critiche

Il mio articolo di ieri http://www.linterferenza.info/editoriali/omicidio-civitanova-marche-nazifascismo-fra/  ha fatto molto discutere, ha suscitato anche delle critiche e tutto ciò è molto positivo. Proprio per questa ragione voglio chiarire la mia posizione, onde evitare qualsiasi equivoco e fraintendimento. Mi scuso per la lunghezza ma il tema è assai complesso e preferisco essere prolisso piuttosto che equivocato.

  • Non ho mai pensato né scritto che la violenza è solo e sempre nazifascista. Me ne guarderei bene dal sostenere una simile scemenza. Ho detto un‘altra cosa, e cioè che i due episodi delittuosi, quello di Colleferro e quello di Civitanova Marche affondano le loro radici motivazionali, diciamo così,  psicologicamente e culturalmente, in un brodo di coltura che il nazifascismo ha sdoganato, coperto, giustificato filosoficamente ed elevato ad ideologia. Il nazismo e il fascismo – due ideologie contigue che non a caso storicamente sono state alleate  – si fondano infatti sul rifiuto del concetto di eguaglianza (quindi di democrazia e naturalmente di socialismo), considerata una vera e propria aberrazione, per fondarsi sul suo esatto contrario, cioè sul concetto di ineguaglianza degli esseri umani. Un concetto che il nazismo e il fascismo, pur con alcune differenze,  hanno elevato a condizione ontologica, dalla quale non si può prescindere. E’ per questo che il nazismo e il fascismo, da un punto di vista filosofico, sono innanzitutto visceralmente anticristiani, perché individuano nel cristianesimo la madre e il padre di tutte quelle che loro considerano vere e proprie aberrazioni, cioè appunto i valori dell’eguaglianza, della democrazia e ovviamente del socialismo e del comunismo.  Che poi la Chiesa cattolica e il fascismo (e una serie di varianti del fascismo) si siano vicendevolmente strizzati l’occhio in una determinata fase storica in funzione antisocialista e anticomunista è altro discorso che non posso affrontare ora.

Qual è dunque la radice del potere politico sia per il nazismo che per il fascismo, filosoficamente parlando? Non certo il contratto sociale di derivazione liberale e liberal democratica, non certo il conflitto di classe con relativo processo rivoluzionario di derivazione marxista (considerato anch’esso una aberrazione, una derivazione della cristiana etica del risentimento per “sottouomini” frustrati e rancorosi). La radice del potere per il nazifascismo risiede, coerentemente, dal loro punto di vista, nella “volontà di potenza”, la quale deve essere libera e svincolata da ogni legaccio di ordine etico, razionale, morale, religioso, culturale. La ragione di ciò è fin troppo ovvia. Se così non fosse non saremmo di fronte ad una reale “volontà di potenza” ma a qualcosa di condizionato e quindi non più tale.  La volontà di potenza si esprime, dunque, necessariamente e liberamente, e ha come altrettanto necessario postulato il concetto che c’è chi è in grado di esprimerla fino in fondo, e quindi di dominare sugli altri senza vincoli di nessun genere, e chi è destinato soltanto a subirla.

In conclusione, proverò a dirla in modo scandalosamente sintetico e anche banale ma forse efficace: se per i liberali il mondo è diviso fra individui “liberi e uguali” anche se economicamente e socialmente diseguali, se per i comunisti e i socialisti è diviso in classi, per i nazifascisti il mondo è diviso fra “ubermeschen” (superuomini) e “untermenschen” (sottouomini), cioè fra superiori e inferiori. Ovvio, che in ragione di ciò i primi non hanno nessun dovere e di nessun genere, sui secondi, i quali naturalmente non hanno nessun diritto. Gli “inferiori” sono chiamati ad obbedire, volendo possono essere schiavizzati o anche eliminati se ritenuti non utili. Il nazifascismo, a differenza di qualsiasi altra ideologia, è l’unica ad essersi pienamente realizzata.

  • Fatta questa premessa, torniamo a noi e al tema della violenza, sempre con esempi molto banali. La violenza è stata agita da tutti nella storia, nessuno escluso, e però non c’è una sola tipologia di violenza, ce ne sono diverse.

Alcuni esempi molto pratici. I comunisti hanno agito molto spesso in modo violento nella storia. Hanno fatto rivoluzioni (necessariamente violente), hanno instaurato dittature politiche, hanno represso, deportato e fucilato, dove hanno preso il potere, avversari politici (cose che, peraltro, hanno fatto tutti). In altri casi hanno organizzato atti di terrorismo o di violenza contro leader politici, banchieri, industriali, contro la proprietà privata e contro avversari politici di vario genere.

Ma non troverete, MAI, un comunista che in segno di estremo disprezzo urina addosso ad un barbone che chiede l’elemosina; non troverete MAI un comunista che massacra di botte un immigrato o un uomo di colore per il solo fatto di essere tali; non troverete MAI un comunista che frusta, lincia, tortura o impicca uno schiavo.

Questa seconda forma di violenza, che ho appena descritto, non nasce con il nazifascismo (esempio: i bianchi degli stati del sud degli USA o i liberali e cristiani belgi nel Congo praticavano questi orrori ben prima della nascita del nazifascismo) ma sicuramente quest’ultimo l’ha elevata ad ideologia, le ha dato una giustificazione e una ragion d’essere filosofica, ideologica e pratica.

Questa “cultura”, naturalmente col tempo rivisitata e corretta, sebbene alla gran parte di noi possa sembrare ripugnante, ha fatto in qualche modo breccia e costituisce per alcuni una sorta di dimensione psicologica e archetipica. Possiamo negarlo quanto vogliamo ma ancora il concetto di eguaglianza di tutti gli esseri umani con conseguenti diritti uguali per tutti – sto parlando a livello antropologico, non socioeconomico – non è per nulla dato per scontato e non mette affatto d’accordo tutti.

Con queste premesse, diventa assolutamente logico e conseguente che questa cultura – e questa è la grande responsabilità che hanno infatti le ideologie e le filosofie (fermo restando che ciascuno ha ovviamente la propria quota di responsabilità per le proprie azioni)  – spinga alcuni soggetti a praticare un certo tipo di violenza, come in effetti nella storia e nelle cronache è stato, magari a volte, come nei casi in questione, anche inconsapevolmente, senza cioè essere coscienti di stare obbedendo ad una sorta di archetipo presente dentro la nostra mente. Ovvio che questo archetipo poggi poi su altri aspetti psicologici e della personalità di un individuo. Molto spesso, ad esempio, una persona frustrata per tante diverse (e anche comprensibili) ragioni, tende a prendersela non con chi sta in alto (e che spesso è il vero responsabile della sua condizione) ma con chi sta in basso, o comunque più in basso di lui nella scala gerarchica.

Dubito assai che i due bruti di Colleferro si sarebbero scagliati con la stessa rabbiosa violenza con cui hanno massacrato il povero Willy nei confronti di un uomo potente, sia esso un personaggio pubblico o ancor più un mafioso. Si legge nei loro sguardi, nel loro modo di essere e di vivere, nel loro modo di porsi, nelle loro posture e, naturalmente, nelle loro azioni (avevano già un bel curriculum di vessazioni e violenze ai danni di molte persone) la loro forma mentis, il loro modo di ragionare, di “sentire” e di vedere il mondo.  Nel loro delirio iper narcisistico (altro aspetto su cui bisognerebbe aprire una riflessione ad hoc, alimentato dall’attuale società della “visibilità o del nulla”) i due si sentivano e forse ancora si sentono “superiori”. Una “superiorità” data dalla loro esuberanza fisica e dalla loro prepotenza che li faceva sentire in diritto di vessare e massacrare gli altri, gli “inferiori”.  Questa “psicologia” è del tutto simbiotica a quella nazifascista. Quindi, cari amici e amiche di destra (che non vuol dire necessariamente essere fascisti…), dovete farvene una ragione e fare i conti con la vostra storia e il vostro DNA (e non deviare il discorso su altro, come molti di voi hanno fatto), così come il sottoscritto ha fatto i conti con la sua e non finge che i gulag non siano esistiti.  Con la differenza – mi sia permessa la metafora – che nei gulag ci finivano i “nemici del popolo”, veri o presunti (e molto spesso tragicamente presunti se non del tutto innocenti…) mentre nei lager ci finivano gli “esseri inferiori”, tutti colpevoli di essere tali. Si tratta di due forme di violenza, non c’è alcun dubbio, ma con motivazioni, anche psicologiche, in chi le poneva in essere, molto diverse fra loro. E questo è un FATTO.

  • Ho già detto che la violenza è stata agita da tutti. Senza andare troppo indietro nella storia e per restare in quella relativamente recente, ho già detto di quella agita dai nazifascisti e dai comunisti.

Il mondo capitalista occidentale, liberale e cristiano non è stato da meno, anzi, ha fatto anche di peggio, quanto meno in quantità se non in qualità, se non altro per ragioni temporali. Una storia (anche) di genocidi e distruzione di interi popoli e continenti, di deportazioni e schiavizzazioni di massa, di massacri indiscriminati, sfruttamento selvaggio e guerre imperialiste che continua imperterrita da almeno cinque secoli. Le motivazioni che coprivano e tuttora coprono quegli orrori erano e sono anch’esse di natura ideologica, cioè in buona sostanza la superiore civiltà bianca, cristiana e liberale, portatrice di una superiore cultura e civiltà universale.

Io credo che il nazismo e il fascismo non siano una variabile indipendente rispetto a tutto ciò ma siano soltanto una estrema ed esplicita derivazione.

E quindi, tornando alle critiche che mi sono state mosse, non c’è nessuna volontà da parte del sottoscritto di creare il solito capro espiatorio nel “solito spauracchio del fascismo”, agitato ipocritamente dal fronte liberale e dalle finte “sinistre” per ragioni strumentali ed elettoralistiche, per la semplice ragione che quella violenza in oggetto, psicologicamente e culturalmente nazifascista, è un prodotto di questo sistema e, come avevo già scritto nel mio primo articolo, per combatterla efficacemente bisogna combattere il sistema che la produce, in tutte le sue articolazioni, culturali oltre che politiche ed economiche.

  • Come ben sa chi mi segue e mi legge da tempo (fra cui anche diversi critici del mio primo articolo), il sottoscritto è un critico radicale della “sinistra” liberale attuale che considera non certo una soluzione ma parte del problema, anzi, diciamo pure la parte principale, perché la più subdola, appunto perché è abile a spacciarsi per quello che non è ingenerando grave confusione nella testa della gente.

L’attuale “sinistra liberale” o “neoliberale” (PD in testa più i vari cespugli “radical”, “più europeisti” e “nani e ballerine” vari che gli orbitano accanto) è il baricentro dell’attuale ordine politico, ancor prima della destra, più rozza, esplicita e per questo (ma solo per questo…) meno pericolosa.

Quell’articolo sottoposto a varie critiche da parte di alcuni non ha nulla a che vedere con le prossime elezioni. E’ “soltanto” un’analisi su quanto accaduto, che cerca di andare oltre l’aspetto meramente cronachistico o le solite scontate liturgie entro le quali tali fatti si vorrebbero derubricare e confinare.

Fratelli Bianchi, oggi la sentenza per il massacro di Colleferro. Chiesto l'ergastolo per l'assassinio di Willy - Necrologie La Repubblica

Fonte foto: La Repubblica (da Google)

 

5 commenti per “Ancora sui delitti di Civitanova e di Colleferro. Risposta ad alcune critiche

  1. gino
    4 agosto 2022 at 12:06

    alcune mie esperienze casuali…

    1) quando avevo 12 anni (metá anni 70) mi capitó di frequentare le case di 2 tizi 10 anni piú grandi di me. il primo era gentilissimo, in casa aveva libri e strumenti musicali. il secondo aggressivo, in casa aveva sacco da boxe e collezione di coltelli. preferivo il primo. ma poco dopo si rivelarono entrambi “terroristi”, il primo di sx e il secondo di dx.

    2) decenni piú tardi qui in brasile mi capitó di frequentare altri 2 tizi, entrambi bravissime persone, gentili e pacifiche. il primo di grande cultura e dedito ai piaceri della vita, il secondo succube della moglie mulatta. preferivo il primo. poi scoprii che entrambi erano ex “terroristi”, il primo di sx e il secondo di dx.
    entrambi avevano pagato i debiti con la giustizia, entrambi “pentitissimi” del loro passato, rimosso, non ne volevano assolutamente parlare.
    ma ricordo che il secondo una sera pianse davanti a me dicendo “io ho fatto del male a delle persone! capisci?”.

  2. Giulio Bonali
    5 agosto 2022 at 8:34

    Credo che nessuno posa essere condannato per ciò che i suoi genitori o in generale le esperienze infantili gli hanno insegnato, lo hanno fatto (passivamente) essere, non ne essendone responsabile. Non si é democratici, di sinistra o magari comunisti “per sangue” ma li si diventa per cultura acquisita con razionalità e senso critico, a volte faticosamente e a costo di sacrifici).
    Io stesso, se posso concedermi di cadere in un deteriore e antipatico autobiografismo di cui mi scuso, sono nato in una famiglia religiosissima e conservatrice-reazionaria (anche se non fascista ma democristiana, nella mai abbastanza rimpianta “prima” repubblica Italiana) e sono diventato prima ateo e razionalista e poi comunista -autentico, “stalinista”, tanto per intenderci: nulla a che vedere coi reazionari Napolitano o Veltroni, che sono e probabilmente già allora erano erano molto peggio dei miei genitori- grazie soprattutto alla formidabile esperienza autenticamente rivoluzionaria del governo cileno si Unidad Popular presieduto dal socialista -autentico: niente a che vedere col reazionario Craxi- Salvador Allende e comprendente un forte partito Comunista.
    Però per superare per davvero errori e convinzioni aberranti precedentemente assunti in buona fede li si deve innanzitutto riconoscere apertamente e condannare energicamente, coraggiosamente, direi (alla faccia delle femministe politicamente corrette) “virilmente” senza sconti ed evitando di scendere a deteriori compromessi con la propria coscienza.

    • Francesco
      6 agosto 2022 at 15:58

      Ci sono risposte a vari critici nell’articolo e io, non avendo facebook, non so bene quali erano le critiche non riportate qui. Sulla questione degli “esseri inferiori”, è uno spunto su cui riflettere e vale certamente per il nazismo e per il fascismo storico delle leggi razziali, oltre che per molti neo-fascismi; se sia un aspetto imprescindibile di ogni corrente che si identifica (non che viene identificata come) fascista, non saprei, penserei di sì, ma vorrei studiare meglio il tema prima di esserne certo. Per quanto riguarda le mie osservazioni, infatti, il punto non era nè le elezioni nè la difesa della destra ma la precisione all’interno dell’analisi dei fenomeni. Qui si legge “Si tratta di due forme di violenza, non c’è alcun dubbio, ma con motivazioni, anche psicologiche, in chi le poneva in essere, molto diverse fra loro.”; e sono d’accordo, il punto della mia “critica” era appunto l’impressione che l’analisi dei processi non fosse precisa ma vivesse di rendita ideologica. C’è molto da pensare su questa replica, quindi semmai interverrò in altri articoli se è il caso e se mi sarà permesso.

      Giusto un appunto a Bonali, fuori argomento e me ne scuso ma d’altronde anche il suo commento lo è.

      Punto primo essere comunisti o di sinistra non è sinonimo di essere razionali, la razionalità non è di parte; lo so bene dato che mi sono fatto, da militante, l’arco dai trockisti ai marxisti-leninisti, e la presunzione di essere dalla parte della Ragione (scientifica e non utopistica) è il seccante portato positivista che non ha mai abbandonato queste langhe e ha portato ad ignorare osservazioni importanti in proposito come quelle di Claudio Napoleoni; non parlo affatto di irrazionalità individuali o di gruppetto, semplicemente dell’arroganza di presumere di possedere la scientifica via per la verità. La destra ha probabilmente un problema analogo declinato diversamente ma non l’ho mai frequentata molto direttamente.

      Poi Il problema è che lei assume che quello che pensava prima fosse “sbagliato” mentre quello che pensa ora è “giusto”. Per quanto mi riguarda i campi politici si formano per ragioni storiche portando internamente proposizioni di vario tipo ed esprimendo antropologie che diventano, appunto in quanto campi, separate e incomunicabili ma che così imprigionano elementi che dovrebbero urgentemente essere riuniti.
      Nello specifico, le sue scelte sono sue ma è evidente che lei considera religioso=reazionario, come quasi tutti gli autoeletti razionalisti che della religione hanno una visione che definire imperfetta è come definire Hegel un filosofo di facile lettura; allora, per dirla chiaramente: la critica politica alle istituzioni religiose, anche spietata e serrata, è sempre legittima quando la situazione lo richiede (cioè non in quanto istituzioni religiose tout-court ma in quanto la religione venga piegata a scopi imperialistici, ecc.), così come la scelta personale, ma se non ci si libera della critica alla religione in quanto tale come patrimonio imprescindibile dell’essere di sinistra io, come altri, pur condividendo ancora e sempre istanze che sono state di sinistra per ragioni storiche (giustizia sociale, anti-imperialismo, ecc.), con i gruppi di sinistra non vorremo avere a che fare. Nel mio caso personale, tanto per non mancare di aneddotico, non è una questione di fede, un dono che non ho, dato che il mio rapporto con la religione è filosofico, diciamo, ma è una conditio sine qua non. So bene di rivolgermi ad orecchie sorde, sia per quanto riguarda i gruppi di sinistra sia per quanto riguarda lei, che ha scritto qui un articolo chiamato “Irrazionalismo reazionario ” (e sì assolutismo razionalistico non è una contraddizione in termini, il razionalismo è la degenerazione della facoltà della ragione, la mummificazione di un’ipostatizzazione rigida di una delle facoltà umane più importanti; ed è un’ideologia) in cui tra l’altro scriveva che “la forte convinzione che l’ irrazionalismo, anche a prescindere dalle intenzioni di chi lo abbraccia, é un atteggiamento ideologico almeno in qualche misura sempre inevitabilmente reazionario” e “E nessuno più di chi sia razionalista (conseguente, fino in fondo), é consapevole dei limiti del razionalismo stesso: sono piuttosto gli irrazionalisti a porre una fiducia illimitata, assoluta nelle loro credenze, arbitrarie infondate e per lo più false.”. La questione dei limiti del razionalismo sostenuta dai razionalisti stessi è, per usare un linguaggio che conosce, “falsa coscienza necessaria”, e d’altro canto di che si parla, quando tutte le proposizioni che non entrano dalla parte dei “buoni” sulla lavagna dei razionalisti entra nel campo dei razionalisti, a prescindere dalla posizione, come viene sostenuta, ecc. e buona lì (insomma evitando facili psicanalismi da quattro soldi rispetto alla sua posizione e ad una sua relazione eventuale con il rapporto con la sua “religiosissima” famiglia, questa posizione merita lo stesso rispetto che meritano “materialismo ed empiriocriticismo” e “la distruzione della ragione”; nullo, elementi di storia del pensiero e punti molto bassi di chi li ha scritti, con tutala voglia di comprensione per le congiunture; vorrei argomentare ma questo commento è già un romanzo e poi richiede tempo e voglia, magari ci sarà occasione). Una cosa che sono sicuro lei non vorrà concedere è che l’irrazionalismo è una questione di metodo non di contenuto, quindi assocerà inevitabilmente metafisica, religione, ecc. all’irrazionalismo; invece l’ideologia può usare come proprio materiale tutto ciò che la configurazione permette e richiede, la scienza e la sua “razionalità” non meno che la religione; e come l’utilizzo ideologico della scienza non dovrebbe condannare l’impresa scientifica, così dovrebbe valere per l’utilizzo ideologico della religione. Questi come punti primi, c’è ben altro.

      Ma ecco, un’ennesima linea di faglia e conseguente frattura sulla strada di un’unità necessaria tra chi vuole combattere il capitalismo, questa particolarmente ideologica e superabile semplicemente ammettendo che la critica all’utilizzo ideologico di un elemento non implica di necessità la condanna di quell’elemento e abbandonando gli schemini positivistici. Tempo sprecato, temo, e mi scuso di nuovo, se il commento verrà pubblicato, di essere andato fuori argomento.

      • Giulio Bonali
        7 agosto 2022 at 9:55

        Dove mai avrei scritto che la razionalità é sempre ed esclusivamente di sinistra o comunista?
        Da nessuna parte.
        Invece sono convinto che l’ irrazionalità sia di destra “sostanzialmente”, cioé quasi sempre, ovvero salvo “eccezioni che confermano la regola”, come é inevitabile accada nel campo delle scienze umane quali sono la politica, la sociologia, l’ economia, ecc., le quali, al contrario delle scienze naturali, non trattano di enti ed eventi quantificabili con precisione, misurabili, descrivibili attraverso astrazioni matematiche e inderogabili formule algebriche.

        Non conosco alcuna Ragione con l’ iniziale maiuscola, ma invece cerco di seguire la ragione e la razionalità umana (non divina, e dunque fallibile; dimenticandolo si cade per l’ appunto nell’ irrazionalismo), nonché la scienza cercando di evitare l’ utopia, che ritengo (con Engels) in passato abbia svolto un ruolo sostanzialmente positivo ma da tempo non sia più così (senza ovviamente dimenticare le sostanziali differenze fra scienze naturali e scienze umane).

        Non sono mai stato positivista e non ho mai assolutizzato la ragione e la razionalità (che fra l’ altro sarebbe una contraddizione in termini!), e men che meno la scienza: la vasta e variegata corrente di pensiero marxista, nella quale per tanti importanti aspetti mi identifico, ha compreso e in qualche misura ancora comprende anche cedimenti verso il positivismo e lo scientismo, ma per lo meno nelle sue componenti migliori, più conseguenti (oltre che a mio parere nelle sue tendenze maggioritarie o più diffuse), li ha fermamente e intransigentemente combattuti.

        Nessun razionalista (autentico) pretende, né per definizione potrebbe pretendere potrebbe mai farlo, di coltivare “l’ arroganza di presumere con certezza assoluta la scientifica via per la verità”, ma casomai solo l’ intenzione e la determinazione di cercarla, evitando di cadere nell’ irrazionalistissimo dogmatismo.

        E’ del tutto evidente che non considero affatto “religioso = reazionario”; fra l’ altro conosco benissimo e apprezzo tantissimo monsignor Romero, fin dai tempi nei quali il reazionarissimo Woytila si guardava bene dal canonizzarlo, anche se per i popoli del suo continente era già “San Romero de America”; infatti ho scritto che PRIMA sono diventato ateo e razionalista e POI comunista, due processi di maturazione e di acquisizione di conoscenze da parte mia ben distinti e separati: se per assurdo fossi rimasto credente religioso sarei comunque diventato comunista (anche perché, pur ammirando tantissimo Marx e soprattutto Engles, non ho mai aderito alla filosofia materialistica dialettica, che comunque stimo e apprezzo, al contrario che alla scienza umana materialistica storica).

        Ho la presunzione di avere della religione una visione ovviamente, inevitabilmente imperfetta (lei no?), ma comunque equilibrata e tutt’ altro che semplicistica e “manichea”.

        Ergo: non credo proprio di avere alcun bisogno di “liberarmi della critica [aprioristica] della religione in quanto tale come patrimonio imprescindibile dell’ essere di sinistra”. Fra l’ altro della coalizione e del governo cileno (di sinistra, anzi rivoluzionario) di Unidad Popular, che ha potentemente contribuito a cambiato la mia vita facendo di me un comunista, facevano parte anche due piccoli ma combattivi partiti rivoluzionari cristiani, Il “Movimiento de accion popolar unitaria” e la ” Isquierda cristiana”).

        Lo sproloquio che lei qui compie circa il razionalismo (“assolutismo razionalistico non é una contraddizione in termini, il razionalismo é la degenerazione della facoltà della ragione, ecc., ecc.” non lo commento perché proprio non ha bisogno di commenti, si squalifica da sé in quanto espressione di penoso pregiudizio irrazionalistico che rifiuta aprioristicamente di guardare in faccia la realtà per coltivare chimere.

        Inutile dire che dissento profondissimamente dalla sua presuntuosa, ridicola liquidazione di Materialismo ed empiriocriticismo (di cui pur non condivido importantissime tesi) e de La distruzione della ragione.

        Mi dispiace deluderla, ma nei suoi pregiudizi irrazonalistici verso di me ha clamorosamente mancato il bersaglio prevedendo che “lei [cioé io] non vorrà concedere che l’ irrazionalismo é una questione di metodo e non di contenuto, quindi assocerà inevitabilmente metafisica, religione, ecc. [????, N.d.R.] all’ irrazionalismo”.
        Infatti che il razionalismo sia un atteggiamento (irrazionalisticamente assunto, ovviamente, come ben sa chiunque sia razionalista conseguente: inevitabilmete si opta per il razionalismo prima di essere razionalisti, senza essere razionalisti nel farlo, id est: irrazionalisticamente), un metodo per cercare la conoscenza e la verità e non un contenuto di verità non glielo “concedo” affatto, per il semplice fatto che l’ ho “sempre” ceduto.
        Inoltre non confondo affatto la metafisica e men che meno la filosofia (di cui ho un’ altissima opinione e che ho sempre cercato di coltivare considerandola uno degli interessi più fondamentali della mia vita) con la religione; e se certamente considero la religione irrazionalistica (tutte le religioni, quali più quali meno) dal momento che si fonda sulla fede (in qualche significativo caso perfino “quia absurdum”) e su dogmi acriticamente assunti e talora autocontraddittori (es: unità e trinità divina e umanità e divinità di Cristo nel cristianesimo), lo stesso non penso affatto della metafisica (non sono monista materialista ma dualista “parallelista” -non “cartesiano” o comunque “interazionista”- ritenendo il pensiero, la cartesiana res cogitans non affatto riducibile alla materia -la res extensa- né da essa “emergente” o ad essa “sopravveniente” qualsiasi cosa possano eventualmente (ammesso e non concesso da parte mia) significare questi concetti.

        La religione non la disapprovo (e non affatto la “condanno”!) per l’ uso ideologico reazionario che spesso, ma non sempre, se ne fa, ma puramente e semplicemente per quella che ritengo essere la sua falsità, conseguente il suo irrazionalismo), contrariamente all’ uso ideologico reazionario che il capitalismo fa della scienza (che ritengo vera solo ad alcune inevitabili ma indimostrabili conditiones sine qua non genialmente evidenziate dal grandissimo David Hume).

        Come vedi, hai davvero sprecato il tuo tempo, ma non perché io segua alcuno “schemino positivistico” come ti inducono a credere i tuoi pregiudizi, bensì proprio, al contrario, perché su questo sfondi una porta amplissimamente aperta, spalancata

  3. La Classe
    8 agosto 2022 at 20:26

    Ho letto con molto interesse questo scritto di Fabrizio, mi riservo di leggere il precedente, noto grande dialettica e grandi riferimenti filosofici, forse vi sono forzature ma ripeto che mi riservo lettura più approfondita e meditata. Gli esempi di Gino sono molto soggettivi, gli scontri più duri io da Militante Comunista li ebbi con altri compagni (soprattutto anarchici e presunti libertari), con i fascisti dopo gli anni caldi il dialogo è stato possibile anche se inevitabilmente su posizioni sempre diverse e sempre contrapposte (come l’Internazionalismo ad esempio e le due miniguerre civili italiane, lì non vi era possibilità di intesa logicamente), tra l’altro ho trovato talvolta paradossalmente posizioni molto più “anarcoidi” tra i fascisti o gente di destra che tra noi. Anche il fatto che il termine fascismo è discredito e socialismo quasi un complimento (un altro commento che ho letto) in una società così squallida e ipercapitalista non è per me una cosa di cui dovremmo vantarci troppo. Ora non so i giovani “fascisti” cosa vogliano e possano rappresentare sinceramente…? Paragone? Meloni? La guerra etnica alla Hobbes da come quasi traspare dal pezzo? ma….non saprei. Ma dove sono questi militanti fascisti? Se mi si parla dell’Azov in Ucraina, della Polonia, dell’Ungheria sciovinista e ultranazionalista va bene ma in Italia non ne vedo sinceramente.Non hanno senso storico qui secondo me. Mentre per il comunismo il discorso sarebbe ben diverso, Sino a quando c’è il Capitalismo e il Nazionalismo “reazionario” ultrasciovinista ci saremo noi, ci dovremmo esssere …vi fosse ancora gente che studia e legge i varii Marx, Blanqui, Lenin , ma in Italia non ne vedo..i migliori analisti de La Classe come Tronti hanno tradito….! Dobbiamo reiniziare da capo, scuola quadri, materialismo storico, Lenin e l’imperialismo….non abbattiammoci! Con il pugno chiuso sempre

    PS ah già ci sto, lo scritto sugli operai di qualche gg fa mi ha commosso…..

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