Antifascismo e anti neoliberismo non sono separabili

Sgomberi di persone anziane arretrate con l’affitto, arresto di manifestanti che tentano di impedirli, fogli di via per militanti contro la devastazione dell’ambiente, impunità per le le violenze commesse da gruppi fascisti, sindaci arrestati per aver aiutato alcuni immigrati a restare in Italia…

Certo, non sono novità nel nostro paese…Ma la novità consiste che tale “contesto” è stato preparato dai partiti europeisti che tanto sono preoccupati dal sovranismo e dal populismo…

Stiamo attenti, perchè questa connivenza e comunanza di ideali che unisce il ministro dell’interno Salvini e Casapound non è in contrasto reale con le oligarchie che governano l’Europa e l’Italia…

La politica contro i migranti dell’attuale ministro dell’interno non è solo di marca fascista ma anche liberista…

Stiamo attenti. Essere antifascisti oggi non significa essere solo contro Casapound e Salvini ma anche contro quel brodo di cultura che è il neoliberismo, l’ideologia della Unione Europea e della Nato, l’ideologia guerrafondaia che ha seminato morte in Libia, in Siria, in Palestina, in Yemen…

Un NO determinato, quindi, ad un antifascismo di facciata e retorico, perchè non si può oggi, in questo clima di guerra “fredda”, essere antifascisti e liberisti nello stesso tempo.

Approfondiremo il discorso in altra occasione…

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Foto: Ilfatto quotidiano.it (da Google)

17 commenti per “Antifascismo e anti neoliberismo non sono separabili

  1. armando
    3 ottobre 2018 at 20:49

    sulla incompatibilità fra liberismo e antifascismo sono d’accordo, ma non all’affermazione che Salvini sarebbe liberista. Il che non significa che dica cose giuste, ad esempio circa l’illusione di risolvere securotariamente la questione immigrazione.

  2. Silvio andreucc i
    4 ottobre 2018 at 14:13

    Io rifiuto sia il liberismo che il comunismo, essendo entrambi basati su una visione materialista della vita,sul primato del “dio denaro”.la mia ricetta è”destra dei valori e sinistra del lavoro”,una terza via alternativa rispetto al materialismo liberista e a quello collettivismo.si al profitto ottenuto con il lavoro,no al capitale parassitario della finanza plutocratica mondiale! Silvio

    • Panda
      4 ottobre 2018 at 15:49

      Il comunismo basato su una visione materialista della vita?? Spengler for dummies. Guarda che il marxismo si basa su una *critica* della “visione materialista” prodotta dalla società capitalista, che purtroppo può essere solo nascosta (per esempio con varie forme di naturalizzazione, siano esse “romantiche” o scientiste), ma non rimossa, da forme compensative di socialità simbolica. Ovviamente questo desiderio di società è in sé del tutto legittimo, anche apprezzabile in quanto unico terreno possibile di liberazione (*qui* sta la vera differenza col liberalismo!), né si può presupporre che tutte le forme di socialità non di classe sotto il capitalismo siano di per sé alienanti (questo genere di economicismo non è estraneo a certo marxismo, ma è cosa diversa da ciò che denunci tu).

      Separare lavoro e finanza suona bene, ma bisognerebbe allora domandarsi perché a capitalismo vigente la finanziarizzazione si ripresenti puntualmente. Forse perché non possiamo parlare genericamente di lavoro, ma di lavoro funzionale alla valorizzazione del capitale, cioè alla estrazione del massimo profitto monetario? La matassa non è semplice da sbrogliare.

      • gino
        5 ottobre 2018 at 14:18

        neanche la finanza va demonizzata a priori e tout court. esiste dai tempi dei sumeri. senza credito/debito staremmo ancora all’età della pietra, ovvero la finanza non è scollegata con l’economia reale.
        va semplicemente regolata e controllata, come tutte le cose.

        • Panda
          5 ottobre 2018 at 14:57

          Il credito è certo molto più vecchio del capitalismo (“economia reale” è un’espressione che sa molto di naturalizzazione…); nel capitalismo tali rapporti assumono tuttavia una forma e un’ampiezza, nel relativo bene (espansione della domanda) e nel male (distruttività delle crisi finanziarie), che non hanno precedenti.

          Ciò detto il credito non ha bisogno della finanza: Amato e Fantacci ci hanno scritto un pregevolissimo libro per spiegarlo. D’altra parte anche il capitalismo in generale andrebbe “semplicemente” regolato e controllato: Keynes ci ha spiegato come, no? Però, guarda un po’, non si riesce mai a farlo. Forse non è un caso, certo non è così “semplice”.

          • gino
            5 ottobre 2018 at 20:52

            1) che il “capitalismo” non sia controllato-regolato è un’opinione… a giudicare dalla % di pil controllata dagli stati mi sa che è un’opinione discutibile
            2) “il credito non ha bisogno della finanza” è un’opinione che dipende da una particolare (tra le tante) concezione dei termini “moneta, credito, finanza”. io non vedo le differenze che dici tu.
            nel codice di hammurabi erano regolati contratti derivati e future, vedi te…

    • Silvio andreucc i
      4 ottobre 2018 at 21:16

      Effettivamente, Panda, c’è comunismo e comunismo,dopo il crollo del muro di Berlino la scelta deve essere quella di una sinistra nazionale (vedi giulietto chiesa e Diego Fusaro). battaglie come quelle a favore del femminismo o gender,sono battaglie borghesi e non comuniste.silvio

      • Panda
        5 ottobre 2018 at 13:30

        Secondo me Fusaro è un gran confusionario. In un certo senso tutta la sinistra socialista e comunista è sempre stata “nazionale”, visto che, come diceva Lenin, banalmente una cultura politica “anazionale” non esiste. Bisogna poi vedere di quali contenuti e di quali rappresentanti parliamo.

        Quanto all’identity politics, con me sfondi la proverbiale porta aperta. Che non ha dovuto aspettare Fusaro per essere tale, però: https://www.marxists.org/history/etol/newspape/isj2/1994/isj2-062/smith.htm

        • Silvio andreucc i
          5 ottobre 2018 at 15:11

          Buongiorno Panda, quando ieri io parlavo di materialismo comunista,mi riferisco al socialismo reale scientifico elaborato da Marx_engels secondo cui la rivoluzione è il prodotto di contraddizioni materiali insite nel capitalismo,una necessità intrinseca alla storia stessa.incontrapposizione con il “socialismo utopista dei filantropi come Owen che invece,a differenza di Marx,mirano a un socialismo basato sulle riforme, quindi assegnano kantianamente il primato alla morale anziché all’ economia.buonagiornata.silvio

          • Panda
            5 ottobre 2018 at 20:20

            La contrapposizione fra socialismo scientifico (quel “reale” è di troppo) e utopistico non riguarda l’atteggiamento verso le riforme ( l’antiriformismo di Marx è un mito: se vuoi una lettura breve c’è questo bell’articolo di Paolo Favilli: http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2016/05/Recensione-Micromega-Favilli.pdf ), ma nell’individuazione nella società presente di un ponte, diciamo così, per arrivare a quella futura. Niente di più.
            La scienza marxiana non è né predittiva né tanto meno determinista in senso positivista: è stato il socialismo della seconda internazionale a “positivizzare” il marxismo.

            La critica di Marx a Kant è già quella di Hegel, ossia una polemica contro la pretesa di separare l’elaborazione della morale dalle strutture storico-sociali che ne predefiniscono la stessa possibilità di elaborazione, per non dire di effettività. Un perfetto kantiano è Habermas, che tratta i criteri di razionalità discorsiva che la società borghese può usare per legittimarsi come una pratica sociale reale ed effettivamente vincolante. Oggi perfino un’allieva di Honneth (che è stato per anni assistente di Habermas) come Rahel Jaeggi riconosce l’inanità di una simile posizione e la necessità di ritornare a Marx (vedi il suo bel libro Forme di vita e capitalismo).
            Con questi chiari di luna temo che con Marx toccherà fare i conti ancora per parecchio tempo…

  3. Alessio
    4 ottobre 2018 at 15:02

    In realtà sono più d’accordo con Bernie Sanders quando dice che l’immigrazione è proprio favorita e a favore delle elitè neo-liberiste. Attenti a non cadere nell’inganno.

    • Silvio andreucc i
      4 ottobre 2018 at 22:30

      Ma certo che l immigrazione e’ favorita dalle elites neoliberiste,dai piani di soros!.sotto la maschera dell’ accoglienza buonista,si realizza lo sradicamento di interi popoli dalla propria terra,dalle proprie radici e tradizioni e si genera una concorrenza spietata tra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati.intanto,le mafie,le ONG,le elites plutocratiche ci speculano.

  4. Panda
    5 ottobre 2018 at 22:21

    Rispondo qui a gino, perché sopra non si può: caro gino, se vuoi dire che una qualche regolazione esiste, è ovvio, e potresti farmi credito di non voler negare una tale banalità; io intendevo, come pensavo facessi tu, una regolazioni che superi nella sostanza la critica marxiana. Per semplificare brutalmente: i benefici quasi tutti a pochi, i costi quasi tutti ai molti e una bella crisi ogni tanto. Chissà perché siam sempre bloccati lì. Sarà un caso?

    Più che una differenza di “concezioni”, io parlerei di una differenza istituzionale di pratiche sociali, che tu (forse con Graeber) a quanto pare non vedi, ma Amato e Fantacci sì: “La nascita della moneta di potenza nell’Inghilterra di fine Seicento segna simultaneamente uno spartiacque nella storia del credito, della moneta, e del rapporto fra moneta e credito. Con la fondazione della Banca d’Inghilterra e la successiva riforma monetaria nascono i mercati finanziari come mercati del credito, della moneta e, ancora di più, della loro relazione.” E quel che segue e precede (tra cui due solidi studi preliminari). Ovvero certe “opinioni” sono un po’ più argomentate di altre.

    • gino
      6 ottobre 2018 at 0:32

      esiste la salute e la scuola pubblica, la tassazione progressiva, le misure assistenziali, lo stato italiano manovra il 45% del pil (la % è molto più alta se la calcoliamo solo su chi produce, il 40% della popolazione, arriviamo quasi a % da urss).
      è troppo poco per poter parlare di capitalismo controllato?
      poi vero che ci sono privilegi e crisi, ma non so se senza finanza o capitalismo si eviterebbero.
      non ho letto graeber e non amo gli anarchici, le ricerche le faccio da me. ho una laurea in economia e ho lavorato nel settore.
      la mia visione generale è che la sinistra la dovrebbe finire con i soliti mantra e la criminalizzazione a priori di certi fenomeni che esistono da sempre. tra l’altro criminalizzazione parolaia (per fortuna) e ipocrita:
      – contro il capitalismo! poi si scopre che la maggiore massa di capitale mondiale è posseduta dalla classe lavoratrice sotto forma di immobili e risparmi mentre le imprese hanno la maggior parte dei debiti.
      – contro la finanza, il debito, l’interesse, i perfidi rentiers! poi si scopre che in italia ci sono 20 milioni di conti titoli con investimenti dentro, compagni inclusi.
      – non paghiamo i debiti! però quando i soldi degli altri li prendesti ti piacevano. e se la maggior parte della gente ha crediti (risparmi) ma chi ti dà retta?

      questa è la realtà, proprio non riusciamo a fare gli interessi della classe medio-bassa della società evitando quei mantra fantascientifici?
      poi se si vuole continuare per altri N decenni a masturbarsi con romantici mantra è un altro discorso…

      • Panda
        6 ottobre 2018 at 13:14

        Caro gino, negli ultimi decenni la progressività fiscale è caduta verticalmente in tutto l’occidente, in Italia in modo assai pesante (vd. Barba, La redistribuzione del reddito nell’Italia di Maastricht, 2011: “L’azione redistributiva della mano pubblica diviene strumento di rafforzamento, piuttosto che di contrasto, delle tendenze che si stanno manifestando sul terreno della distribuzione primaria del reddito tra lavoro e capitale.”; Barba e Pivetti, La scomparsa della sinistra in Europa, 2016 per il quadro europeo e occidentale), in connessione con la liberalizzazione dei movimenti di capitali.

        Certo, resiste ancora, sempre più zoppicante, qualche pezzo di stato sociale ma è comunque abbastanza chiaro che la questione dell’intervento pubblico è qualitativa prima che quantitativa. Che poi il capitalismo sia “controllato”, come ho detto, non mi sono mai sognato di negarlo, come certo non era negato da Marx o dai padri dell’economia classica.

        Che certi fenomeni “esistano da sempre”, come abbiamo visto, è una tua rispettabile ma assai discutibile opinione.

        La nozione di “capitale” che stai usando è quella di Piketty, che però non è per nulla quella di Marx. Che poi gli ormai lontani anni di crescita abbiano consentito di accumulare un po’ di risparmio diffuso non mi pare esattamente una colpa da scontare.

        Quanto al “non pagare i debiti” è un argomento che io non usato: diventa difficile rispondere di cose non dette.

        La realtà, caro gino, credo di conoscerla anch’io almeno un po’, sia di persona, sia per aver letto uno o due libri di economisti mainstream. Se vuoi continuare a credere che gli interessi delle classi popolari vengano penalizzati per una accidentale “nostra” (ma di noi chi? Io, tu e Mario Draghi?) incapacità (le “mancate riforme”, magari), e via moraleggiando, quando perfino economisti ortodossi parlano di secular stagnation (un’immagine non molto lusinghiera del capitalismo, se posso dire), fai pure. Mi verrebbe da dire che ognuno ha diritto alla sua fantascienza. Certo che aria tira da queste parti però dovresti saperlo.

        • gino
          6 ottobre 2018 at 16:38

          guarda, lo so benissimo che da 40 anni si sta coscientemente invertendo la rotta (calo del rapporto salari/profitti della torta) e la cosa non mi piace.
          ma chi l’ha detto che la definizione di marx sia giusta, o sia giusta oggi ammesso che lo fosse 150 anni fa?
          oggi i “proprietari” dei mezzi di produzione non sono proprietari di un bel niente, se scontiamo i debiti che hanno. oggi i proprietari sono i fondi d’investimento, fondi pensione e fondi sovrani statali!
          già quando andavo all’università 35 anni fa era chiaro a tutti che non è più “capitalismo” ma “imprenditorialismo”, ovvero gli imprenditori fanno la bella vita coi soldi degli altri.
          e comunque manco va bene colpevolizzare tout court gli imprenditori, vanno solo controllati dialetticamente e politicamente (a mio avviso).

          quello che voglio dire è che se si vuole, non dico vincere ma almeno, risalire la china dei consensi, sarebbe bene finirla di usare certe parole che alla gente fanno venire i capelli dritti, certe parole d’ordine trite, evitare di additare i soliti presunti colpevoli a priori.
          quando poi vedo compagni (rivoluzionarissimi!) proprietari di costosi centri yoga, di intere palazzine che affittano a nero o alti funzionari di grandi imprese…

          • Panda
            6 ottobre 2018 at 19:10

            Se è giusta o sbagliata, attuale o inattuale, dovremmo discuterla, così come dovremmo discutere la provenienza del profitto finanziario. E’ chiaro che ci vorrebbe ben altro che lo spazio di questi commenti. Ci sono comunque ottimi libri scritti da economisti marxisti che esplorano il punto. Es.: Lapavitas, Profiting without producing e Durand, Le capital fictif: lì puoi provare a verificare se Marx ha ancora qualcosa da dire oppure no.

            Perché il fatto che continui a parlare di “criminalizzazione” o “colpevolizzazione” quando Marx nella prefazione del primo libro del Capitale scrive: “Una parola a scanso di possibili malintesi. Io non dipingo affatto in rosa le figure del capitalista e del proprietario fondiario. Ma delle persone qui si tratta solo in quanto personificazioni di categorie economiche, esponenti di determinati rapporti e interessi di classe. Meno di qualunque altro, il mio punto di vista, che concepisce lo sviluppo della struttura economica della società come un processo di storia naturale, rende l’individuo responsabile di condizioni delle quali egli resta socialmente il prodotto, per quanto possa, soggettivamente, elevarsi al disopra di esse.” mi fa pensare che tutta questa familiarità col suo metodo tu non la possieda.

            Ciò detto è chiaro che c’è stato un tale terrorismo ideologico in questi anni (l’altra sera Furio Colombo ha insultato, o creduto di insultare, il responsabile economico della Lega dandogli del comunista!!) che certi concetti non si possono usare nella battaglia politica immediata, che deve partire da molto, molto più indietro. Ma vivaddio spero che almeno qui si possano usare!

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