Su artisti e intellettuali sedotti dalle sardine

Un tempo, si sa, il pesce fu un simbolo di identità, di riconoscimento, di rivolta morale che comportò molte morti, molte sofferenze, Un simbolo che fece cadere un Impero e ne inventò un altro che dura ancora oggi, con aspirazioni universali e imperiture.
In effetti non so quel pesciolino a quale specie ittica faccia riferimento ma indubbiamente fu capace di scuotere coscienze e di produrre scritti ed opere che ancora oggi governano la mente di almeno un miliardino di persone.

Non credo che le sardine così riccamente sponsorizzate dai media, dai partiti di governo, dalle “sinistre” di opinione e di movimento, da squali che si mimetizzano nel branco, ma anche da artisti ed intellettuali di chiara fama, riescano a dare risultati sociali e politici ecclatanti.

Non so quali esiti ma un verdetto l’hanno già prodotto : la certezza non solo dell’inadeguatezza di cervelli giovanili alla complessità culturale e politica del nostro tempo ma ahimé anche del vuoto culturale politico e morale di tutti coloro che li hanno incensati dall’alto dei loro scranni di potere e di pubblica fama, come artisti, scrittori, polemisti, giornalisti…

Giordano Bruno e Antonio Gramsci sono nati veramente in una terra dove si obbedisce da secoli al fanatismo, all’ignoranza, alla prepotenza di chi sta dentro e fuori dai confini dell’aiuola dove il sì suona?
I meriti di Giordano, si sa, vennero ricompensati dal fuoco, come del resto dovrebbe essere per tutti i campani e affini, tramite lo sterminator Vesevo, come auspicato dal Nero e Truce Uomo Nero che potrà beneficiare del grande paniere di voti italici, grazie a Mes e sardine.
Per quanto riguarda Antonio, si sa era “un cervello che non doveva funzionare” e, comunque, qualcosa l’ha prodotta, sia pure più letta nelle Americhe e nelle Asie che nella penisola e nell’isola di Sardegna. Come è giusto,del resto, perchè poco si addicono le sue dicerie al pensiero moderno delle sardine, dei Prodi, dei Monti, dei Mattarella. Tra l’altro, diciamolo pure, la sua italianità è dubbia assai, in quanto sardo e la Sardegna proprio Italia non è, se non per ragioni di conquista sabauda e italica poi.

Dacia Maraini, Erri De Luca, lo stesso Moni Ovadia hanno simpatia per un raggruppamento caotico di individui che dicono di essere non interessati al MES (che ci pensino gli esperti come Conte e Gualtieri, come Di Maio e Gentiloni), che una parola non hanno detto sulla Bolivia, sulla Siria, sul Cile, su Gaza, perché loro sono buoni, non odiano e vogliono solo divertirsi, perché tutto continui così, bene proprio come sta andando.

Abbiamo una mutazione epocale. Non è solo un contributo, come giudicano i più fini cervelli italici, al trionfo elettorale in Emilia romagna, ma è qualcosa di più e molto dolorosa per non dire tragica.
Una partecipazione giovanile di massa che non lotta contro l’ingiustizia, contro la guerra, contro il colonialismo, contro lo sfruttamento, contro la repressione bensì a favore delle politiche governative neoliberiste, dei padroni della finanza e della guerra, dei Monti, delle Angela, dei Prodi, del soft fascismo molto più raffinato del vecchio fascismo che, tra l’altro, a breve, sarà cooptato nel nuovo ordine planetario militar-finanziario globalizzato.

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4 commenti per “Su artisti e intellettuali sedotti dalle sardine

  1. Ilaria
    12 dicembre 2019 at 7:34

    Condivido in toto questo articolo.le sardine sono l’emblema del fallimento della politica e della democrazia, movimenti amorfi che si riuniscono per affermare l’ovvio, facili prende di sponsorizzazioni mediatiche perche’ incapaci di pensarsi organizzati, con un programma, una identita’ valoriale, uno scopo, una durata! Molto meglio I comitati di quartiere che si organizzano e agiscono per il bene di una piccola comunita’)

  2. Paolo
    12 dicembre 2019 at 10:59

    Tutto giusto, per carità, ma non sarebbe meglio cercare di dialogare con questi movimenti invece di stigmatizzarli perché non lottano contro la finanza, l’ingiustizia del mondo e magari anche gli ufo ?

  3. Panda
    12 dicembre 2019 at 13:59

    Condivido ovviamente i contenuti, anche se non capisco lo stupore. Che i giovani possano partecipare a movimenti di segno non propriamente progressista è un fatto noto almeno (almeno) dall’epoca dei camelot du roi. Sugli intellettuali, o presunti tali, stenderei il proverbiale velo.

    Siamo in presenza di una riedizione più aggressiva, e più grottesca (perché colonizzata dal politicamente corretto americano e perché la situazione sociale si è molto degradata), dell’antiberlusconismo. Che, per quanto mi riguarda, è stata la tomba del pensiero critico di sinistra, completamente rimpiazzato da una mitologia liberal-progressista borghese, in nome della quale diventavano baluardi di civiltà personaggi come Prodi e Padoa Schioppa (ricordo un mio conoscente che si professava “comunista così” contestare Berlusconi in nome “del liberalismo anglosassone”. Poveri noi). Se il segno di classe è più scoperto (e lo è), tanto meglio.

  4. Engy
    12 dicembre 2019 at 15:24

    Certo è difficile dialogare davvero con uno come Matteo Santori, leader del movimento – tutto pace e gioia, umanità e toni pacati …ah sì, naturalmente anche e soprattutto democratico e antifascista – che così ha risposto a Fabio Fazio che gli domandava per chi voterebbe: “L’elettore ha il dovere di informarsi. Forse negli ultimi tempi siamo stati troppo a casa a criticare: se la politica non ha meriti non ha mai demeriti. Qualcosa va riconosciuto alla politica”!
    Carino, sorridente, pacato … e di una insulsaggine insopportabile, per i motivi ottimamente descritti dall’autore del pezzo e da alcuni commentatori.

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