Assange. Perchè la “cultura” e la stampa tacciono

E come potrebbero ? Nessun punto interrogativo nel titolo. Sarebbe un eccesso di retorica.
Tacciono perché trattare in modo non superficiale il “caso Assange”, esaminarne le varie procedure giudiziarie in concomitanza con i “fatti” politici che anche nell’immediato hanno motivato un bliz poliziesco senza precedenti in una ambasciata, nel totale disprezzo del diritto internazionale più elementare e “di fatto” datato da secoli, significherebbe un atto di accusa troppo severo contro sè stessi, contro la cultura di regime, contro la stampa di regime (ma anche contro la cultura e la stampa più illuminata).

Dispensatrici di futilità, manipolatrici di informazioni, produttrici attivi di fake news ( dalle armi di distruzione di massa di Hussein alla distruzione delle torri gemelle da parte di Bin Laden, dai massacri di Gheddafi alle armi chimiche usate dal governo siriano, dalla dittatura di Maduro alla distruzione dello stato libero di Grenada , dal finanziamento di Usa/Israele/UE dei nazisti in Ucraina alla complicità degli eccidi e del colpo di stato nello stesso Paese ex sovietico…).

Julian Assange, “il giornalista più importante dei nostri tempi” 1) ha saputo “reiventare il giornalismo”, trasformandolo in una professione scomoda, a rischio, in quanto la sua pratica dovrebbe essere la ricerca incessante delle pratiche occulte ed illegali degli stati e dei governi, pratiche indirizzate verso colpi di stato, il finanziamento e la copertura del terrorismo, la partecipazione in eccidi, l’impunibilità di un sistema finanziario corrotto.
Dico degli stati e dei governi. Ammirevole ma non sufficiente, per quanto riguarda quell’area che definisco più illuminata, l’indagine sulla corruzione dei politici, sul falso in bilancio, sulle complicità con la malavita, sull’evasione fiscale, sull’esportazione illegale dei capitali, sui ritardi strategici nella legislazione…

Dico degli stati e dei governi perchè, come hanno saputo dimostrare personaggi come Snowden, Manning e lo stesso Julian Assange, il peggio, il centro della “malavita”, capace, come è attualmente, di facilitare genocidi, di creare guerre intestine fratricide, di sviluppare un intenso traffico di armamenti, di coprire operazioni di disgregazione come il traffico di droghe pesanti, sta proprio nelle istituzioni statali e governative.
E lì, il coraggio di molti giornalisti d’assalto (cui va comunque la mia solidarietà) si attenua, si ferma, direi comprensibilmente, perchè in gioco non c’è solo il licenziamento ma anche la propria vita e quella dei propri cari.
Fare un esame critico della vicenda Assange può portare a sconfessare sè stessi o, come minimo, svalutare la pretesa illuminata azione democratica.

“Cosa nostra” esiste perché lo stato italiano, la Nato, padrona dell’Italia, oltre che dell’Europa, lo permette. Un’operazione decisa in termini sociali, economici, giudiziari e polizieschi porrebbe fine all’associazione mafiosa che si perpetua senza grandi cesure (solo momentanee quando lo sono) perché è utile al Potere come enclave illegale cui ricorrere al momento opportuno.

Ho parlato ovviamente di coloro che possono ncora definirsi giornalisti non di regime.
Naturalmente ciò non riguarda gli”intellettuali”, gli “opinionisti” che scorrazzano negli editoriali e nei talk show (presenti, per nostra disgrazia, anche nelle trasmissioni di intrattenimento, nei girotondi di chiacchiera sportiva)…Gente di regime cui piace la nostra Europa gestita con cure oligarchiche, in assenza di democrazia, volutamente nemica della maggior parte della popolazione (quella che non accede neanche al reddito da impiegato). Gente di regime che sostiene e pratica le fake news perchè essenziali per creare un’immagine negativa del “nemico” ( Siria. Yemen, Costarica, Venezuela…) o un ‘immagine positiva degli assassini di massa (Arabia Saudita, Israele), dei trafficanti istituzionali di organi (Kossovo)
Una cultura e una stampa di regime che accoglie (benevolmente o di mala voglia poco importa) il rafforzamento militare dell’Europa, i 100 milioni di euro che l’Italia sarà chiamata a sborsare per le spese militari quotidiane a danno di quelle sociali, la proiezione all’esterno della Nato per difendere i “confini dell’Occidente” che arrivano sino all’America latina, al continente africano, al sud-est asiatico.

Una cultura e una stampa che, ad arte o per stupidità, sta trascinando l’Europa 2) a contribuire all’accerchiamento della Russia e della Cina, tramite guerre di posizione (Siria, Iran…), il reclutamento di paesi ostili (vedi Baltico, Polonia…), la penetrazione del jihadismo più estremo in oriente ( Myanmar, Filippine…), a favorire perciò un accerchiamento inquietante, senza soluzioni di continuità, che può precipitare tutti noi nella guerra atomica…

Secondo Ron Paul, politico statunitense libertario, Julian Assange, gravemente malato per lo stress psico-fisico che ha dovuto sostenere in questi ultimi anni, corre ormai seri pericoli per la sua vita.3). Non ha potuto presentarsi, infatti, all’udienza sulla sua estradizione perché, secondo il suo avvocato,”troppo malato”. Ricoverato in un ospedale carcerario londinese, per gli Stati Uniti la sua morte è preferibile ad una lunga detenzione che potrebbe creare sempre nuove polemiche e critiche gravi contro l’Amministrazione Usa. Ma tutto ciò sembra che poco interessi ai nostri progressisti e alle nostre sinistre da tempo sofferenti di letargia e di pigrizia mentale.
Eppure è evidente il monito lanciato dall’Impero. Nessuna libertà di parola quando vengono toccati gli interessi eccezionali di cui gode. Libertà di parola quando questa è inoffensiva, quando vengono presi di mira interessi e privilegi che non riguardino direttamente il cuore dello stato.
La repressione della libertà vera di parola si accentuerà, come sta già avvenendo, oltre che in Europa, anche in Canada e in Australia.

Così l’uomo che ha segnato il dopo guerra fredda, forse come nessun altro, accusato di stupro con donne consenzienti in Svezia 4) e di aver carpito segreti militari agli ex padroni dell’Universo 5), si trova ora in balia di aguzzini che se ora ci appaiono senza veli, lo dobbiamo proprio al quarantasettenne australiano per il quale poche sono le voci che si sono levate in sua difesa. Ma anche questo è un successo dell’Impero.

NOTE
1) Così si è espressa una nota giornalista russa
2) esposi tale ipotesi in “La Nato annette l’Europa” in “una parola contro le guerre” e in “l’Interferenza”, agosto 2016
3) Piccole note ” Ron Paul:Usa e Gb vogliono uccidere Assange ?”4/6/19. L’articolo ricorda lo smacco di Hillary Clinton. Assange “scopre” che la signora aveva truccato le primarie per azzoppare la corsa di Bernie Sanders.
4)in Svezia è giudicato stupro il mancato uso del preservativo
5) segreti che dicono di campi di tortura, di omicidi mirati, di operazioni militari illegali, di stragi…

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2 commenti per “Assange. Perchè la “cultura” e la stampa tacciono

  1. Silvio andreucci
    8 giugno 2019 at 16:50

    Oggi fare il giornalista comporta assumersi responsabilità scomode,disturbare i centri di potere,come ha saputo fare magistralmente Julian assange.a meno che non ci si accontenti della servile funzione di cani da guardia del sistema . coloro che rifiutano questo ruolo ignobile di cani da guardia del mainstream andranno eroicamente incontro alla decisione,al boicottaggio, all’isolamento,i meno fortunati come assange all’arresto addirittura.ma saranno veri giornalisti.inoltre ha ragione giulietto chiesa.oggi non ha senso accusare di complottismo un giornalista.la missionie di giornalista richiede oggi di essere un po’ “complottisti”,chi non se la sente è meglio per onestà intellettuale che faccia un altro mestiere

  2. ndr60
    10 giugno 2019 at 10:24

    Condivido completamente. Ricordo solo (per i più giovani) la campagna dell’Occidente in favore dei dissidenti sovietici: a Sakharov venne dato il premio Nobel per la Pace, nel 1975.
    Mezzo secolo dopo, i dissidenti dell’Ovest si rifugiano in Russia…

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