Autocompiacimento laico e religioso. L’ “uomo-impresa”.

Il Virus ha in soli due mesi messo in discussione tutto l’impianto neo-liberale. Non ci si riferisce solo agli strumenti economici e sociali che la portata della crisi renderà del tutto inadeguati per la protezione dei cittadini. La crisi investirà anche il modello antropologico delineato dalla globalizzazione dei mercati. L’ideologia neoliberale, proprio in quanto ideologia, ha avuto un impatto decisivo nella trasformazione dell’individuo. Lo Stato neo-liberale difatti non corrisponde alla vecchia idea manchesteriana dello stato minimo che non deve disturbare le manovre del mercato che si autoregola e trova da sé un equilibrio. Sono gli stessi liberali che negli anni ‘30 del ‘900 – consapevoli della loro sconfitta storica – iniziano a comprendere l’insufficienza della teoria del laissez faire che presupponeva l’esistenza di un essere umano naturalmente votato al mercato. Per far funzionare il liberalismo economico ognuno doveva essere educato alla concorrenza – vera forza motrice del mercato – e il sistema concorrenziale poteva essere accettato solo con un atto di volontà. La Governance neo-liberale, nel desiderio di costituzionalizzare il diritto privato,  ha assunto tra le sue funzioni anche questo preciso compito pedagogico.

 

L’uomo è in perenne concorrenza con gli altri e deve slegarsi da tutti quegli orpelli – relegati alla sfera della superstizione – che lo legano alle comunità ancora ordinate da principi etici. Tutto ciò che deve interessare è trovarsi pronti nel sistema della competizione. Dotarsi di quelle qualità caratteriali che permetteranno di accrescere le proprie reti di conoscenza. Questi principi educativi sono alla base dell’individualismo contemporaneo che contempla la ricerca della perfezione di sé di fronte alle sfide del mercato e del consumo. Apparire da un lato inflessibili nel vestirsi dei nuovi dogmi, non più in grado di ordinare una società complessa o consapevole delle proprie contraddizioni, ma decisivi nel far sì che il singolo si adatti al modello d’impresa e dall’altro concepirsi come esseri non più ancorati a un territorio, a una comunità, a una classe e a una famiglia. L’esaltazione di sé diventa così del tutto conforme allo spirito manageriale. Il massimo profitto è interiorizzato attraverso la continua ricerca del massimo godimento. L’essere umano diventa cittadino pieno – dotato di diritti civili e politici – solo se aderisce agli imperativi della produttività che lo ricambieranno attraverso la promessa della felicità.

 

Appare evidente che se il motore del progresso è questo, il neo-capitalismo non ha più bisogno di inchiodare l’individuo a precetti statici come lo erano Dio, Patria e Famiglia. Al contrario sarà la propensione a un certo relativismo morale che gli permetterà di essere mobile, aperto e acquiescente. Le contraddizioni della vita saranno sconfitte dall’entusiasmo. La sofferenza, la coscienza della morte non dovranno più essere affrontate in termini dialettici con la ricerca del desiderio. La filosofia non dovrà più interrogarsi sui fini dell’umano, sul dramma di trovare un equilibrio tra due consapevolezze: quella della propria esistenza e quella della propria finitezza. Se l’interesse personale governa il mondo solo l’utilità di mercato sarà capace di svelare significati. L’uomo/impresa è destinato a diventare tecnicamente competente, in una dimensione di eterno presente.

 

Risultano quindi sconclusionate quelle teorie che indicano la Chiesa un’istituzione ancora oggi oppressiva. Queste considerazioni dimenticano che non esiste più negli esseri umani un reale sentimento spirituale. Perché esso sia presente in una società sarebbe essenziale che gli individui che la compongono siano consapevoli della propria imperfezione. La Chiesa, in un mondo regolato dalla ricerca del godimento istantaneo, può solo operare in termini consolatori – così come la psicologia per un laico. I dogmi religiosi non hanno più la forza di indicare una strada all’umanità in termini di destino collettivo, ma servono al singolo per la costruzione del proprio compiacimento. Questo è il motivo per cui oggi – di fronte alla crisi di vocazioni spirituali – proliferano aggregazioni religiose, composte però da laici, molto rigide sui comportamenti individuali. I precetti religiosi sono da interpretare alla lettera – neanche in età medioevale si pretendeva cotanta osservazione –  e quella rigidità costituisce la corazza per presentarsi in pubblico come esseri impeccabili.

 

Lo stesso identico impianto lo troviamo nel laicismo contemporaneo il quale contesta alla Chiesa quello che non può più essere. L’Istituzione oscurantista che priva l’individuo delle proprie pulsioni spontanee. Non si può porre in termini dialettici con la Religione poiché a qualsiasi impianto di pensiero – non solo alla Religione – è negata la possibilità di indagare sulle contraddizioni umane. Ciò a cui si riduce il laicismo è la critica a quel fanatismo individuale causato proprio dalla crisi del senso religioso.  Questa critica si espande alle manifestazioni esteriori della Chiesa che oggi appaiono del tutto manieristiche. Il suo relativismo morale – edificato su dogmi comportamentali altrettanto inflessibili – diventa la copertura ideologica del mondo dominato dai “mercati” all’interno del quale l’unica sacralizzazione concessa è quella dell’utilità personale.

 

Laicismo e fondamentalismo religioso individuale in questo modo non fanno che autoalimentarsi. Costruiscono esseri umani mai sfiorati da un dubbio, ossessionati dalle proprie qualità che dovranno essere misurate sempre in maniera quantitativa. Quelle certezze personali compongono alla perfezione un comportamento individuale che si offre senza alcuna resistenza alla dittatura della performance. La contesa non potrà mai mettere in discussione il sistema produttivo e si renderà impermeabile alla critica sociale. Non potrà concepire una lotta politica tesa al sovvertimento degli apriorismi del mercato, perché un individuo sempre certo delle proprie convinzioni non è in grado di percepire – intimamente – una società imperfetta o ingiusta. Non c’è alcuna differenza tra un politico che espone l’effige della Madonna in un comizio e un intellettuale che dissacra ciò che non è più considerato sacro. È solo spettacolo.

 

Ha ragione Michéa, se oggi la sinistra vive da un lato una crisi di consenso e dall’altro di un’adesione ai paradigmi neo-liberali è perché si è abbandonata l’idea socialista delle origini. Il socialismo difatti si poneva in contrasto sia con il vecchio mondo aristocratico fondato sul diritto naturale e con le sue posizioni di rendita giustificate da rivelazioni religiose sia con le derivazioni liberali dell’illuminismo la cui idea di progresso rendeva lo sfruttamento generato dal sistema capitalista conseguenza naturale del libero mercato. Oggi da un lato la sinistra istituzionale è all’avanguardia nel proteggere e nel promuovere la società dei mercati aperti e dall’altro la sinistra radicale si immagina ancora di porsi in conflitto con un modello capitalista dove gli imperativi di comando sono irradiati da istituzioni arcaiche, religiose e conservatrici. Il suo laicismo militante la rende del tutto ininfluente nella critica perché accetta quel relativismo cucito su misura per l’espansione dei mercati. Finisce per ritrovarsi alleata involontaria del nuovo spirito capitalista. Quello che non dà diritto di accesso  né a una sfera spirituale né a una prospettiva socialista.

 

Bibliografia essenziale:

Pierre Dardot, Christian Laval – La nuova ragione del mondo, critica della razionalità neoliberista – Derive e Approdi, 2013

Ève Chiappello, Luc Boltanski – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis Edizioni, 2014

Cristopher Lasch – La rivolta delle élite,  il tradimento della democrazia – Neri Pozza, 2017

Jean-Claude Michéa – Il vicolo cieco dell’economia, sull’impossibilità di sorpassare a sinistra il capitalismo – Elèuthera, 2004

Plano de Negócios | Consultoria para Academias | 4GOAL

Fonte foto: 4 GOAL Business Solution (da Google)

 

1 commento per “Autocompiacimento laico e religioso. L’ “uomo-impresa”.

  1. armando
    25 aprile 2020 at 13:18

    ottima analisi. Camatte, a proposito, parla di antropomorfosi del capitale. Per il resto aggiungo solo che questa sx non solo sbaglia bersaglio, ma cosi facendo diventa parte attiva nel processo di introiezione dell’antropologia e della weltanchaung del capitale.

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