Automatismi

Faccio parte di un’associazione culturale di cui non faccio menzione per ragioni di privacy che si occupa di alcuni temi specifici e che nel suo statuto, fra le altre cose, fa riferimento esplicito alla lotta contro ogni forma di discriminazione, sociale, di credo, di razza, di genere ecc. (come ormai gli statuti di tutte le associazioni).
In assemblea ho espresso alcune critiche alla gestione della comunicazione che, a mio parere, in questi anni ha fatto sì che questa stessa associazione si caratterizzasse come di “sinistra” quando le finalità erano di altro genere e non prevedevano questa caratterizzazione politico-ideologica.
Nello specifico ho criticato una serie di comunicati e di esternazioni legate agli unici temi ormai cari all’attuale “sinistra”, cioè le questioni di genere (interpretate ovviamente a senso unico, cioè nella piena e totale adesione alla ideologia femminista) e le tematiche lgbtq (in particolare il DDL Zan ecc.) che, a mio parere, hanno poco a che vedere con le finalità dell’associazione. Questa caratterizzazione ideologica – questa la mia osservazione – non può che allontanare tante persone che, pur riconoscendosi nei valori e nei principi della Costituzione italiana, di “sinistra” non sono.
La risposta, laconica e formale, del presidente, è stata che il sottoscritto ha firmato lo statuto dell’associazione in cui appunto viene menzionato l’impegno dell’associazione contro ogni forma di discriminazione e quindi le mie critiche non avevano ragione di sussistere.
E questo è il punto che volevo porre all’attenzione attraverso questo piccolo esempio di vita vissuta. Si dà per scontato che essere (ovviamente…) contro ogni forma di discriminazione e violenza (in questo caso di genere) significhi dare altrettanto per scontato che tali discriminazioni siano solo ai danni di una parte dell’umanità e soprattutto che tale battaglia presupponga l’adesione – formalmente o di fatto – all’ideologia femminista e politicamente corretta. Si tratta ormai di un vero e proprio automatismo. Il non detto è che chi non aderisce a tale narrazione ideologica o la sottoponga a critica è necessariamente un maschilista, un misogino o un omofobo, e ogni discorso si chiude.
Il che equivale a dire che se uno critica la Costituzione italiana (io ad esempio, se potessi, la vorrei più socialista di quanto non sia) è necessariamente un fascista, se critica la gestione politica della crisi pandemica è un no vax ideologico e contro la scienza, se critica Israele è un antisemita, se pensa che l’immigrazione forzata sia uno strumento delle classi dominanti per dividere i lavoratori e alimentare la guerra fra poveri, è un razzista.
Da tutto ciò si evince ancora una volta quale sia la reale funzione dell’attuale “sinistra”
Una chicca. Durante l’assemblea uno dei soci fondatori dell’associazione riferendosi al neo sindaco di Roma lo ha chiamato “compagno Gualtieri”. La qual cosa, almeno questo, ha suscitato la reazione ironica di molti dei presenti…
Perché si dice "dare un aut aut" - Perché si dice
Fonte foto: Perchè si dice (da Google)

 

4 commenti per “Automatismi

  1. Enza
    8 novembre 2021 at 13:25

    Compagno Gualtieri. Ci vorrebbe la risata di Anacleto.
    Sulle semplificazioni etichettanti, sempre in accezione dispegiativa, da dire che alla sedicente sinistra rendono un doppio servigio : nessun conto e nessun costo. Avanti così con il beneplacito dei compagni che hanno plaudito alla Scienza in formato Speranza e Cts.

  2. Panda
    9 novembre 2021 at 0:57

    La lotta alle “discriminazioni”, rispetto a una società che nella sua essenza va evidentemente bene così com’è, sostituisce l’idea di lotta per una società diversa, cioè la rivoluzione.

    Forse se lo spiega il “compagno” von Hayek risulta più chiaro: “Malgrado i rigidi confini che limitano il grado di eguaglianza materiale realizzabile con i metodi liberali, la lotta per l’eguaglianza formale – e cioè la lotta contro tutte le discriminazioni basate sull’origine sociale, sulla nazionalità, sulla razza, sul credo, sul sesso, ecc. – è rimasta una delle caratteristiche più spiccate della tradizione liberale.” ( https://www.treccani.it/enciclopedia/liberalismo_res-8e96f266-87f0-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/ ).

  3. Alessandro
    9 novembre 2021 at 10:25

    ” Il non detto è che chi non aderisce a tale narrazione ideologica o la sottoponga a critica è necessariamente un maschilista, un misogino o un omofobo, e ogni discorso si chiude.”
    Diciamo la verità, Fabrizio: quante volte in passato abbiamo cercato di aprire gli occhi ai tanti che oggi si stracciano le vesti per la deriva autoritaria in corso venendo costantemente sbeffeggiati o ignorati nel migliore dei casi?
    Come se la libertà d’espressione e di pensiero in democrazia si possa difendere a compartimenti stagni! Su quell’argomento possiamo dialogare, perchè mi sta bene, su quell’argomento no, perchè non mi va bene…
    Il risultato è questo:
    “se critica la gestione politica della crisi pandemica è un no vax ideologico”
    Certo potremmo sembra vantarci di aver per primi sollevato il problema e di averci visto lungo, ma è una magra consolazione.

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