Boldrini e l’aristocrazia

Insomma dietro la patinata coloritura di un mondo pieno di festosa gioia, di paternalistici sguardi commiserevoli, di conversazioni ispirate al tanto caro bon ton di prammatica, di case circondate da lunghi divani bianchi con librerie utilizzate come altari nobiliari, di vestiari pudici e sofisticati, si nasconde il più insopportabile atteggiamento classista. Di chi si percepisce un unto dal Signore nato per diffondere precetti e impartire lezioncine morali ricoperte di nauseabondo progressismo aristocratico.
La medesima nausea provocata dai civilizzatori ottocenteschi, i quali in nome della libertà e del progresso colonizzavano, schiavizzavano, reprimevano nel sangue le rivolte cafone e popolari. Ci si chiede spesso perché questi personaggi non raccolgano consensi. Eppure sembrano così buoni.
Ma il popolo possiede quella istintiva scaltrezza nell’individuare la doppia morale. Punita – a ragione – più severamente di una morale apertamente malandrina.

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2 commenti per “Boldrini e l’aristocrazia

  1. Mario Galati
    24 marzo 2021 at 15:39

    Ma non si tratta della stessa persona che riceve con tutti gli onori i capi dei nazisti ucraini?
    Curiosità a parte, questo tipo di “progressiste” sono ben descritte in un libro di una ricercatrice americana: “Una paga da fame”, di Barbara Ehrenburg, nel quale si evidenzia il trattamento da serve, da sguattere, che le lavoratrici delle pulizie ricevono dalle donne ricche, colte, e magari liberal e progressiste, americane, con un disprezzo ed una ferocia classista rivoltante.

  2. 23 aprile 2021 at 12:15

    Un tempo potevamo almeno contare su un trio che non conosceva strade impedalabili o cieli dissuasivi. Quando l’Empolitour rimaneva in pantofole si esaltavano le vicissitudini acquatiche di Bertelli, Chiarugi e Nucci, ma oggi la maledizione di Boldrini ha intaccato anche questo baluardo d’integritа pedalatoria. Erano pronti per l’ di Gaiole in Chianti, avevano dissotterrato le bici di guerra, i cancelli in odor di rottamazione, per affrontare questa corsa di anacronistica bellezza, ove lo sterrato rievoca sofferenze ancestrali, poesie represse nella confortevole fluiditа della tecnologia moderna che non impedisce la fatica, perchй le gambe della specie umana in un secolo sono immutate, ma impedisce il brutale disagio, quel nocumento corporale che rendeva immortali i campioni di un tempo. L’

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