Brevi cronache di un viaggio in Grecia, sotto l’Olimpo

Il caso ha voluto che mi trovassi in Grecia proprio tra l’esito del referendum e l’approvazione del memorandum europeo da parte del parlamento ellenico del 15 luglio. Non so se gli Dei abbiano ordito il caso, io comunque ho brevemente percorso l’impressionante canyon che parte da Litochoro per risalire agli attacchi della vetta del monte Olimpo; non li ho voluti sfidare, soprattutto non ho voluto sfidare il caldo, mi riprometto però di salirvi per interrogarli sulle vicende dei mortali.

Qual è la specifica fortuna in questi casi? E’ la possibilità di verificare delle ipotesi ideali, dei quadri: cercare corrispondenze tra i simboli immaginati e i fatti, nei luoghi e vicino ai corpi. E’ la possibilità, in altri termini, di accedere ad un fondamento e, procedendo con un minimo di onestà intellettuale, scendere dall’Olimpo ideologico, avere un concetto più “scientifico” dei fatti.
Perciò non voglio qui aggiungere un’ulteriore interpretazione generale della “questione greca”, ne ho lette di molto sensate tra tutte segnalo e riprendo quella di Pierluigi Fagan http://www.sinistrainrete.info/politica/5463-pierluigi-fagan-cambiare-tra-il-dire-e-il-fare.html
perché fondata offre una “metodologia” di raccolta dati per il mio caso di viaggiatore.
Soffrire meno
Parto dal cielo politico. Syriza è quello che dice Fagan: una misticanza di culture oppositive che comincia a trovare attrito al governo non avendo una leniniana teoria della realtà –analisi concreta della situazione concreta- ovvero una teoria su come uscire dall’euro. Questa è la forza\debolezza, data dalla crisi mortale della sinistra, dalla sua generale subalternità alle ideologie dominanti come quella dell’insindacabilità dell’Euro. Succede che a Thessaloniki conosca casualmente Cristhos, ingegnere del Ministero delle Infrastrutture che ha studiato 30 fa al politecnico di Milano. Intelligente e ancora informato delle questioni italiane, dice: “Syriza è l’ultima speranza, la speranza del popolo di soffrire meno, ma non ha un idea alternativa dal PASOK”. E aggiungeva:“I militanti sono di sinistra ma i voti provengono da tutte la aeree sociali in particolare dalla piccola impresa familiare. Il consenso assomiglia molto a ciò che da voi è Grillo; come dite, populista, che qui da noi è positivo.” Sono considerazioni diciamo così politicamente “colte” ma confermano da lì il fenomeno reale con i limiti e le novità. Una novità è la formazione di un gruppo dirigente “centrista” attorno a Tsipras che sta prendendo tempo e un’ala sinistra attorno a Varoufakis, che non rompe ma risulta un prestigioso riferimento quando il piano B, l’uscita della Grecia dall’euro sarà inevitabile.
Salvare gli incassi, aggirare la “moneta”
Contando i contanti smozzico qualche commento con la simpatica Cristina, la proprietaria del monolocale affittato nella splendida penisola di Sidonia a Toroni; da lei capisco più elementari ma non minori significati delle aspettative popolari. “Credo che Tsipras, non potesse fare diversamente ma noi non ce la faremo a pagare niente. Ci da un po’ di tempo: salva gli incassi dell’estate, i vostri viaggi.” In autunno insomma non ce la faranno a sopportare l’IVA aumentata e la grandine potrebbe abbattersi su quelle microattività che sono l’economia di quel ceto che ha deciso la vittoria di Syriza. Uno strato ampio con una visione certamente più “prosaica” dei rapporti di forza con la Germania –rispetto agli studenti di Atene- ma alla fine vorranno comunque essere difesi.
Intanto funzionano malamente i vari livelli del circuito del commercio elettronico: da Roma proviamo ad affittare l’auto presso Halkidiki.gr un’azienda casareccia, arrivati al pagamento con carta di credito la procedura si interrompe e dopo qualche minuto arriva una telefonata, con la quale un ragazzo della ditta ci offre un ribasso sul prezzo pubblicato e nessuna caparra, salderemo tutto “cash” all’arrivo. Servizio perfetto ci vengono a prendere all’aeroporto, caffè “greco”, copertura assicurativa completa e assistenza in più località della penisola, forte sconto sulla gita in barca al monte Athos e soprattutto prezzo dell’affitto del 25% in meno dei grandi gestori internazionali. Le prenotazioni presso Booking o simili sono gravosissime per chi affitta (fino al 40% dell’incasso); perciò i gestori ti propongono di aggirarli disdicendo la prenotazione dal circuito e facendo un contratto direttamente con loro con ribassi del 15-20%. Se a ciò si aggiungono fenomeni di baratto diffusi nelle campagne ma visibili anche al mercato di Salonicco, si comprende come sia avviata e si vada consolidando una pratica spontanea e diffusa di sovversione della moneta e della finanza. Infine il fenomeno “mediatizzato” della fila ai bancomat visto da lì dice altro: il razionamento dei contanti non appare così drammatico per persone abituate a campare con 10 €uro al giorno. Con questi livelli di spesa un greco si trova a far la fila al Bancomat al massimo 2 volte la settimana; le file non sono così drammatiche da 10 a 20 minuti ovvero meno del nostro ufficio postale. In conclusione il popolo si è abituato –anche perché la crisi oramai c’è dal 2008 e dal 2010 è durissima- ad un reddito da decrescita, infelice certo, ma anche questa è una divergenza, una scorrettezza rispetto al credo ufficiale del PIL.
La tradizione offesa
Ho poi visitato con attenzione zone di culto come le Meteore e mi ha colpito la presenza massiccia di pellegrini russi. Al Patriarcato Greco è riconosciuta una certa supremazia originaria sul resto delle chiese orientali e ciò è elemento di snodo oriente-occidente per la Grecia. Ovviamente in quanto tradizione il clero ortodosso ha forti gli aspetti di burocrazia, nel senso gramsciano della peggiore classe parassitaria moderna, ed unitamente all’esercito –come accenna Fagan- sono elementi “frenanti” per soppesare i rapporti di forza con il governo Syriza. Tuttavia le cose si vanno complicando: la liturgia comunitaria bizantina che è stata la base popolare del risorgimento ellenico antiturco –altrimenti retorico e letterario come il nostro- ora sente come offesa profonda gli insulti da bottegaio di Schäuble; mentre le forze armate, ancora percorse da reminiscenze reazionarie “atlantiche” (leggasi NATO), sono ora in grande sofferenza per l’intesa filo-turca dei tedeschi. Insomma anche gli elementi tradizionali e reazionari, paiono tormentati e feriti dall’intervento grossolano tedesco
Qualcosa rimane e si riapre.
Syriza in Grecia è una cosa, la risultante inevitabile di una crisi catastrofica + sfaldamento di una sinistra comunque confusa + spinta popolare\. L’uso che se ne vorrebbe fare in Italia è tutt’altro: una copertura simbolica per l’implosione della sinistra politically correct e antipopolare. Tsipras si barcamena tra la spinta antieuro dei fatti e la cultura riformista del dogma della moneta, tuttavia il dibattito in Syriza avviato compostamente ma anche chiaramente da Vaorufakis ha una dignità e una qualità superiore alla corruzione assoluta della mera propaganda italiana.
Si è detto “poeticamente” della Grecia culla della politica e della democrazia; stando lì e passeggiando la sera tra gli umili venditori di cianfrusaglie per turisti ho notato come tutti avessero la tv sintonizzata sul dibattito parlamentare; così nelle taberne e nei caffè. Non c’erano gli indegni talk show “istrionici” ma qualcosa che da noi si vedeva negli anni 70: dibattiti attorno a opzioni collettive, cioè idee. Certo, come dicevo, le persone sono rassegnate per le prospettive individuali ma l’acutezza della crisi sta riattivando l’interesse politico, l’interesse a rispondere alla domanda collettiva “Che fine faremo?”
Dunque nonostante il passaggio “duro” di mercoledì 15 e la nuova discesa barbara della troika, la questione greca è tutt’altro che chiusa e soprattutto, come dice Alain Badiou, pare “riaprire la Storia”, cioè proporre a tutti –con le forme e i tempi che le realtà nazionali e il precipitare della crisi detteranno- il conflitto con il capitale speculativo e le potenze politiche che ne amministrano la disciplina.

4 commenti per “Brevi cronache di un viaggio in Grecia, sotto l’Olimpo

  1. Andrea
    27 luglio 2015 at 18:40

    Bell’ articolo!!
    Non per nulla cita l’interessante sito di Pierluigi Fagan che elabora interpretazioni del mondo critiche e convincenti, e nel quale in relazione alla “capitolazione” di Syriza si prende atto che riappropriarsi dell’arte della rivoluzione e della rottura del sistema, richiede tempo e sperimentazione. Attriti, prove ed errori.
    I 30 anni di globalizzazione individualistica e di politicamente corretto costituiscono uno strato di fanghiglia spesso ed insidioso. Se hanno creato un’unica classe universale di consumatori individualisti (gli uomini si sono pensati finora sul lato del consumo e non sul lato del lavoro), esitano ora in una crisi nella quale i cittadini cominciano a non pensarsi più come consumatori, ma come poveri o dominati. Una nuova consapevolezza estremamente foriera di prospettive.
    La differenza di classe emerge nelle coscienza, declinata in senso nazionale.
    Del resto la parte greca legata ai poteri sovranazionali (ricchi redditieri alti funzionari ecc) , non è la nazione, ma l’anti-nazione. Syriza è un primo tentativo di elite nazionale e popolare che emerge dalla crisi e che si propone – pur goffamente – di fornire risposte non conformiste ai ceti popolari che rappresenta.
    Rilevante è l’analisi (spero non ottimistica) della posizione della chiesa ortodossa e dell’esercito greco che paiono propendere verso una piena condivisione del sentimento di orgoglio nazionale che pervade il popolo greco e con popolo intendo, la somma dei cittadini, sottratti gli oligarchi, gli alti funzionari, i dirigenti di multinazionali ed i gruppi sociali legati alla UE ed alla Nato.
    Che la storia si riapra, che esista un altrove, un fascio di possibilità, ormai è evidente.
    Lascio un link ad un articolo di D. Orlov appena pubblicato su CDC
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15363
    Questo articolo designa forse ingiustamente i “rivoluzionari” di Syriza come barboncini morbidi e mansueti ed indica come Lenin e Trotski avrebbero gestito la situazione. Ma occorre dare tempo al tempo. Le circostanze si radicalizzeranno e le anime si induriranno. Se il popolo acquisisce la sensazione di non aver nulla più da perdere, le elite diventeranno più decise e più spregiudicate.
    Mi sembra di poter dire che rispetto alle “rotture” pregresse, nelle quali la violenza delle elite rivoluzionarie determinava la violenza delle masse, in questa fase “aurorale” sarà la radicalizzazione delle masse rendere audaci le elite.
    Andrea

    • Fabrizio Marchi
      27 luglio 2015 at 19:32

      Questo tuo intervento è senz’altro condivisibile e richiama (non so se sia casuale ma non è importante…) il mio ultimo commento (abbastanza lungo) proprio in risposta al tuo, che dovresti aver letto, nell’ambito di un altro articolo. Quello dove ribadivo, proprio a proposito del caso greco (emblematico in tal senso) che il concetto di recupero della sovranità nazionale può essere sicuramente valido se accompagnato e sovrapposto a un concetto di classe o comunque a un fronte popolare di tipo gramsciano”, per capirci (con l’esclusione dell’alta borghesia e dei suoi funzionari, legata al grande capitale internazionale, né potrebbe essere altrimenti), il tutto guidato da una forza Socialista (la S maiuscola non è casuale perché abbiamo visto come vanno a finire le cose in assenza di un soggetto politico robusto, autorevole e provvisto di un weltanschaung forte; Roberto nell’articolo fa un esplicito riferimento a un soggetto concettualmente di tipo leninista e certamente non sarà il sottoscritto a fare resistenza in tal senso…) capace di fare da collante e di esercitare una sostanziale egemonia politica e culturale. In questo senso non c’è alcun dubbio che il cosiddetto recupero della sovranità nazionale assume un significato positivo. Ma in questo senso, non in altri. Perchè è proprio la combinazione di questi due elementi o meglio, il fatto che il recupero della sovranità avvenga su basi di classe, che rende il discorso condivisibile. Senza questo combinato disposto, il recupero della sovranità nazionale, diventa oggettivamente un discorso interclassista, borghese e quindi di Destra.

      • Andrea
        27 luglio 2015 at 21:15

        Quanto mi riferisco al sovranismo, intendo la nazione dal ceto medio in giù
        saluti Andrea

  2. Aliquis
    28 luglio 2015 at 10:00

    Bell’ articolo. Belli anche i commenti.

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