Il coronavirus, il caos e la disciplina

La reazione complessivamente composta e tutto sommato disciplinata delle persone all’emergenza coronavirus e alle misure draconiane adottate dal governo, mi suggerisce un paio di riflessioni.

La prima (la seconda la tratterò nel prossimo articolo).

Il concetto di disciplina, nell’immaginario comune, viene normalmente interpretato e concepito come qualcosa di negativo, impositivo, repressivo, se non spesso reazionario e fascista.

Si tratta ovviamente di luoghi comuni, banalità, certamente, però ben radicati e diffusi. La Cina, ad esempio (che non è il mio modello ideale di società, a scanso di equivoci) fra le altre cose, è un paese molto disciplinato, e sicuramente non è fascista. Può essere tante altre cose, anche in contraddizione fra loro (contraddizioni che, al momento, sembrano addirittura rafforzarla…), ma sicuramente non è fascista.

In realtà la disciplina è un concetto fondamentale, essenziale. Se si vuole studiare seriamente o lavorare con criterio bisogna darsi una disciplina. Se si vuole praticare uno sport, ci si deve dare una disciplina. Ancor più se si vogliono fare le due cose insieme. Anche e soprattutto se si vuole avere un ordine e un equilibrio mentale, psicologico, fisico e alimentare è necessario darsi una disciplina. Insomma, mens sana in corpore sano, dicevano i latini.

Scontato, dirà qualcuno, ma io non sono d’accordo, specialmente in questo nostro mondo capitalista occidentale senz’altro caratterizzato dal caos, a tutti i livelli, piuttosto che dalla disciplina e da quel vecchio e saggio motto latino di cui sopra che di quella ne costituisce l’essenza. Né potrebbe essere altrimenti.

Caos economico, geopolitico, sociale, psicologico, esistenziale, personale.  Del resto, tutti questi aspetti sono strettamente correlati e interconnessi.  L’attuale dominio sociale si fonda infatti sulla frammentazione e sull’atomizzazione sociale, sulla disgregazione dei legami sociali e comunitari ma anche sull’indebolimento delle capacità cognitive e della coscienza delle persone che, metaforicamente parlando, devono essere trasformate in contenitori di merci, ai quali gli si infila un imbuto in bocca e gli si fa trangugiare di tutto. Il consumo sfrenato di sostanze varie, droghe, alcool, la ricerca dello “sballo”, oppure una vita all’insegna della sregolatezza (cioè l’esatto contrario della disciplina), ad esempio, vengono fatti apparire come qualcosa di trasgressivo, di “figo”, per utilizzare lo slang attualmente in voga, quando in realtà sono quanto di più omologante e omologato possa esserci oggi, per lo meno in relazione alla natura dell’attuale dominio sociale. Il quale si fonda proprio su questa miscela di aspetti: iperindividualismo, corsa sfrenata al successo e all’accumulazione di denaro (o quanto meno la speranza o l’illusione di poterlo accumulare) da una parte; disgregazione, atomizzazione, smarrimento di sé, solipsismo, perdita di riferimenti certi, di identità personale e anche sociale (la famosa coscienza di classe…), relativismo culturale ed esistenziale, dall’altra. Ultimo, ma non in ordine di importanza, il consumismo. Quest’ultimo diventa l’approdo necessario e inevitabile di questo processo, specie per chi, paradossalmente – la maggior parte delle persone – non è riuscito ad entrare metaforicamente nel club esclusivo dei vincitori. Il consumismo (di qualsiasi tipo di merce…) diventa – soprattutto in questo caso – l’unico porto sicuro dove poter attraccare.

Tutto questo per dire che consapevolezza e disciplina non possono essere separate. Una persona consapevole è anche una persona disciplinata (nel senso che si è dotata di una disciplina) e viceversa. L’attuale sistema dominante lavora scientemente a spappolare sia l’una che l’altra. Tranne a farne appello nei momenti di grave difficoltà, come quello che stiamo attraversando.

E tuttavia, proprio questa risposta da parte della gente, tutto sommato disciplinata e consapevole (paura di essere contagiati a parte, che sicuramente ci mette del suo…), ci fa capire che nonostante tutto, non ci hanno ancora completamente spappolati. Se riuscissimo a mantenere questo livello di lucidità (consapevolezza più disciplina) una volta passata l’emergenza, sarebbe un enorme passo in avanti. Temo, purtroppo, che ciò non avverrà.

Risultato immagini per file ai supermercati con la mascherina immagini

Fonte foto: Sky TG24 (da Google)

2 commenti per “Il coronavirus, il caos e la disciplina

  1. Rita fadda
    14 marzo 2020 at 17:01

    La disciplina in questa società viene vista come una punizione.
    Intolleranti,sia giovani,che adulti a qualunque disciplina…
    Spero si diventi tutti più consapevoli dopo questo vivere in restrizioni.
    Spero il contagio si fermi,anche se sono previsti picchi assurdi all’immaginario…
    Io credo,vada come vada,l’Italia abbia preso una bella lezione che questa generazione non dimenticherà…

  2. Gian Marco Martignoni
    18 marzo 2020 at 21:36

    La paura è l’elemento a mio avviso determinante di questa apparente compostezza, più che disciplina, di massa. Poichè prosegue la follia – come denunciano i lavoratori della logistica – degli acquisti on line, unitamente alla dittatura dello smartphone. Purtroppo, al di là della psicosi di massa, siamo di fronte ad una vera e propria catastrofe sanitaria – in quanto di questo si tratta – su scala nazionale e globale, molto ben illustrata sul sito sinistrainrete.info da uno straordinario articolo di Mike Davis.

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