Crisi demografica e crisi democratica

Come è noto Demografia e Democrazia hanno entrambe la stessa radice: Demos ossia Popolo; pur riferendosi ad aspetti diversisono dunque correlate ed appare chiaro che a fronte di un crollo Demografico anche la Democrazia vada in crisi.La Democrazia è il sistema politico attraverso il quale il Popolo, ossia i cittadini che godono dei diritti politici, attraverso il voto e per mezzo di corpi sociali intermedi partecipano alla vita politica contribuendo a definire linea di Governo e selezione delle classi politiche. Il sistema attraverso il quale “il governo” del popolo e la selezione della classe politica si manifesta è un processo complesso che vede l’interazione tra il popolo, la classe politica e le stesse organizzazioni politiche. Il popolo essendo un soggetto complesso contiene una molteplicità di istanze spesso e volentieri in concorrenza tra di loro per l’utilizzo di risorse scarse; le stesse organizzazioni politiche, sociali, ecc. essendo apparati burocratici sono portatrici di istanze di autoconservazione ed a questo mira la negoziazione che pur esse svolgono entro le regole democratiche.  Preso atto della complessità del funzionamento della Democrazia ci sono alcuni dati sui quali riflettere,tra questi uno è quello Demografico. Il crollo Demografico che interessa l’Italia nel suo complesso e nello specifico regioni come la Basilicata, posta ai margini del sistema economico e politico, pone problemi di diverso ordine. La crisi demografica dell’Italia è dovuta a due ragioni specifiche: emigrazione e bassa natalità. Il fenomeno dell’emigrazione ha interessato la Storia dell’Italia moderna, ha continuato dopo l’unità d’Italia, era scomparso sul finire degli anni 80 e 90 del secolo scorso per riprendere negli ultimi decenni. L’emigrazione è sia verso l’estero che, dalle Regioni Meridionali come la Basilicata, verso il Nord dell’Italia. La bassa natalità è legata all’emigrazione ma non solo. Ad essa contribuiscono le condizioni economiche, sociali e più in generale i cambiamenti culturali. Gli italiani all’estero sono stati una costante presente sia in Europa che nel Continente americano. Gli italiani che emigravano nel Continente americano hanno contribuito alla conquista di quel Continente al seguito dei Conquistadores spagnoli, cito per tutti Pastena che contribuì alla conquista di quello che oggi è il Cile. Come non ricordare: Colombo, Vespucci, Pigafetta, Verrazzano, i Caboto al servizio delle potenze di quei secoli.  Nel 500 e nel 600 militari e generali italiani hanno combattuto al servizio dei sovrani dell’epoca, gli Asburgo d’Austria, per esempio, devono la salvezza del loro trono dagli attacchi Ottomani a validi generali come Raimondo Montecuccoli. Anche la Costituzione degli Stati Uniti deve uno dei suoi passaggi fondamentali a Filippo Mazzei, italiano emigrato  in quelle colonie, mentre al giurista Gaetano Filangieri  venne sottoposto il testo della Costituzione per un parere. Potremmo dire che per secoli abbiamo esportato capitale umano di qualità che ha interessato le più diverse attività. La qualità dell’emigrazione muta dall’unitàd’Italia  in poi, quando ad emigrare sono braccianti analfabeti che forniranno manodopera per la nascenti economie argentina, brasiliana, e statunitense. L’emigrazione di questo inizio di millennio è tornata ad essere quella del 500, 600 e 700 quando a lasciare l’Italia era il fior fiore dell’intelligenza. Gli emigrati lucani all’estero, come si evince, dalle notizie diffuse dai media circa i loro successi, sono parte integrante di un fenomeno che vede l’esportazione di capitale umano – e aggiungo finanziario – che impoverisce la Basilicata e più in generale i “Mezzogiorni” d’Italia.L’emigrazione dal Sud verso il Nord dell’Italia negli anni 60 e 70  del 900 servì a fornire mano d’opera al Boom economico di quegli anni; oggi  i flussi emigratori hanno la stessa funzione e forniscono “capitale umano” al sistema industriale padano. Per quanto riguarda la Basilicata, dai dati ISTAT, si evince una perdita netta di 40.000 abitanti nel decennio 1961 – 1971. Dopo la ripresa degli anni 80 e 90 del secolo scorso, dal 2001 ad oggi la popolazione della Basilicata sta subendo un’emorragia di abitanti che già oggi la riportaal dato demografico del 1861 quando aveva poco più di 500.000 abitanti. La crisi demografica pone problemi che le classi politiche sianazionali che regionali succedutesiin questi anni non sono state in grado di affrontare o semplicemente non hanno voluto affrontare a causa di precise scelte di politica economica e finanziaria. La crisi demografica pone problemi al funzionamento della Democrazia perché l’invecchiamento della popolazione inibisce il cambio delle classi dirigenti. I giovani che restano sul territorio regionale finiscono con l’essere cooptati da una classe dirigente espressione di consorterie locali, fatte di rentier, che controllano i gangli del potere politico, economico e mediatico della Basilicata impedendo un cambiamento reale delle politiche regionali. Le consorterie lucane, la cui appartenenza politica di destra, centro osinistra,  è puramente strumentale e dipende dalla direzione del vento e dalle relazioni con il centro di potere nazionale, tendono a conservare la posizione di rendita della quale godono. Che sia così lo si evince chiaramente dalle politiche regionali condotte in questi anni. Il passaggio dal centrosinistra al centrodestra non ha significato nessuna sostanziale rottura rispetto alle politiche precedenti. Non a caso i problemi continuano ad essere gli stessi. Per affrontare le criticità dovute al crollo demografico della Basilicata serve un cambiamentoradicale  delle politiche economiche e sociali che si perseguono da anni. Le lamentazioni sui 1100 giovani lucani che ogni anno abbandonano la Basilicata  sono offensive sia per coloro che vanno via che per coloro che restano e che vorrebbero che questa regione cambiasse. In un contesto dove le risorse sono scarse il rapporto tra ceti politici e potentati economici ha la sola funzione di continuare a gestire le risorse scarse in funzione della conservazione delle rispettive  rendite e lo provano le dichiarazione dei soliti “noti”  quando pensano di affrontare la questione dello spopolamento ripopolando i nostri comuni con gli 84 profughi afgani arrivati Basilicata. I soliti “noti” non si rendono nemmeno conto di quanto sia razzista un’affermazione di questo genere. I soliti “noti” non hanno contezza delle implicazioni che il ripopolamento, con gli immigrati,dei nostri comuni avrebbero sul piano culturale. Per inciso la costruzione di una società multiculturale in laboratorio richiede risorse non indifferenti. Poi chiedo per quale motivo un immigrato dovrebbe scegliere la Basilicata e non considerarla un trampolino di lancio per raggiungere il nord Italia o le aree più sviluppate del centro Europa? Non vi è nessuna ragione. L’unica ragione che spinge i soliti “noti” a fare dichiarazioni di questo tipo è che attorno al fenomeno immigrazione si muovono gli interessi economici di chi ha immobili da dover locare tramite gli Enti preposti a tale scopo; di studi legali e società di formazione, cooperative, ecc.  che dalla gestione degli immigrati traggono quella boccata di ossigeno che consente loro di sopravvivere. In sostanza i soliti interessi dei rentier.  Le politiche economiche che i ceti dirigenti nazionali e lucani non vogliono modificare sono quelle offertiste, per intenderci le politiche economiche dei “bandi”. Provo a spiegarmi meglio. Attraverso i bandi si rendono disponibili risorse finanziarie a coloro che avendo certi requisiti possono attivarsi per creare attività imprenditoriali con la speranza che esse creino qualche posto aggiuntivo. Ebbene la politica economica dei “bandi” opera su due fronti: favorisce chi ha già risorse per cui è in grado di affrontare il rischio d’impresa (rischio comunque calcolato che gli deriva dall’essere parte integrante delle consorterie che controllano il sistema Basilicata)e  crea nel contempo una massa di frustrati ossia i tanti che accettano la sfida ma essendo solo ricchidi fantasia e di buona volontà, pensano davvero di poter competere in un contesto che non lascia spazi a nessuno. La Basilicata per uscire fuori dal declino ha bisogno sostanzialmente di due cose. La prima è la costruzione di un’opposizione al sistema attuale, ripetosistema  che non ha colore politico, centrodestra o centrosinistra pari sono; seconda cosa avere il coraggio di aprire un confronto serio con il Governo centrale, di concerto con gli altri sistemi regionali penalizzati dalle politiche degli ultimi decenni, perché lo Stato torni a fare l’Imprenditore investendo e creando posti di lavoro attraverso le proprie partecipate o almeno ciò che ne resta. Diversamente i problemi che scaturiscono dalla crisi demografica e cioè welfare state, mancanza di lavoro, lavoro precario e sotto pagato, invecchiamento della popolazione, degrado del territorio ed altro ancora avranno come uniche risposte l’emigrazione e l’utilizzo delle risorse in funzione della conservazione della rendita.

PNRR e riforme: la questione demografica - Fondazione Magna Carta

Fonte foto: Fondazione Magna Carta (da Google)

1 commento per “Crisi demografica e crisi democratica

  1. giulio larosa
    8 dicembre 2021 at 18:30

    quello che scrivi della Basilicata vale per tutte le duesicilie. Sono abruzzese e anche qui in molti paesi anche grandi i giovani sono andati via del tutto e i pochi che diventano giovani continuano ad emigrare, con l’aggravante che i rari che restano con l’ideologia genderista – femminista – consumista – divorzista imperante non fanno quasi più figli o ne fanno uno o due. Risultato le Duesicilie saranno devastate a breve dal crollo demografico e rischiano di sparire perfino come realtà culturale e politica. Quello che sta avvenendo non è frutto del caso o della povertà ma un disegno perseguito da tempo immemore per cancellare le nazioni e i popoli. ridurli nei numeri e privarli dei giovani e quindi della forza e della voglia di cambiare e di costruire un futuro. Gli immigrati non bastano e non basteranno perchè primo non vogliono restare dove neanche gli italiani vogliono restare e secondo perchè una volta in italia seguono le stesse idee e le stesse mode degli italiani e quindi anche loro finiscono con il fare la stessa equazione +figli=-liberta=dimostrazione di arretratezza e quindi si “emancipano” alla stessa maniera. Per cambiare musica si deve cambiare filosofia di vita e quindi si deve tornare a promuovere le famiglie numerose e la stabilità delle relazioni, l’ esatto contrario di quanto viene ammannito a reti unificate da 40 anni. Per le Duesicilie avere un popolo prolifico equivale a resistere cosi’ come per i popoli africani e i palestinesi che grazie alla loro esuberante natalità non sono scomparsi e si sono ridotti in remoti bantustan o in villaggi per turisti. L’ Africa e i paesi arabi, palestina in primis e’ la nostra realtà piu’ vicina e per quanto mi riguarda l’ esempio da promuovere.

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