Io, donna e studiosa di filosofia, spiego perchè voterò per Fabrizio Marchi

Ringrazio la mia amica Giulia Bertotto, laureata in filosofia e giornalista praticante, per questa sua bella dichiarazione di voto in mio favore, scritta con il cuore, come lei stessa mi ha detto, e non potrebbe esserci cosa migliore.

La sua decisione di sostenermi scaturisce della lettura del mio libro “Contromano” e, soprattutto, del dialogo fecondo che si è avviato fra noi da tempo. 

(Fabrizio Marchi)

 

“Sono sempre stato di sinistra ma non posso votare questa sinistra schifiltosa della gente, tuttavia non è proprio nella mia natura votare a destra; che fare?”. In quanti si trovano in questa impasse e come mai tra destra e sinistra non ci si capisce più niente? La ricaduta è politica, ma la questione a monte, è filosofica.

E’ il relativismo assoluto, anticamera del nichilismo; la disgregazione culturale e cognitiva auspicata e architettata dal Capitale ormai globalizzato. Ce lo spiega Fabrizio Marchi, perché “La destra diventa sinistra (si fa per dire…) e si fa paladina dei ceti popolari, mentre la sinistra diventa destra in tema di questioni economiche e sociali, però rimane di sinistra (si fa sempre per dire…) quando parla di immigrati, femminismo, e tematiche lgbtq”[1].

 

Sinistra e Destra

Fabrizio, che è anche un mio amico, possiede quello che si può chiamare il coraggio della filosofia, ossia la tendenza irrefrenabile (necessaria, come si dice in filosofia) ad andare oltre i camuffamenti ideologici e cogliere quelle essenze che si manifestano nei fenomeni particolari.

Il coraggio di Fabrizio è quello di essere tra quelle voci che hanno denunciato la trappola in cui è caduto l’elettorato di una certa sinistra radical chic e politicamente corretta. Una trappola, una tagliola, perché appena cerchi di liberarti da certi dogmi, finisci per sanguinare ancora di più. Problematizzare gli intoccabili (due su tutti la figura della donna vittima in quanto tale e Israele a cui ogni crimine è concesso in quanto legittimato dall’impossibile risarcimento dell’Olocausto)[2] significa farsi afferrare dalla morsa.

Ma proviamo ad andare con ordine.

Sinistra e Destra, ci dice Marchi, sono posizioni che vanno superate nella misura in cui, nella fase attuale, rappresentano false ideologie (la sinistra del politicamente corretto e la destra del filo spinato e del mantenimento dei privilegi) ENTRAMBE votate alla conservazione dello status quo. Oggi, infatti sia la sinistra che la destra partitiche sono funzionali al mantenimento del sistema capitalistico. Questo non significa che siano storicamente superate perché finché esisteranno le diseguaglianze, l’ingiustizia sociale e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la contraddizione e il conflitto di classe continueranno necessariamente a persistere.  Il problema vero è che oggi non esiste più una forza politica – che una volta era la Sinistra (con S maiuscola e senza virgolette) – che rappresenti gli interessi e i diritti delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.

 

Sul Femminismo

La donna di oggi vive un subdolo paradosso, dal momento che è vittima della narrazione ideologica attualmente egemone che la vuole sempre e comunque vittima in quanto donna. Personalmente è una concezione del femminile che non sento onesta e, inoltre, questa visione della donna che dovrebbe portare ad una sua emancipazione e liberazione, la ricolloca per l’ennesima volta in una condizione subordinata. E allora quel processo che si vorrebbe di emancipazione finisce concretamente per diventare un esercizio retorico (falsa coscienza), un depistaggio ideologico finalizzato ad alimentare una guerra orizzontale tra i generi invece di organizzare e indirizzare le classi sociali oppresse – formate in egual misura da uomini e da donne – in direzione verticale, per combattere il precariato, il lavoro sommerso, le diseguaglianze sociali.

Sciogliamo ogni ambiguità: ci sono ancora molte e gravi discriminazioni che penalizzano le donne nel lavoro e nella società, ma la figura femminile per come viene dipinta dai partiti di una certa “sinistra” e anche della destra sembra non avere alcuna autentica capacità di autodeterminazione e quel processo di liberazione, pur necessario, finisce di fatto per diventare organico al sistema. Con il risultato che quello stesso processo  si è trasformato di fatto in una adesione delle donne al sistema sociale capitalistico dominante.

Ecco, quindi, realizzato il nefasto obiettivo di instillare una falsa coscienza: la donne nulla possono (e nulla realmente fanno) per scardinare il sistema economico e sociale dominante, perché da una parte chiedono a quello stesso sistema di essere sempre tutelate e sostenute (vedi, ad esempio le famose quote rosa…) e in tal modo de-responsabilizzate (cioè l’esatto contrario di un’autentica emancipazione) e nello stesso tempo gli uomini, per il solo fatto appartenere al genere maschile, vengono criminalizzati in quanto considerati tout court come i loro oppressori.

 

Sul concetto di Identità

O meglio sullo spauracchio dell’identità. Quello di identità è un concetto che la destra strumentalizza per alzare muri mentre la sinistra lo demonizza considerandolo, sempre e comunque, reazionario. E invece l’identità è l’unico antidoto contro il nuovo capitalismo, quello che – spiega Marchi – vuole spingere le persone verso una pulsione consumistica riducendole a merce di consumo. Ebbene, tutto ciò può essere arginato solo dalla consapevolezza identitaria, prima fra tutte la coscienza di classe. L’identità in quanto de-finisce ci offre un senso di appartenenza e ci salva dal delirio dello sconfinato e al contempo inevitabilmente ci limita)[1].

Apoteosi perversa del nuovo capitalismo è la pratica dell’utero in affitto, che considero crimine contro l’umanità e aberrazione dell’etologia e della salute psicologica umana[2]. E’ qui che la sinistra cosiddetta arcobaleno (non quella rossa…) diventa surreale, perché non solo accetta ma saluta come progresso il trionfo del capitale, la mercificazione dell’umano. Eccolo allora il “Capitalismo ontologizzato” di cui scrive Marchi, divinizzato come sostanza, che non può non essere: il suo altare è lo scientismo, la sua ancella la tecnica. La logica del profitto, nella sua smania fagocitante, non deve avere nessun limite, tanto meno quelli del passato, ossia il vecchio “Dio, Patria e Famiglia”, considerati ormai un ostacolo – come spiega Marchi – al processo di accumulazione infinita e illimitata del capitale.

Quel sistema valoriale-ideologico (Dio, Patria e Famiglia) non è più funzionale per convincere a fare o appoggiare le guerre, servono altri pretesti ideologici come ad esempio la diegetica della liberazione dei popoli sottomessi. Ma sottomessi a chi? Innanzitutto a quel sistema capitalistico che in una drammatica ruota di criceto crea le condizioni per l’immigrazione e poi la sfrutta per abbassare i salari, creare un conflitto fra poveri e di conseguenza infiacchire ogni sussulto di rivendicazione dal basso. Stesso meccanismo per la delocalizzazione del lavoro.

Il concetto di patria viene ridotto a roba da nazionalisti e reazionari. Personalmente non ho un forte senso patriottico, ma mi fa pensare il fatto che anche grandi poeti come Leopardi o Foscolo (i cui volumi tascabili circolano nelle sacche di stoffa alle Feste dell’Unità) esaltavano la patria. Oggi è ritenuta roba per fascisti, il che denota anche una scarsa conoscenza della nostra storia e letteratura.

E infine la famiglia, quella famiglia che, in quanto comunità, costituisce un argine alla confusione annichilente del capitale e all’individualismo sfrenato; materno e paterno pongono le basi dell’identità prima emotiva e affettiva e poi della capacità di discernere e di vivere consapevolmente in società. Guai a dire una cosa del genere; le famiglie o sono arcobaleno o sono il primo imprinting dove si apprendono solo oppressione e discriminazione.

Dobbiamo avere la forza di separarci da quella concezione posticcia che ci rassicura, che ci fa sentire dalla parte giusta della barricata ideologica (di fatto un’altra forma identitaria…), quella che ci fa illudere che le sinistre liberali abbiano davvero come scopi, quelli dichiarati.

 

Sull’Immigrazione

C’è una poesia di Bertolt Brecht che imparai a scuola, La guerra che verrà, recita testualmente:“ Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame egualmente la povera gente”.

 

La destra fomenta la guerra tra poveri per non dover smascherare le mostruosità del capitale su scala mondiale, la “sinistra” pur esprimendo a questo proposito buoni principi (solidarietà, apertura, cooperazione) li annacqua nel cosiddetto buonismo, perché ancor più della destra festeggia la globalizzazione senza ammettere che l’immigrazione è il risultato inevitabile delle politiche neocolonialiste e imperialiste; pensiamo alle “missioni” (militari) di “esportazione della democrazia” che servono in realtà a coprire il bieco sfruttamento delle risorse, dei paesi e degli esseri umani.

Insomma come scrive Marchi, e come io rivisito platonicamente, nel mondo delle apparenze una certa sinistra e la destra si fingono sofisticamente avversarie, mentre si stringono la mano senza intervenire nelle quelle questioni concrete e urgenti come i salari, l’occupazione, le opportunità sociali e professionali.

La falsa ideologia che strizza l’occhio al sistema capitalistico ha sempre lo stesso obiettivo di fondo, impedire lo sviluppo di una coscienza di classe. La coscienza di classe, l’ho compreso anche grazie a lunghe conversazioni con Fabrizio, non è un reperto da archivio storico o slogan da centro sociale né una roba da intellettuali pedanti, ma una preziosa consapevolezza sociale e storica, una bussola che orienta ciascuno di noi nella collettività, nella lotta per i veri diritti, e in senso più ampio nel tempo storico che ci è toccato in sorte di vivere. La coscienza di classe è quindi al suo apice, anche responsabilità etica.

Naturalmente le questioni qui elencate sono state appena accennate e certamente meritano riflessioni molto più competenti e profonde, ma queste sono le considerazioni che emergono dal mio dialogo con Fabrizio.

E, dunque per il suo coraggio e la lucidità e coerenza filosofica, voterò Fabrizio Marchi, come cittadina romana, come donna, come studiosa di filosofia.

 

[1]      Fabrizio Marchi, Contromano, p. 89, edizioni Zambon, 2018

[2]      Ivi p. 59

[3]      Ci piace qui ricordare la dialettica del confine di Massimo Recalcati in Lessico Civile: “Il confine è tale solo se è poroso, ovvero solo se si riconosce la sua capacità di transito, di comunicazione”. https://libreriamo.it/societa/massimo-recalcati-tracciare-confine-primo-gesto-vita/

Senza confine non c’è alterità, quindi non c’è scambio, non c’è relazione: i confini sono la condizione del dialogo. Senza confini c’è solo l’unità mistica o estatica, mentre l’esistenza terrena si da solo attraverso delimitazioni di campi.

[4]      http://www.linterferenza.info/contributi/utero-affitto-piu-intimo-profondo-abuso-sullessere-umano/

Amazon.it: Contromano. Critica dell'ideologia politicamente corretta -  Marchi, Fabrizio - Libri

 

 

 

 

2 commenti per “Io, donna e studiosa di filosofia, spiego perchè voterò per Fabrizio Marchi

  1. giulio larosa
    15 settembre 2021 at 12:40

    I miei complimenti, posso sottoscrivere ogni parola. Spero che Marchi prenda tanti voti, io risiedo ancora a Roma, se non c era lui avrei lasciato perdere ma stavolta verrò e voterò.

    • Fabrizio Marchi
      16 settembre 2021 at 21:41

      Grazie Giulio, vota e fai votare…:-) su vari articoli ci sono anche i miei bigliettini per le elezioni…:-) Quanto sta accadendo – un critico dichiarato del femminismo e dell’ideologia politicamente corretta, candidato in un partito comunista – è qualcosa di unico, senza precedenti, e quindi storico.
      Grazie ancora e diamogli sotto.

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