Gay Pride e Family Day: “progressisti” e “conservatori”?

Gay Pride a Roma: l'inizio del corteo

Se condividiamo l’assunto marxiano classico (e personalmente lo condivido) in base al quale la famiglia (da un punto di vista sociologico, intendo; è ovvio che poi entrano in campo fattori affettivi, psicologici, emotivi ecc.) è in ultima analisi la rappresentazione, in quanto microcosmo familiare, dell’ordine sociale dominante, cioè del macrocosmo sociale, dovremmo necessariamente e conseguentemente giungere alla conclusione che la famiglia non tradizionale, sia essa gay, lesbica, trans, allargata ecc. verso la quale si sta marciando a passo spedito, null’altro è se non la rappresentazione del macrocosmo sociale ultracapitalista attualmente dominante.
Se infatti questo paradigma era valido per la vecchia famiglia mononucleare tradizionale, espressione del vecchio ordine sociale borghese (Dio, Patria e Famiglia), è logico che debba esserlo anche ora, nell’era del dominio del sistema capitalistico assoluto, svincolato da qualsiasi legaccio, sia esso di ordine etico, culturale, politico, valoriale e addirittura spirituale, che non sia la riproduzione del sistema stesso, cioè del capitale e della “forma merce”, il nuovo Dio postmoderno che sta soppiantando quello cristiano e che la domenica svuota le chiese (e anche le sezioni di partito…) per riempire i supermercati e i megastore di masse umane all’affannosa ricerca della “salvezza”, cioè della loro dose quotidiana di consumo (altro che miracolo dei pani e dei pesci, “quello” era un dilettante al confronto…).
Ora, o quel paradigma è una totale scemenza, tutt’al più la fantasia di un eccentrico ormai fuori moda (il riferimento è al “barbuto di Treviri”…), e non c’è né c’è mai stato nessun tipo di relazione tra la famiglia, concettualmente e praticamente intesa, e i vari sistemi sociali che si sono succeduti nella storia, oppure invece è valido (come ripeto, da un punto di vista sociologico, senza entrare nel merito degli aspetti di ordine emotivo e “sentimentale” che spingono una persona verso l’altra…).
E se è valido se ne deve necessariamente dedurre che la nuova famiglia dell’era capitalista postmoderna, sia essa gay, lesbo, trans, etero-allargata o mista composta dal genitore 1 e dal genitore 2 (guai a chiamarli papà e mamma perché altrimenti gay, lesbiche, trans, queer ecc. si arrabbierebbero e i loro figli adottivi potrebbero subire un trauma dal momento che gli si dovrebbe spiegare per quale ragione hanno due papà o due mamme e non un papà e una mamma e che a portarli nel mondo non è stata la cicogna ma un utero in affitto (umano) oppure artificiale e soprattutto entrambi a pagamento…) o anche dal genitore 3 o genitore 4 (in caso di famiglia mista, perché no…) in sostituzione degli ormai vecchi, superati, patetici, destinati alla rottamazione, padre e madre, è la più limpida e chiara rappresentazione dell’ordine sociale capitalistico dominante. Se l’assunto (marxiano) di cui sopra è valido e non abbiamo ancora buttato nel cesso il principio di identità e non contraddizione, le cose stanno messe in questo modo, dal momento, peraltro, che la cosiddetta ideologia gender non nasce nell’URSS o nella Cina di Mao e neanche nella Cuba di Fidel e Che Guevara.
E’ quindi evidente come dietro questa apparente battaglia “progressista”, di “sinistra” e politicamente corretta si (mal)celi in realtà, per lo meno per chi ha occhi per vedere (e purtroppo non sono molti …), un gigantesco processo di distruzione di ogni identità, sociale, culturale e sessuale, finalizzata alla frantumazione di ogni cellula, nucleo o aggregazione sociale che potrebbe frapporsi o semplicemente essere di ostacolo alla marcia trionfale del sistema capitalistico assoluto che ha necessità di individui indifferenziati, privi di ogni identità e coscienza, e totalmente incapaci di riconoscersi nella propria soggettività e intersoggettività, se non attraverso la forma alienata dello scambio mercantile.
Uno dei passaggi fondamentali di questo processo è quello che prevede, come dicevo, la ridefinizione delle identità sessuali. Rimando, a tal proposito, per chi volesse leggerli, ai seguenti articoli:

Il nuovo orizzonte del Capitalismo: la cancellazione delle identità sessuali

Il Capitalismo all’offensiva su tre fronti

La distruzione del soggetto: la nuova strategia del capitale

Gay: dal diritto alla diversità all’omologazione borghese

Perchè sono contrario all’adozione dei figli da parte delle coppie gay

Il risvolto “simpatico” (si fa per dire…), e solo apparentemente paradossale (vista la drammatica deriva ideologica della “sinistra” occidentale) è che a sostenere queste politiche nelle forme più veementi (con toni minori e un po’ meno estremisti più o meno quasi tutte le forze politiche di centrosinistra e tutta l’area liberal-liberista laicista di centrodestra, tutti insieme allegramente) sono proprio quelle forze in qualche (malo, molto malo) modo eredi della tradizione marxista, sia pure nella versione postsessantottina (che in realtà con Marx, con il Movimento Operaio e con la Sinistra storica hanno ben poco se non nulla a che vedere) come ad esempio SEL e tutto il variegato arcipelago della cosiddetta “sinistra radicale”.
Sarebbe interessante conoscere il parere nel merito degli uomini e delle donne di questa “sinistra” postcomunista e postsocialista, sempre nella speranza che non si offendano se continuo a definirli tali (del resto ci vorrebbe troppo tempo ogni volta per fare l’elenco di tutti i generi).
A patto che non ci rispondano che il superamento della famiglia borghese era stato in effetti pensato e concepito da Marx stesso. La qual cosa è senz’altro vera (proprio sulla base dell’assunto a cui ho fatto cenno in apertura di articolo) e per quanto mi riguarda anche condivisibile, con la piccola (si fa per dire anche in questo caso…) differenza che Marx prevedeva il superamento della famiglia borghese contestualmente al superamento del sistema capitalistico e all’affermazione della società comunista e che quel superamento non era riferito alle identità sessuali (e men che meno al loro stesso superamento) e alla loro distruzione (aspetti che peraltro Marx non ha mai indagato…), ma al risvolto sociale e ai rapporti sociali che quel tipo di famiglia sottintendeva.
Mi pare che le cose siano andate e stiano andando in modo diverso. La “nuova” struttura familiare che si va profilando all’orizzonte (molto prossimo) appare come il risultato di un processo in parte avvenuto e in parte tuttora in corso all’interno della società borghese, ora ultracapitalista, e del tutto funzionale a quest’ultima. Il tutto, naturalmente salutato dalle fanfare “laiciste”, di “sinistra” e liberal-liberiste (miracoli del trasversalismo nell’era del superamento di ogni categoria, di tutto ciò che è possibile superare, tranne ovviamente il Capitale…) che accusano di omofobia e di revanscismo reazionario e fascista chiunque osi anche solo criticare il nuovo Verbo Laicista Secolarizzato.
E’ in questo clima che si è giunti alle due opposte e diverse kermesse ideologiche svoltesi a Roma nei giorni scorsi: il Gay Pride da una parte, apogeo dell’ultralaicismo genderista e femminista, e il Family Day, cioè la controffensiva vetero o neotradizionalista cattolica, dall’altra.
Facce di una stessa medaglia? No, per lo meno se parliamo della grande massa delle persone; per i registi dietro le quinte il discorso è diverso.
Del primo abbiamo già detto. I “laicisti e di sinistra” (quelli in buona fede, comunque la gran parte) credono di stare lottando per l’affermazione dei diritti civili (i diritti sociali ormai sono solo un lontano ricordo del passato e odorano troppo di comunismo…) e per le sorti magnifiche e progressive della liberazione dell’umanità, leggi le donne e i gay (i maschi eterosessuali possono aspettare dal momento che per millenni sono stati protagonisti assoluti nonché oppressori, quindi non rompessero i coglioni…), ma in realtà, anche se inconsapevolmente, stanno rendendo un gran servigio al Capitale per le ragioni di cui sopra e per quelle che ho cercato di spiegare negli articoli linkati e che invito a leggere (mi rendo conto che è uno sforzo, ma a volte è necessario approfondire un pochino).
Il secondo è la naturale e sia pur retroattiva risposta di quella parte di mondo cattolico che sente la terra sgretolarsi sotto i suoi piedi perché sta cominciando a percepire di essere fuori tempo, di essere soppiantato dal “nuovo” che avanza, cioè dalla nuova “religione” secolarizzata al servizio del Capitale (anche se loro di questo non ne hanno consapevolezza) e cerca di ricompattarsi, di fare massa critica, come si suol dire. Naturalmente anche loro, nella gran parte dei casi, sono in assoluta buona fede, né più e né meno degli altri. Difendono un vecchio sistema di valori che si sta gradualmente squagliando perchè ormai del tutto inservibile per il “nuovo” ordine capitalista globale che ha necessità di rimuovere ogni ostacolo sul suo cammino. E paradossalmente, anche una famiglia cosiddetta ”tradizionale”, meno “liquida”, diciamo così, pur con tutti i suoi miasmi, le sue deviazioni e le sue contraddizioni (non si capisce peraltro perché quella “non tradizionale” dovrebbe esserne al riparo o addirittura immune…), magari con figure genitoriali con una salda identità sessuale (è il concetto stesso di identità, e quindi piena consapevolezza e percezione di se, che rappresenta un potenziale ostacolo da rimuovere…), potrebbe rappresentare un ostacolo al pieno e totale dispiegarsi della “forma merce” che ha bisogno di circolare liberamente in un contesto quanto più possibile “liquido”. E un contesto liquido è fatto di soggetti privi di identità, sia essa di classe (la prima ad essere stata distrutta), culturale e/o addirittura sessuale. Questo il capolavoro del sistema capitalista dominante (oltre quello di aver convinto masse di poveracci autoctoni che la responsabilità della loro condizione è di altri poveracci stranieri…) che a mio modestissimo (ma forse per molti, presuntuoso) parere, non è stato colto, soprattutto da chi avrebbe dovuto coglierlo perché in linea teorica dovrebbe averne gli strumenti.
Ma quel mondo cattolico non è in grado di cogliere i retroscena di questo sofisticato processo, nella stessa misura in cui non sono in grado di coglierlo i laicisti, e in tal modo finisce per essere anch’esso del tutto funzionale al Capitale, il vero Deus ex machina, alimentando una guerra ideologica che consente agli uni di recitare la parte degli innovatori progressisti e agli altri di cucirsi addosso, obtorto collo, i panni dei reazionari oscurantisti. In realtà ciò che sta avvenendo è che un’ ideologia, del tutto funzionale al Capitale, si sta sostituendo e sta prendendo il sopravvento su un’altra, che lo è stata in passato (funzionale), ma ormai ha fatto il suo tempo perché la sua funzione storica è esaurita. Restano sul piatto le ragioni che spingono gli uni in una direzione, e gli altri in un’altra. Su queste mi sono già ampiamente pronunciato.

….
P.S. Anche e soprattutto in questa vicenda, si avverte, o per lo meno il sottoscritto drammaticamente avverte, l’assenza di una forza autenticamente Laica (e non laicista), Democratica (e non liberal-democratica o peggio liberista-democratica), Socialista (non mi riferisco, ovviamente, alla triste parabola delle ex socialdemocrazie al tramonto da tempo asservite al Capitale) e Comunista (che abbia chiuso i conti in via definitiva con ogni forma di dogmatismo, e non mi riferisco solo a quello vetero stalinista…), capace di recuperare il meglio delle culture politiche che hanno fatto parte della storia del Movimento Operaio e di interpretare la realtà attuale, con le sue vecchie e nuove contraddizioni, per quella che effettivamente è e non per quella che si vorrebbe che fosse in base a determinati desiderata ideologici.

17 commenti per “Gay Pride e Family Day: “progressisti” e “conservatori”?

  1. Roberto doninir
    22 giugno 2015 at 18:27

    Grande analisi della funzione antisociale delle ideologie relativiste della sinistra senza fondamento. Il principio marxiano della famiglia come forma sociale di gestione della “proprietà privata patrimoniale” è giusto ed è la ripresa della visione romana, dal diritto privato romano. A mio avviso c’è anche una certa forzatura politica derivante dal fatto che la famiglia, come il lavoro nei campi, idiotizza, cioè distrae dall’impegno pubblico, dalla coscienza di classe (direbbe poi Gramsci o Lukacs), in ciò c’è un’altra suggestione classica quella della vita nell’Agorà. In realtà un’altra famiglia, in fondo è la base sociologica dello stesso “classismo” marxista perché il proletariato, in fondo che possiede solo la prole, nega il contenuto “patrimoniale” (non avendo nada) della famiglia mantenendone il suo involucro relazionale -a mio avviso sullo sfondo c’è questa famiglia-formale che molto somiglia a quella della “Filosofia del diritto” di Hegel. La stessa stabilità di quella “forma” serviva al Capitale “industriale” come mezzo disciplinare di moderazione dei costumi degli operai con una proiezione su di loro della famiglia borghese. Come dici bene ora tutto ciò non serve più, ora l’imperativo è la distruzione di ogni forma comunitaria -che aveva luci e ombre di gerarchie riflettendo come dici un ordine sociale ineguale- che avviene in questa folle ars combinatoria sessuale come hai sistematicamente decritto, in questo e negli altri articoli. Due cose appaiono chiare: 1) la sinistra, di sistema, è strumento principale di questa “instauratio” (un fenomeno ennesimo di “rivoluzione passiva”); 2) Come cogli benissimo nel mostrare tutto lo scambio di merce e denaro che c’è dietro questa “liquidità” di relazioni, il relativismo etico mostra il suo vero volto fondamentalista, dove “sta attaccato il carro”: il denaro.

  2. Rino DV
    22 giugno 2015 at 20:34

    C’è un punto di vista, un’interpretazione delle dinamiche storiche, guardando dalla cui prospettiva questo articolo è ineccepibile (oltre ad essere chiaro e compiuto). Sarei tentato di qualificarlo come “definitivo”.
    Ergo: hic Rhodus, hic saltus.

  3. Alessandro
    22 giugno 2015 at 23:28

    La mia riflessione è più terra terra. A mio parere l’attenzione che viene riservata alla questione s’inscrive a pieno titolo in quella che è “l’americanizzazione”, globalizzazione o come la vogliamo definire, in corso nel mondo occidentale. In fin dei conti noi, europei, ci siamo ridotti a essere una colonia culturale degli USA e negli USA l’enfasi sui diritti civili è enorme e finisce per oscurare i ben più determinanti diritti socio-economici. Ritengo quindi che dietro lo spazio mediatico attribuito a questioni come quelle dei matrimoni gay, ci sia la volontà di sostituire queste battaglie “innocue” a quelle ben più pericolose, per le elitè economiche, legate alla redistribuzione del reddito. Ne scaturirebbe una “giustizia sociale” all’acqua di rose, che non mette assolutamente in discussione l’ordine socio-economico esistente. La qual cosa appare gradita anche alla politica, che, soprattutto a sinistra, finirebbe per mascherare i suoi insuccessi con conquiste di minor portata, ma celebrate a dismisura.
    Aggiungiamoci anche che le questioni degli omosessuali sono strumentalizzate anche dalla potentissima lobby femminista, che utilizza gli omosessuali come un “cavallo di troia” per rendere ancor più “progressiste” le questioni che più le stanno a cuore e poter quindi penetrare ancor di più nelle istituzioni formativo-scolastiche, vedasi gender studies, un’insieme di tematiche di chiara matrice femminista ma spacciate per essere prima di tutto tematiche volte a superare l’omofobia.
    Ai sostenitori della famiglia tradizionale scrivo che stiano tranquilli, siamo ben lontani dal suo tramonto, visto che, soprattutto da parte femminile, il metter su famiglia continuerà a essere una fortissima aspirazione, ancor più oggi per le questioni legislative che tutti conosciamo. Che poi la famiglia sia, come scriveva Pasolini, uno che la sapeva lunga, una “‘associazione a delinquere”, quella è un’altra questione 🙂

    • Fabrizio Marchi
      23 giugno 2015 at 8:03

      Caro Alessandro, quanto scrivi non è affatto “terra terra”, anzi, andrebbe copiato e incollato, per lo meno per quanto mi riguarda, al mio articolo dal momento che condivido completamente la tua analisi.
      Solo sulla parte finale del tuo commento sono meno d’accordo. Nel senso che è’ verissimo quanto dici,le donne continueranno ad avere il desiderio di mettere su famiglia, come si suol dire, diciamo di avere figli, ma non cambia la sostanza, perché così come già stanno ora le cose, anche dal punto di vista legislativo, quella famiglia tradizionale è già stata di fatto colpita duramente (basta vedere la condizione di milioni di uomini e padri separati per capirlo…).
      Il problema, è scomodo doverlo dire ma non possiamo esimerci per onestà intellettuale, non è tanto la tipologia di famiglia (tradizionale, mista, allargata, lesbica ecc.), quanto la tutela (complessiva, quindi innanzitutto economica) della donna all’interno di questa, soprattutto in caso di separazione o comunque di rottura di quel legame (a prescindere, come dicevo, dalla tipologia del legame). Il problema si porrà eventualmente per le coppie lesbiche (e gay), anche e soprattutto laddove queste avessero dei figli adottivi. In caso di separazione chi pagherà e chi percepirà gli alimenti? A chi verrà assegnata la casa? Chi verrà sbattuto fuori? A chi verranno assegnati i figli? Chi finirà a dormire alla Caritas come avviene a tanti padri separati?
      Non mi sento di escludere che in quel caso potrebbero essere fatti interventi per modificare la legge e allora potrebbe anche essere lo stato, pur in regime economico iperliberista, a farsi carico della questione (mantenimento, casa, tutele ecc. ). Non mi sento affatto di escluderlo data la potenza acquisita ormai dall’ideologia neofemminista (destinata ad acquisirne ancora di più). E’ solo un’ipotesi, naturalmente, ma per come stanno andando le cose, come ripeto, potrebbe essere molto realistica.
      Una volta risolto questo aspetto (cioè la tutela complessiva della donna a prescindere dal tipo di nucleo familiare), la famiglia cosiddetta “tradizionale” può tranquillamente andare a farsi benedire, nè tanto meno le donne ne sentiranno la mancanza… Tutto lascia presupporre che le cose vadano in questa direzione.

  4. Nicola
    23 giugno 2015 at 8:57

    Ottima analisi. E concordo anch’io con quanto scritto da Alessandro circa il tentativo di occultare la scandalosa distruzione dei diritti sociali con una martellante retorica sui diritti civili. La cosa preoccupante è che certe considerazioni, che fino a non molti anni fa sarebbero state comprese da tutti, oggi appaiono oscure o quantomeno non condivisibili.

  5. Francesco Morana
    23 giugno 2015 at 12:28

    Come al solito sono d’accordo con quello che dici.
    Più che commentare volevo solo riportare alcune notizie interessanti che credo abbiano avuto poco rilevanza all’interno del giornalismo italiano. Sono state riportate quasi solo da siti cattolici e/o di destra. Mentre a sinistra, tanto “istituzionale” quanto radicale nessuna traccia.
    La prima riguarda la storia di sashma pandey http://www.ilfoglio.it/articoli/2012/07/18/eterologa-e-schiavitu___1-v-102893-rubriche_c200.htm

    La seconda invece il divieto Thailandese sull’utero in affitto http://www.corriere.it/salute/15_febbraio_21/thailandia-vieta-l-utero-affitto-10-anni-carcere-chi-viola-legge-613a096e-b9c0-11e4-ab78-eaaa5a462975.shtml?refresh_ce-cp
    L’articolo riporta anche alcuni casi emblematici di come quello dei bambini sia diventato un vero e proprio commercio con tanto di restituzione della “merce difettosa”.

  6. armando
    23 giugno 2015 at 13:56

    Il mio è un invito al realismo e ad uno sforzo di analisi.Si può auspicare come Fabrizio, la nascita di una forza effettivamente laica ed effettivamente di sinistra che sappia raccogliere il meglio delle diverse culture politiche, e personalmente auspico che ciò accada, ma per ora non è all’orizzonte. Se le forze di sinistra, e non solo in Italia, sono spappolate o diventate altro da quelle che erano, non è solo una questione di tradimenti o di insipienza politica e culturale, che pure ci sono, ma perchè la trasformazione del capitalismo ha messo in crisi i capisaldi su cui si fondavano, in primo luogo le classi come definite da marx nel senso di classi in sè e per sè, la borghesia e il proletariato che si definivano a vicenda nella contrapposizione frontale che ha contrassegnato il novecento.
    Questo ha, secondo me, un significato ben preciso. Le contraddizioni immanenti al capitale si manifestano in questa fase storica in modo e su piani diversi da quelli precedenti. Sia la questione della distruzione delle identità sessuali (col corollario di famiglia, matrimoni etc), sia la questione della distruzione degli stati nazionali e relative culture, che hanno oggi molta capacità mobilitante, sicuramente più della lotta di classe se per tale si intende lotta politica e non meramente sindacale, credo ne siano la prova. In altri termini, credo che la contraddizione immanente al capitale in questa fase sia la tendenza alla dissoluzione di ogni forma che non sia quella della merce.
    Mario Tronti, nel suo ultimo libro, scrive una cosa su cui riflettere. Istituisce un’analogia fra la “rivoluzione conservatrice” e la “rivoluzione comunista”. Entrambe, scrive, hanno svolto, sconfitte, la funzione di Katechon, di “freno”, al pieno dispiegarsi della modernità capitalistica.
    Allora, pur con tutte le distinzioni e i mal di pancia che si vuole, pur ammettendo che a)la consapevolezza dei partecioanti al familyday sulla reale questione in gioco è spesso (ma non sempre e per tutti) tenue, pur ammettendo b) che, ad esempio, la Russia di Putin sia un paese anch’esso capitalista, (tuttavia portatore di una weltanschaung alternativa e opposta a quella USA), OGGI la domanda si riduce a questa, non vedendosi all’orizzonte alcuna prospettiva altra:
    si preferisce che quella dissoluzione di cui dicevo sia portata alle estreme conseguenze come condizione necessaria (ma non sufficiente) affinchè risorga un movimento “rivoluzionario” davvero di Sinistra, oppure è giusto tentare di frenare quella deriva nichilista, ossia fungere da katechon?
    In questo secondo caso, e insisto sulla stretta analogia metodologica fra le questioni del family day e quelle internazionali, diventa d’uopo avere come interlocutori quelle forze che anch’esse, dal loro punto di vista e con tutte le critiche che possono essere loro mosse, svolgono quella funzione frenante, magari in attesa di tempi migliori (che secondo me non verrano in tempi brevi e forse mai, ma è un altro discorso non affrontabile quì). E’ quello che, del resto, sta già facendo il KPRF (il partito comunista russo di Djuganov). Tertium non datur, e come scrive Rino, hic Rhodus, hic saltus.

  7. Rino DV
    23 giugno 2015 at 19:19

    A parte qualche dettaglio, concordo con Armando.

    • Fabrizio Marchi
      23 giugno 2015 at 21:39

      Io invece no, o solo in parte, come era scontato che fosse… 🙂
      Allora…sono il primo a rendermi conto della necessità di entrare in una relazione dialettica con la realtà, e mi pare che ciò avvenga non da ieri. Quindi se era una critica al sottoscritto (pur legittima e in amicizia, s’intende), la troverei del tutto priva di fondamento.
      Tradotto in termini molto pratici e per essere ancora più chiaro, è per questa ragione che, pur essendo molto distante (in alcuni casi anche moltissimo…) dal punto di vista ideale, ideologico e culturale (e in larghissima parte anche politico) da movimenti come Hezbollah (quello che mi è più “simpatico”, per la verità, tra i movimenti di liberazione del mondo arabo islamico) o Hamas, o da stati come l’Iran, la Libia di Gheddafi, la Siria di Assad e infine la Russia di Putin (mi riferisco alla vicenda ucraina in particolare e al tentativo di aggressione-accerchiamento che la Russia sta subendo da parte della NATO), scelgo comunque di appoggiarli e di sostenerli. Proprio perché non ho la “puzza sotto al naso”, non sono un’ anima bella e faccio i conti con la realtà. E in virtù del principio di realtà (che in Politica con la P maiuscola è fondamentale) scelgo appunto di sostenere quei movimenti e anche quei governi che dal mio punto di vista, per una serie di ragioni, costituiscono in qualche modo un freno al dominio capitalista planetario, sia sotto il profilo economico, politico e militare, che in una qualche misura anche dal punto di vista culturale e ideologico. Poi è ovvio che se mi si chiede di fare l’elenco in ordine di simpatia, metterò al primo posto il Venezuela di Maduro, la Bolivia di Morales, l’Ecuador di Correa, la Cuba di Castro, e perché no, le Farc colombiane, rispetto all’Iran e soprattutto alla Russia di Putin che invece a te (e lo capisco) è assai simpatica (in tutta onestà, se proprio dovessi scegliere, obtorto collo, tra l’ultra nazionalismo ortodosso tradizionalista russo e lo sciismo iraniano, forse opterei per il secondo, ma questo è un altro discorso…). In ogni caso ci siamo capiti.
      Stesso discorso per quanto riguarda le varie correnti culturali e/o religiose. Osservo con grandissima attenzione tutto ciò che accade nel mondo cattolico (il tentativo da parte di Francesco, non so ancora se una manovra tattica o una vera e propria svolta strategica, di smarcarsi o comunque di trovare una sua collocazione, diciamo di non sovrapporsi al sistema capitalista, di non ridursi ad essere di fatto la religione del mondo capitalista occidentale,cosa che fino a un passato recentissimo è stato…) e anche e forse soprattutto in quello mussulmano. E non escludo affatto che se la Chiesa guidata da Bergoglio sta assumendo determinate posizioni (mi riferisco, in questo caso, alle questioni sociali e politiche, non a quelle di genere ecc. dove invece c’è un cedimento ideologico notevole che contraddice anche se solo apparentemente le scelte in materia politica e sociale, ma su questo bisognerà approfondire), è anche perché, fra le altre cose (la crisi in cui versa da tempo), sente l’incalzare dell’Islam; e non mi riferisco ovviamente agli “amichetti” della CIA e della NATO dell’Isis, ai fanatici wahabiti integralisti e agli stati teocratici integralisti alleati dell’Occidente, ma all’altro Islam, quello che si vede meno o ci fanno vedere meno, quello praticato dalle masse arabe e mussulmane, quello che guarda caso è il primo ad essere oggetto delle criminali aggressioni del “Califfato” e delle tirannie teocratiche wahabite e dei loro complici in tutta l’area mediorientale. Anche se questo la gente non lo sa perché ovviamente il sistema mediatico gli getta in faccia l’immagine di un “mondo islamico” (che è quanto di più complesso possa esistere sulla Terra), come di un indistinto calderone fatto di fanatici, integralisti assassini e naturalmente (che ve lo dico a fare…) oppressori delle donne per definizione…
      Tutto ciò per dire appunto che non sono affatto arroccato su posizioni ideologiche intransigenti. Tutt’altro.
      Il senso della realtà e della Politica non deve però farci smarrire la bussola. Il fatto che oggi il tasso di coscienza di classe e politica dele classi subalterne sia bassissimo se non quasi pari allo zero e nella gran parte dei casi allo zero, non significa che la contraddizione di classe sia esaurita o superata. Ne abbiamo parlato ormai tante e tante volte.
      Noi siamo cresciuti in una fase storica, sia pur brevissima (e quelli della nostra generazione ne hanno vissuto il tramonto), in cui il tasso di coscienza di classe era tutto sommato relativamente molto elevato, grazie alla presenza di un Movimento Operaio e di una Sinistra che sono riusciti per circa una secolo o poco più ad esercitare per la PRIMA VOLTA nella storia una certa qual egemonia. Dopo di che sono stati, siamo stati sconfitti. Ma voglio ricordarti che per millenni la coscienza di classe, fino appunto al sorgere del Movimento Operaio nei primi dell’800, era pressoché inesistente, tranne rarissimi momenti extemporanei che non hanno avuto né potevano avere continuità (qualche rivolte di schiavi, di contadini ecc.). In altre parole la storia, caro Armando, è stata una lunghissima notte fonda durata millenni per masse immense di schiavi, servi della gleba, nullatenenti, contadini, operai, fino a un paio di secoli fa.
      Bene, e noi decidiamo di mollare la presa perché da trent’anni (cioè nulla…) a questa parte il Capitale (cioè l’attuale forma storica del dominio di classe) ha vinto uno scontro epocale strategico ed è ridiventato ideologicamente (oltre che economicamente e politicamente) egemone? Ma via… E se fossimo nati, non so, nell’anno 1000, servi della gleba in mezzo ad altri servi della gleba, privi non solo di coscienza di classe, ma rassegnati ad una condizione che definire di oppressione e subordinazione è un eufemismo?
      La verità è che è stato già molto quello che è successo, è (anche) su questo che ci dividiamo te ed io (forse anche con Rino, altrimenti non concorderebbe con te…). Il comunismo è stato un fallimento? Si, certo, il socialismo reale in tutte le sue versioni lo è stato. Ma resta il fatto che per la prima volta nella storia i “ciandala” (come usa dire Rino citando Nietzsche) hanno fatto irruzione nella storia e hanno cercato di invertire la storia. E per la prima volta hanno prodotto un pensiero forte, delle culture, delle ideologie, ed è anche e soprattutto grazie a tutto ciò che anche noi, cioè anche io te e Rino (che vi piaccia o non vi piaccia è così) stiamo qui a discutere, a confrontarci perché no, per una volta mettiamo da parte la modestia, a provare ad elaborare un pensiero critico.
      Il fatto che il conflitto di classe oggi sia sopito, inespresso, non abbia una forma politica organizzata, non emerga, resti sotterraneo, il fatto che le classi subordinate siano totalmente prive di coscienza (pensa quanto lo erano quei servi della gleba dell’anno 1000…)non significa affatto che la contraddizione di classe sia superata. E questo è ciò che farà sempre la differenza fra Destra e Sinistra (dopo di che possiamo chiamarle pinco pallino e rosa fuxa, ci siamo capiti…).
      Il fatto che oggi l’attuale sistema capitalistico abbia generato nuove contraddizioni (che sono quelle di cui te, Rino, il sottoscritto e altri ci occupiamo da tempo…) non significa che quella contraddizione sia esaurita. Tutt’altro. E se sostenessimo questo faremmo un favore alle classi dominanti che invece la coscienza di classe ce l’hanno, eccome. E anche di questo abbiamo ragionato tante e tante volte. Ricordiamocelo così evitiamo di tornarci ogni volta sopra. Le classi dominanti (e gli stati da loro controllati) si fanno la guerra anche fra loro, è vero, ma guarda caso quando il loro potere è in pericolo o rischia in qualche modo di scricchiolare (è successo molto raramente, purtroppo, nella storia) si ricompattano alla grande. Il conflitto interimperialista si acutizza e tocca le vette più alte sempre quando non c’è nessun pericolo dal “basso”. Quando monta il pericolo dal basso si sospendono le ostilità interimperialiste per sconfiggere il comune nemico (potei fare tanti esempi). Poi si può riprendere a competere e a guerreggiare per l controllo e la spartizione del mondo, tanto a scannarsi al fronte ci vanno comunque i poveracci privi di coscienza di classe; se l’avessero, non andrebbero a scannarsi tra loro per servire gli interessi dei loro padroni (e guarda caso, quando è comparso un barlume di coscienza e forse anche qualcosa di più hanno rivolto i loro fucili contro gli ufficiali e non contro il “nemico esterno”…).
      Il nostro compito (per lo meno il mio) è quindi quello di dare un contributo alla comprensione delle contraddizioni vecchie e nuove generate dall’attuale sistema. Non lo faccio per ragioni ideologiche, mi viene spontaneo, o meglio, faccio quel che sono, e non potrebbe essere diversamente. E fra quelli che ritengo essere i miei compiti c’è anche presuntuosamente quello di mantenere la rotta, di non sbandare, o di indicare agli altri quale è, secondo me, la rotta. Poi ciascuno è libero di andare dove vuole, è ovvio.

  8. Rino DV
    23 giugno 2015 at 22:54

    Mi riferisco a questo: il giorno in cui avviassi – a scuola – una opposizione pubblicamente proclamata contro il genderismo e chiamassi a raccolta i disponibili per fondare un nucleo di resistenza aperta, con tanto di pubblico annuncio, nome e programma esecutivo, chi potrei trovare disposto a farlo?
    Nessun “progressista”, questo è chiaro.
    Potrei trovare solo cattolici (ad es. gli insegnanti di religione) e altri “conservatori”. (Ammesso ovviamente che si trovi qualcuno…).
    Che fare allora e con chi? Armando risponde dicendo: si fa con chi c’è. E’ su questo che concordo.

    • Fabrizio Marchi
      23 giugno 2015 at 23:14

      Caro Rino, mi pare di aver detto con una certa chiarezza che la vedo anche io in questa maniera. Ho portato altri esempi (di politica internazionale) ma mi sembrava di essere stato chiaro.
      Aggiungo però che si può fare un percorso insieme senza necessariamente essere omogenei né tanto meno organici, o avere gli stessi orizzonti. E’ qui che però che, se siamo onesti, ci dividiamo, per lo meno con Armando, con te forse un po’ meno. Nulla di male, sia chiaro, è assolutamente legittimo avere opinioni diverse.
      La mia opinione è che per quanto la sconfitta del Movimento Operaio sia stata netta e strategica (e non vale solo per l’esperienza del socialismo reale, perché crollato questo è crollata anche la socialdemocrazia e tutte le sinistre occidentali, nessuna esclusa, compresi i movimenti anarchici…), resta intatta la grandezza di quel tentativo, di ciò che storicamente ha significato. Quell’inversione della storia che per la prima volta è stata concepita e anche praticata. Quell’esperienza che per lo meno per un po’ di tempo, dai, su, almeno questo riconosciamocelo, ha turbato un pochino i sonni dei padroni del vapore di sempre.
      E’ andata male. E va bè. Non riusciamo a sopportare la sconfitta e allora cerchiamo a tutti i costi altri lidi dove approdare? E allora quei contadini tedeschi massacrati e squartati dai principi nel 1521 dopo che per la prima volta dopo millenni avevano osato ribellarsi, che avrebbero dovuto dire, ripiombati nel nulla, nell’oscurità abissale della loro millenaria oppressione dopo che hanno cercato di alzare la testa (e gliel’hanno tagliata…)?
      E noi che facciamo? Perdiamo la bussola perché nell’arco della nostra microscopica (dal punto di vista temporale) esistenza le cose non sono andate come dovevano andare?Ma su…

  9. armando
    24 giugno 2015 at 0:49

    Caro Fabrizio,
    il mio voleva essere un contributo di riflessione (la mia, ovviamente), sapendo in partenza che saresti stato in disaccordo su molte cose, spero non tutte. Ma fossimo sempre d’accordo che gusto ci sarebbe?
    Nel merito: non ho scritto che il capitale ha superato ogni sua contraddizione, ma che in questo periodo storico la contraddizione si manifesta con modalità e in settori diversi da ieri, Ho anche aggiunto, per la verità, che forse, non si ripresenterà più negli stessi termini di ieri, ma non è questo il punto che mi interessa principalmente, perchè nessuno può prevedere il futuro. Oggi, quella contraddizione si esprime nel confronto geostrategico che non è però fra enti equivalenti, bensì ciascuno portatore di weltanschanung opposte, e nel confronto fra concezioni antropologiche antitetiche. Domani non so cosa accadrà, ma oggi è così e occorre scegliere gli interlocutori migliori o meno peggiori, se si vuole vincere o almeno provarci. Vale per tutti, ovviamente. Per coloro che la pensano alla tua maniera ma anche per quelli che la pensano alla mia. E’ la forza della realtà che, mi sembra lo imponga. Non è un caso che sia quì.
    Per il resto, non ho manifestato assolutamente sottovalutazione per il movimento operaio e le sue lotte, assolutamente. E neanche per i vecchi partiti comunisti, nonostante tutti i grandi (per me) errori ideologici, del resto comuni anche a Marx.
    Figurati che, come ho già avuto modo di scrivere, ho in parte rivalutato persino Stalin. Non si tratta di approdare ad altri lidi perchè non si sopportano le sconfitte. A quelle ci sono abituato, in politica (non ho mai votato per un partito che ha vinto le elezioni e sono più di quindici anni che non voto più), ed anche, pensa un po’, nel calcio.
    Si tratta invece di cercare di afferrare il bandolo della matassa. Per te è chiaro, e dal tuo punto di vista fai bene a dirlo ed a tenere dritta la barra, per me non lo è affatto perchè dietro alla sconfitta intravedo non solo errori soggettivi e contingenze storiche transeunti, ma anche lacune teoriche d’origine che mi fanno pensare. Tipica quella del rapporto struttura / sovrastruttura, niente affatto dappoco e gravido di conseguenze per il presente, il futuro, ma anche d’insegnamento dal passato. Tutto qui’.

    • Fabrizio Marchi
      24 giugno 2015 at 9:07

      Va benissimo il confronto, figurati, senza nessun problema, anzi, ben venga. Spero però di essere stato chiaro nella mia risposta. Non storco affatto il naso alla possibilità di sostenere o addirittura di stringere alleanze con forze politiche culturali diverse (dal mio modo di vedere) e lo confermo. Del resto non sarebbe certo la prima volta nella storia che ciò accade e gli esempi come al solito possono essere molti.
      Dopo di che, devo essere onesto, l’idea di sposare la Russia di Putin e Dughin, in tutta sincerità mi resta indigesta e non solo perché la Russia resta comunque un paese capitalista (è sicuramente molto meno liberista degli USA e dell’UE e con un forte intervento dello stato nell’economia, e al di là delle questioni culturali, a mio parere, è questo che ha reso Putin così popolare, perché ha capito che non si poteva smantellare lo stato sovietico e buttare sul lastrico decine di milioni di persone a cui ha restituito la sicurezza sociale perduta), ma perché il modello che rappresenta anche dal punto di vista socio-culturale è quello di una società fortemente autoritaria e gerarchica (non certo libertaria), per certi versi più simile al fascismo storico che ad altri sistemi sociali (con tutte le differenze del caso, sia chiaro, non sono un semplicione che butta tutto nello stesso calderone…), con il famoso “uomo solo al comando”.
      Da un certo punto di vista, c’era molta più collegialità nell’URSS (dal punto di vista della gestione del potere, intendo), che certo era uno stato-partito ma dove il potere era comunque gestito da un apparato molto più complesso. In parole molto povere Putin ha sicuramente molto più potere personale di quello che aveva Breznev, il quale, oltre che al CC e al Politburo (da cui prendeva sostanzialmente ordini) doveva rispondere a una serie di gruppi di potere (che a loro volta avevano i loro uomini nel CC e nel Politburo, alla manuale Cencelli per capirci…), cioè il partito, l’esercito, l’apparato industriale e il KGB, quattro strutture potentissime ed enormi, anche dal punto di vista numerico, che avevano un ruolo determinante nell’URSS. Voglio dire, che al di là della forma politica dello stato partito, nell’URSS le decisioni politiche erano il frutto di una gigantesca mediazione fra questi gruppi di potere. E il segretario generale del PCUS, che in occidente era dipinto come una sorta di monarca assoluto, era tutto tranne che un monarca assoluto. Era il risultato di una fittissima e complicatissima mediazione fra quei gruppi di potere (partito, esercito, apparato industriale, KGB) ai quali doveva rispondere. Il segretario del PCUS era soltanto un mediatore e il massimo rappresentante pubblico di quel gigantesco complesso e apparato di potere che era l’URSS. E questo, nonostante le fanfare e la propaganda occidentale (la qual cosa non fa dell’URSS uno stato democratico, sia chiaro, però le cose erano molto più complesse di come venivano presentate…)
      Oggi Putin ha invece molto più potere personale rispetto al segretario del PCUS (glielo da anche la nuova Costituzione russa ) e anche la sua immagine personale viene celebrata come quella di un caudillo, alla Peron o alla Mussolini, per capirci, cosa che non avveniva senz’altro ai segretari del PCUS che per lo più erano oscuri burocrati, Stalin a parte (ma quella è un’altra storia ancora).
      Non è un caso che Putin sia simpatico a tanta fascisteria e a tanta destra, vecchia e nuova, occidentale, dai gruppuscoli neofascisti stile Casa pound, alla Lega Nord e al Front National. Anche se queste stesse forze oscillano spregiudicatamente dal filo atlantismo all’essere filo Putin, quindi vanno prese con tutte le molle del caso. A mio parere sono forze politiche cialtronesche, che dicono di ispirarsi a Putin perché devono smarcarsi in qualche modo, ma poi alla prova dei fatti sono filo atlantiste e filo USA. Comunque questo è un altro discorso ancora.
      Tutto ciò (oltre all’influenza che le forze ultranazionaliste e ortodosse hanno sull’attuale potere russo) non mi porta certo a simpatizzare per Putin. Il leader dell’attuale PC russo, Ziuganov, di fatto lo sostiene. Un po’ per ragioni di realpolitik, un po’ perché si è adattato anche lui (e il suo partito) alla nuova situazione e ha di fatto trasformato il partito comunista in una sorta di partito “social nazionalista” (una sorta di riduzione adattamento del partito alla specificità del contesto socio-culturale russo). Diciamo che ha scelto di far parte di questa sorta di alleanza russo-nazionalista ortodossa che appoggia Putin, non so quanto per convinzione (ci credo poco…) o per opportunità politica.
      Si, è vero, la Russia di Putin tiene sulle questioni del gender, e di tutto il papocchio ideologico occidentale, e contrappone a questo la sua ideologia. Ora stabilire quanto tutto ciò sia strumentale o autentico non ha neanche molto senso. Molto probabilmente entrambe le cose. Si tratta più di capire se siamo in presenza di un’ideologia/falsa coscienza che serve da paralume ideologico che serve a contrapporsi ad un’altra ideologia/falsa coscienza, quella occidentale politicamente corretta, oppure di una istanza culturale reale. E anche qui, io rispondo, entrambe le cose.
      In conclusione, mi dispiace ma non posso sposare questa Russia, la posso sostenere di volta in volta ma non posso sposarla. Tanto più che le alleanze e i patti di unità d’azione si fanno quando si hanno delle forze alle spalle. Mao lo fece con i nemici di classe del Kuomintang, ma era Mao e alle spalle aveva il partito comunista cinese (anche se non ancora al potere), Togliatti lo fece addirittura con i monarchici (oltre che con gli angloamericani, ma alle spalle aveva l’URSS). Noi non abbiamo nessuno. E ci tocca barcamenarci. E’ dura, lo so, ma non c’è alternativa. Come ripeto, masse umane sterminate sono state solissime per millenni addirittura, quindi non siamo certo noi i primi a trovarci in questa situazione.
      Sulla questione degli errori soggettivi o dei problemi strutturali. Il discorso si farebbe non lungo, lunghissimo, e francamente farlo digitando su una tastiera non è il massimo. Dico solo che non penso affatto che il fallimento dell’esperienza comunista sia soltanto il frutto di tradimenti soggettivi o dei burocrati cattivoni che pensavano a farsi la dacia e hanno tradito gli ideali comunisti. Sono convinto che la crisi e il fallimento del comunismo (non parlo solo di quello reale) contempli anche delle lacune strutturali. Ma ripeto, su questo si dovrebbe aprire una capitolo specifico e magari lo farò prossimamente, se ne avrò voglia (certo è che non basta un tomo per affrontarlo, non è certo sufficiente un articolo…)
      Tuttavia resto convinto della assoluta GRANDEZZA di quel tentativo, unico nella storia. Perché per la prima volta (magari anche grazie alla famosa hegeliana “coscienza infelice” di alcuni uomini della borghesia passati al “nemico” per ragioni ideali ed etiche, appunto di coscienza), i poveracci, i subalterni, gli oppressi di sempre, la carne da macello, quelli che non hanno mai contato un cazzo, hanno fatto il loro ingresso nella storia e hanno provato ad invertire la rotta di 360°. E non lo hanno fatto con qualche rivolta isolata e poi repressa nel sangue, ma con un progetto, con delle culture, con delle filosofie, con delle idealità forti, con delle strutture politiche.
      Sono stati sconfitti. Siamo stati sconfitti. E la storia ha ripreso il suo corso di sempre. Ed è ovvio che la sconfitta è proporzionale alle energie messe in campo e alla scommessa messa in campo. I potenti di sempre hanno vinto ancora una volta. Bene. Ci vogliamo rassegnare? E’ questa la storia? Non si può cambiare? E’ impossbile cambiarla? E’ proprio quello che da sempre i dominanti dicono ai dominati. Il mondo va così e non si può cambiare.
      Che vi devo dire, io non ci sto. Se non altro, perché dovrei dargliela vinta? Avrete vinto, ma non mi avrete, comunque non avrete il mio appoggio. Oggi la fase è questa ma la storia non finisce qui, questo è poco ma sicuro, e se qualcosa ci ha insegnato la storia è proprio questo. Ora per noi, per lo meno per me, si tratta di capire come cercare di farla marciare nella direzione da me auspicata, facendo i conti con la realtà. E da questo punto di vista, mi pare di essermi espresso abbastanza chiaramente. Arrivo a sostenere l’Iran degli imam sciiti, più di questo che devo dirvi? Più realpolitik di questa non ce n’è…

  10. alfio
    12 luglio 2015 at 1:55

    consiglierei a tutti voi qualora non l’aveste gia’ letto
    l’articolo di stefano azzara’ intitolato ‘ che gender di sinistra’,
    disponibile su wwwsinistrainrete.info/

  11. armando
    13 luglio 2015 at 14:55

    Leggo sull’articolo segnalato di sinistrainrete:
    “”E però, non solo le trasformazioni in atto sono prevalentemente progressive, in quanto in esse è comunque realizzato un processo di astrattizzazione e de-naturalizzazione nel quale è implicita la costruzione dell’unità del genere: soprattutto, esse non possono essere negate nella loro realtà per il fatto che a qualcuno non piacciono. “”
    L’ unità del genere sarebbe realizzata attraverso il processo di astrattizzazione e denaturalizzazione. Cosa potrà mai voler dire? Che la tecnica rifonda l’unità del genere umano sulla falsariga dell’androgino di platonica memoria? E che, quindi, potrebbe riportare l’uomo alle sue origini unitarie ancestrali? Un po’ “regressivo”, mi pare. Oppure che mediante la tecnica si costruisce, per la prima volta, l’unità indifferenziata del genere umano? Ma di quale unità si tratterebbe, se non quella di un essere, appunto, astrattizato e denaturalizzato, quindi sganciato da ogni determinazione corporea? Ergo, non libertà del corpo ma libertà dal corpo (astrazione). Puro spirito, o pura volontà di potenza (fare di sè ciò che si vuole nella misura in cui si può tecnicamente). Mi sembra assai poco materialista come idea, ma soprattuto per niente aderente al Marx umanista. Piuttosto che al Marx scienziato con derive positiviste.

  12. armando
    13 luglio 2015 at 15:02

    P.S: credo che il più grande problema della sinistra sia proprio quello di essersi impelagata in queste derive faustiane (non nel senso di bertinottiane ma del personaggio letterario). Così facendo ha seguito come un cane al guinzaglio il processo culturale del capitale che l’ha utilizzata e l’utilizza per i propri scopi, lasciandole la pia illusione di essere lei a guidare il processo progressivo.

  13. anio fusco celado
    31 gennaio 2016 at 21:33

    La prima deduzione non è automatica, e non è dimostrata dai successivi passaggi: l’inferenza deduttiva che SE “la famiglia tradizionale rappresenta, in quanto microcosmo familiare, l’ordine sociale dominante nel macrocosmo sociale”, ALLORA “dovremmo necessariamente e conseguentemente giungere alla conclusione che la famiglia non tradizionale, sia essa gay, lesbica, trans, allargata ecc. verso la quale si sta marciando a passo spedito, null’altro è se non la rappresentazione del macrocosmo sociale ultracapitalista attualmente dominante”, è solo una estrapolazione di comodo, sicuramente non necessaria né conseguenziale, poiché è altrettanto valida e legittima ALLORA la deduzione opposta, ovvero che tale nuova famiglia è invece un momento di rottura degli schemi intrafamiliari precedenti riproducenti il macrocosmo sociale vetero capitalista, nonostante tale nuova famiglia formalizzata giuridicamente veda la luce nell’era del dominio ultracapitalistico. Non entro nel merito delle due deduzioni, non so quale sia quella vera e quale quella falsa, dico soltanto che nessuna delle due possiede caratteristiche di necessità logica e quindi forma apodittica. Concordo che molta della fenomenologia familiare attuale (anche quella ancora non normata) è l’espressione sovrastrutturale del dominio strutturale capitalistico, ma la famiglia in sé esiste come fenomeno NATURALE da tempo immemore, sia pure sempre plasmata dal periodo storico e dalla cultura di riferimento. Personalmente sono convinto che tale aspetto naturalistico del fenomeno vada maggiormente rispettato, ed in questo solco mi pongo al di là di ogni considerazione sociologica e politica per affermare il mio rispetto e sostegno a tutti coloro che si battono per il diritto a formare alla luce del sole, ed in piena legalità, famiglie non tradizionali, siano esse unioni di fatto tra etero, tra gay, trans eccetera…

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