“È giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse”…

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“È giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse. Perché spende e investe di più… L’importante è che ci guadagnino tutti: se uno fattura di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere”. Così Matteo Salvini, ministro dell’Interno, ai microfoni di Radio Anch’io, rispondendo a una domanda sulla Flat tax.

Per una critica rigorosa.

Questo concetto è uno dei paradigmi su cui è incardinata tutta quanta quell’idea dell’economia che si chiama supply side economics.
Questa idea ha trovato prima massiva applicazione con Reagan negli USA.
Uno dei cavalli di battaglia del pensiero di Reagan era la “curva di Laffer”, uno dei suoi economisti consiglieri.
Secondo Laffer oltre una certa soglia di imposizione fiscale, le tasse disincentivano a lavorare e produrre, quindi occorre trovare un regime ottimale abbassando moltissimo le tasse, in maniera non progressiva, perchè tanto questo non provocherà minori introiti per lo stato ma un aumento esponenziale della base imponibile.

La storia sbugiardò Reagan su tutta la linea, in effetti con la sua politica semplicemente i ricchi poterono arricchire più alla svelta, ma nel bilancio USA aumentò enormemente il deficit e il debito senza per altro che questo corrispondesse ad alcun investimento compiuto.
Ad oggi possiamo dire che appiattirsi sulle leggende della supply side economics è in assoluto il modo più stupido per essere anti-keynesiani.
Non il modo meno efficace, badate, ma proprio il modo più stupido.
La flat tax è concettualmente figlia di queste stupidaggini ( ricordo quanto diceva Stiglitz sulla curva di Laffer: una fantasiosa teoria che non ha maggior peso scientifico di uno scarabocchio su un pezzo di carta ).

Volendo uscire da un mero economicismo e sforzandosi di capire il senso politico generale di quanto sta accadendo, questa resurrezione senza resipiscenza, francamente anche un po’ grottosca, della “Reaganomics” in Italia con 40 anni di ritardo, dovrebbe farci capire che il problema è il paradigma di fondo che resta lo stesso di prima, alla faccia del governo del cambiamento.
Le supply side economics prospettano sempre soluzioni operate dal lato dell’offerta.
Non diversamente da quello che hanno fatto Berlusconi un tempo, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni.
Smonta il diritto del lavoro, le aziende assumeranno di più, tolti i laccioli poi lavoreremo tutti, guadagneremo meglio per questo motivo, la maggior capacità di produrre delle aziende ad un costo del lavoro per loro più vantaggioso trainerà tutto il resto.
Questo il governo del “cambiamento” non può dirlo, suonerebbe effettivamente troppo poco popolare.
Ma non uscendo dal medesimo paradigma persegue la stessa identica logica semplicemente proponendosi di buttar giù le tasse.
Scopo di questa operazione?
Avere capacità di penetrazione sugli altri mercati.
Esportare, esportare, esportare.
Cosa che puoi fare efficacemente quanto meno redistribuisci ricchezza al tuo interno, e quanto meno tendi a importare anche perchè la gente è povera.

Insomma, il confronto politico in Italia sta avendo luogo tra gli ascari del nazionalismo economico germanico, e un revascismo nazionalistico del nostro piccolo capitale temporaneamente sconfitto dalla germania.
Ma rimanendo all’interno del paradigma mercantilista: fai il culo ai tuoi lavoratori per esportare di più e roversciare le contraddizioni sul tuo vicino di casa.

Questa cosa non si contesta né difendendo l’euro, cioè schierandosi con gli ascari del nazionalismo commerciale germanico, né diventando codisti rispetto a chi vuol passare dal nazionalismo economico altrui subìto a senso unico al nazionalismo economico praticato in proprio.

Si combatte proponendosi di perseguire un modello sociale e di sviluppo trainato innanzitutto dall’espansione del mercato interno.
Il che presuppone il liberarsi dalla moneta dei tedeschi, ma presuppone anche il fatto di fare poi l’opposto di quel che si propone di fare questo governo qua, senza per altro nemmeno più proporsi di liberarsi dall’euro.

Non illudetevi di poter eludere questo passaggio buttandola sull’antifascismo, perchè in questo momento non argina un bel niente.
Buona fortuna a tutti perchè ne avremo bisogno.

2 commenti per ““È giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse”…

  1. Alessandro
    10 giugno 2018 at 11:38

    La storiella di Salvini è vecchia e può ancora abbindolare qualche ingenuo, ma fa felici tutti quegli italiani, e pochi non sono, che vivono semplicemente contando i quattrini che hanno in tasca, figli del nostro rozzo pragmatismo che è una delle cause della nostra arretratezza, della proliferazione della criminalità organizzata, dell’evasione fiscale, della mancanza di rispetto per le principali regole della convivenza civile.
    Ci sarebbe un solo modo per rendere praticabile la boiata leghista, che i 5S dopo averla definita stupida e incostituzionale in campagna elettorale oggi si sono decisi supinamente ad accettare gettando le basi per il loro probabile tramonto politico, ossia trasformare la sanità italiana da pubblica a privata, dal momento che i mancati introiti sono poi quelli che grosso modo vengono utilizzati per mantenerla pubblica.
    Tutti gli Stati che la applicano sono in sostanza privi o quasi di welfare.
    Il reddito di cittadinanza viene adottato da tutti i Paesi più progrediti sotto il profilo socio-economico, perchè, se gestito bene, può avere sicuramente oggettive ricadute benefiche al contrario della boiata leghista.

  2. Luigi Fossati
    13 giugno 2018 at 21:19

    Semplice…semplice…fondamentale: è giusto che si producano guadagni così fuori misura, senza alcuna garanzia di redistribuzione, a vantaggio di una elite di extraricchi, neanche tanto esigua per la verità. …

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