Gli “insiemisti”

Piano piano, senza voler avere una ricetta, che non ha nessuno, vorrei però fare una brevissima riflessione sul senso di una lista unitaria di sinistra. Chi la difende non può non rendersi conto che essa, nel migliore dei casi, e cioè se riuscisse a entrare in Parlamento, trattenendo un elettorato da un lato troppo governista per accettare la quota radicale, e dall’altro troppo radicale per tollerare i Pisapia-Bersani, si sfascerebbe un minuto dopo il voto.

I pisapii-bersanian-speranzosi cadranno di nuovo vittima della fascinazione del blocco unico anti-populisti che andrà da Renzi a Berlusconi passando, per ineludibili esigenze aritmetiche, anche da loro, magari cercando una formula che gli salvi la faccia (no a Renzi premier e sostegno esterno caso per caso, senza ingresso organico nella maggioranza). I numeri sono evidenti: il blocco FI-Alfano-Pd arriva si e no al 42-44%, troppo poco per governare il Paese, per cui saranno chiamati alle armi anche gli Insiemisti, fino a D’Alema (compreso) con quel 5-6% che possiedono. Anche perché è difficile che si ricostituisca un blocco di centrodestra tradizionale (che comunque non avrebbe nemmeno esso i numeri per fare maggioranza). Una legge elettorale proporzionale, che sarà quella con cui andremo al voto, consentirà di costituire una larghissima coalizione ex post, cioè dopo il voto. D’altra parte, il motivo per cui Pisapia non vuole proprio avere a che fare con SI e con la coppia più bella del mondo del Brancaccio è che si vuole risparmiare la fatica di una scissione post voto, e di dover discutere con compagni di viaggio che abbandonerà immediatamente.

Allora che si dicano le cose come stanno: si vuole la lista unitaria per “sfangare” le elezioni, usare l’effetto di traino di Pisapia-Mdp per riuscire a portare anche SI in Parlamento (da sola, con il 2% di cui è accreditata, non supererebbe la soglia di sbarramento), mentre, perlomeno alla Camera, il gruppo unito potrebbe, secondo recenti proiezioni, prendersi una ventina di deputati circa, dentro i quali si piazzerebbero alcuni di SI. E poi, dopo il voto, se i pisapii vorranno andare in maggioranza, ci si saluterà ed ognuno per la sua strada. Questo è.

Ora, non è del tutto sicuro che tale disegno additivo riesca, nel senso che se poi il compromesso programmatico fosse troppo al ribasso, i voti per la lista unitaria si conterebbero per sottrazione, anziché per addizione, rispetto a quello dei singoli partiti-movimenti. Ma supponiamo che il disegno additivo funzioni: in fondo, SI e Mdp-pisapii hanno elettorati relativamente compatibili l’uno con l’altro. Il problema è un altro. La rinuncia a punti qualificanti di un programma di sinistra all’altezza delle sfide che ci aspettano sarebbe inevitabile, per potersi fondere, seppur a freddo, con i pisapii speranzosi. Lo si nota già adesso: SI, nei suoi principali dirigenti, sta assumendo una posizione banale e retriva, rinunciataria, su temi fondanti come l’Europa. Altri compromessi al ribasso ci saranno, per poter convincere Giuliano La Prostata a fare una lista unitaria.

E i compromessi programmatici al ribasso si pagano caro. Radicano nell’elettorato la convinzione che la sinistra sia poca cosa, sia incapace di affrontare i problemi. Danneggiano gravemente la credibilità del gruppo dirigente che li ha fatti, screditandolo. Il ricordo di esperimenti disastrosi come l’Arcobaleno o Ingroia è ancora vivo nell’elettorato potenziale della sinistra, e spiega perché parte di tale elettorato si sia improvvidamente volta verso il M5S.

SI è disposta a pagare questo prezzo, pur di avere un po’ di visibilità e qualche contributo detratto dall’indennità grazie alla presenza di un manipolo di deputati e (meno plausibilmente) senatori a Roma? Io penso che il rapporto costi/benefici sia gravemente squilibrato dal lato dei costi. A me interessa tanto quanto, oramai io sono un osservatore esterno delle vicende di quell’area della sinistra, però l’effetto reputazionale negativo ci sarà per tutti noi. E’ come una nebbia che avvolge qualsiasi tentativo, anche quelli seri, di ricostruzione della sinistra.

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4 commenti per “Gli “insiemisti”

  1. Nicola
    7 luglio 2017 at 17:29

    Se non ci sarà accordo nell’area di tutta la sinistra sicuramente non ci sarà la consapevolezza nelle masse del voto utile. Votare per non essere rappresentato è deleterio.Solo con l’aggregazione di tutti i tessuti di sinistra ci riappropieremo dei voti di sinistra che abbiamo regalato ai 5stelle. Altrimenti continueremo a votare 5stelle.

  2. Alfonsino
    9 luglio 2017 at 11:58

    E’ necessaria ed urgente una alleanza di tutta la sinistra. Sono consapevole che debba essere voluta dai politici che hanno governato l’ Italia prima dell’ incoronazione di Renzi ma non posso, e come me penso anche molti italiani, ritenere che tali uomini possano farlo.La crisi italiana è stata prodotta dalle scelte politiche di chi era al governo ossia dagli stessi uomini che oggi si propongono di unificare le forze della sinistra e forse di trovare una soluzione ai disastri da essi stessi generati. I cittadini sono orientati al voto utile o al non voto perché non si riconoscono nei programmi dei politici, visti i disastri generati. E’ il popolo della sinistra ad essere stato deluso e per questo la strada sarà in salita e chi si propone di presentare un nuovo progetto di sinistra deve essere credibile. Al contrario le destre viaggiano in autostrada e con più facilità possono raccogliere il proprio elettorato. Ritengo qundi che si devono proporre uomini nuovi sostenuti dalla classe politica precedente capaci di indicare progetti e indirizzi. In definitiva si dovrebbe attuare una politica sostenuta da principi di uguaglianza, di giustizia sociale, in discontinuità con quella attuata finora senza ricorrere al sistema della rottamazione del pensiero politico precedente.

  3. eduardo d'errico
    11 luglio 2017 at 11:02

    Fino al ‘ 68, grazie al populismo d’antan ( la “doppiezza” togliattiana) il PCI, che conosceva e rispettava alla lettera i confini imposti da Yalta, ha però fatto credere alla massa proletaria di esser portatore di una “alternativa di sistema”. Dopo il ‘ 68 è invece emerso tutto l’impegno del partito a difendere il sistema, anche da pericoli “di sinistra”. Negli anni successivi, di fronte alla decadenza dei regimi dell’Est,si è consolidata nel PCI la convinzione della superiorità dei sistemi di mercato capitalista e del liberalismo. Così il ceto politico del PCI,PDS,DS, ecc. è apparso agli occhi del popolo subalterno come conservatore ed estraneo. Neppure la sinistra “radicale” è sfuggita a questo giudizio, anche grazie alla sua disciplina subordinata nelle alleanze,rotta solo da Bertinotti nel 1998, ma rapidamente ripristinata. Quindi l’intero personale politico della sinistra è rientrato, giustificatamente, nella definizione di casta, col conseguente ripudio politico ( e della politica) di massa. Non inganni la forza numerica di FI/Lega e del PDF. Si tratta di un consenso quasi esclusivamente clientelare, dato anche a personaggi politici che si disprezzano. Solo quello al M5S è motivato, che provenga da destra o da sinistra, in primo luogo con l’estraneità dei suoi esponenti, presi davvero dalla “società civile” (o meno civile), rispetto alla classe politica, di cui invece tutte le frazioni della sinistra ( tranne Falcone/Montanari) fanno parte a pieno titolo.

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