Il governo Draghi, in piena crisi pandemica, rilancia il progetto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina

Il governo ha deciso di rilanciare alla grande il progetto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Lo ha annunciato lo stesso ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini, che ha ribadito che il tutto è stato concordato con il Presidente del Consiglio.

Tendenzialmente l’opera verrà realizzata – questa l’intenzione e questo ha dichiarato (per lo meno questo riportano i quotidiani e le agenzie di stampa) – solo con risorse pubbliche che verranno previste nella legge di bilancio del 2023. Nel frattempo lo studio di fattibilità verrà affidato alla società “Italferr” che fa parte del gruppo FS.

Dubito che ci saranno particolari obiezioni né da destra né tanto meno da “sinistra”. La prima, liberista e industrialista per definizione, è sempre stata favorevole fin dalla prima ora. La seconda, che fece una dura opposizione quando a prospettare l’opera fu l’ex nemico pubblico numero uno, l’odiato Berlusconi, è totalmente asservita al “leader maximo”, Mario Draghi, e all’establishment dell’UE.

Logica e buon senso vorrebbero che queste (ingentissime) risorse pubbliche necessarie alla costruzione di un’opera di dubbia utilità fossero destinate a questioni più urgenti, innanzitutto alla sanità, ad esempio, tanto per dirne una (si fa per dire…), soprattutto in regioni come la Calabria e anche la Sicilia dove non mi pare che la sanità pubblica sia particolarmente in salute. Non lo è in tutto il resto del territorio nazionale, per la verità, ma in alcune regioni la situazione è ancor più drammatica per tante concomitanti ragioni…

E quindi, in un paese che ha visto smantellare la sanità pubblica negli ultimi trent’anni a causa di scellerate politiche neoliberiste, che cosa si inventa il governo in piena crisi pandemica? La costruzione del ponte sullo stretto di Messina, che diamine…

Ci sarebbero tante altre ragioni che consiglierebbero di investire il denaro pubblico in altre urgenti questioni oltre a quella già evidenziata. Innanzitutto la realizzazione di una serie di infrastrutture che nel centro sud sono ancora, a dir poco, carenti o in pessime condizioni. Solo per dirne una, spostarsi con mezzi pubblici dalla Calabria alla Puglia, o dal Lazio al Molise, o anche all’interno di una stessa regione del centro sud, Calabria, Basilicata o Sicilia, è tuttora una notevole impresa che richiede una certa disposizione al sacrificio. Allo stato delle cose il ponte sullo stretto non sarebbe altro che una cattedrale nel deserto.

Per non parlare del fatto che da anni le cosche mafiose (abilmente camuffate sotto apparentemente rispettabili imprese e società varie, finanziarie o altro) non vedono l’ora di mettere le mani su quei denari e non sarà certo la buona volontà di alcuni solerti e apprezzabili magistrati ad impedirglielo.

Insomma, si diceva che la pandemia ci avrebbe obbligato a voltare pagina, che “niente sarebbe stato più come prima”, vi ricordate?

Mi pare di poter dire (non che avessi dei dubbi in proposito…) che tutto sta continuando e continuerà ad andare come prima e forse anche peggio. Non vuole essere una considerazione retorica ma realistica.

Il governo Draghi conferma di essere il governo delle banche, del grande capitale, della finanza, cioè quelle forze interessate ad ottimizzare i loro profitti e i loro interessi e non certo il benessere, la qualità della vita e la salute pubblica.

(Fabrizio Marchi, candidato, come indipendente, alle prossime elezioni amministrative di Roma, con il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo, come consigliere comunale)

Ponte sullo Stretto, il progetto (pronto) che non si farà nemmeno con i soldi del Recovery- Corriere.it

Fonte foto: Corriere della Sera (da Google)

1 commento per “Il governo Draghi, in piena crisi pandemica, rilancia il progetto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina

  1. Enza
    5 agosto 2021 at 17:57

    Il governo Draghi ubriaca lucertole.
    Riassumi bene quali I problemi infrastrutturali delle regioni meridionali. Si provi ad andare a Bari da Reggio Calabria. Si può arrivare a cambiare tre volte e a impiegare 12 ore.
    A livello di mulattiere…
    Che aspettarsi da un accrocchio di avventurieri di tutte le risme guidati da un corsaro della finanza?
    Ovviamente le mafie ringraziano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.