J.K. Rowling: il fallimento ci insegna il potere della vita

“Perché allora parlo dei benefici del fallimento? Semplicemente perché il fallimento ha significato un’eliminazione dell’inessenziale. Ho smesso di fingere, ho visto che non ero altro che quella che ero, e ho iniziato a convogliare tutta la mia energia nel portare a termine l’unico lavoro di cui davvero mi importasse. Se avessi avuto successo in qualsiasi altra cosa, non avrei mai trovato la determinazione per riuscire nell’unica arena a cui credevo di appartenere veramente…”

Il discorso tenuto ad Harward dalla Rowling, scrittrice di indubbio talento, evidenzia una capacità di pensiero notevole. Che il fallimento sia altamente educativo è ben presente nella letteratura mondiale ( sullo stesso tema con maggiore profondità si veda,per fare un solo esempio, Pier Paolo Pasolini)

La conoscenza della storia e della filosofia greca le fa scoprire cose nuove che sono ben altro rispetto alla pattumiera ideologica del trionfante neoliberismo che oltre ad essere una teoria economica è un apparato ideologico necesario alla conquista politica e culturale delle masse affinchè esse siano convinte della giustezza del totalitarismo dei nostri tempi.
E’ bene avere chiaro che una tale acuta riflessione non è in contraddizione con lo spirito dei tempi oscuri in cui viviamo. L’individuo isolato può con la sua energia interiore cambiare addirittura il mondo, il che presume che tenendo in conto solo i poveri del suo democratico Paese, essi sono poveri non perchè vi è una politica disastrosa in Gran Bretagna con feroce abbassamento dei diritti sociali, ma perchè non hanno energia creativa, incapaci di cogliere il messaggio di Plutarco (tra l’altro filosoficamente estraneo alle riflessioni della scrittrice).

Non ci vuole molto ad individuare, dietro fascinose parole sull’individuo capace di cambiare il mondo, lo spettro dell’homo eoconomicus liberistico che da solo produce nel suo egoismo merci che serviranno a tutto il genere umano perché sarà il Mercato a regolarli nell’interazione con altre merci e a provvedere immediatamente in caso di scompenso…
Non a caso Joanne Kathleen Rowling ( autrice affermata della saga di Harry Potter) si sente fortunata di vivere in un Paese democraticamente eletto dove i diritti di tutti son regolarmente rispettati, tormentata tuttavia da incubi per ciò che viene a sapere dei crimini compiuti per esempio in Africa da regimi totalitari
.
Naturalmente io spero che non soffra così tanto e che si affidi di meno ad Amnesty International che, oltre a cose meritevoli, ha saputo con le sue bugie sulla Libia e sulla Siria favorire l’opinione pubblica perché venissero bombardati dittatori come Gheddafi e Assad.
E soprattutto, dato che è un intellettuale che legge, si informi anche delle operazioni terroristiche dei servizi segreti britannici (Mi6), della devastazione operata in Africa dalla civilissima Francia, degli omicidi mirati della Cia, delle carceri segrete, delle torture quotidiane del sionismo…
Una lezione molto utile ci viene da un personaggio così autorevole…Il capitalismo politico/finanziario, con la sua arma segreta, il neoliberismo rinforzato quotidianamente dalle fake news dei governi Nato è in grado non solo di plagiare e di rendere semiumani le persone ignoranti ed indifferenti ma, come si vede, anche gli intellettuali e gli scrittori di talento1)

NOTE
1) un estratto del discorso tenuto ad Harvard lo si può trovare in LIBRE, 30/4/2017. La Rowling: con Harry Potter 450 milioni di libri. Terzo caso editoriale dopo la Bibbia e il Libretto Rosso di Mao

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1 commento per “J.K. Rowling: il fallimento ci insegna il potere della vita

  1. salvatore drago
    5 maggio 2017 at 22:08

    Sì sono convinto anch’io che si possa essere scrittore di talento malgrado si soffra di ignoranza profonda. Ignoranza a volte voluta perchè è senz’altro comodo adagiarsi nella beata (in)consapevolezza di guardare, e solo superficialmente, ciò che ci è vicino e ignorare o fingere di ignorare il resto.
    Voltaire avrebbe detto “la beatitudine di esser convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili”. Quella stressa “beatitudine” che i mezzi di comunicazione mainstream vorrebbero propinarci in dosi ora omeopatiche ora massicce quotidianamente.

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