La caduta

L’Occidente ha festeggiato, lo scorso 9 novembre, la caduta del muro di Berlino nel 1989. Anche il Paradiso il Terra di cui oggi si ricorda il mondano trionfo ha qualche notevole problema. Un Paradiso di libertà che minaccia l’estinzione della vita è una contraddizione in termini di cui pochi si occupano.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre è la seguente:

“Quale Occidente festeggia?”

Non certo i popoli schiacciati sotto le macerie di un liberismo che ha cannibalizzato i diritti sociali per offrire ai popoli orfani di rappresentanza e speranza i diritti civili nominalmente per tutti, praticamente ad uso e consumo dei soli privilegiati cosmopoliti. Sotto le macerie è defunta la sinistra occidentale già in agonia dagli anni ‘80, in quanto sempre più omologata al liberismo, si pensi alla Milano da bere di Craxi, incapace di rispondere alle sfide del cambiamento economico e della composizione sociale.

Il muro ha segnato la fine della distinzione tra destra e sinistra. La differenza era, ormai, solo formale, l’involucro difendeva conquiste strutturali della sinistra comunista. La caduta ha spazzato via l’involucro, il pericolo rosso che limitava l’azione conservatrice delle classi che detenevano i mezzi di produzione ha ceduto il passo ad un liberismo senza limiti. La sinistra marcescente si è adattata al nuovo corso, divenendo la spada e la parola delle forze neoconservatrici. La libertà è decaduta a potere d’acquisto e libero uso del corpo parlato dal mercato. Con il muro di Berlino è finita ogni dialettica, non vi è una destra e non vi è una sinistra, vi è solo un enorme centro in cui confluiscono gli pseudo partiti orientati tutti verso il capitale.

La libertà di cui oggi si ricorda il tragico trionfo è la libertà del mercato e dei big data: tutto è in vendita, tutto è “liberato” in funzione della compravendita.

Chi non ha denaro, non è libero in nulla, può solo attendere che la dolce morte lo porti via con sé.

L’uomo nuovo che emerge dalle macerie del muro di Berlino, non ha concretezza, pur essendo votato al pragmatismo più osceno. Ha rotto gli ormeggi da se stesso, dalla comunità e da ogni legame che implichi cura e responsabilità. Ritornano in mente le parole di Aristotele:

“Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio”.

Vorrebbe essere un assoluto sciolto da ogni legame, perennemente gaudente, ma l’onnipotenza a cui il mercato educa e spinge lo trasforma in un animale, è un Ciclope dei tempi moderni che dal proprio antro vorrebbe dominare su ogni vivente. La libertà solitaria che non conosce altro dio che il proprio interesse personale riduce ogni ente in mezzo, non distingue tra l’essere umano e qualunque ente: tutto dev’essere manovrato per l’accumulo. Ecco un altro balzo della libertà con la solitudine vorace e disperata, qualcosa di profondamente atavico è tornato tra noi. Il male radicale a lungo addomesticato e a volte sublimato è tra di noi, parla e vomita parole come libertà, uguaglianza e diritti universali, ma ha in mente solo interessi pecuniari immediati.

Nel nuovo mondo non c’è dialettica, tutto è interscambiabile, l’irrazionale è la legge che tutto guida. Il simbolico è stato sostituito dall’efficienza delle prestazioni, al punto che l’uomo nuovo è l’uomo-azienda che dispone di sé come un mezzo da investire. L’azienda è stata introiettata a tal punto che gestire i luoghi della cura e della formazione come fossero aziende non desta scandalo e non solleva dubbi. Aziendalizzarsi è il nuovo imperativo per essere inclusi.  Chi non è nelle condizioni di essere incluso è eliminato, deve vivere una vita marginale e silenziosa in attesa che per “sgocciolamento” qualcosa cada dalla tavola delle multinazionali.

La libertà è una condizione economica senza profondità ed interiorità. Ogni discorso sulla reificazione è stato sostituito dalla libertà dei piani di investimento. L’uomo nuovo è solo un corpo esposto ai mercati e parlato dalla lingua dei vincenti del nuovo ordine mondiale senza speranza e senza pensiero. Perché sotto il muro sono caduti il concetto e la verità, sepolti dalla virulenza dei mercati e del liberismo che ha prodotto un nuovo razzismo: il razzismo senza razza, l’essere umano vale per il suo peso monetario e per la resilienza ai movimenti del mercato.

Il punto finale è la libertà aggiogata al mercato, da questa verità bisogna iniziare per rimettere in moto la storia. I decenni successivi alla caduta del muro di Berlino sono stati anni di guerra e terrore in nome della libertà guerriera del mercato globale. Non possiamo che agire, affinché si possa trovare la via che conduce verso orizzonti a misura dell’essere umano. La libertà autentica  è rizomatica, necessita di profondità per alzarsi verso il sole del bene, un universale che non abita nell’Iperuranio ma è nel nostro presente assetato di giustizia.

Letture, 9 novembre 1989 a trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino

Fonte foto: da Google

1 commento per “La caduta

  1. Donatella Amina Salina
    5 dicembre 2022 at 14:07

    Non hanno capito che la libertà è soprattutto interiore ed è libertà dalla forma merce
    Chi è libero dal denaro e dal potete e libero in assoluto

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