La guerra mediatica al rush finale. Perchè voterò Fabrizio Marchi

La guerra mediatica è al rush finale, con la gazzarra dei protagonisti della potente macchina del consenso e dell’intrattenimento. Si insinua il virus che paralizza qualsiasi finalità reattiva, labbra che si muovano instancabilmente, sputando sentenze, incolpando, pervadendo, persuadendo, promettendo. La macchina è ben oliata e funziona ottimamente. Il caos si diffonde nelle case dei tele/web utenti. La solfa è sempre quella, tra le menzogne dei telegiornali e gli eccessi della rete. Una verità fatta in casa, che diventa ancora più distante dalla realtà e terreno ideale per quelli che vogliono continuare ad estendere il proprio potere. E noi, piccole creature costernate, affaccendati dalle assurdità quotidiane, non ci accorgiamo quanto “loro” ci manipolano così facilmente. Del resto, sei un italiano, quando ti incolli alla tv, una televisione oscena, aberrante, con finte alternative; quando vivi passivamente, con spirito acritico; quando ti bevi tutto senza verificare; quando pensi che un partito ti rappresenti; quando pensi che questo sistema sia la soluzione; quando non cerchi la verità; quando “così fan tutti”; quando pensi al tuo orticello; quando ti disinteressi della disgregazione e taci; quando non comprendi che ci si scanna contro tutti nella lotta fra poveri; quando non vedi che sono tutti servi di un modello che ha prodotto povertà, sfruttamento e abbrutimento sociale; quando non consideri che generare e produrre debito è il pretesto per mettere la popolazione sotto il giogo di banche, finanza ed alti potentati; quando……. Pci-pds-pd (e satelliti)…….e pensi cosa (non) abbiano fatto quando era il loro momento….. Il nostro tempo è tempo dell’oblio della memoria storica. Come nulla fosse, il fuoco dell’attenzione pubblica si accende e spegne senza criterio apparente, che non sia la novità di un fatto o la presunta importanza di un problema da parte di un potere emittente nelle comunicazioni di massa. Che c…o di fine ha fatto il futuro? Viviamo in un contesto dove una riscrittura manipolata del passato ha cancellato il futuro. Dovremmo incazzarci per questo, ma forse non siamo più abbastanza vivi per farlo. La Politica è morta. Aldilà dell’evanescenza dei suoi componenti, ha mostrato essere mutevole, come il cittadino votante. Intendiamoci, la situazione attuale è frutto di un’onda lunga proveniente dagli anni 80 del secolo scorso, con la crisi delle “ideologie”, il fallimento dei partiti di massa, il modificarsi dei soggetti sociali, che ha favorito la nascita di partiti personali, mentre i cittadini sono diventati sempre più spettatori (tele o web dipendenti) della “politica spettacolo”. Perdendo consenso i partiti sono diventati contenitori di correnti, aventi ognuna un capetto. Oggi nessuno sarebbe stato in grado di riempire il vuoto politico strutturale di cui siamo testimoni, di aggregare un’area resistente e giocare la carta della collettività, preferendo consegnarci ai sacerdoti del Mercato. Ed ancora c’è chi spera nel voto libero, ancora c’è chi crede di essere al centro dei programmi di partiti e poteri forti. Chi ancora attende il demiurgo. Ma allora, questo popolo che non sa votare, che s’innamora a corrente alternata, che si lascia abbindolare dai pifferai di turno, per poi dolersi dei suoi eletti, perché si affida sempre al potere turpe? Certo, potenti sono i meccanismi di manipolazione e condizionamento, basti pensare al divide et impera mai tramontato, ma urge che il cittadino inizi a frequentare l’autocritica, piuttosto che continuare a languire nella disperazione, nell’odio di opposte tifoserie, lasciandosi irretire da mass media che controllano le menti e da una tecnologia insidiosa, che poco sa usare. Occorre ri-frequentare una nuova politica di classe, di riscatto sociale in una rinnovata visione globale. Oggi è difficile attribuire ai movimenti/partiti un’identità di classe precisa, la perdita di rilevanza del tradizionale asse destra/sinistra rivela il carattere “post-ideologico” delle mobilitazioni, dove nessuno mette in discussione le politiche liberiste, perché quelle mobilitazioni non sono pensate come tappe di un cambiamento più generale per aprire la strada ad un orizzonte condiviso, dove, ad es., si chieda la riduzione dell’orario di lavoro o di rompere la differenziazione sociale (italiano-straniero, giovane-anziano, precario-garantito, maschilismo-femminismo…) o la nascita di organismi nuovi basati sull’autogoverno, che creino nuovi programmi politici, restituendo ai lavoratori/cittadini la possibilità di decidere dei loro destini, attraverso un comune e partecipato agire. L’occasione che mi si presenta alle amministrative romane, per questa volta, non voglio farmela sfuggire, perché penso che occorra ripartire dalle persone, da coloro che possano rappresentare all’interno di una forza politica il motore propulsivo per un diverso modo di fare politica, lontano da ogni predisposizione opportunistica al conformismo ed ogni tatticismo politicante, lontano da certa intellighenzia “sinistra”, che ha rinunciato al ruolo di portatrice di pensiero critico in grado di incidere sull’azione politica. Fabrizio Marchi, candidato indipendente nel PC di Marco Rizzo, ha queste qualità e merita di avere la nostra fiducia.

 

https://www.ilquotidianodellazio.it/comunali-roma-fabrizio-marchi-pc-rilancio-politiche-pubbliche-e-tutele-per-padri-separati.html?fbclid=IwAR0R-gEAhGTD6CZIh-2I05p2rjX2mR5ydM50moiY21TnHax8L2MOc4A1rPQ

 

Nessuna descrizione disponibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.