La vera natura della Lega

Non c’è dubbio che trent’anni di bombardamento ideologico e mediatico politicamente corretto abbiano prodotto la loro contraddizione, cioè il “neo populismo” di destra. Il capitale, in questa fase storica, ha scelto la “sinistra” come garante politica e ideologica della “governance”, cioè della pace sociale, che è la vera finalità strategica.

E’ evidente che dopo questo bombardamento, i ceti popolari, pur in totale assenza di una vera coscienza politica e di classe, hanno cominciato ad “odorare” e a capire la reale funzione della “sinistra”, quella cioè di copertura ideologica del sistema.

Il problema è che in totale assenza di una forza di classe e socialista, quegli stessi ceti popolari si sono rivolti a destra o al M5S, ed è del tutto naturale che ciò avvenisse, anche perché quelle forze sono state molto abili nel porsi come “antisistema” quando in realtà non lo sono affatto. Anzi, anch’esse, dal canto loro, proprio per questa ragione svolgono una funzione di depistaggio ideologico enorme. Una funzione che noi dobbiamo svelare, così come dobbiamo svelare quella della “sinistra”.  Si tratta di due volti dello stesso sistema che, naturalmente, rappresentano anche interessi in conflitto fra loro. Il “sistema” capitalista attuale è una “macchina” estremamente complessa, con conflitti interni di vario genere, e non può essere ricondotto ad un “unicum”.

L’attuale governo rappresenta il compromesso fra quella parte di borghesia nazionale che non è riuscita ad entrare nel salotto del grande capitale mondiale e transnazionale e che aspira a recuperare l’egemonia politica perduta da una parte, e i ceti popolari impauriti dalla situazione che si è venuta a creare e desiderosi di protezione, dall’altra. Naturalmente è la borghesia nazionale ad essere trainante e i ceti popolari (sbrindellati ideologicamente e psicologicamente prima ancora che politicamente) ad essere subalterni e ad aggrapparsi al suo carro. Il punto di mediazione – o meglio, la merce di scambio –  è appunto l’ostilità e la chiusura nei confronti dell’immigrazione. Il paradigma proposto ai ceti popolari dalla neo destra leghista, se mi passate i miei soliti esempi banali è il seguente: ”Io (imprenditore del centro nord) sono il padrone e continuo ad essere e a fare il padrone. Tu sei l’operaio e continui ad essere e a fare l’operaio, zitto e mosca, anzi, ti fai il culo anche più di prima perché qui non ci sono sindacati a rompere i coglioni e quello che conta è l’impresa (elevata quasi al rango di categoria filosofica…) di cui anche tu sei parte (sia pure in una posizione subalterna). Però io ti tolgo dalle palle gli immigrati e ti garantisco una stabilità e una sicurezza all’interno del quadro di cui sopra”.

Si tratta di un compromesso interclassista, fondato su di una logica protezionistica, neo corporativa, e neo reazionaria. Diciamo una sorta di capitalismo “autoritario”, con lo “stato-nazione” a fare da garante e soprattutto da guardiano…

Ma nella situazione in cui siamo, i ceti popolari (che hanno interiorizzato la sconfitta epocale e l’attuale status quo, cioè il dominio assoluto del capitale, come un fatto da cui non si può prescindere, senza neanche averne coscienza) vi aderiscono per paura, insicurezza, smarrimento, incapacità e impossibilità di concepire altro. Diciamo che se è sicuramente un errore definire la Lega un partito fascista tout court, quanto meno nelle forme tradizionali, sicuramente è quello che più lo ricorda o gli si avvicina. Diciamo che si tratta un partito neo reazionario di destra, fortemente identitario, esclusivista, protezionista e neo corporativo, che di fatto, anche se non formalmente, alimenta e coltiva al suo interno anche spinte xenofobe o razziste. Come definirlo correttamente in una parola non saprei, ma credo che ci siamo capiti…

E’, dunque, evidente, che stiamo parlando di un nemico, non certo di un amico…

Ed è altrettanto evidente come fra i compiti strategici dei comunisti e dei socialisti del XXI secolo ci sia oggi anche quello di svelare questa truffa ideologica e politica (oltre quella della “sinistra”…). Per cui non è possibile nessuno sconto e nessun cedimento e tanto meno nessun atteggiamento codista o indulgente nei confronti dell’attuale destra e dell’attuale governo che, naturalmente, vanno combattuti in modo intelligente ed efficace e non facendo ricorso alla brodaglia politicamente corretta di “sinistra” alla quale non crede più nessuno. Da sottolineare che questa “sinistra” del tutto organica al capitale è riuscita anche a ridicolizzare l’antifascismo, utilizzandolo in modo strumentale, ipocrita e opportunista; un fatto di una gravità inaudita, direi imperdonabile, che si aggiunge a tutto il resto.

Una obiezione che viene da alcuni amici a questa mia posizione è quella della famosa contraddizione principale (di maoista memoria) e che peraltro condivido, in base alla quale bisogna anteporre la lotta al nemico principale. Ma per essere corretta deve essere anche contestualizzata. I comunisti cinesi si allearono con le forze borghesi del Kuomintang in funzione antigiapponese perché la Cina era occupata militarmente dal Giappone (una occupazione feroce, milioni di morti, città rase al suolo, uomini e donne schiavizzati e schiavizzate e considerati alla stregua di “sottouomini”). I comunisti europei (italiani, francesi) si allearono con gli angloamericani perché l’Europa era occupata dal nazifascismo. Esempi banali ma spero efficaci. Oggi la situazione è completamente diversa, quindi non ha senso schierarsi per una parte contro l’altra. Non c’è dubbio che il nemico principale resti il grande capitale transnazionale, ma oggi questo non comporta assolutamente chiudere gli occhi di fronte ad una forza neo reazionaria come la Lega o considerarla una sorta di alleata tattica, sia pure momentaneamente e nella situazione contingente. Questo non farebbe altro che contribuire ad alimentare la mente già confusa della gente e il conseguente depistaggio ideologico.

Di seguito posto un mio relativamente vecchio articolo proprio sul tema, dove approfondisco meglio la questione: http://www.linterferenza.info/editoriali/dallideologia-politicamente-corretta-al-populismo-destra/

La funzione del M5S è ancora in parte diversa e in parte simile ma ne parlerò in altro momento.

Due parole, in conclusione, sul ruolo della Chiesa che in questi giorni sembrerebbe entrare in rotta di collisione con il governo e in particolare con la Lega, sulla questione degli immigrati. Il quotidiano della CEI e Famiglia Cristiana hanno utilizzato parole durissime nei confronti di Salvini. Ovviamente su un argomento di tale portata bisognerebbe scrivere un libro. Mi limito a dire che oggi la Chiesa ha un problema di riposizionamento strategico, ideologico e culturale. Bergoglio ha scelto in questa fase di aderire allo “spirito dei tempi” (cioè l’ideologia politicamente corretta) perché ha (aveva) capito che c’era e c’è un’esigenza di rinnovamento della Chiesa stessa. Hanno ritenuto in questo modo di riguadagnare il terreno perduto. Non so se ci riusciranno. La critica che gli viene mossa anche e soprattutto dall’interno del mondo cattolico è che questo cedimento non solo non porterà giovamento alla Chiesa ma contribuirà ad indebolirla ulteriormente. E’ chiaro che anche la dialettica interna al Vaticano e al mondo cattolico fa parte della dialettica politica complessiva. La Lega è un partito reazionario e naturalmente aderisce alle componenti tradizionaliste e ultra tradizionaliste della Chiesa e si trova in una posizione conflittuale nei confronti dell’attuale pontificato di Francesco. Ma anche le dichiarazioni di questi giorni rimandano – come dicevo – alla questione più generale del posizionamento della Chiesa nell’attuale fase storica.  Una Chiesa capace di sviluppare una critica autentica del sistema capitalista dominante oppure una Chiesa che cerca un suo riposizionamento politico, funzionale al sistema stesso? La storia ci dice che papi e imperatori si sono combattuti per secoli ma alla fin fine si sono sempre spartiti il potere e la Chiesa (nelle sue varie e differenti declinazioni) ha finito sempre per svolgere il compito di coprire ideologicamente il dominio di classe.

Staremo a vedere…

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23 commenti per “La vera natura della Lega

  1. 7 agosto 2018 at 15:53

    io vorrei aggiungere poche considerazioni a contorno di un articolo con cui sostanzialmente concordo.

    La Lega, nella persona del ministro Maroni, blocco la legge contro i licenziamenti in bianco. Legge successivamente approvata dal PD(una delle poche leggi non contro i lavoratori).
    La Lega sostiene la flat tax. Ovvero la natura non progressiva della tassazione. Una modulazione della tassazione che è contro i ceti poveri.

    La natura capitalista della Lega si vede anche da questo.
    C’è un interessante analisi poi del “decreto dignità” sul sito del partito comunista dei lavoratori. Vero che c’è stata un’inversione di marcia sulla precarietà (con confidustria e il pd che si lagnavano per questa elemosina) ma nascoste vi sono state introdotte delle ufficilizzazione del precariato in altri modi.

    Infine, vorrei dire un’esperienza personale: ho lavorato sia per grandi multinazionali (straniere) sia per aziende padronali.
    Queste ultime sono le peggiori nello sfruttamento dei lavoratori.
    Con il manager che si crede Steve Jobs e ti guarda ogni singola cosa.

  2. Giovanni
    7 agosto 2018 at 18:13

    La questioni sollevate sono interessanti. Io non penso che non ci possa alleare neppure tatticamente (ho ad esempio firmato la petizione su Foa nonostante non piacciano né il suo riferimento al pessimo Montanelli né quello alla ancor più pessima meritocrazia) tuttavia bisogna vedere in che ottica fare questa alleanza tattica perché alcuni appiattimenti non mi piacciono.

    Se la prospettiva è quella di riuscire giocare un ruolo politico nell’ipotesi che si stia avvicinando una frattura di un certo rilievo è un conto. Verrebbero fuori i conflitti interni di Lega ed M5S ed una dinamica dagli esiti non predeterminati.

    Se invece si pensa di poter apportare delle migliorie a dei provvedimenti minimali nella speranza di spostarli un po’ più a sinistra allora la risposta è un secco no. Quest’ultima prospettiva infatti porterebbe a ricadere nella palude sindacalese, che è minimalista per definizione e che da sempre fa parecchi esclusi, almeno questa è la mia pur piccola esperienza con in sindacati.

    Vediamo ad esempio la recente polemica sull’articolo 18 ed il decreto dignità, la presenza dell’art. 18 non ha impedito la crescente precarizzazione, io non ho mai avuto l’art 18 in vita mia (ed ho 46 anni). L’art. 18 è diventato ormai la madre di tutte le discriminazioni fra i sommersi ed i tutelati su cui lucra da anni un sindacalismo minimalismo e complice. Sarebbe davvero utile insistere su questa battaglia? Non significherebbe rioccupare il posto che i sindacati complici occupavano e che non riescono più ad occupare? Non sarebbe una coazione a ripetere?

    • Giovanni
      7 agosto 2018 at 21:37

      Rileggo il commento di poco fa. Rettifico un refuso: “sindacalismo minimalista e complice”.

      Aggiungo per la precisione che con le domande retoriche successive intendo dire che proseguire su questo tipo battaglia sarebbe sbagliato perché sarebbe solo un voler rifare quello che per anni hanno fatto i sindacati complici, cioè abbandonare gli esclusi. Non vi è cosa meno socialista di questa.

    • Alessandro Tosolini
      8 agosto 2018 at 13:08

      Bah, io ho sostenuto Foa e firmato quella petizione, ma è l’unica cosa su cui sono d’accordo con questo governo, dato che riguarda un lato più sovrastrutturale come la tv pubblica (in tal senso la dialettica di scontro tra le due fazioni del capitale potrebbe effettivamente portare a maggiore pluralismo nell’informazione della RAI). Sul resto opposizione ferma e nettissima. La Lega non solo non è la soluzione, ma è parte del problema. Gli unici che dimostravano un minimo di timida opposizione ai poteri forti massonici, mafiosi e vaticani e alla loro centrale di comando Ciassad erano i 5 stelle, ma si sono ridotti ad ammansirli per ottenere qualche elemosina con cui prendere qualche voto per spartirsi qualche poltrona.

      Sull’articolo 18, sarà pure oggetto degli sproloqui della CGIL, ma nei fatti cosa hanno fatto costoro per difenderlo? Semmai più che abolirlo bisogna estenderlo e non bisogna commettere l’errore di farsi la guerra tra poveri (garantiti e non garantiti).

      • Giovanni
        8 agosto 2018 at 16:47

        Foa è un liberale, può essere appoggiato solo tatticamente ed è per questo ho firmato la petizione.

        Per quanto riguarda l’art.18 il punto è che non si può governare il mondo del lavoro per intero ripetendo solo art.18. Una cosa sono i grossi stabilimenti della FIAT, un’altra cosa è ad esempio un officina elettrauto con due o tre dipendenti. Accanto alla possibilità di sfruttamento da parte del “principale” ci sta anche l’azione di formazione, selezione e disciplinamento della forza lavoro senza la quale quell’unità produttiva non funzionerebbe. E questa azione è diversa per due le due diverse realtà che ho menzionato.

        Volere perseguire l’improbabile applicazione del solo art.18 a tutto il mondo del lavoro senza affrontare la complessità del governo e selezione della forza lavoro nei diversi settori ha un solo risultato possibile, ovvero l’applicazione parziale. Se i roboanti proclami all’insegna del “non uno di meno” poi nella pratica diventano “vedrai quanti ce ne saranno di meno” è perché questo approccio contiene delle clausole di esclusione in partenza. Infatti i sindacati mai si sono occupati degli esclusi e soprattutto mai si sono occupati davvero dei disoccupati in generale. Il risultato dell’applicazione parziale è, per tornare all’esempio, che il lavoratore della piccola officina che per qualsiasi ragione perde il lavoro si deve arrangiare da solo.

        Ora qui il punto è se si può o meno appoggiare tatticamente il governo giallo-verde. E la mia risposta è che se siamo vicini ad uno strappo allora lo si può fare ma con l’obiettivo di aggregare un area socialista che possa consolidarsi ed avere un peso politico (Marchi invece ritiene di no). Certamente non per il contenuto dei singoli provvedimenti (che sono così minimali da far piangere) pensando di spostarli un po’ più sinistra, questa sarebbe la medesima illusione di chi pensa di applicare l’art. 18 in maniera universale. Per questa illusione ci sta già la CGIL che prima o poi si riallineerà al nuovo corso storico post-globalizzazione.

        Serve una gestione complessa ma universale della forza lavoro per realizzare una sicurezza sociale vera. Continuare a ripetere “art.18 art.18” è come ostinarsi ad aggiungere epicicli su epicicli al sistema tolemaico per non affrontare un problema più complesso. Una palude nella quale sindacalisti scaltri e navigati stanno volentieri ma in cui è bene non cadere.

  3. Panda
    7 agosto 2018 at 22:09

    C’è un punto, che però è dirimente, da cui dissento profondamente: l’analogia col fascismo.

    Il fascismo storico poteva avere una facciata interclassista e piccolo borghese ma era e sempre restò lo strumento del grande capitale: questa era l’analisi tradizionale dei comunisti in esplicita contrapposizione a quella della Concentrazione antifascista e a distanza di tanti anni continua a sembrarmi assolutamente corretta.

    Così come continua a sembrarmi indispensabile evitare accuratamente un’interpretazione della politica economica fascista in chiave di arcaismo protezionista, quasi che invece il libro scambio fosse intrinsecamente progressivo!, perché consegna mani e piedi a quello che Ester Fano Damascelli chiamava “antifascismo liberista”.

    A me pare che: si sopravvaluti l’autonomia dell’Italia; non si tenga conto delle fratture che si stanno profilando all’interno della globalizzazione accompagnate da un certo non direi “ritorno” (perché non se n’è mai andato) ma diverso protagonismo dello Stato nazione; che in ogni caso lo scambio coi lavoratori non può limitarsi all’immigrazione perché una porzione rilevante della piccola-media borghesia lavora per un mercato interno devastato dall’austerità.

    Ovvero che cosa sia e cosa farà la Lega non lo so, ma se il senso politico dell’antifascismo era l’individuazione della componente più pericolosa della borghesia, ebbene, penso non abbia alcun senso applicarlo alla Lega.

    • Fabrizio Marchi
      7 agosto 2018 at 22:54

      Io però non ho scritto che la Lega è un partito fascista. Ho detto che obiettivamente è quello che più gli si avvicina, sotto certi aspetti. Tutto qui.
      Non ho neanche detto che oggi la Lega sia il problema principale che per me resta il grande capitale internazionale e l’imperialismo. Il punto è che io non penso affatto che la Lega sia una variabile esogena al sistema, così come non lo erano e non lo sono mai stati i fascisti. Il fascismo, in tutte le sue varianti, è sempre stato uno strumento delle borghesie a cui queste ultime ricorrevano quando si riteneva che non ci fossero più margini di mediazione con il movimento operaio, socialista e comunista.
      Oggi la Lega è una variante del sistema, di un sistema molto complesso, se vogliamo della parte più debole della borghesia (se ancora così vogliamo definire le classi capitaliste dominanti), ma può sempre essere usata dai gruppi più potenti delle classi dominanti a cui ciò che interessa, lo ripeto fino allo stremo, è la governance, cioè la pace sociale, all’interno della quale continuare a fare il loro comodo. Se le forze liberali tradizionali o la “sinistra” (liberale anch’essa) non sono più in grado di garantire quella pace sociale (perché non sono più credibili agli occhi del popolo), va benissimo anche la Lega, purchè gliela garantisca. La Lega non è al governo per fare la rivoluzione, ragazzi. Anzi, questo governo, proprio perché ha il favore di larghi settori popolari, può garantire meglio di altri e con più credibilità la pace sociale.
      Dobbiamo entrare nell’ottica che oggi NON esiste una forza politica realmente alternativa, anche se la Lega e il M5S sono stati abili a presentarsi come forze “antisistema”, e questa è stata la loro carta vincente. Ma noi sappiamo che così non è. Il loro essere antisistema si traduce nel taglio dei vitalizi ai parlamentari e in questioni simili per quanto riguarda il M5S e nelle politiche antimmigrazioniste per ciò che riguarda la Lega.

      • Panda
        8 agosto 2018 at 0:31

        Caro Fabrizio, io però a mio volta non ho scritto che tu hai scritto che la Lega è un partito fascista. Ho parlato di “analogia”; nella tua risposta ribadisci che la Lega sarebbe il partito che al fascismo più si avvicina “sotto certi aspetti”. Ti contesto la rilevanza qualificatoria degli aspetti. Per dire, negli anni Venti a farsi auspice di un “socialismo nazionale” c’era pure Benedetto Croce mentre l’autarchia il duce la fece per tenerci legati al blocco oro. Ovvero per me certi elementi pesano più di altri, se correttamente inquadrati.

        Non capisco il riferimento all’esogenità: la verità è l’intero, come diceva il tale, di elementi esogeni nella società non ce ne sono.
        Sono invece perfettamente d’accordo a ritenere il fascismo inconcepibile senza una carica antioperaia. Vuoi forse dire che c’era un formidabile rischio di rivolta sociale e la Lega è stata evocata per disinnescarla? Ma fosse solo… Sono pure d’accordo che esiste un rischio di trasformismo (come sempre, d’altra parte). Ovvero, nello scenario peggiore, l’attuale governo sarà una replica di quelli appoggiati dal PD.
        E’ pure ovvio che la Lega non farà la rivoluzione (io però non l’ho scritto…); è altrettanto ovvio, però, che il capitalismo di contraddizioni ne genera parecchie anche all’interno del campo borghese. La mia convinzione è che se non partiamo da qui, e in particolare dal fatto che siamo arrivati al punto che il lavoro non è più utilizzabile come “canale di scolo” per almeno alcune di queste contraddizioni, per riprendere una felice formula di Brancaccio, capiamo poco.

        • Fabrizio Marchi
          8 agosto 2018 at 9:57

          Allora, mi pare che ci stiamo incartando in una discussione un po’ leziosa e fondamentalmente inutile. Per evitare ciò la cosa migliore è una dose di buon senso unita al fatto che è necessario mettere da parte quel pizzico di egocentrismo che abbiamo in tanti quando ci impelaghiamo in un contraddittorio.
          Ciò detto, è evidente che TUTTO va sempre contestualizzato. E’ evidente che stiamo parlando di due contesti completamente diversi. Il fascismo fu appunto alimentato, sostenuto e finanziato dalla grande borghesia italiana che temeva una rivoluzione socialista (appena pochi anni prima c’era la stata la Rivoluzione russa…). Oggi il quadro, come abbiamo detto, è del tutto mutato, e la Lega è la forza politica, come ho già spiegato, che rappresenta quella parte di borghesia che è rimasta all’angolo, diciamo così, e che vuole tornare ad essere egemone. Diciamo quindi che è in atto uno scontro di classe interno alle classi dominanti. La grande e grandissima borghesia capitalista transnazionale (il termine “borghesia” potrebbe non essere appropriato data l’evoluzione delle cose e del concetto stesso di borghesia, ma insomma ci capiamo…), in particolare il grande capitale finanziario (ma io non separo questo da quello cosiddetto “produttivo”…) da una parte, e quella parte di borghesia nazionale dall’altra che appunto ha perso peso politico e insieme a questo anche e soprattutto profitti. E vuole recuperare sia l’uno che gli altri. La Lega rappresenta questa parte di borghesia. Ora, è ovvio che questo non lo può dire apertamente, né più e né meno – per usare un esempio banale ma credo efficace – di un uomo che conosce una donna che gli piace con cui vuole fare sesso e non può dirgli la verità, cioè che è attratto dal suo fondoschiena e dalle sue tette, ma deve raccontargli un sacco di balle, del tipo che è attratto dalla sua intelligenza, dal suo sguardo, dai suoi occhi ecc. Ci siamo? Funziona come esempio?
          Bene. Anche in politica funziona nella stessa maniera. Quindi la Lega si comporta esattamente come quell’uomo. Rappresenta gli interessi di quella borghesia ma deve fare delle concessioni a quella parte di ceto popolare di cui ha bisogno per fare massa critica. La sintesi di questa mediazione è appunto quel patto interclassista, neo corporativo (l’ideologia dell’impresa di cui tutti fanno parte pur nella loro diversa posizione), protezionista in materia economica, esclusivista e neo reazionario (l’ostilità nei confronti degli “altri” considerati come concettualmente come intrusi se non come potenziali invasori…) che fa sì che la Lega, dal punto di vista ideologico, sia il partito più vicino al fascismo. Tutto qui. Mi pare anche molto semplice.
          Dopo di che so perfettamente che oggi il grande capitale transnazionale avrebbe preferito le forze liberali e liberiste tradizionali per garantirgli al “governance”, cioè la pace sociale, però sappiamo anche che la storia non è lineare, ci sono tanti elementi che intervengono continuamente (direi anche fortunatamente…) e che cambiano spesso il corso delle cose.
          Dall’altra parte, il sistema capitalista (e questo, fra gli altri, è uno dei punti di sua più grande forza) è estremamente flessibile e capace di adattarsi più o meno in quasi tutte le circostanze, siano esse politiche o culturali, che di volta in volta si presentano. Ora, siccome ciò che interessa ai veri padroni del vapore è la stabilità, la pace sociale, e siccome né il M5S né tanto meno la Lega sono forze non dico rivoluzionarie (figuriamoci…) ma neanche timidamente socialiste (figuriamoci ancora…) io non escludo affatto che i suddetti padroni del vapore possano trovare un aggiustamento, diciamo così, con le attuali forze di governo, purchè queste ultime non facciano la pipì fuori del vaso. Qualche gocciolina fuori del vaso è ammessa ma non più di tanto. Mi sono spiegato?
          Quindi, in conclusione, l’analogia che facevo con il fascismo, non era sul piano storico-politico ma ideologico, nei limiti che ho detto prima. Se poi invece tu classifichi e consideri il fascismo (ti cito testualmente “il senso politico dell’antifascismo era l’individuazione della componente più pericolosa della borghesia”) come la componente più pericolosa della borghesia, allora posso darti ragione, ma non era questo il senso, come ho spiegato, della mia analogia.
          Dopo di che sarebbe un errore separare il fascismo dal capitale e dalla borghesia. Questa, ovviamente è l’operazione politica e ideologica che fanno da sempre i fascisti per non ammettere a loro stessi di essere quello che sono sempre alla fin fine stati, e cioè dei servi, e allora hanno necessità di camuffarsi dietro ad una brodaglia ideologica che è una miscela di superomismo, squinternate teorie sulla razza e paternalismo sociale. Ma anche in questo caso, vale l’esempio dell’uomo che racconta balle alle donne per portarsele a letto…
          Spero di essere stato chiaro…

          • Panda
            8 agosto 2018 at 12:30

            Caro Fabrizio,
            per me va benissimo stare sul concreto.

            Il fascismo fu sostenuto dalla borghesia italiana perché andava fatta la restaurazione finanziaria degli anni ’20 e i socialisti, che furono approcciati, non erano disponibili a “noskeggiare il popolo”, come scrive felicemente Turati in una lettera dell’epoca alla Kuliscioff. A un pericolo rivoluzionario, dopo il fallimento dell’occupazione delle fabbriche, si poteva giusto far finta di credere (nel ’21 lo ammise pure Mussolini).

            Mi fa piacere che siamo d’accordo sul fatto che assistiamo a uno scontro interno alla borghesia, ma allora ripeto: possibile ritenere che l’unità di un fronte borghese antioperaio egemonizzato dalla grande borghesia non sia un elemento assolutamente qualificante del fascismo? Misurare la vicinanza al fascismo sulla base di elementi ideologici, che del fascismo non erano affatto esclusivi (esclusiva era la carica totalitaria. Ma questa non è disgiungibile dalla potenza e compattezza dei referenti sociali, io direi, anche se naturalmente la storiografia borghese si è data un gran daffare per sostenere il contrario), cioè sostanzialmente un certo parziale allontanamento dall’ideologia internazional-individualista oggi egemone, lo ritengo storicamente sbagliato e politicamente subalterno a quella medesima vulgata liberale. Anche La Pira, per dire, era neo-corporativo, ma non lo definirei per questo più vicino al fascismo di quanto fosse Einaudi. Anzi. O, sempre per dire, la richiesta di uno strettissimo controllo dell’immigrazione era assai comune fra i partiti socialdemocratici e i sindacati nel dopoguerra.

            Fascismo e antifascismo sono concetti che hanno, legittimamente, direi, un certo peso, anche emotivo, per chi si richiama a certe eredità politiche e ideali; pensare di poterli impiegare separando “il piano storico-politico” da quello ideologico, come dici e qualsiasi cosa voglia dire, mi pare, come dire, un po’ curioso.

            Condivido, come ho già detto, la valutazione di estraneità di Lega e 5 Stelle a qualsiasi impostazione anticapitalista, come pure di rischio trasformismo. Condivo molto anche la considerazione sulla flessibilità del capitalismo. Il mio punto è che la pace sociale è certo sempre voluta, ma per garantire il processo di accumulazione. Ed è su questo fronte, dopo anni di austerità e ancora più anni di stagnazione salariale, che a me pare si avvertano gli scricchiolii: lo ammettono anche studiosi non marxisti. In attesa della prossima crisi finanziaria.

  4. Daniele
    8 agosto 2018 at 14:36

    “…nella situazione in cui siamo, i ceti popolari (che hanno interiorizzato la sconfitta epocale e l’attuale status quo, cioè il dominio assoluto del capitale, come un fatto da cui non si può prescindere, senza neanche averne coscienza) vi aderiscono per paura, insicurezza, smarrimento, incapacità e impossibilità di concepire altro. ”
    Non voglio negare che questi fattori non abbiano giocato un ruolo, però secondo me il motivo principale è il disprezzo, l’odio, la superficialità che la sinistra da vent’anni vomita sui ceti popolari. Quando alla radio senti un politicante di Sel/LeU (era un paio di anni fa) dire che “il nemico più pericoloso dell’umanità oggi è il maschio bianco eterosessuale”, quando l’Espresso se esce col numero misandrico che credo conosciate, quando le sole cose che si sentono dire dalla “stupidentia” di sinistra (che occupa ormai militarmente TV, radio, giornali, libri…) sono accuse di fascismo-razzismo-sessismo a ogni piè sospinto, è forse strano che l’operaio, il contadino, il disoccupato, che è in maggioranza bianco ed etero, e almeno nel 50% dei casi maschio, li mandi tutti affanculo e voti Salvini? E poi, inevitabilmente, preferisca credere a lui anche su politiche migratorie, sicurezza, economia, eccetera? La sinistra pensava che mettendo le persone spalle al muro, costringendole alla scelta “o la pensate esattamente come noi su tutto, o siete fascisti, razzisti e maschilisti” le avrebbe obbligate a seguirla. Invece rischia, per reazione, di creare davvero dei razzisti .

    • Fabrizio Marchi
      8 agosto 2018 at 20:26

      Su questo sono completamente d’accordo, però, ragazzi, non mi fate ripetere le cose centomila volte, anche perché è evidente dai vostri commenti che seguite questo giornale e quindi sapete come la pensiamo in tema.
      Mi pare di essere stato chiaro. E cioè in assenza di una SINISTRA di classe, popolare, socialista, autentica, e in presenza di una “sinistra” organica al capitale e imbevuta della sua ideologia, fra cui quella femminista a cui tu stesso facevi cenno, è del tutto ovvio che i ceti popolari vadano in altre direzioni. Secondo me sbagliano, non ad abbandonare l’attuale “sinistra” in tutte le sue declinazioni, che è cosa buona e giusta, ma a pensare che la Lega o il M5S siano forze antisistema, perchè non lo sono affatto e tanto meno sono forze socialiste. Dopo di che mi rendo conto che l’assenza di un soggetto politico quale quello che dalle pagine di questo giornale auspichiamo è un problema enorme. E’ quello a cui noi stiamo lavorando, nella modestia della nostre forze e possibilità. Diciamo che cerchiamo di gettare dei semi, delle idee in quella direzione. Di più, purtroppo, non possiamo fare, cerchiamo di fare al meglio quello che stiamo facendo (a titolo del tuitto volontario e militante…)

  5. Lorenzo
    8 agosto 2018 at 20:00

    Quando ci si sforza di smascherare la falsa coscienza dei dominanti, caro sig. Marchi, bisognerebbe fare attenzione a non prefigurarne una ancor più irreale.

    • Fabrizio Marchi
      8 agosto 2018 at 20:28

      Questo è quello che pensa lei, Sig. Lorenzo. Se ritiene che la Lega sia qualcosa di diverso da quella che io ho descritto e che le mie siano solo fantasie, lo argomenti.

  6. Palmino
    9 agosto 2018 at 13:42

    Oggi il nemico è l’ establishment dominante di cui la sinistra mondialista è parte integrante. Si può discutere a lungo di che pasta sia fatta la Lega. Conta però come la Lega (e 5 Stelle) vengono percepiti dalla gente.
    100 basi nato, i centri di potere sono a Bruxelles, la grande finanza che può decidere di strangolare la nostra economia in qualsiasi momento e così via. Se sei un paese occupato e senza sovranità l’abolizione del capitalismo e il socialismo non possono essere messi all’ordine del giorno. Senza una complessa politica di larghe alleanza la sinistra marxista e radicale rimarrà irrilevante per tutta un’intera epoca storica.

    • Fabrizio Marchi
      9 agosto 2018 at 23:17

      No, non conta come o solo come la Lega e il M5S vengono percepiti ma anche e soprattutto quello che sono realmente. Io non mi presto ad un depistaggio ideologico e quindi non mi presto a prendere per i fondelli la gente. E non vedo la ragione per la quale dovrei occultare quella che ritengo essere la vera natura di quelle forze in particolare della Lega visto che è di quella che stiamo parlando.
      Se domani mi alzassi e trovassi sotto casa un carro armato tedesco o americano (o di qualsiasi altro stato imperialista) allora troverei anche giusto, più che altro necessario, stringere alleanze anche con forze nemiche che però in quel momento combattono il nemico principale. Ma oggi così non è, non siamo in una simile situazione e a mio parere sarebbe più grave alimentare l’illusione che quelle forze siano antisistema quando a mio parere non lo sono affatto. Non ripeto l’analisi che già ho fatto della Lega perchè, appunto, mi ripeterei.
      Per il resto, sono perfettamente cosciente che chi come me ha l’obiettivo di ricostruire una nuova forza neo socialista ha davanti a sè un periodo di lunga solitudine, diciamo così, ma la cosa non mi scoraggia affatto. Da una quindicina di anni, insieme a un pugno di altri amici e compagni, sottoponiamo a critica radicale il femminismo, figuriamoci se può spaventarci il fatto di ritrovarci da soli…Quanti uomini si sono ritrovati da soli nella storia? Quanti politici, quanti filosofi? Quanti scienziati? E hanno pagato duramente la loro condizione di criticità nei confronti dell’ordine sociale dominante. E noi dovremmo aver paura di rimanere soli o irrilevanti? Bisogna avere il coraggio di accettare ed elaborare la propria condizione, se si è convinti delle proprie idee. Io credo che oggi non ci sia nessuna ragione per la quale i comunisti e i socialisti del XXI secolo debbano allearsi con una forza politica come la Lega. Significherebbe solo confondere ancora di più la testa alla gente e legittimarla ai loro occhi. Non faremmo altro che allontanare ancor più nel tempo la prospettiva della costruzione di quella nuova forza socialista di cui sopra.
      Dopo di che ciascuno facesse quel che vuole e andasse con chi vuole, anche con la Lega. Noi no. Io no.

  7. 11 agosto 2018 at 0:30

    “Se domani mi alzassi e trovassi sotto casa un carro armato tedesco o americano”.
    Perdonate l’ardire ma l’impressione che ho avuto leggendo i commenti di Panda prima e di Palmino poi e le relative repliche di Fabrizio Marchi – in particolare la frase riportata – è che fondamentalmente si diverga sulla valutazione della situazione attuale.
    I carri armati tedeschi e americani sono sotto casa nostra da un pezzo solo che oggi, rispetto al 43, tirano bombe finanziarie o paralizzano una rete informatica o approvano una norma europea che penalizza un paese. Siamo pienamente dentro una guerra ibrida dove l’occupante ha le sembianze di un burocrate in grisaglia arrivato da Bruxelles ad imporci le sue condizioni e/o il suo governo di Vichy.
    La cosa è ben visibile, da fuori, vedendo cosa sta succedendo in Turchia o in Iran. Chi vede la situazione attuale in questi termini valuta diversamente il rapporto con il governo giallo-verde in virtù delle condizioni eccezionali che aprono opportunità che potrebbero scomparire del tutto se il genio sovranista venisse richiuso a forza nella lampada.

    • antonio
      11 agosto 2018 at 1:12

      concordo al 100%.
      insistere su sta lega (lo sappiamo, abbiamo capito) in questo momento fa il gioco del nemico principale.

    • Panda
      11 agosto 2018 at 11:45

      “Sovranismo” è un termine molto equivoco, che secondo me crea solo confusione.

      La domanda è: ha senso distinguere per pericolosità fra settori diversi della borghesia? Secondo me sì. Aiuta a far chiarezza avvicinare quella che è la frazione meno pericolosa al fascismo – cioè quello che la più pericolosa fa quotidianamente coi suoi potenti mezzi – come se non bastasse dandola finalmente vinta all’egemonia “afascista” che da decenni lavora disperatamente per separare il fascismo dal grande capitale? Secondo me no, per niente.

      Sarò stato un po’ verboso, ma il punto, in fondo semplice, questo operaio di Pomigliano l’ha centrato perfettamente: https://www.youtube.com/watch?v=0zELouxhaws

      Poi, appunto, ognuno si regoli come meglio crede.

  8. Alessandro
    11 agosto 2018 at 17:38

    Conosciamo la Lega (nord) da almeno un trentennio e non è che sia cambiata più di tanto da allora, sempre un partito di destra liberista alla ricerca di un capro espiatorio su cui scaricare il malcontento soprattutto della parte settentrionale dle Paese. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta,, ai tempi della gestione di Bossi & comapny era anche peggio, se non altro questa per il momento non se la prende più con i meridionali e non vilipende i simboli nazionali.
    La Lega del senatur è stato il peggio che la politica italiana abbia prodotto dai tempi del fascismo, un partito che ha insultato tutto ciò che era al di sotto del Po, che ha rubato in lungo e in largo, che ha sdoganato personaggi come Borghezio, Gentilini, che ha avuto ideologi pieni di rancore e di odio come Miglio, che ha flirtato con personaggi ai limiti della legalità, insomma il peggio del peggio, ma poiché a sinistra fino a che insulti i meridionali sei al massimo un cafone, se non addirittura un figlior prodigo, D’alema docet,, e quindi non ci si allerta più di tanto ( un po’ il discorso della violenza la cui gravità si misura in base al sesso di chi la subisce), mentre appena insulti un immigrato di colore, a sinistra si grida, anche giustamente, al razzismo, ma questo accadeva anche prima senza che ci si strappasse le vesti a riguardo.
    Che poi la Lega sia finto cambiamento è verissimo. Semplicemente prova a riciclarsi con un antieuropeismo di maniera, riciclando politiche economiche pericolose e fallimentari altrove, come la flax tax, spacciandole per novità rivoluzionarie.
    Il successo della Lega, così come quello dei 5S, è chiaramente dovuto anche all’incapacità della sinistra di ritornare “popolare”, abbandonando un’ideologia, quella politicamente corretta, che fa contente alcune lobbies, ma che ha, giustamente, stancato l’elettore comune perché è estranea ai suoi interessi..

  9. Palmino
    11 agosto 2018 at 17:52

    Le forze “anti sistema” vanno valutate in relazione al sistema dominante e ai rapporti di forza geopolitici. Per carità non sono però affatto convinto sull’affidabilità dei populisti. Non battono più ciglio contro le sanzioni alla Russia e recentemente nei confronti delle 6 imprese che hanno partecipato alla costruzione del ponte di Crimea. Si attengono, forse per motivi tattici forse no, alle direttive degli americani, tanto per dirne una. Ma non è questo il punto. L’Italia è nella gabbia dell’euro e senza sovranità. Le decisioni sono prese altrove e lo spread è più efficiente di mille carri armati. La sovranità nazionale è il nuovo terreno dello scontro di classe che fatalmente ė sfuggito alla sinistra antagonista. Ė su questo terreno di lotta per la sovranità che i marxisti dovrebbero sfidare i populisti per fare emergere l’ egemonia delle forze per il socialismo. Quella dell’Italia è una dipendenza di tipo coloniale versione mondialista e l’insegnamento del marxismo orientale, massima unità nel conseguire l’obbiettivo strategico, potrebbe ancora servire a qualcosa.

    • Fabrizio Marchi
      12 agosto 2018 at 0:48

      L’attuale governo – è bene ribadirlo – è stato “benedetto” dall’attuale amministrazione americana che è in competizione economica con l’UE e con la Germania in particolare e cerca di tirare l’Italia dalla sua parte Quindi non ha neanche senso meravigliarsi perché non si batte più ciglio per le sanzioni alla Russia così come pensare che il governo gialloverde possa veramente avere in agenda il recupero della sovranità nazionale. Ragazzi, su…ma veramente pensiamo che la Lega e il M5S siano forse “antisistema”?
      Ciò detto, sono sicuramente d’accordo che un recupero – sia pure parziale perché siamo comunque nella NATO – sia un passaggio fondamentale in questa fase anche da un punto di vista di classe (purchè non diventi – come mi sembra stia diventando per alcuni – un fatto ideologico…), ma questo non cambia di una virgola il giudizio sul governo e sulle forze che lo compongono (comunque diverse fra loro). Pensare di allearsi con queste è secondo me sbagliato strategicamente. Dobbiamo entrare nell’ottica di una lavoro di lunga e lunghissima durata, anche se molti vorrebbero affrettare i tempi. Ma non ci sono le condizioni.

  10. Engy
    13 agosto 2018 at 14:12

    grazie per gli articoli molto interessanti che leggo quasi solo qua.

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