Le favole del potere

L’immagine di una minore scandinava di nome Greta Thunberg è diventata virale. La ragazzina, in seguito ad alcune azioni di protesta contro l’indifferenza dei governi ai cambiamenti climatici e ai disastri ambientali, si è ritrovata sulle copertine dei maggiori giornali e riviste del mondo. Nelle piazze delle città globali, tanti giovani e giovanissimi hanno manifestato a favore di una politica che rispetti l’ambiente e riconosca la terra come la nostra casa comune.

In questo quadro, risulta difficile se non impossibile trovare qualcuno tanto impudente e sconsiderato da criticare l’azione della giovanissima Greta. Non c’è cosa più evidente del fatto che l’emergenza ambientalistica sia diventata ormai un’emergenza planetaria. Sono convinto che se l’umanità dovesse sopravvivere ancora qualche secolo, o sperabilmente ancora millenni, quando gli storici faranno un consuntivo di ciò che nel nostro tempo è stato storicamente rilevante, diranno che noi in nulla ci siamo distinti quanto nella produzione di immondizia: una produzione quotidiana, incessante, irrispettosa di qualsiasi norma di civiltà e di buon senso. Immondizia non solo materiale ma culturale – tipica di un tempo che con l’alibi della produzione quantitativa ha ormai bollato con marchio d’infamia qualsiasi ricerca di tipo qualitativo. La tecnica, un tempo risorsa per l’uomo e per la sua vita, diciamolo francamente, è diventata ormai essa stessa il più grande pericolo.

In questo quadro, pertanto, appaiono risibili le posizioni di coloro che si sono ostinati a rimestare nel torbido, immaginando che Greta Thunberg fosse “strumentalizzata” da qualcuno vicino a lei o che, addirittura la madre stessa (la quale pare abbia appena firmato un contratto per scrivere un libro che non è difficile immaginare sarà un best-seller), stia sfruttando la fiammante notorietà di una figlia “ammaestrata” per i propri scopi.

Detto questo, mi permetto tuttavia di non essere fra i fans di Greta e provo, molto brevemente, ad argomentarne il motivo.

Anzitutto, proprio in virtù della forza intrinseca agli argomenti ambientalistici (io stesso, in un libro recente, ho provato a spiegarne le ragioni) stupisce che tanti ricercatori eminenti – ormai da decenni – abbiano affermato, e continuamente sottolineino, con altissime grida d’allarme, le stesse cose che va affermando Greta (soltanto le abbiano dette non come potrebbe fare una bambina innalzata a fenomeno mediale, ma in maniera assai documentata e credibile), e, tuttavia, raramente tali ricercatori sono stati presi in considerazione. Stupisce altresì che nessuno fra studiosi e (i pochi) politici ambientalistici sia  stato proposto per il premio Nobel – mentre per la giovane scandinava se ne parla. Non stupisce, invece, che nessuno fra coloro che amano porre le immagini di moda in copertina (meglio se si mettono quelle con giovanissine nordiche, simbolo magari femminile/femminista della salvezza della specie) abbia ritenuto di doversi intrattenere sulle perfidie criminali delle dinamiche capitalistiche e delle violenze perpetrate ad opera d’una ristretta oligarchia tecno-finanziaria globale, ai danni, non solo del pianeta, ma di masse enormi di donne e di uomini.

La nuova paladina dell’ambientalismo mondiale, inoltre, è notizia freschissima, ha or ora incontrato i leader del capitalismo globale: hanno fatto il giro del web le foto con il Presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde: ente, come è noto a tutti, da sempre sensibilissimo all’ambiente e che, con la sua azione, ha portato pace, progresso e aria pulita in tutti i paesi nei quali ha operato.
Se tutto ciò è vero, per quanto si voglia essere ottimisti, mi sembra piuttosto assurdo, se non delirante, immaginare che Greta possa far vedere i sorci verdi (appunto) a quei vecchi pescecani che hanno ridotto il mondo e la convivenza fra gli uomini ormai ad un livello nel quale la “socialità” e la solidarietà (sia fra gli uomini, sia fra gli uomini e l’ambiente) sono state quasi del tutto cancellate. Nel vedere le foto che ritraevano insieme la ragazzina e gli squali di cui sopra, pur con la mia massima buona volontà, non sono riuscito ad ipotizzare che, grazie a Greta, la causa (effettivamente urgentissima) della salvezza del mondo sia finalmente in buone mani(ne).

Non soltanto. Se fosse meramente questo il problema, infatti, se ne potrebbe concludere semplicemente che, sebbene il messaggio sia giusto, quest’ultimo rischia di essere affossato nell’insignificanza e nell’effimero. No, il problema più grande è un altro.

La questione centrale sta nel fatto che Greta Thunberg è caduta, io credo con assoluta buona fede, nel grande marchingegno tecno-mediale che, con assoluta malafede, si è appropriato dell’immagine di una giovane e grintosa donna nordica per nutrire se stesso – il capitalismo ha bisogno di essere alimentato con una dialettica capace (come nessun sistema politico-economico aveva mai fatto prima) di trarre alimento costruendo esso stesso la propria antitesi antagonistica – e distrarre masse enormi di creduloni che altrimenti potrebbero – e speriamo che prima o poi lo facciano davvero – entrare sul serio nei meccanismi dello sfruttamento (umano e ambientale) tipico della globalizzazione tecno-finanziaria.

Da quando il mondo è mondo, il potere non ha mai potuto dominare soltanto con la forza: e, tuttavia, mai come in quest’epoca storica, la sovranità ha bisogno di belle favole per poter spingere il proprio motore. E che cosa e chi più di una simpatica giovane donna con le treccine (che sembra uscita da una serie televisiva fantasy), poteva assolvere a questo scopo? E se la favola riesce ad addormentare le masse – e non c’è dubbio che vi riesca – ciò può accedere anche e soprattutto grazie ad un radicalismo chic di sinistra (composto da ipocriti in malafede e da utili idioti in buona fede) il quale, fino a quando sarà in vita, lascerà inesorabilmente l’opinione pubblica nelle braccia del nulla.

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Fonte foto: Corriere (da Google)

 

 

 

 

 

8 commenti per “Le favole del potere

  1. Aliquis
    19 marzo 2019 at 8:59

    Bè, si, io sono stato contagiato da Greta, all’inizio, perchè ci vedevo la possibilità di un punto di vista diverso. Lei è sicuramente in buona fede. Ma è chiaro che è anche vero quello che si dice in questo articolo.
    Forse bisogna aggiungere una cosa. Se veramente il mondo è vicino alla catastrofe, ciò non può lasciare indifferenti anche le classi dominanti. Se il mondo finisce finiscono anche loro. Quindi, può darsi che la stessa borghesia si spaventi di quello che fa e che si mobiliti per l’ambiente, non per salvare il pianeta, ma per salvare se stessa e il proprio dominio. Se poi ci ruscirà o meno, chissà.
    Io non so che cosa sia meglio; sarò cinico, ma non so se sia giusto salvare il mondo.

  2. ndr60
    19 marzo 2019 at 9:36

    Il meccanismo è analogo a quello delle rivoluzioni colorate: si prende un’immagine o un personaggio-simbolo e lo si eleva a star mediatica, grazie alle corazzate del’informazione mainstream. Lo scopo è il cambio di regime, nei paesi (usualmente del 3° mondo, ma non solo), oppure cambiare bruscamente i temi in agenda, nei paesi occidentali. Almeno ci siamo risparmiati i cecchini di piazza Maidan. Per ora.

  3. Alessandro
    19 marzo 2019 at 12:18

    Siamo a livello di slogan, difendiamo l’ambiente-difendiamo il pianeta, con cui ci si pulisce un po’ la coscienza. E’ un po’ come il discorso delle migrazioni di massa, provocate da dissennate scelte in politica estera-militare e dalla rapacità dei grandi potentati economici. Lo slogan in quest’ultimo caso è : accogliamoli tutti. Poi però pochissimi mettono sul tavolo le proprie risorse economiche personali per affrontare i problemi, e meno ancora parlano chiaramente su che cosa si dovrebbe fare per affrontare alla radice tali questioni, il che vuol dire rimboccarsi le maniche laddove i problemi nascono e/o rinunciare a quei profitti che consentono a tanti di vivere da pascià sulla miseria altrui. Insomma ci piace essere buoni a costo zero o comunque attingendo alle casse di tutti.
    Ritornando al caso in questione, c’è un solo modo per affrontare il problema ed è quello di consumare meno, tutti. Ma questo come si può conciliare con il messaggio che tanti hanno introiettato, secondo il quale più consumi più vali? chiunque abbia cercato non con slogan ma consigliando pratiche di vita in grado di limitare concretaamente i danni è stato spesso sbeffeggiato. Siamo ancora come spesso succede immersi nell’ipocrisia.

  4. giulio larosa
    19 marzo 2019 at 12:59

    sono sconcertato! una persona in buona fede puo’ scrivere cose del genere? Ma se e’ evidente anche alle pietre che la povera bambina, per altro disabile, e’ un pupazzo usato dalle peggiori oligarchie europoidi .
    L’ambiente in questa lurida storia e’ solo una facile fesseria che si puo’ appiccicare senza disturbare i nemici del popolo

  5. roberto
    19 marzo 2019 at 19:07

    La bambina non è per nulla disabile.
    Lo è quanto lo erano Leonardo, Michelangelo, Einstein, Steve Jobs o quanto lo sono Dan Akroyd, Anthony Hopkins, ecc…, e non è questo il punto.
    Sicuramente in tanti ne parlano da anni e tanti studiosi hanno già trovato rimedi scientifici, ma il loro sforzo non vale nulla se non diventa virale; nessuno dotato di buonsenso può credere che Greta possa essere la soluzione al problema, ma può essere lo straordinario tramite per far sì che un’idea meravigliosa ma non esposta mediaticamente possa nuovamente essere uno strumento per fare guadagnare consensi a qualche politico che sarà disposto a raccogliere l’occasione… poco importa come, ma qualcosa deve essere fatto e presto, per cui Greta va salvaguardata, coccolata, “utilizzata” (in senso buono) per migliorare lo stato del pianeta.
    Un prodotto meraviglioso se non è esposto e pubblicizzato rischia di restare invenduto a vita; non facciamo l’errore di criticare questo movimento.

    • Aliquis
      20 marzo 2019 at 11:53

      Mi trovo d’accordo con Roberto. Ritengo di essere anch’io asperger, anche se non ho una diagnosi. Conosco comunque la condizione, essendo stato in contatto con altri asperger. Gli asperger vedono le cose in bianco e nero, senza sotterfugi, senza mediazioni. Se una cosa appare a loro ingiusta lo dicono chiaramente. E non sopportano gli abbellimenti, le mistificazioni. Parlano soltanto quando è necessario. Greta è sincera, ma, soprattutto, quello che dice è vero. Per una volta, non siamo stolti. Non guardiamo il dito. Guardiamo quello che indica.

      • giulio larosa
        20 marzo 2019 at 13:04

        non so no un medico ma la questione non era la disabilita’ o meno della bambina ma il fatto evidente che e’ un pupazzo nelle mani dei soliti noti e quindi non c’e’ proprio niente da condividere anche perche’ e’ chiaramente falso che la bambina ha preso l’ iniziativa e altre balle, la verita’ e’ che i suoi genitori fanno parte del solito giro e cosi’ hanno trovato un modo per vendere un’altra immagine tanto vuota politicamente quanto indecente per lo sfruttamento di una bambina.

        • Aliquis
          20 marzo 2019 at 15:50

          Ha spiegato lei, in un post, che tutto è nato da un suo articolo sul cambiamento climatico che ha vinto un premio. Ha deciso di fare sciopero e mettersi davanti al Parlamento dopo che i suoi compagni di scuola hanno rifiutato di farlo insieme a lei. I suoi genitori erano contrari. E’ soltanto dopo quell’ iniziativa che è stata contattata da qualcuno che l’ha aiutata a far conoscere la sua battaglia.

          Non scoraggiamo le mobilitazioni politiche dei giovani.

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