Le linee guida “arcobaleno” per i film da “oscar”

Dominatori e burocrati del mercato

La  creatività è possibile solo in presenza di libertà dalle strutture dl potere.  Nella Teogonia di Esiodo al principio vi è il caos, una sorta di vuoto che prepara l’atto creativo. Il caos è libertà dello spirito, è una breccia verso un oltre, che ripensa “la materia storica” per riconfigurarla in modo altro, in concetti. Senza tale operazione gnoseologica ed emotiva non vi è creazione, ma solo produzione automatica. La creatività ha le sue condizioni, la prima di esse è sospendere l’utile nella forma del mercato  e l’ambizione personale. Il successo mercantile quasi mai corrisponde alla creatività, perché quest’ultima coglie l’eterno e la verità nella storia. Il creatore guarda in pieno volto la realtà storica, non ne distoglie lo sguardo, ma ne astrae la verità per ripensarla e donarla, per cui si confronta con l’eterno e rifugge la semplice duplicazione del contingente. Chi crea si sottrae al ruolo di burocrate del mercato, piuttosto sceglie l’esilio, con il quale salvaguardare la verità. I condizionamenti inducono a fabbricare prodotti tarati in funzione della vendita, mentre la creatività osa rischiare il nuovo, ha il coraggio di affrontare, anche, il rifiuto, perché il creatore, spesso, è profetico, in quanto ha visto con gli occhi della mente la verità storica del suo tempo. La produzione prefabbricata, invece, vuole evitare la sconfitta ed incamerare plusvalore. Il tramonto dell’occidente è decadenza creativa. Il mercato offre i suoi prodotti, i quali, in genere, sono simili tra di loro. Non vi è solo guadagno ed utile, ma vi è anche una chiara scelta politica, poiché mediante tale operazione si trasmette un modello sociale, si condizionano e determinano i comportamenti senza apparenti imposizioni, in realtà si stabiliscono i comportamenti leciti o non adeguati attraverso i prodotti che si consumano. Si associa il piacere del consumo alla sostanziale neutralizzazione della libertà. Il grande inganno è nella nuova formula con cui si condiziona. In passato si privava la persona o i popoli della libertà, vi era la chiarezza di questo effetto e scopo, da parte delle vittime, mediante l’esperienza della privazione e del dolore. Nell’epoca contemporanea si usa il piacere, il consumo per sottrarre la libertà, in modo da inoculare comportamenti ed automatismi senza provocare consapevolezza. Il piacere come arma di dominio è più difficile da decodificare razionalmente, poiché il principio di piacere è parte della natura umana, favorisce forme di regressione infantile individuale e di massa. A volte  il piacere è nella forma del sogno, dell’attesa: il mercato ha le sue tecniche di dominio. I prodotti non sono neutri, ma mettono in atto un’operazione di ingegneria sociale. Il cinema nella formula degli oscar non solo ha le sue regole di produzione dei film, ma specialmente i finanziatori per mezzo dell’immagine cinetica e dei suoi contenuti stabiliscono la società del futuro, condizionano le visuali politiche delle comunità al fine di imporre il modello unico della globalizzazione. La nuova società globale ha i suoi laboratori nei quali sperimentare la società che verrà. La società dello spettacolo per  decretare la nuova società liberal con gli ammessi e gli esclusi usa i film per orientare le scelte e saggiare le reazioni.

 

Linee guida per i film da “oscar”

L’A.M.P.A.S. (Academy of Motion Picture Arts and Sciences) è un’organizzazione che assegna gli oscar, costituita da seimila membri quasi tutti statunitensi, ha il compito di sostenere l’industria del cinema nazionale ed internazionale. L’organizzazione ha stabilito le nuove linee guida per  la selezione del miglior film. Ha individuato rigidi parametri, a cui ci si deve ”liberamente attenere”, pena la sconfitta o l’esclusione. I film che segneranno il mercato mondiale dovranno rispondere a paradigmi prestabiliti. Finanziatori, registi ed attori effettueranno una manovra ideologica a favore del potere, diventeranno lo spot del  tipo di società deciso da un altrove che non vuole apparire, ma solo determinare i comportamenti di ciascuno con il totalitarismo della società dello spettacolo.  Le edizioni del 2022 e del 2023 dovranno soddisfare criteri di “inclusione” e quote curvate sulla società, non dell’emancipazione o della libera e critica riflessione, ma dell’inclusione globale, per cui si censureranno certi temi (lavoro, precarietà, diritti sociali, potere multinazionali) per favorire la società arcobaleno.

 

Criteri e standard

Per raggiungere lo Standard A, il film dovrà soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:

A1. Protagonisti principali o significativi

Uno degli attori principali o attori non secondari dovrà avere origine da un gruppo etnico o razziale normalmente poco rappresentato.

  • Asiatico
    •Ispanico/latino-americano
    •Nero/afroamericano
    •Indigeno/Nativo americano/Nativo dell’Alaska
    •Mediorientale/Nordafricano
    •Nativo hawaiano o altro isolano del Pacifico
    • Altra razza o etnia sottorappresentata

A2. Cast generale dell’ensemble

Il 30% di tutti gli attori in ruoli secondari e più secondari dovrà far parte dei seguenti gruppi:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

A3. Trama principale / argomento

La trama non sarà libera, i contenuti dovranno rispondere ai bisogni dei seguenti gruppi:.

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

Essere uomini, pare sia ritenuto fuori moda: si può essere uomini, senza essere mostri o veicolo di violenza, anche gli uomini possono essere  oggetto di violenza, di ingiustizia da parte del potere. Il fine è valutare le persone in nome del gruppo etnico  e della differenza. Si inaugura un nuovo razzismo: ci sono gruppi santificati e pertanto verso di essi si consolidano pregiudizi positivi, mentre altri gruppi sono “negativi” per natura. Il nuovo manicheismo dello spettacolo esemplifica, e specialmente, è fortemente razzista, poiché costruisce identità collettive, nelle quali le persone sono negate nella loro irripetibile specificità. Determinante non è il gruppo di appartenenza, ma la persona con le sue qualità  a prescindere dal gruppo, in cui la si vuole incasellare. Si esaltano talune minoranze per puntellare un decadente capitalismo. Si approfitta della loro storia di esclusione e marginalità per attrarli nella globalizzazione, ma se osano dissentire sono respinti nell’ombra della marginalità. Sono usati per il consenso.

All’interno del cast produttivo, inoltre, vi deve essere la presenza di membri dei gruppi indicati.  Si è deciso la presenza di almeno due membri nelle seguenti posizioni di dirigenza creativa e capi dipartimento – direttore del casting, direttore della fotografia, compositore, costumista, regista, montatore, parrucchiere, truccatore, produttore, scenografo, scenografo, suono, supervisore VFX, scrittore – provenienti dalle differenze sottorappresentate:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

Almeno una di queste posizioni deve appartenere al seguente gruppo razziale o etnico sottorappresentato:

  • Asiatico
    •Ispanico/latino-americano
    •Nero/afroamericano
    •Indigeno/Nativo americano/Nativo dell’Alaska
    •Mediorientale/Nordafricano
    •Nativo hawaiano o altro isolano del Pacifico
    • Altra razza o etnia sottorappresentata

Almeno il 30% della troupe del film deve provenire dalle seguenti gruppi:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ +
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

 

Il lavoro non è per tutti, il merito rischia di tramontare nel mondo arcobaleno, poiché si è stabilito che la società che finanzia il film deve aver finanziato esperienze lavorative a uno dei seguenti gruppi:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

Le società che finanziano il prodotto film da oscar devono supportare la formazione ed il lavoro dei seguenti gruppi:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o che sono sorde o ipoudenti

Standard D: Sviluppo del Pubblico

Per raggiungere lo Standard D, il film deve soddisfare il criterio seguente: il gruppo che elabora il marketing e la distribuzione deve anch’esso comprendere gruppi socialmente esclusi, bisogna includere, in modo da rappresentare il mondo globale come il più inclusivo, come un’imperdibile opportunità di eguaglianza, naturalmente si tace sui guadagni, sulla ridistribuzione del fatturato. È necessario creare l’immagine di un mondo che marcia compatto verso la felicità, si tace sulla condizione reale dei lavoratori, sui contratti. Il marketing, dunque, deve prevedere la presenza di membri dei seguenti gruppi:

  • Donne
    •Gruppo etnico o razziale:
    •Asiatico
    •Ispanico/latino-americano
    •Nero/afroamericano
    •Indigeno/Nativo americano/Nativo dell’Alaska
    •Mediorientale/Nordafricano
    •Nativo hawaiano o altro isolano del Pacifico
    •Altra razza o etnia sottorappresentata
    •LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, o non udenti o ipoudenti

 

Società dello spettacolo e politica

L’oscar è un prodotto politico, uno spot alla globalizzazione in ogni fase della lavorazione, si deduce che non siano ammesse critiche alla società inclusiva, anzi coloro che si oppongono vengono rappresentati come “fascisti”, bisogna solo dire di “sì”, applaudire e comprare, mai criticare o proporre modelli alternativi, tutto avviene, dunque, su un copione scritto da altri. Naturalmente non deve sfuggire che l’inclusione diviene un pericoloso parametro di esclusione del merito, delle qualità personali, e di talune tematiche. I parametri dati costringono a trattare certi temi ed ad escluderne altri, ma, specialmente, il libero pensiero e la realtà  sono censurate per decreto dalla società dello spettacolo che diventa politica ed orienta gusti e comportamenti[1]:

 

“18. Là dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini diventano degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico.

Lo spettacolo, come tendenza a far vedere attraverso differenti mediazioni specializzate il mondo che non è più direttamente percepibile, trova normalmente nella vista il senso umano privilegiato, che in altre epoche fu il tatto; il senso più astratto, più mistificabile, corrisponde all’astrazione generalizzata della società attuale. Ma lo spettacolo non è identificabile con il semplice sguardo, anche se combinato con l’ascolto. Esso è ciò che sfugge all’attività degli uomini, alla riconsiderazione e alla correzione della loro opera. E’ il contrario del dialogo. Dovunque c’è una rappresentazione indipendente, là lo spettacolo si ricostituisce”.

 

La società dello spettacolo non mercifica soltanto, il grande balzo in avanti è nella costruzione ideologica di mondi virtuali-reali, funzionali alle logiche di dominio. L’inganno è perpetuato mediante l’uso manipolato di parole ed immagini. La prassi trova il suo ostacolo nella manipolazione del reale, nel mescolare verità e realtà. Dinanzi ad una manipolazione sempre più sofisticata ed aggressiva necessitiamo di cultura, formazione e quindi di diritti sociali che al momento sono i grandi assenti, ciò di cui si tace, perché sono l’essenziale della democrazia sociale ed emancipativa.

 

[1] Guy Debord La società dello spettacolo paragrafo 18

Termometro Politico - Forum

Fonte foto: Termometro Politico (da Google)

2 commenti per “Le linee guida “arcobaleno” per i film da “oscar”

  1. Giulio larosa
    2 ottobre 2020 at 8:08

    Veramente interessante grazie

  2. ndr60
    6 ottobre 2020 at 14:14

    Che la cinematografia USA sia una propaggine del Dipartimento di Stato è un fatto noto da decenni; almeno adesso lo hanno messo nero su bianco (a proposito, si può ancora dire così o è politically uncorrect?)

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