L’ipocrita e politicamente corretto inginocchiamento dei calciatori

L’inginocchiamento di fatto imposto ai calciatori contro il razzismo e in memoria del brutale assassinio dell’afroamericano George Floyd da parte di un poliziotto è una delle tipiche manifestazioni di ipocrisia della nostra società. Una società – soprattutto (ma non solo) quella nordamericana – dove da sempre la diseguaglianza sociale, le contraddizioni di classe e il razzismo (negli USA i neri sono il 12% circa della popolazione ma costituiscono quasi il 40% dell’intera popolazione carceraria) sono strettamente interrelate e hanno radici profonde nella storia di quel paese.

Il calciatori – divi miliardari assolutamente indifferenti ad ogni problematica sociale – per lo più si adeguano onde evitare problemi ed entrare in attrito con quel “palazzo” e quel sistema che li ha resi, appunto, dei divi.

Il loro inginocchiamento non ha nulla di spontaneo, nulla a che vedere con il nobile gesto dei tre campioni delle Olimpiadi del 1968 in Messico, Smith, Carlos e Norman che pagarono duramente, soprattutto l’ultimo, quel coraggioso e autentico gesto di protesta e di lotta contro il razzismo.

L’inginocchiamento dei calciatori è una ipocrita recita in pieno stile politicamente corretto.

1 commento per “L’ipocrita e politicamente corretto inginocchiamento dei calciatori

  1. Giuseppe Casamassima
    2 luglio 2021 at 10:42

    L’inginocchiarsi simbolicamente contro il razzismo non è solo un gesto ipocrita per le ragioni dette nell’articolo, ma è anche un gesto ridicolo perché non serve proprio a niente per cambiare lo sfruttamento sociale da sempre esistente negli USA. Ed è tanto più ridicolo quanto più è eseguito da personaggi milionari che vivono invece in condizioni di grande privilegio. Per questo è in sé un gesto farsesco.
    L’inginocchiarsi simbolicamente dimostra solo, in realtà, la pervasività della Dittatura ideologica capitalistica che, attraverso la norma del “politicamente corretto”, impone l’obbligo di conformarsi a determinati valori prestabiliti dalla forza di chi detiene la proprietà e il controllo materiale dei mezzi di comunicazione di massa. E, infatti, il Black Lives Matter altro non è che una loro creatura. Più precisamente, è l’attuale risultato finale di quel processo politico-ideologico che, a partire dalla metà degli anni Sessanta, ha cambiato la strategia dittatoriale imperialistica, sostituendo la diretta repressione del goldwaterismo con il riformismo sinistrato dei diritti civili. Così oggi la propaganda del Black Lives Matter è funzionale a mistificare la reale discriminazione sociale di classe in una generica “discriminazione razziale”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.