L’Italexit è una necessità antimperialista. No ai ‘’Farage italiani’’

Il giornalista Gianluigi Paragone (ex M5S), critico verso il neoliberismo, ha lanciato il suo movimento politico per l’Italexit. Nonostante alcune apparenti buone intenzioni, l’alleanza col sionista Nigel Farage delineano l’orientamento politico della nuova organizzazione politica: il ‘’sovranismo’’ filo-israeliano, filo atlantico ed islamofobo. La sinistra di classe – oltre all’opposizione al governo Conte bis – deve sviluppare una critica metodica a queste, autentiche, trappole per la gente.

L’Unione Europea è indubbiamente un progetto di destra ovvero, citando l’economista marxista Ernest Mandel, è ‘’Reagan in Europa’’, l’esportazione-imposizione di un ‘’modello’’ capitalista che predilige dinamiche violente di accumulazione della ricchezza nella mani di Elite necrotizzate. Le fazioni nazionaliste dell’establishment – come l’attuale esecutivo italiano – dinanzi ad uno sbilanciamento dei rapporti di forza internazionali, vengono umiliate da neocolonialismi finanziari privi di una effettiva potenza militare: l’Olanda è l’Arabia Saudita d’Europa. Lo “stato profondo” olandese, a differenza di quello americano-sionista, è un ‘’deep state’’ di strozzini: nessuna intelligence, nessun esercito guerrafondaio, la storia politica olandese è caratterizzata negativamente dal collaborazionismo con le polarità imperialiste vincenti. Nulla di cui essere fieri.

La forza del polo imperiale europeo sta – a differenza di quello che credono i ‘’sovranisti di destra’’ – nella subordinazione dell’oligarchia europeista alla Nato. La Nato-Exit è la prerogativa per restituire alle nazioni una reale sovranità costituzionale. Come ho chiarito in diverse circostanze, Washington rimane il nemico principale.

 

Italexit: sì, ma mai coi sostenitori di Donald Trump

Il partito dell’attivista Gianluigi Paragone, giornalista decisamente influenzato dall’ideologia neocons dell’Alt Right, non nasconde ai militanti che tipo di antieuropeismo persegue: mostrandosi in compagnia di Nigel Farage, Paragone si schiera col ‘’sovranismo’’ filo-israeliano, proiezione della destra alternativa in Europa. L’oligarchia capitalista non ha mai temuto certe ‘’dissidenze’’ interne: all’imperialismo ‘’cosmopolita’’ euro-atlantico subentrerebbero il nazionalismo commerciale di Trump ed il colonialismo razzista di Netanyahu.

L’attivista (ex M5S) Paragone nel 2005 ha aderito alla manifestazione pro-Israele davanti all’ambasciata iraniana. Nel 2008 firmò un appello contro il boicottaggio antisionista della Fiera del Libro di Torino. Sostenitore della politica ‘’trumpista’’ di strangolamento commerciale del polo egemonico eurasiatico (Russia, Cina ed Iran), in quanto giornalista ha rilanciato la fake news dell’amministrazione Trump sul coronavirus fondata sulla tesi bislacca del virus artificiale fuoriuscito dal laboratorio cinese di Wuhan. Tesi sconclusionata, decostruita negli USA dal giornalista investigativo Max Blumenthal. La critica di Paragone al neoliberismo si autodistrugge dinanzi alla faciloneria con cui questo giornalista, peraltro migliore di tanti altri, rilancia le sciocchezze dell’amministrazione Trump: sinofobia dilagante, diffidenza nei confronti del mondo non globalizzato e pulsioni guerrafondaie contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’Italexit dovrà accompagnarsi (1) alla Nato-Exit e (2) ad un riposizionamento strategico dell’Italia nel campo dei paesi BRICS. Una autentica rivoluzione geopolitica, sociale ed antimperialista.

Chi è Nigel Farage? Nell’articolo L’alleanza fra Israele e l’estrema destra europea, del 26 maggio 2016, scrivevo:

Il leader dell’UKIP britannico, Nigel Farage, famoso per i suoi discorsi contro l’Unione Europea e in linea con la destra più reazionaria ha definito i musulmani una ‘’quinta colonna assassina’’ lamentandosi del fatto che Israele ancora non si sia decisa a portare a termine il processo di pulizia etnica della Palestina. Una posizione vergognosa che non stona affatto sulla bocca di chi, anni fa, esaltava i massacri anti-irlandesi da parte dell’imperialismo di ‘’sua maestà’’. Nigel Farage: dal genocidio irlandese alla pulizia etnica della Palestina, la degna fine d’un populista simil-fascista. Qualcuno credeva in un diverso approdo?’’ 1

Il limite maggiore del populismo conservatore (es. Farage), non è soltanto il filo-sionismo, ma anche l’incapacità strutturale di fuoriuscire dalle logiche sioniste: Potere Bianco, imperialismo e razzismo anti-immigrati. Gli stessi limiti che hanno tagliato le gambe di Farage in Inghilterra (scavalcato, a destra, dai conservatori tradizionali), trasformeranno il partito di Paragone in una trappola per attivisti: anti-Euro ma filo-Nato? Domanda: Paragone ha denunciato la persecuzione-tortura di Julian Assange? Il suo progetto politico, come ho rilevato fin dall’inizio, è un prolungamento del ‘’bannonismo’’ con alcuni rilievi sociali: capitalismo corporativo al posto del ‘’capitalismo anarchico’’ del Cato Institute. Nulla di nuovo, torna la vecchia destra paleo-con più qualche argomento della tradizionale socialdemocrazia. Il pensiero dei paleo-conservatori non è un’arma efficace contro l’imperialismo europeo, vassallo di Washington.

Nella mia analisi della BREXIT, il 25 giugno 2016, ho rivendicato le ragioni sociali del popolo inglese tracciando una linea di confine fra la BREXIT socialista e quella conservatrice:

‘’Le istanze del Brexit sono sacrosante ma – come sempre – è necessario tracciare una imprescindibile ‘’linea di demarcazione fra le rivendicazione delle forze popolari e il nemico di classe’’, per dirla con Mao. Il sito sinistra.ch ci comunica che: ‘’Il Communist Party of Britain (CPB) e i trozkisti del Socialist Workers’ Party (SWP), assieme all’Associazione dei Lavoratori Indiani in Gran Bretagna e ad alcune organizzazioni sindacali hanno lanciato una campagna alternativa a favore dell’uscita dall’UE, ma indipendente dalla campagna di stampo nazionalista: “Lexit” è la loro sigla, che sta appunto per un Brexit di sinistra. Ad esso ha aderito anche il già citato Galloway. Il punto forte del Lexit è l’opposizione al TTIP, il trattato di libero scambio fra UE e USA che promuove le privatizzazioni dei servizi pubblici e riduce i “corporate standards”. I fautori del Lexit insistono poi sull’impossibilità di ri-nazionalizzare le ferrovie o di sostenere l’occupazione e l’industria nazionale restando ancorati a Bruxelles, citando fra gli altri, la situazione della Grecia dove, ad esempio, i finanziamenti per la sanità sono caduti di un quarto e quelli per l’educazione di un terzo’’’’ 2

E’ necessaria una Italexit dichiaratamente socialista. La Ue è l’ala civile della Nato; tanto Paragone quanto il governo Conte non usciranno mai mai dalla sudditanza  nei confronti dell’imperialismo statunitense. I lavoratori italiani non saranno mai liberi sotto il bastone di Trump e la retorica ingannevole dei diversamente neoconservatori. L’Europa deve guardare ed Est, cooperare con la Repubblica Popolare Cinese, l’Iran, con i paesi BRICS e non allineati; l’americano-centrismo è una zavorra ideologica e non solo. Politicamente una catastrofe.

http://www.linterferenza.info/esteri/i-neonazisti-europei-le-nuove-ancelle-di-israele/

http://www.linterferenza.info/esteri/il-brexit-divide-la-lobby-sionista/

Paragone stringe la mano a Farage e si prepara a lanciare il nuovo ...

Fonte foto: Varese News (da Google)

5 commenti per “L’Italexit è una necessità antimperialista. No ai ‘’Farage italiani’’

  1. 24 luglio 2020 at 9:50

    Quindi, piuttosto che fuggire dalla prigione in cattiva compagnia preferite rimanerci dentro. Geniale.
    Addio

    • Gian
      25 luglio 2020 at 0:08

      Credo tu abbia capito poco dell’articolo…

      Qui si parla di uscire dalla finestra UE, ma anche e soprattutto dalla funesta e pure mefitica NATO, senza la qual cosa a nulla serve liberarsi dalle catene dell’imperialismo europoide per continuare a tenere ben strette quelle d’oltreatlantico…

      • 25 luglio 2020 at 9:20

        No, è chiarissimo.
        Quello che non è chiaro (a chi sostiene questa posizione) è che le due cose non devono per forza coincidere. Si può fare prima l’una e poi l’altra.
        Pretendere di risolvere tutti i problemi contemporaneamente è un ottimo sistema per non risolvere nulla.

  2. ndr60
    25 luglio 2020 at 18:19

    Concordo con l’ultimo commento. Nel CLN c’erano tutti, dalla DC al PCI, uniti strategicamente per la lotta di Liberazione, come obiettivo prioritario.
    E’ vero che la UE è la copertura politica della NATO, ma è altrettanto vero che, PRIMA, sia necessario uscire dall’area euro, e POI da 70 anni di servitù militare.
    Attualmente sono entrambi intendimenti utopici e le forze in campo sono mostruosamente sbilanciate, ma bisogna pure cominciare da qualcosa, prima di finire come residenza prioritaria dei pensionati tedeschi. Certo si potrebbe sempre abolire la festa del 25 aprile…

  3. Raffaele
    25 luglio 2020 at 23:42

    Complimenti all’autore per la lucidità: l’ Ue è piena di contraddizioni ma la contraddizione principale restano gli Stati Uinti. Non ci può essere nessuna libertà per l’Italia senza discutere la sua appartenenza alla Nato e la sua adesione allo “american way of life”.

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