Mobilitazione totale pro Ucraina: il “caso” Maneskin

Trasgressori e mobilitazione totale

Il totalitarismo liberista occupa ogni spazio della vita pubblica e provata, il privato è speculare al pubblico, non vi sono spazi in cui i soggetti possono ritagliare il tempo per divergere dalla pubblica opinione, ma tutto deve  convergere verso gli interessi delle oligarchie globali. Per raggiungere tali obiettivi il capitale mostra il suo vero volto nella mobilitazione totale. Quest’ultima all’interno della società dello spettacolo nella quale nulla è vero, ma tutto è artificio, mette in moto ogni componente dello spettacolo pur di raggiungere e mobilitare  ogni componente e gruppo per la conservazione eterna del presente. In tale contesto l’apparire è sempre investimento per futuri guadagni. Si svela con la mobilitazione totale la verità delle trasgressioni commerciali finalizzate semplicemente alla vendita mediante la trasgressione organica al sistema. Il nichilismo della distruzione e della cancellazione di ogni limite è la verità del capitalismo, la quale è veicolata mediante messaggi musicali che si presentano come eterodossi, ma in realtà educano al nichilismo totale, a restare nella gabbia del capitale. L’immaginazione e le parole non sono più al servizio della persona e della storia, ma della conservazione. L’arte dovrebbe indurre a pensare, dovrebbe sollevare dubbi, e condurre fuori del velo di Maya degli interessi ideologici, invece la musica si schiera pedissequa per il sistema e per le sue scelte. In questi giorni la musica con le sue componenti più popolari partecipa alla campagna per la difesa dei rifugiati ucraini. Si schiera per gli ucraini, ancora una volta, i diritti umani e l’empatica partecipazione è di parte, non cerca di far capire la guerra con i suoi interessi geopolitici, non contesta la costituzione violata, ma semplicemente si adatta al conformismo del potere. I Maneskin si aggiungono all’elenco artisti che hanno deciso di aderire alla campagna del Global Citizen #StandUpForUkraine. Il caso Maneskin è emblematico, le trasgressioni delle loro canzoni video, mostrano la loro verità con l’adesione a tale campagna: non vi è pensiero, ma solo pubblica esposizione nellla vetrina mondiale senza  concetto. Se vi fosse nella loro trasgressione pensiero critico non li si ritroverebbe schierati in una guerra e parte organica per sostenere gli interessi delle oligarche. La musica e l’arte dovrebbero essere mobilitate per il pensiero complesso, dovrebbero mostrare le contraddizioni del sistema che produce industrialmente guerra e rifugiati, invece partecipa del semplicismo neofascista che si ammanta con il falso umanesimo dei diritti umani. La mobilitazione totale è la verità del capitale e di ogni totalitarismo moderno, per raggiungere ogni fascia di età ed addomesticarla con il semplicismo manicheo si utilizza il linguaggio dei trasgressivi ortodossi, i quali cavalcano il nichilismo dell’illimitatezza per rafforzare la conservazione. I consumi e l’analfabetismo affettivo sono sostenuti dalla trasgressione sempre eguale dell’erotismo senza senso che persegue il solo edonismo. Deve restare solo il corpo che consuma e gode, il pensiero deve morire nello spasmo del piacere organizzato. Tutto è falso nel liberismo attuale, anche la trasgressione è stata messa in vendita, è solo il prodotto in vetrina da comprare per un’impossibile libertà. Solo il pensiero critico, è la vera trasgressione dialettica che la mobilitazione totale vuole impedire, perché è l’esodo dal presente. Bisogna imparare a riconoscere la mobilitazione totale, la quale può cambiare modalità d’azione, ma è sempre finalizzata al profitto e al sacrificio dei popoli tutti:

 

“Si può osservare come la crescente trasformazione della vita in energia, il sempre maggiore aumentare della precarietà di tutti i legami, a favore della loro motilità, abbia conferito al concetto di mobilitazione totale che, al momento dello scoppio della guerra, in certi paesi era ancora un diritto esclusivo della corona indipendente da qualsiasi controfirma, un carattere sempre più incisivo. I fenomeni che lo condizionano sono della natura più diversa. Così ad esempio, con la scomparsa dei ceti e l’eliminazione dei privilegi nobiliari, sparisce anche il concetto del guerriero di casta; la rappresentanza armata del paese non è più un dovere e un privilegio del soldato di professione, bensì diviene un compito di chiunque sia abile a prestare servizio militare. Pertanto, la straordinaria moltiplicazione dei costi impedisce di condurre la guerra sulla base di un patrimonio bellico consolidato, è invece necessario l’impegno di tutti i crediti, fino all’ultimo soldino, così da poter mantenere in moto la macchina militare[1]”.

 

La mobilitazione totale segnala anche i timori del sistema, ogni totalitarismo teme la verità, pertanto si adopera perché essa sia oggetto di una cancellazione totale per mezzo dell’ateismo generalizzato. Atea è una società che non crede in alcuna verità, ma trasforma la menzogna in consuetudine con la propaganda e la pedagogia del fare senza pensare. In essa vi è l’inquietudine per la verità, il timore panico che possa riemergere. In questo momento storico ciascuno dev’essere l’inquietudine del sistema per fermare con la prassi della verità la mobilitazione del f

[1] Ernst Junger, La mobilitazione Totale , in id., Scritti politici e di guerra, 1919-1933 Libreria Editrice Gorizia 2005 pag. 160.

√ Maneskin: ecco l'inedito per #StandUpForUkraine - Rockol

1 commento per “Mobilitazione totale pro Ucraina: il “caso” Maneskin

  1. ndr60
    11 aprile 2022 at 10:12

    Con la discesa in campo dei Maneskin è finalmente chiaro fino a quando si combatterà: fino all’ultima goccia di smalto per le unghie. Eye liner uber alles!

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