Nell’antro della scuola

La pubblica istruzione assomiglia sempre di più all’antro di Platone in cui il buio è illuminato dal chiarore dei simulacri che risplendono della luce della società dello spettacolo,  tutto è  silenzio   nell’oscurità della retorica e dell’ideologia. La scuola è il riflesso della frammentazione sociale in atto, della negazione della verità in nome dell’onirico di massa. Una comunità è tale se vive la politica come il movimento che la conduce verso la razionalità nella quale il logos incontra la realtà. Senza il movimento veritativo non vi è politica, ma ideologia e dominio. Si rincorre il politicamente corretto, si ripetono analisi stantie: l’ordine è inibire ogni processo veritativo. La scuola azienda con i suoi fallimenti oggettivi e registrati dalle prove invalsi è davanti a noi, eppure si continua ad invocare una maggiore aziendalizzazione, si colpevolizzano i docenti, in quanto non sanno usare le tecnologie con maestria e per essere dei conservatori nella didattica. La propaganda deve individuare false verità per perpetuare il sistema. Se si entra nell’antro della scuola, si incontrano docenti e presidi costretti a servire l’alunno cliente: non si può educare il cliente, bisogna conquistarlo con la moneta della scuola: i voti senza contenuto, una nuova moneta virtuale che tutti inseguono in una rincorsa al rialzo per accontentare il cliente, il quale se scontento, cambia azienda o nel peggiore dei casi, molto frequente, usa le armi giuridiche per ottenere il sogno agognato del voto desiderato. Forse arriveremo al crollo di wall street della scuola, il borsino dei voti cadrà in un tonfo mostrando la qualità della scuola-azienda. La violenza scorre nella scuola ridotta ad un mercato, sotto assedio sono gli educatori, in molti casi per viltà e stanchezza indotti ad adattarsi al cliente per evitare problemi. In questo clima di violenza capillare, di relazioni basate sulla forza e sulla  bravura presunta del cliente, si mortifica il personale scolastico; le luci della ragione si spengono, al loro posto vi è solo l’abbaglio ideologico del mercato che trasforma ogni esperienza umana in una relazione di forza senza senso e senza finalità etica. L’antro della scuola è abitato dall’anarchia, essa è l’effetto della caduta di ogni progetto democratico in nome del mercato. La scuola deve formare consumatori acritici, contenuti e asimmetria dei ruolo sono cancellati in nome dell’omologazione. L’uguaglianza è rispettosa delle differenze e dei ruoli, elabora percorsi di emancipazione graduale da pregiudizi, affina lo sguardo della mente all’interno di relazioni asimmetriche: il professore non è eguale all’alunno, non ricopre lo stesso ruolo pur avendo entrambi la stessa dignità morale e pedagogica. L’omologazione è il docente che insegue l’alunno, ne sostiene i desideri incapace di dire di “no”, diviene l’amico con il quale condividere linguaggi e modi di fare. La falsa pedagogia fa appello alla scuola che deve motivare senza difficoltà. In questo clima l’insegnante e l’istituzione divengono servi del principio di piacere in una caduta strutturale dei ruoli. La democrazia collassa sotto il peso dell’anarchia del mercato, in ogni istituzione il ricatto strisciante diviene la regola sottesa: il cliente detta le regole  e se non si accetta si chiude per mancanza di iscrizioni. I docenti hanno paura degli allievi e dei genitori, vige un clima di aggressività  che produce demotivazione ed ignoranza[1]:

“«E accadono altri piccoli inconvenienti dello stesso tipo: in una tale situazione un maestro ha paura degli allievi e li lusinga, gli allievi dal canto loro fanno poco conto sia dei maestri sia dei pedagoghi; insomma, i giovani si mettono alla pari dei più anziani e li contestano a parole e a fatti, mentre i vecchi, abbassandosi al livello dei giovani, si riempiono di facezie e smancerie, imitando i giovani per non sembrare spiacevoli e dispotici». «Precisamente», disse. «In una città come questa», seguitai, «caro amico, il limite estremo della libertà a cui può giungere il volgo viene toccato quando gli uomini e le donne comprati non sono meno liberi dei loro compratori. E per poco ci dimenticavamo di dire quanto sono grandi la parità giuridica e la libertà degli uomini nei confronti delle donne e delle donne nei confronti degli uomini!». «Dunque», fece lui, «con Eschilo “diremo quel ch’ora ci venne al labbro”?»  «è appunto ciò che sto dicendo», risposi: «nessuno, a meno di non constatarlo di persona, potrebbe convincersi di quanto la condizione degli animali domestici sia più libera qui che altrove. Le cagne, secondo il proverbio, diventano esattamente come le loro padrone, i cavalli e gli asini, abituati a procedere con grande libertà e fierezza, urtano per la strada chiunque incontrino, se non si scansa, e parimenti ogni altra cosa si riempie di libertà»”.

 

Scuola per incompetenti

In questi giorni sono stati pubblicati i risultati delle prove invalsi, complice la DID, i risultati sono disastrosi, nelle classi quinte della scuola secondaria superiore si riscontra un netto peggioramento rispetto agli anni precedenti, al punto che le competenze raggiunte sono simili a quelle della terza media[1]:

Rispetto al 2019 i risultati del 2021 di Italiano e Matematica sono più bassi, mentre quelli di Inglese (sia listening sia reading) sono stabili.

  • A livello nazionale gli studenti che non raggiungono risultati adeguati, ossia non in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali sono: Italiano: 44% (+9 punti percentuali rispetto al 2019) Matematica: 51% (+9 punti percentuali rispetto al 2019) Inglese-reading (B2): 51% (+3 punti percentuali rispetto al 2019) Inglese-listening (B2): 63% (+2 punti percentuali rispetto al 2019)
  • Rispetto al 2019 si riscontra: o un calo di circa 10 punti in Italiano a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni; o un calo di circa 10 punti in Matematica a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni con percentuali molto elevate di allievi al di sotto del livello minimo nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Campania e Puglia o nessuna perdita di apprendimento per Inglese-reading e Ingleselistening.
  • In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano in modo molto più accentuato tra gli allievi che provengono da contesti socioeconomico-culturali più sfavorevoli, con percentuali quasi doppie tra gli studenti provenienti da un contesto svantaggiato rispetto a chi vive in condizioni di maggiore vantaggio”.

Un sistema ineguale comporta nelle situazioni di crisi un aumento delle disuguaglianze anche nelle conoscenze e nelle competenze. Se si leggono tali risultati in modo astratto, il disastro educativo può essere decodificato legandolo alla pandemia e alla conseguente DID. La soluzione indicata è il ritorno in presenza, naturalmente la scuola in presenza cura i sintomi più evidenti e non la malattia. Ancora una volta si agisce oscurando il problema, celando le contraddizioni per non alterare il sistema che deve sopravvivere ai suoi disastri. La scuola azienda deve formare consumatori e tecnici, per cui il disastro educativo è celato con le false soluzioni. Il disastro attuale è l’effetto di decenni di scuola azienda, l’intrusione massiva dell’uso delle tecnologie senza finalità educative ha formato alunni senza contenuti e capacità critiche: saper usare un mezzo non significa conoscerne le implicazioni tecniche, educative ed economiche. Il mezzo se prevale sul fine perde la sua valenza educativa per essere veicolo di non senso. La demonizzazione della lezione frontale e dei contenuti è parte di una strategia di distruzione dei contenuti senza i quali ogni critica è impossibile. A settembre la scuola riprenderà il suo corso nel silenzio generale, pertanto l’oscurità continuerà a regnare e dietro i trionfalismi si nasconderà la verità che si vuole seppellire.

 

Valutazioni…

Le prove invalsi hanno mostrato lo stato dell’ignoranza, eppure i risultati della maturità sono straordinari: i diplomati con lode sono il 3,1% un anno fa erano il 2,6%. Più di un diplomato su due ha conseguito un voto superiore a 80: il 52,9% delle studentesse e degli studenti si collocano infatti nella fascia di valutazione 80-100, rispetto al 48,9% dell’anno scorso. La contraddizione tra le prove invalsi e i risultati invalsi è tale che si potrebbe ipotizzare che siamo dinanzi alla scuola del falso. I voti fanno parte del gioco aziendale per attrarre alunni e d’altra parte con un voto eccellente che non corrisponde alla preparazione reale si evitano accessi agli atti e ricorsi. Pagano il fio gli alunni che seriamene si impegnano, ce ne sono, ai quali si riconosce il merito, ma si insegna che l’impegno non è tutto, ci sono altre variabili a determinare le valutazioni. Il silenzio cala sulla verità, al suo posto nessuno pone il problema più importante: la scuola illude i propri clienti, perché ne ha paura. La società dell’inquietudine è con noi sempre, perché la violenza produce solo menzogna.  Il circolo della violenza giunge al termine con la maturità e riprende la sua corsa con gli studi universitari e con li mondo del lavoro. Si immettono nel mercato alunni defraudati della consapevolezza e del carattere che non sapranno resistere alle “lusinghe” del mercato e alle logiche della precarietà lavorativa. Guardare l’antro della scuola significa confrontarsi con il buio che acceca noi tutti. Raccontarsi bugie e inventarsi false giustificazioni non migliorerà la realtà in cui siamo implicati, né favorirà l’esodo: a noi la scelta.

 

 

[1] Platone, La Repubblica libro VIII, Edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi, pag. 106

[2] RILEVAZIONI NAZIONALI DEGLI APPRENDIMENTI 2020-21 La rilevazione degli apprendimenti nelle classi II e V primaria, nella classe III della scuola secondaria di primo grado e dell’ultima classe della scuola secondaria di secondo grado I risultati in breve delle prove INVALSI 2021

Prove INVALSI nell'era dell'emergenza - INVALSIopen

Fonte foto: Invalsi Open (da Google)

2 commenti per “Nell’antro della scuola

  1. Enza
    26 luglio 2021 at 21:01

    Analisi che condivido in pieno.
    Amaramente, ritengo che non ci sarà inversione per rassegnazione, assuefazione, ignavia dei colleghi.

  2. Alessandro
    26 luglio 2021 at 21:04

    Diciamocela tutta: quando in futuro si analizzerà in maniera critica e approfondita la società italiana( forse occidentale?) dei primi decenni del nuovo millennio non vorrei essere nei panni di chi l’ha governata.
    Si critica spesso e volentieri la Prima Repubblica. Nessuno può negare che quella classe dirigente, soprattutto nella sua fase terminale, spesso abbia abusato del suo potere e abbia finito per concepire la politica come tornaconto economico personale. Eppure abbracciando tutta quella fase storica, che partiva dalle macerie materiali e morali della WW2 non facili da sgombrare, non possiamo negare un andamento progressivo in termini sociali, economici e culturali, che si arresta con gli anni Ottanta.
    Ricordo di aver letto anni fa alcune considerazioni di un noto scrittore argentino che non nascondeva lo stupore nel constatare come quegli straccioni degli italiani fossero riusciti a trasformarsi in così breve tempo in un Paese ricco di eccellenze ( erano gli anni in cui le grandi aziende pubbliche italiane andavano in Sud America e non solo a installare i sistemi di telefonia, di telecomunicazioni).
    A seguire c’è solo declino e l’ arraffare di lobby di vario genere e potentati vari, ma questo ovunque in Occidente. Non c’è una sola voce, e la scuola purtroppo non fa eccezione, che sia sfuggita, anche pensando alle maggiori potenzialità tecnologiche attuali, al declino. Siamo suggestionati dal luccichio delle nuove tecnologie e non ci rendiamo conto che dietro questa fantasmagoria di colori non c’è più niente o al massimo rimasugli di ciò che allora era stato ottenuto. Ma l’ottimismo imperante strombazzato dai media al servizio del mercato con i suoi portaborse in politica non si può arrestare, per non ostacolare gli affari dei soliti noti. Il popolo quindi festeggia a comando la sua società incarognita e impoverita di ciò che ha valore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.