Neo edonismo e coito crazia

Lo scontro Nappi-Fusaro: due forme della via edonistica al potere

L’apparizione sulle pagine di una rivista nota per la sua vis polemica di alcuni articoli della pornostar napoletana Valentina Nappi e le risposte piccate del filosofo (è lecito definirlo tale?) Diego Fusaro, oltre a testimoniare il degrado a cui siamo giunti, rappresentano – a mio avviso – uno degli snodi attorno cui il potere oggi gioca e cioè quello del rapporto (da sempre forse centrale) tra corpo e “realizzazione”, tra immagine e repressione, visibile ed invisibile, tra ciò che è lecito ed illecito, tra autentica liberazione e falsi miti di emancipazione.

Ma andiamo con ordine: molti sono rimasti un po’ perplessi dal leggere sulle pagine di Micromega alcuni spunti di riflessione, per la verità alquanto discutibili ed opinabili, della giovane pornostar napoletana Valentina Nappi sulla natura del potere odierno e sulla necessità di non impedire lo sviluppo del capitalismo (per meglio dire, dell´ iper capitalismo finanziario contemporaneo) in quanto unica forma di “emancipazione” dai lacci e dai lacciuoli di un fascismo (che vive però solo nella sua testa) ancora in grado di frenarne le spinte progressive, auspicando viceversa il ritorno “salubre” ad un nuovo edonismo tutto da vivere e da conquistare; una filosofia alquanto individualistica e per l’appunto neo edonista che Fusaro a parole e dall’alto della sua posizione di privilegiato ricercatore del San Raffaele, smonta come una delle forme alienanti e reificanti con cui il sistema oggi gestisce, per dirla con il linguaggio di Foucault, corpi e coscienze, trasformando giuste istanze di liberazione in illusorie trame di astratta emancipazione. Giustissimo e aggiungo necessario; solo che lo stesso Fusaro ha abbracciato in toto da parecchio tempo forme e modalità di riproduzione della sua immagine e del suo successo care a quello stesso main stream e di quella circolarità “desiderante” e reificante dei corpi e dell’utilitaristico eros, essenza stessa dell’iper capitalismo in cui viviamo e in cui siamo immersi.

Al di là della qualità e della natura del dibattito che ha sfiorato punte di autentica poesia (con tanto di insulti e minacce di evacuare in faccia al proprio interlocutore), ciò che mi ha colpito è il luogo, cioè il contesto in cui tutto ciò si è svolto. Dato che il pensiero non è qualcosa di astratto ma vive e nasce come riflesso, prodotto del movimento reale e come “risposta” alle spinte della società, analizzare per quali vie e in che contesti esso operi e attraverso quali forme venga diffuso, non è questione di poco conto.

Questo non significa che chi fa la pornostar non abbia diritto di avere una tribuna adeguata alle sue idee né che non abbia diritto di esprimersi; ci mancherebbe. Il problema è capire come e in che modo si arrivi a scrivere su una delle riviste più importanti d’Italia e con una storia che non si può negare, togliendo magari spazio e possibilità a chi magari ha studiato i temi suddetti (capitalismo, storia politica e sociale, uso dei corpi e loro eventuale liberazione) molti anni e ha dottorati e post dottorati, decenni di ricerca e di insegnamento tali da poter suffragare non solo con le boutades da bar (alcuni pensano che i testi della Nappi abbiano alle spalle un ghost writer peraltro non brillante) ma con autentica consapevolezza e padronanza temi di non facile analisi e riproduzione\divulgazione scritta.

Il fatto incontrovertibile ed inquietante di vivere nella società dello spettacolo in cui ognuno potrà avere i suoi 15 minuti di celebrità e che livella a tal punto la qualità intellettuale e di azione degli uomini, permette a personaggi come la Nappi, la quale ha come unico “merito” quello di avere intrapreso una carriera pornografica e di vantarsi del suo neo edonismo anarcoide (in cui fare ciò che si vuole e rincorrere a piacere i propri impulsi sessuali è l’unica via per l’emancipazione) e di ritrovarsi perciò catapultata in una dimensione in cui il suo porsi, per cosi dire, al di là di ogni moralismo (e perciò di ogni moralità?) e di ogni “forma” conformemente riconosciuta dal perbenismo come tale, le permetta di dire e fare ciò che vuole, rappresentando addirittura una sorta di Sibilla cumana post moderna, a cui tutto è permesso e concesso; anche blaterare e sparare a zero su fenomeni molto complessi e citare autori e temi che non riesce assolutamente a padroneggiare. Ma il problema non è la Nappi in sé (per usare un  linguaggio hegeliano); il problema grave, a mio avviso, è che la sua opinione da bar o da salotto erotico di chi ha sempre le spalle coperte e spara sul mondo (tipico di tutto l’idealismo soggettivo e oggettivo da Kant in poi per lo meno), venga considerata degna di essere pubblicata non per i suoi titoli e meriti ma per il semplice fatto di essersi – è proprio il caso di dirlo – spogliata di tutti gli orpelli sociali e moralistici, di essere una ragazza disinibita e vogliosa di sesso e di quel coito anonimo “riproducibile” all’infinito e replicabile “senza spirito né anima” (mi scuso se uso un linguaggio idealistico) in cui i corpi anziché essere liberati sono sempre più vittime di un sistema che li mercifica e li rende scambiabili, comprabili sul mercato virtuale della pornografia mondiale e di aprire un dibattito sulle sue stravaganti analisi sulla necessità di non frenare un sistema (che ha prodotto una delle crisi più gravi che l’umanità abbia mai visto) per fargli sprigionare (come?) tutte le sue potenzialità (??) di ribellione e di sovversione anti-moralistica.

Ciò che non ha capito, o che è difficile farle capire, è che il suo presunto neo-edonismo, la sua ansia di liberazione dei corpi dal moralismo imperante da secoli in Italia – una battaglia non solo sacrosanta ma sempre più urgente per una reale soddisfazione dei singoli e per un’ effettiva parità dei sessi – non è altro che l’accettazione attiva (in quanto attivamente operante in esso) oltre che passiva (indifferenza nei confronti di ciò che può produrre nella coscienza degli uomini) di un sistema come quello iper capitalista odierno in cui l’anarchia delle pulsioni erotiche sul mercato e la coito crazia imperante sono due elementi fondanti la sua pervicace resistenza e riproducibilità.

Il sistema cioè ha bisogno di puntare tutto sulla deresponsabilizzazione e sulla disumanizzazione dell’uomo storico, di renderlo puro soggetto-oggetto di piacere vano e vacuo, di smorzare in sé ogni traccia di resistenza e ribellione, di alternativa possibile, di utopia concreta, di coscienza attiva e profonda di essere un prodotto storico determinato capace di conquistare con il dubbio e lo studio il suo spazio orizzontale e la sua crescita intellettuale verticale, di acquisire criticamente le coordinate entro cui nascere, crescere e svilupparsi, attraverso cui comunicare con il mondo, entrare in contatto con gli altri (senza averne paura né rigetto) dialogando con la società in cui vive e in cui si trova ad operare, connettendo le sue esigenze con quelle della comunità; viceversa il neo edonismo anarcoide che svende e ricrea abilmente il desiderio reificato e già alla nascita inquadrato nella logica del massimo profitto e la “disinvolta” sessualità sui banchi evanescenti ed intercambiabili del mercato mondiale, non lotta contro il sistema (come ci si poteva illudere negli anni ’60 all’epoca della rivoluzione “sessuale”[1]) ma viceversa non fa che alimentarne le spinte disumanizzanti, di disgregazione etica e morale generale, di deresponsabilizzazione totale nei confronti del Sé e dell’altro (la Nappi auspica come modello la ragazza “ribelle” che a scuola sta con i piedi sul banco masticando una gomma; accidenti che ribelle di cui avere paura!!), di triste assenza di desiderio di crescita e di realizzazione in un mondo che è – nonostante le analisi “geniali” di Sartre e di gran parte dell’esistenzialismo del Novecento – e continua ad essere la “casa” precipua dell’uomo. Ed è per questo che combattiamo, per far si che – avrebbe detto Bloch – <<l’uomo ritorni a ruotare su se stesso[2]>>.

E’ giusto, come asserivo prima, rivendicare una spinta erotica e un ritorno ad una sana e creativa fantasia sessuale come crescita matura ed equilibrata dell’uomo storico, cosa c’è di più culturale dell’eros e della sessualità come antidoto a quelle pulsioni di morte, per dirla con Nietzsche e Freud, che dilagano nel moderno e che pongono le basi di quel nichilismo\relativismo decadente e pessimista\naturalista (le cose sono cosi da sempre e non ci possiamo fare nulla) in cui siamo immersi e che ci rende più deboli e impauriti, senza punti di riferimento né modelli di alternativa possibile alla trasformazione, ma tutto ciò non deve essere confuso con la triste riproposizione di un individualismo egoista, anzi egotista vecchio di secoli che si erge attraverso la ricerca di un piacere infinito\indefinito scambiabile-intercambiabile ed impersonale che mina alla radice la possibilità oltre che la capacità di ricostruire una dimensione sociale e politica di concreta liberazione dei corpi e della sessualità e con esse dell’umanità intera.

Per corroborare la nostra tesi, ci vengono in aiuto alcuni passi illuminanti di Ernst Bloch, grande marxista “umanista” del secolo scorso, che riflettendo sull’accento umanistico, soggettivo posto dal giovane Marx all’atomismo di Epicuro, addirittura indicando l’atomistica epicurea come <<compiuta scienza naturale dell’autocoscienza[3]>> nei confronti del meccanicismo atomista di Democrito in cui il soggetto-uomo cessa di avere qualsiasi funzione attiva nella sua composizione, ne sottolinea però anche l’aspetto astratto, idealistico e perciò individualista dell’uomo, dell’umanità edonista in quanto elemento estraneo al mondo, che si pone – con la sua ricerca edonista – al di fuori del consesso umano, delle sue necessità, esigenze e processi:

“<<In Epicuro dunque, scrive Marx nella sua dissertazione, l’atomistica, con tutte le sue contraddizioni, è svolta e compiuta come scienza naturale dell’autocoscienza, la quale è un principio assoluto nella forma dell’individualità astratta, fino all’estrema conseguenza, e cioè fino alla sua dissoluzione e alla sua cosciente opposizione, all’universale. Per Democrito, invece, l’atomo è solo l’espressione generale obbiettiva della stessa indagine empirica della natura>> “

Marx dunque elogia Epicuro per aver introdotto nell’atomistica il fattore “energetico”, di azione per cosi dire “soggettiva” nel movimento degli atomi (il famoso clinamen) a differenza di Democrito, il quale restava su posizioni meccanicistiche. Poco oltre Bloch aggiunge:

“Questa è la differenza rispetto a Democrito affermata da Marx. Il quale, in verità respinge energicamente il mero privatizzarsi di questo fattore soggettivo nell’etica epicurea come un atomismo per cosi dire a-sociale, in quanto un comportamento del genere isola gli uomini e li rende incapaci di un attivo intervento (clinamen, inclinazione) sull’ambiente.”

E poco oltre, entra nel cuore del problema connettendo l’epicureismo edonista e astrazione individualista, diremmo oggi coito crazia (ricerca e riproposizione constante di un coito impersonale e de responsabilizzante) e spersonalizzazione disumanizzante nel puro cielo dell’edos, ponendo un forte monito a tutta l’umanità:

“Il tenersi al di fuori del mondo non aiuta né gli uomini né il loro peculiare essere nell’esistenza: “l’individualità astratta è la libertà dall’esistere, non già la libertà nell’esistere, non consente di splendere nella luce dell’esistere […]. Nonostante il falso isolamento della libertà che egli sostiene se intesa solo come “individualità astratta”, alla mera luce della “lampada del privato”, la libertà non raggiunge la sua essenza”.

Così come Marx criticò l’etica epicurea, pur lodandone l’attenzione verso il fattore soggettivo rispetto al meccanicismo democriteo, in quanto espressione della decadenza della Polis greca e del “riflusso nel privato”, così come il filosofo di Treviri rivendicò la necessità di riconsiderare la libertà dell´ uomo nel suo impulso a dedicarsi al mondano, “non già nell’astratto, isolato distacco da esso”, introducendo – asserisce Bloch – il pensiero filosofico (e dunque critico) nel mondo, in un mondo che è da mutare ed è mutabile, così anche noi pensiamo che la “purificazione della realtà” sia attuabile solo per mezzo della critica filosofica, cogliendo nel miope ed infantile neo-edonismo della Nappi non solo l’espressione di una disumanizzazione reificante (il corpo umano cosa e riproducibile come coito non interruptus, neanche più come desiderio-sesso) ormai generale ma la necessità di riconnettere dialetticamente – al di là della sua astratta coito crazia mercantile – la liberazione sessuale dell’uomo al piano del movimento reale e storico, politico ed economico in cui vive, anzi in cui tenta di sopravvivere.

Con Marx, siamo convinti che il neo edonismo di ieri e di oggi, non sia altro che il tentativo di radicalizzare l’atomismo individualista già ampiamente presente nella società civile capitalistica, di incrementare (magari anche inconsapevolmente) la spersonalizzazione dell’uomo in un massa anonima di consumo desiderante (ricordiamo le “macchine desideranti” di Lacan), e di parcellizzazione de-responsabilizzante delle forme di vita e del lavoro; c’è dunque un legame visibile tra l’atomismo umano prodotto dal consumismo di beni e piaceri (in cui i due elementi spesso si rimandano uno all’altro) e l’attuale precarizzazione, frammentazione dei processi sociali e lavorativi; il soggetto unico e determinante è l’Ego astratto dai processi storici reali che agisce e idealmente pone se stesso come alfa e omega di ogni operazione funzionale al proprio arricchimento personale e personificante, agente che subisce (pur essendone il promotore) la trasfigurazione del rapporto causa-effetto (come base di ogni conoscenza oggettiva) con il feticcio “minoritario” –  indicato già da Adorno ne “La dialettica dell’Illuminismo” del 1947 – dello stimolo-reazione; convertire la necessità di comprendere per trasformare il mondo cogliendone le possibilità in divenire all’interno delle sue contraddizioni, con l’ansia di essere protagonisti di un universo visivo e linguistico in cui dettare la propria “legge” e privata visione del mondo a cui tutti, nessuno escluso (ricordate il monito “integralista”, senz’appello contro “le fighe di legno” della Nappi), devono conformarsi; la liberazione dunque si trasfigura in astratto conformismo ai dettami del “libero” mercato; in questo la Nappi e Fusaro sono due facce di una stessa medaglia. Per questo fanno finta di litigare. In realtà non sono altro che due galli in uno stesso pollaio, due “luci” che lottano per accaparrarsi il maggior numero di pubblico possibile, di visibilità possibile in un palcoscenico in cui ormai tutti sono soggetti astratti senza alcuna realtà, atomi spuri che parlano da soli, un soggetto senza IO (un Io in quanto prodotto di una relazione uomo-storia, uomo-società), immaginandosi forieri di un pubblico e di una coscienza ormai irrimediabilmente smarrita. Uno spettacolo, a mio avviso, da disertare.

Per concludere possiamo dire che il neo edonismo della Nappi e la “finta” critica moralistica (non morale né etica) di Fusaro (che a parole si oppone a un sistema, ad un main stream che lui stesso alimenta e attraverso cui si alimenta, non riuscendo neanche a scalfirne le premesse e gli effetti esiziali sull’umanità reificata dallo scambio capitalistico e dalla sua valorizzazione generalizzante che riduce tutto a merce vendibile sul mercato, compresi i corpi, le menti, i desideri, il sesso, ecc.), vanno esattamente nella direzione indicata dal potere, un potere che “reprime permettendo”, che si radica annichilendo le coscienze, le passioni e la possibilità concreta degli uomini di agire come individui e come comunità, che opprime donando falsa ed illusoria libertà di fare ciò che si vuole (massima legge dell’individualismo borghese o dovremmo dire come Preve post borghese ma pienamente capitalistica), libertà – come detto prima con Marx – dall’esistere e non nell’esistere, estraneità dal mondo invece che concreta individuazione e lotta in esso per la sua trasformazione.

Il potere vuole e propugna questo edonismo consumista e “pulsionale”, infantile\adolescenziale per il proprio “riconoscimento” (un riconoscimento che non passa però dal travaglio doloroso e “qualitativo” del negativo hegeliano ma dalla pura ed astratta riflessione di una coscienza “minoritaria”, pulsionale, pinguemente rappresentativa in, con e per se stessa), che de responsabilizza i rapporti e che riconduce le sensibilità umane, i loro desideri e progetti di comprensione-trasformazione, al piano subdolo dello scambio edonistico e senza impegno dei piaceri pigri e universalizzanti della coito crazia dominante. Un potere che nasce e si riproduce – per dirla con Foucault – dall’anarchia incontrollabile dell’impulso sessuale e dalla pura e semplice soddisfazione di un coito senza volto né identità, senza storia, senza passato né futuro, in una costante e lubrica coito crazia in cui i soggetti storici (che operano attivamente e cioè coscientemente nella società e nella storia pienamente coscienti dei loro limiti e contraddizioni cosi come delle loro possibilità rivoluzionarie) svaniscono trasfigurati dai loro desideri reificati e vendibili-scambiabili sul mercato delle pulsioni anonime, in cui l’uomo da soggetto di piacere diviene oggetto del piacere, annichilendo de facto la propria precipua dimensione storico-sociale di ente che vive nel mondo per trasformarlo[4].

Laddove c’è anarchia del mercato vi è anarchia delle pulsioni sul mercato; laddove si ricostruisce una linguaggio e una dimensione sociale comune entro cui riattivare quell’umanesimo reale di cui parla Marx, quell’umanesimo dell’agire e dell’azione di cui credo ci sia un disperato bisogno per combattere la passività e la stagnazione di un Io che riproduce perennemente se stesso come “macchina desiderante”, come puro atomo di desiderio sottratto alla storia e alla dialettica concreta con l’altro (che poi siamo noi), là vi può essere l’intenzione di superare lo scambio reificante della valorizzazione del capitale e porre le premesse per una concreta liberazione dei corpi e della sessualità-conoscenza, dell’agire pratico del mondo di un uomo non più scisso tra un desiderio alienato irrealizzabile ed una vita sempre più oggettivamente invivibile.


[1] La pornografia in quegli anni ha svolto, senza dubbio, un ruolo di svelamento e di apparizione di mondi e desideri repressi e insondabili nel quadro del perbenismo ipocrita borghese; laddove c’era ancora una morale borghese da difendere da parte del potere; un potere che oggi non ha più bisogno di “difendere” nulla ma anzi che reprime e gestisce il bios delle popolazioni – per dirla con Foucault –  permettendo ciò che non lo tocca né lo scalfisce ma che lo alimenta aumentando la massificazione consumistica e conformistica dei suoi “sudditi”, alienati e reificati nel proiettare in mondi alienati e reificati (il porno in primis) i propri desideri, bisogni e fantasie accettando passivamente il fatto di non poterli vivere e realizzare (nel rispetto ovviamente delle prerogative della convivenza umana) sul piano, per dirla con Freud, del principio di realtà. Ciò non fa che aumentare a dismisura la frustrazione di dover vivere nel purgatorio del principio astratto di piacere; un piacere virtuale e per ciò inoffensivo sebbene molto remunerativo per il sistema, che “reprime” permettendo al mercato di crescere a dismisura senza liberare forze ed energie magari pericolosi per il suo processo di sviluppo. Il sesso, non scordiamolo mai, è la massima espressione di umanità, in quanto ricambio organico uomo-natura, dell’uomo stesso; padroneggiare e controllare questo bios è per il potere fondamentale; ricordiamo ciò che disse lo stesso Foucault; “è più facile controllare e gestire chi è malato che chi è sano”.

[2] Cit. da E. Bloch, Karl Marx, il Mulino 1972                                        

[3] Bloch, ivi

[4] E’ impossibile qui fare la storia della pornografia e del suo “significato” sociale. Il punto è capire come il porno, tanto decantato dalla Nappi come via di “liberazione” e di anarcoide gestione di sé, non è altro che una delle forme (forse quella più subdola e perniciosa) di gestione del bios e dei suoi impulsi; il potere cioè, che reprime permettendo, utilizza la falsa ed illusoria fruizione-utilizzazione pornografica per instillare nelle masse represse (anche sessualmente) un’anch’essa falsa ed illusoria liberazione; come se bastasse la fruizione “libera” (perché in realtà permessa da un potere, ripetiamo, che reprime permettendo) del porno per godere di una libertà sessuale e corporea in realtà tutta da costruire e da conquistare nel reale, nei rapporti tra i sessi, nella società, nella politica e nell’economia, ecc. Inoltre, il porno produce una soggettività pura e astratta, una pura e semplice “macchina desiderante”, un soggetto (identificato dal piacere e dalla sua voglia di soddisfarlo) senza IO, cioè senza produzione di identità mediante il rapporto concreto tra il sé e l’altro, tra sé e la società e la storia; una pura soggettività senza movimento reale, senza autoproduzione di sé in relazione dialettica con l’altro. Ed è precisamente in questo contesto di pure identità soggettive senza storia né dialettica storica che si muove e si riproduce quel falso mito di liberazione che si chiama porno. Ed è in questo contesto che la Nappi pontifica senza rendersi conto dell’alienazione e della sottomissione totale (altro che emancipazione) del desiderio e dei bisogni sessuali (sempre connessi al piano della razionalità e della coscienza) che l’iper capitalismo produce, creando un conformismo “alternativo” che nasconde ed altera le reali e sacrosante necessità d’emancipazione psico-fisica che ribollono nella società. Inoltre, il porno in una società che vive e vegeta nello scandalo e nell’o-scenità come asseriva Carmelo Bene, davvero non scandalizza più nessuno; non fa più vedere ciò che è proibito o invisibile, nascosto alla vista del perbenista “borghese” classico ma certifica l’essenza di ciò che è già presente e che si riproduce costantemente sotto i nostri occhi, è cioè lo specchio del nostro quotidiano alienato e reificato. Uno specchio che non libera più ma incatena ancor di più. A mio avviso, uno scandalo che non scandalizza più nessuno si chiama conformismo.

13 commenti per “Neo edonismo e coito crazia

  1. armando
    18 dicembre 2014 at 14:10

    Scusate un attimo, ma sarebbe opportuno chiarire perchè le critiche di Fusaro alla Nappi sarebbero moralistiche e non morali o etiche. Non certo, credo, perchè Fusaro è un privilegiato ricercatore del San Raffaele. 1) Fossè così non esisterebbe in pratica nessun critico del sistema capitalistico credbile, perchè tutti sono “privilegiati”, essendo tutti di estrazione borghese, Marx per primo (la famosa coscienza infelice della borghesia) 2) Il narcisismo personale eventuale di Fusaro, come di ogni altro scrittore o saggista o politico, andrebbe ben distinto dai concetti che esprime, e su questi ci dovremmo concentrare. Altrimenti sembra proprio che la critica potrebbe essere rovesciata come un guanto contro chi la fa.
    E dunque, cosa ha scritto Fusaro di sbagliato nella critica alla Nappi? E’ l’unica cosa che dovrebbe interessare.
    armando

  2. pandoro
    19 dicembre 2014 at 13:05

    Non concordo in toto con l’articolo, ma per rispondere alla tua domanda Armando, l’errore di Fusaro con la Nappi è stato essenzialmente quello di sottintendere che una che se lo prende in tutti gli orifizi (insieme peraltro) non abbia credito per parlare di filosofia.
    Giuste o sbagliate le cose che dice la Nappi (anche qui non le condivido totalmente) bene ha fatto a rispondere a Fusaro “ti squirto in faccia”!!!
    Se Fusaro non accetta mi offro volontario!!!!

  3. Rino DV
    19 dicembre 2014 at 20:06

    Emerge qui una questione irrisolta, quella relativa alla competenza nell’ambito morale, politico, storiografico, psicologico, filosofico, campi in cui tutti devono avere la possibilità di argomentare benché non tutti, anzi pochissimi, ne abbiano adeguata competenza.
    .
    Io non sono un chimico, non ho la minima competenza in chimica e perciò …non la insegno.
    Non sono un climber, non ho mai scalato neppure la più piccola croda, né a mani nude né con alcuna ferraglia: ergo non insegno ad arrampicarsi.
    Ciò vale per ogni settore e dovrebbe valere per tutti gli umanoidi.
    .
    Ma non è così. Nei campi sopracitati tutti confondono il diritto di esprimere la propria opinione con una supposta competenza nei rispettivi ambiti.
    .
    Così, su una particolare disciplina cui io ho dedicato decenni di studio e riflessioni, mentre Mario saliva e scendeva dagli 8000 facendo invidia all’uomo ragno, le nostre due opinioni sulla mia disciplina di studio hanno lo stesso valore.
    Mentre io mi guardo bene dall’insegnare qualcosa a Mario sul climberaggio, lui insegna e pontifica su entrambe le materie.
    .
    A questo non c’è soluzione, a meno di seguire l’insegnamento di Platone, secondo cui spetterebbe ai filosofi la direzione della Polis e la valutazione del bene e del male.
    .
    Che è esattamente l’idea base del totalitarismo e del radicale classismo nicciano.
    .
    Quindi non resta che accettare la parità di valore di tutte le opinioni.
    La libertà ha il suo prezzo.
    .
    Rino DV

    Ma sono due aspetti diversi.

  4. armando
    20 dicembre 2014 at 0:51

    La conclusione di Rino sarebbe ineccepibile se non vivessimo nella società dello spettacolo. L’unico motivo per cui è stata intervistata la Nappi è che si tratta una pornostar, quindi attira, o stimola, la curiosità, quindi fa vendere. L’attendibilità delle sue idee è l’ultima cosa che interessa. Del resto in tv è un’orgia di subrettine, cantantine e cantantini, attorucoli e attorucole che pontificano intorno a cose di cui nulla sanno e su cui hanno, ad essere ottimisti, la competenza di un altro qualsiasi cittadino normale.della cui opinione non frega nulla a nessuno perchè non fa audience. In più dicono le loro scemenze , i loro luoghi comuni polticamente corretti che rispecchiano in pieno l’ideologia dominante, con l’aria di dire chissà quali originalità
    Sono convinto che libertà e democrazia non siano concetti assoluti. Con questo non voglio certo che debbano essere istituiti limiti per legge alla libertà d’espressione. o alla democrazia. E’ piuttosto la comunità nel suo complesso che dovrebbe autoeducarsi e se è inevitabile la parità di valore di tutte le opinioni, allora che si dia davvero a tutti la possibilità di esprimersi e di contribuire a formare l’opinione pubblica, e non solo ai media asserviti. Così non è e non sarà perchè il potere non ha interesse che sia. Dobbiamo saperlo, realisticamente, e continuare la nostra battaglia dalle malriparate trincee in cui siamo, con ogni tanto qualche ardita incursione.

  5. claudio vettraino
    20 dicembre 2014 at 13:33

    Vorrei brevemente rispondere ad Armando; ci sarebbero molte cose da dire ma lo spazio e il tempo sono quelli che sono.
    Il problema che il mio articolo voleva sollevare (non so se ci sono riuscito ma ho fatto il possibile) era da una parte la curiosa presenza su una rivista “prestigiosa” come Micromega di una “opinionista” con aria da tuttologa di una ragazza che di mestiere fa la pornodiva (nulla di male ma per capirci) e che pontifica di questioni complesse senza forse averne le competenze quando ricercatori e dottorandi e professori (che ne avrebbero a sufficienza sono condannati al silenzio e all’oblio di libri e ricerche che nessuno legge dato il mercato editoriale e il main stream dominante) e dall’altra rilevare come un hegelo- marxista come autodefinisce Fusaro (non so quanto correttamente da ciò che scrive ma al di là di questo), che critica a spron battuto, in qualunque occasione, il sistema della comunicazione alienante e della reificazione dell’io nel mondo della spettacolarizzazione, non fa che “vendersi” vendendo il suo prodotto (cosa lecita ma che va a mio avviso – da aprte di chi critica o si arroga il diritto di criticare il sistema capitalistico della compravendita e della mercificazione) come nulla fosse,anzi alimentando questo suo protagonismo mediatico e mercantilistico..il problema è questo e non nuovo ahimé; fare una profonda riflessione sulla connessione tra teoria e prassi, tra una coerenza teorica e umano-politica per dirla cosi..a me non interessa assolutamente nulla della vita privata della Nappi e di Fusaro..né, onestamente, perdo il sonno a seguire le loro diatribe davvero poco avvincenti..a me interessa sottolineare come da qualche decennio l’immagine ha prevalso sui contenuti e il parossismo dell’Io spettacolare e neo edonista prevalga sulla riflessione oggettiva dei processi e dei fenomeni..Io penso che ad una realtà complessa debba corrisponde una “scienza” della realtà altrettanto complessa..

    Non mi interessa tanto, come dicevo, la diatriba tra i due (che va sicuramente approfondita e analizzata) ma come essa rappresenti la deriva neo edonista e neo narcisistica di un Ego anarcoide e mercificato che non solo non critica né intacca in alcun modo il potere (per dirla cosi) ma anzi è ciò che il potere vuole e desidera, cioè creare un deserto teorico in cui Soggetti senza IO tentano disperatamente di agire senza riuscirvi, ripetendo ossessivamente il loro solipsistico monologo attraverso ritornare sé convinti di avere sempre ragione..Un Ego che alimenta e non critica la ragione strumentale capitalistica..che asseconda gli impulsi mitici ed anarcoidi di un piacere coito-cratico e di protagonismo che rafforza quel potere che si vorrebbe – illusoriamente -combattere, non rendendosi conti che la libertà non è quella negativa dei liberali ma quella – secondo me – positiva di chi la connette alle “necessità” della storia e della società in cui si vive..che impone responsabilità non solo nei confronti del presente ma anche nei confronti del passato e del futuro..responsabilità nei confronti non solo dell’attuale ma anche oso dire nei confronti dell’utopia, di ciò che è possibile scorgere come alternativa nella stasi quotidiana.

    Per questo, e concludo, la critica di Fusaro è moralistica e non morale né etica; perché dall’alto del suo pulpito privilegiato pontifica contro quegli stessi mali che lo hanno portato dov’è..ciò non significa che non si debba dare valore alla propria produzione né promuoverla in ogni sede possibile che dia visibilità..ma significa accettare le regole e le condizioni strutturali attraverso cui la comunicazione e il linguaggio media la “cultura” e la teoria critica, un tempo avremmo detto rivoluzionaria..anche questo vecchio e annoso problema..il famoso “essere non essere”..non è giusto essere fuori se vuoi combattere il sistema ma se accetti di farne parte devi avere la maturità e la coscienza per farlo senza cadere nelle mille e insidiose trappole che il sistema (per capirci) di impone per essere suo alfiere..e poter parlare al più vasto pubblico possibile..un dilemma ad esempio che attanagliò un personaggio del calibro di Pasolini e non solo..

    Io penso che quando si fa critica e si ci pone in modo autentico contro il potere si debba anche pensare alle conseguenze e alle responsabilità che ciò comporta e pensare anche alla critica delle “forme” attraverso cui questo tuo messaggio viene elaborato, costruito e diffuso..sennò c’è miopia e ahimé passiva complicità..

    spero di essere stato esauriente, per quanto possibile..spero di tornare presto a discutere con voi..e mi auguro che questo mio articolo susciti altri commenti..per questo siamo qui..per squarciare il velo di maya che è calato da decenni su una riflessione critica degna di questo nome….L’interferenza lo sta già facendo e con successo.. grazie e a presto

    • armando
      20 dicembre 2014 at 14:31

      La questione di come comunicare è importante, certo. In termini generali e andando oltre Nappi/Fusaro, credo siamo in una situazione che lascia poche scelte. O stare sull’Aventino, col risultato di continuare ad essere una nicchia sconosciuta per l’eternità, o “sporcarsi le mani” in qualche modo. Con intelligenza, con lucidità, ma sempre di sporcarsi in qualche modo le mani si tratta. Accettare dunque di apparire nel circuito mediatico, ma a certe condizioni e garanzie. Di tempi, di libertà d’espressione, di precisione nel riferire quello che si dice. Tremendamente difficile, ma non vedo altra strada che non sia quella di approfittare, ripeto con lucidità per non essere strumentalizzati, delle rare occasioni che ci sono concesse.

  6. claudio vettraino
    20 dicembre 2014 at 13:39

    ps; il problema vero è quello di riattivare una profonda riflessione sullo statuto e sulla natura – potremmo dire ontologica parafrasando Lukàcs – della soggettività nel tardo o iper capitalismo..sulla sua operatività e sulla sua capacità o meno di agire nel presente.,.anche questa annosa ma urgente questione..solo così potremmo riattivare quell’agire politico volto alla trasformazione che tanto ci è necessario oggi..a presto..

  7. Fabrizio Marchi
    20 dicembre 2014 at 15:40

    Sottoscrivo in toto il commento di Claudio Vettraino e non aggiungo nulla di più alla sua riflessione. O meglio,si potrebbe ma non voglio fare del gossip.
    Mi limito a sottolineare quello che già ha detto molto meglio di me Claudio; ci vuole un minimo, non un massimo (come peraltro ripeteva sistematicamente Preve, rimasto uno sconosciuto, pur essendo un gigante rispetto a quello che è uno dei suoi allievi, cioè Fusaro) di coerenza fra la teoria e la prassi o meglio, fra il proprio pensiero percorso filosofico e il proprio agire concreto.
    Come ho già avuto modo di scrivere in diverse occasioni, caro Armando (e tu lo sai perché mi hai letto), a mio parere (e non mi costringere ad approfondire e a cadere nella trappola del gossip perché comunque non ci cadrei…), siamo di fronte ad un classico caso di “idealtipo”, di prodotto di questo sistema, cioè un personaggio che con le lotte sociali, il conflitto di classe, la dialettica marxiana di cui tanto parla, non ha nulla a che vedere, ma che ha capito che utilizzando paradossalmente determinati strumenti (che indubbiamente padroneggia in modo brillante), in questo caso filosofici perché quella è la sua competenza specifica (ma potrebbe essere qualsiasi altra, nel caso di Fiorello o di Alba Parietti è la loro rispettiva capacità di fare battute o di mostrare le cosce in tv…), può ottimizzare se stesso e il suo smisurato desiderio di apparire e di affermarsi come personaggio pubblico. A quel punto, una volta chiarito questo, sempre come ho già detto diverse volte, il cavallo di battaglia può essere qualsiasi altro.
    La riprova di quanto dico è che ci sono stati e ci sono autorevolissimi pensatori, infinitamente più talentuosi, geniali e sovversivi di Fusaro (che di suo non ha partorito proprio un bel nulla), che non hanno e non hanno avuto neanche un millesimo della visibilità mediatica di quest’ultimo e se l’hanno avuta è per ragioni completamente diverse (fra cui anche il fatto di essere stati perseguiti), che nulla hanno a che vedere con l’ottimizzazione narcisistica perseguita scientemente da Fusaro.
    Ciò detto, è sbagliato dire come fanno alcuni (anche tu) che ciò che conta è comunque sfruttare ogni spazio pur di diffondere determinate idee. Non è così, perché il sistema, in tutte le sue articolazioni, non è sprovveduto, e se ti sospinge mediaticamente è perché ha capito che può utilizzarti. Ti risulta forse, al di là dell’opinione che ciascuno di noi possa legittimamente avere, che pensatori come Tronti, Negri, Barcellona o Preve (per restare in Italia) abbiano avuto la stessa visibilità di questo giovanotto rampante? Solo Negri, fra questi, in parte l’ha avuta, ma per ragioni completamente diverse che peraltro lo hanno portato anche a finire dietro le sbarre, cosa che non accadrà mai a Fusaro, questo è poco ma sicuro tanto innocuo è il suo filosofare (né tanto meno glielo auguriamo, sia chiaro…ma il il rischio non c’è, neanche lontanamente)
    Fusaro infatti disinnesca e rende innocuo sia il pensiero marxiano che quello del suo maestro, Costanzo Preve che, guarda caso, è stato ostracizzato da tutti e da tutto.
    E fa dei danni, enormi dal punto di vista politico, perché se ne va in giro a dire che bisogna andare oltre tutto e tutti (concetto portato avanti da sempre da certa destra) per sviluppare un percorso – dice lui – anticapitalista, con chiunque ci stia e di qualsiasi provenienza. Il che è politicamente ridicolo (non lo ha mai sostenuto neanche Preve) ed è ciò che lo porta a flirtare o ad allacciare spregiudicatamente rapporti con forze politiche come Casa Pound o la Lega Nord di Salvini che di anticapitalista non hanno neanche l’odore….
    Sia chiaro, a lui non gliene può fregare di meno perché della politica non gliene importa assolutamente nulla (gli importa solo della sua affermazione e della sua visibilità), il problema è che in tanti (anche tu, a quanto pare,) gli vanno dietro, nonostante siano stati ripetutamente “avvertiti”…
    E questo invece è un problema perché il personaggio non è affatto uno sprovveduto ed è anzi molto abile da questo punto di vista, cioè nell’arte della dissimulazione, avrebbe detto Schopenauer (che lui certamente ha studiato più e meglio di noi tant’è che ha imparato la lezione…).
    Ora, caro Armando, a Roma usiamo dire “Chi vò capì, capisce”… Che ti devo dire, io più di questo non posso dirti, non ho nessuna voglia d fare del gossip né ritengo che sia giusto farlo perché appunto mi interessa criticare nel merito. E anche il metodo molto spesso fa parte del merito. In sintesi, non condivido né il metodo né il merito e penso che Fusaro stia facendo dei danni. Mi permetto solo di aggiungere che l’opinione del sottoscritto è largamente condivisa dalla comunità dei govani allievi “previani” di cui lui faceva parte (ormai ha preso il largo…) che non si pronunciano in tal senso perchè temono (e posso capirli) che gli si dica che la loro è solo invidia…
    Io non sono ahimè più giovane, non facevo e non faccio parte della loro comunità (pur avendo ottimi rapporti personali), ho tutt’altra storia rispetto alla loro e a quella di Fusaro (e la rivendico con fierezza) e posso permettermi di criticarlo pubblicamente senza correre il rischio di incappare in simili sciocche dicerie.
    Del resto, sono talmente abituato a sentirmi dire che criticherei il femminismo perché sono “sfigato e non me la danno mai”, figuriamoci se posso preoccuparmi se qualcuno mi dicesse che sono invidioso del successo mediatico di Fusaro… .

  8. armando
    21 dicembre 2014 at 20:11

    Per chiudere con questa storia di Fusaro, che non conosco, di cui poco m’importa come persona, e che credo sia davvero fuorviante.
    Io non vado dietro a nessuno, esprimo il mio punto di vista. Se in qualche caso coincide con quello di Fusaro la cosa non mi turba affatto. Se poi lui è come lo descrivi è un problema suo, non mio. Danni politici in questo deserto che è la politica di oggi? Boh! Renzi o Civati, Vendola o Grillo sarebbero migliori di Salvini? sarebbero anticapitalisti? Per me no.
    Per il resto, ripeto, tutti gli intellettuali marxisti, in primo luogo Marx stesso ed Engels, erano borghesi e usufruivano dei privilegi, culturali e materiali, della classe di provenienza.
    E con ciò?
    Il “sistema” è abile, senza dubbio,e sopratutto controlla tutti i media. Ma anche Pasolini scriveva sul Corriere della Sera, e dunque la questione è solo una.
    Ti vogliono intervistare? Ok, con domande scritte e risposte da riportare con precisione, garantite per iscritto. Ti vogliono a una Tv? Ok, ma con la garanzia di tempi certi e di non interruzione.
    Chiuso.

    • Fabrizio Marchi
      22 dicembre 2014 at 16:31

      Caro Armando, sono d’accordo con te che il fatto di occupare una posizione privilegiata non costituisca di per se ragione di demerito, e infatti quello è l’unico passaggio dell’articolo di Claudio Vettraino che non condivido…
      Resto ai fatti e al merito. Siccome vedo che non riusciamo ad intenderci, vorrei portare un esempio, anche rischiando di essere frainteso e male interpretato, in buona o in malafede (non da te, in questo caso, ovviamente) che forse può aiutarci nella comprensione delle cose.
      Il sottoscritto, oltre ad aver fondato questo giornale, ha fondato ormai diversi anni fa il primo movimento, diciamo la prima aggregazione di uomini in carne ed ossa dichiaratamente di Sinistra e altrettanto dichiaratamente e radicalmente critici nei confronti del femminismo, da noi stessi individuato come una ideologia interclassista, sessista, alleata, complice e strumento del sistema capitalistico dominante, di cui sempre secondo noi è uno dei mattoni ideologici.
      Come tu ben sai, si tratta di un precedente assoluto nella storia, un movimento che, piaccia o meno, ha una sua assoluta UNICITA’. Non esiste niente altro di simile in nessun altra parte del mondo occidentale se non del globo.
      Fusaro ci e mi conosce benissimo, gli amici della comunità previana mi e ci conoscono benissimo, anche personalmente, e ci stimano anche, perché hanno capito la peculiarità e la potenzialità critica e ideologicamente sovversiva di un’aggregazione come quella di Uomini Beta capace di portare una critica radicale e strutturale a uno dei bastioni ideologici dell’attuale sistema dominante.
      Sono convinto che anche Fusaro ci abbia letto e si sia documentato prima di fare un paio di video, fra i tanti che ha diffuso sulla rete, dove critica esplicitamente il femminismo, riprendendo anche diversi nostri argomenti.
      Ora io credo che se Fusaro fosse il filosofo che si fregia di essere, visto che di questi temi si è anche occupato e visto che ci conosce molto bene e ancor più ci conoscono e ci stimano i suoi amici e la comunità di allievi che si è radunata intorno a Preve, avrebbe avuto la sensibilità di capire se non l’unicità, quanto meno la peculiarità e l’importanza di un movimento come quello di Uomini Beta. Tanto più che proprio Uomini Beta è una manifestazione concreta (prassi) di quella critica all’ideologia politicamente corretta che era, giustamente, nel mirino della critica di Preve e che Fusaro stesso sostiene di voler combattere.
      Come può sfuggire a uno come Fusaro una cosa del genere? E’ quanto meno paradossale. Anche perché non mi pare di vedere in circolazione tante altre fenomenologie e/o manfiestazioni concrete di critica radicale ed esplicita al “politically correct” imperante…
      E allora, perché Fusaro non si degna neanche di citarci? Addirittura, in uno dei suoi video, dedicati alla sacrosanta critica all’ideologia genderista (che io stesso ho pubblicato, come sai, nell’abito di questo articolo http://www.linterferenza.info/editoriali/la-durevole-passione-di-diego-fusaro/ ) prende spunto dal libro “Unisex” di Gianluca Marletta, che è un uomo intelligente e degno di stima, ma certamente – non saprei come definirlo – diciamo un neotradizionalista di Destra (potrebbe forse rendere l’idea definirlo tale…).
      Ora, con tutto il rispetto per Marletta, che ho anche conosciuto di persona essendo intervenuto ad una presentazione del suo libro, credo che la sua testimonianza non possa essere neanche minimamente comparata, in termini di dirompenza politica, all’esperienza politica e umana di un movimento come Uomini Beta, mi permetto di dire, sia intermini di elaborazione teorica, sia di prassi. Le caratteristiche e le specificità di UB lo rendono infinitamente più dirompente, una vera e propria bomba a frammentazione, rispetto a qualsiasi libro scritto da questo o da quell’intellettuale neotradizionalista di Destra.
      Questo aspetto non può non essere colto da Fusaro. Se non viene colto le ragioni possono essere soltanto due. O Fusaro è stupido, e secondo me non lo è neanche un po’ (al contrario, è molto intelligente, brillante e preparato), oppure, come dicevo, ce ne sono altre.
      La prima è che a mio parere a lui non gliene frega nulla di nulla che non sia la sua affermazione sociale e la sua visibilità.
      La seconda è che un movimento come quello di UB fatto di uomini “brutti, sporchi e cattivi” e soprattutto realmente politicamente scorretti (e non a chiacchiere) non lo aiuta di certo nella sua scalata al successo mediatico, accademico e forse un domani politico, e anzi gli sarebbe solo d’impaccio perchè “sporcherebbe” la sua immagine pubblica. Quindi una critica al femminismo depurata dei suoi aspetti più “scabrosi” può anche essere funzionale e aiutare a costruire l’immagine (è questa la sua carta vincente) di un intellettuale apparentemente fuori dal coro, ma, sia chiaro, mai e poi mai in odore di maschilismo, lontano mille miglia da quei rozzi e inquietanti figuri che sono gli Uomini Beta.
      Questa è la mia opinione. Naturalmente, sempre pronto a ricredermi. Il che non significa, sia chiaro, che se magari domani Fusaro citasse Uomini Beta(o L’Interferenza) in un passaggio, diventerebbe improvvisamente un eroe; non lo penso affatto e voglio essere chiaro su questo punto. E’ ben altro il percorso filosofico, politico e soprattutto umano che me lo renderebbe “simpatico”.
      In tutta franchezza, il mio intuito (ho la presunzione di averlo molto sviluppato) mi dice che assai difficilmente il soggetto in questione prenderà strade diverse da quelle già imboccate.
      Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

  9. Rino DV
    22 dicembre 2014 at 19:20

    1- Su Fusaro concordo pienamente: il suo obiettivo è la carriera accademico-mediatica, sulla quale ha già fatto molta strada. Perciò tutto è subordinato ad essa.
    Dai suoi fortunati casi viene una lezione: ci sono posizioni filosofiche – pur estreme – che oggi non impediscono di avanzare nelle gerarchie sociali. Anzi che possono costituire i gradini stessi di quella ascesa. Si può persino andare un po’ controcorrente, denunciando genericamente il “politicamente corretto” e prendendo le distanze da alcune sue derive e ciononostante restare INNOCUI.
    Ma bisogna essere prudenti, sottili e sensibili. E il nostro Diego lo è.
    .
    2- Quanto al MUB concordo ancora più pienamente con il suo fondatore.
    Il MUB è una realtà unica a livello planetario e senza precedenti in millenni di storia. Fino a prova contraria. Prova che aspettiamo da anni, ma che non arriva. Appunto!
    .
    Volendo dire pane al pane, aggiungerò questo:
    A- Fabrizio può andare orgasmicamente orgoglioso e fiero di questa sua creazione. Dovrà ovviamente ringraziare Dio (e per un ateo è bene farlo) di averlo collocato al momento giusto nel posto giusto. Nonché di essere stato plasmato da Lui precisamente in quella forma perfetta che a tal fine era necessaria. (Sull’argomento scriverò un divertissement dal titolo: “Il caso Marchi e l’esistenza di Dio”)
    B- L’esistenza del MUB è un problema grave per tutti coloro che, pensandosi e credendosi antisistema, fingono che non esista, si girano dall’altra parte, fanno spallucce. Per costoro la campana sta suonando e il tempo stringe. Se esiste una responsabilità storico-politica personale, allora questi – se restano nelle posizioni di fatto INNOCUE in cui si trovano – si stanno autocondannando alla Gehenna.
    Il MUB li sta inchiodando alle loro storiche responsabilità intellettuali, se non morali.
    Piano sul quale, non avendo io pietà, tengo pronto il martello.
    .
    Ci sono treni che passano una sola volta.
    .
    Chi li perde è perduto.
    .
    Rino DV

    • Fabrizio Marchi
      23 dicembre 2014 at 14:08

      Bè, non posso che essere più che gratificato dall’ultimo commento di Rino… 🙂
      Ovviamente non credo che la mia scelta di dare vita a Uomini Beta sia di ispirazione divina né tanto meno penso “di essere stato plasmato da Lui in quella forma perfetta che era a tal fine necessaria”, per usare le sue stesse parole…:-)
      Ovviamente, colgo il lato ironico e allegorico ma al contempo anche serio del suo intervento. Diciamo che il contesto, il momento, i tempi, le circostanze hanno fatto sì che maturasse questo nuovo tipo di consapevolezza non solo nel sottoscritto ma anche in altri. Una consapevolezza che poi si è estrinsecata nella prassi, in una sua determinazione concreta.
      In questi anni (se non erro misi il sito di UB è on line dai primi di dicembre del 2010, quindi alcuni anni prima che fondassimo l’associazione) ho potuto verificare come l’esistenza di questo movimento, meglio potremmo dire di questa aggregazione spontanea di uomini attorno ad un progetto culturale e politico (in effetti, così si definisce un movimento…) sia pur molto limitato nel numero dei suoi aderenti e simpatizzanti, provochi nelle persone, uomini o donne che siano, un effetto di disorientamento, di spaesamento, una sorta di miscela di incredulità, meraviglia, sgomento e a volte rabbia nello stesso tempo. Si avverte in chi si avvicina anche solo per curiosare il timore di bruciarsi metaforicamente le mani, di entrare in contatto con qualcosa di molto difficile da decodificare, e comunque di “pericoloso”, dal punto di vista psicologico, intendo. Una sorta di pozzo molto profondo ma misterioso e quindi anche affascinante; ma come tutte le cose misteriose e oscure, se ne ha paura, si tende a starne alla larga. Una cosa l’ho capita, con assoluta certezza, perché ci sono passato anch’io. Anche i neofiti hanno la percezione che una volta scoperchiate le tombe, metaforicamente parlando, una volta strappata la maschera, non si può tornare più indietro. Questo fa paura…
      Bè, a questo punto, caro Rino, resto in attesa del tuo “divertissment” sul sottoscritto; devo dire che sono molto curioso e divertito dall’idea e credo non solo io…

  10. claudio vettraino
    2 gennaio 2015 at 18:08

    mi sembra che non ci capiamo:
    1) io non ho detto – e chi legge l’articolo può confermarlo – che chi occupa “di per sé” una posizione privilegiata vada criticato e discriminato per questo (è vero che molti intellettuali marxisti, compresi Marx ed Engels venivano da ambienti borghesi; tengo però a precisare che Marx è morto povero in una cantina, con gravi lutti familiari per non essersi potuto permettere cure adeguate) ma mi interessava porre in luce il modo con cui ci si può costruire una carriera utilizzando questa posizione criticando . a mio avviso – in modo strumentale il pensiero di Marx e di Preve, depotenziandone le spinte e la forza, per cosi dire, rivoluzionaria..e di seguito come sia, a mio avviso, necessario, in questa fase storica, ricordarsi di connettere la teoria alla prassi..tutto qui..
    2) inoltre, il mio articolo andava oltre la personalità di fusaro di cui NON ME NE FREGA NULLA ma tendeva a riflettere sulla via edonistica al potere che lo unisce alla nappi, criticando la neo antropologia di massa che il potere contemporaneo impone a soggetti anarcoidi saturi di illusorio libertinaggio e di relativismo permessivista senza più IO (cioè senza più una costruzione mediata dalla dialettica storica e sociale)..a me questo preme..discutere della decomposizione della soggettività conoscente e perciò politica..come base e premessa di una soggettivtà per quanto possibile rivoluzionaria..impensabile, a mio avviso, se non si riparta dalla profonda analisi sulla soggettività..A ME QUESTO INTERESSAVA..NON DELLA PERSONA SQUALLIDA E ARRIVISTICA DI FUSARO,..TUTTO QUESTO MI ANNOIA A MORTE E MI AUGURO CHE SI RIESCA A GUARDARE LA LUNA E NON IL DITO.,.GRAZIE..

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