“Se non ora quando” e “Non una di meno”, ovvero, il femminismo che fiancheggia i colpi di stato per conto degli USA

 

L'immagine può contenere: 4 persone, testo
Il “curioso” caso di “Non una di meno” e “Se non ora quando”

Nelle foto pubblicate potete vedere come i due movimenti femministi più noti nel nostro paese e cioè NON UNA DI MENO e Se Non Ora Quando – News, fiancheggino attivamente le più ignobili campagne golpiste al servizio dell’imperialismo USA e della borghesia compradora latinoamericana.

Nel primo delirante post “Non una di meno” attacca frontalmente il Socialismo della Pacha Mama e l’ormai deposto Presidente indigeno Evo Morales bollandolo con l’incredibile insulto di “misogino e sessista”.

Nel secondo le impeccabili signore di “Se non ora quando” pubblicano un articolo de La Stampa dal titolo “Basta con il regime! Le donne di Caracas sfidano Maduro” elogiando Maria Corina Machado, la golpista di estrema destra amica personale di George Bush, che vuole così bene alle donne venezuelane da chiedere ufficialmente agli USA di bombardare il proprio paese.

Il Femminismo Pinkwashing di oggi ormai nulla ha a che fare con i nobili processi di emancipazione femminile del novecento.
Nel mondo odierno – completamente accantonato il femminismo “sociale” novecentesco e quindi evidentemente il marxismo nel suo complesso – il femminismo dominante è indubbiamente un’ideologia di matrice occidentale intrisa di liberismo e, come vediamo, funzionale al peggiore imperialismo.

Il mio ultimo libro I Figli del Vulcano è ambientato in Centroamerica e racconta soprattutto storie di donne guerrigliere. Un libro declinato al femminile che ho voluto provocatoriamente definire all’insegna del “Femminismo Rivoluzionario”.
Ma oggi in gran parte dell’America Latina i processi rivoluzionari hanno dovuto fare i conti col femminismo coloniale ed hanno espulso la parola “femminista” dal loro gergo, prediligendo il termine “Movimento delle Donne” per descrivere le lotte al femminile.

Occorre prendere atto che oggi il femminismo, nella massima parte delle sue declinazioni attuali, tende ad un vero e proprio obiettivo strategico reazionario: laddove la guerra tra le classi disturbava l’economia capitalistica, ridistribuendo la ricchezza e generando uguaglianza e crescita della coscienza e dei diritti per tutti; la guerra tra i sessi non la disturba affatto ma ottiene l’unico effetto concreto di creare spaccature all’interno dei ceti popolari e di diminuire la solidarietà tra gli oppressi, maschi o femmine che siano.

Il femminismo imposto dal capitalismo e dalla filosofia borghese assomiglia di più a un maschilismo al rovescio: non vuole liberare, non vuole cambiare le cose, perché il capitale non prevede dialettica, rovesciamento o rivoluzione.
Se ieri il femminismo era legato esplicitamente a istanze rivoluzionarie, di classe e dunque interno al campo del socialismo; oggi è legato alle classi dominanti ed assolve ad un ruolo oggettivamente controrivoluzionario.
Se ieri il pensiero femminista era espresso da donne rivoluzionarie come Clara Zetkin, Emma Goldman e Alexandra Kollontaj oggi le autoproclamate guru del neofemminismo “intersezionale” o “cyberfemminismo post-genere”, fanno riferimento a personaggi deteriori, grotteschi e autocaricaturali come Donna Haraway, Naomi Wolf o Maria Galindo.

Le femministe vengono oggi mobilitate dall’opinione pubblica per avvallare strumentalmente i bombardamenti su Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. Oppure per fiacheggiare gli attacchi mediatici e le sanzioni economiche all’Iran in nome della liberazione dal velo.
Dopo la prima guerra del Golfo, la femminista Naomi Wolf ha lodato commossa le soldatesse americane impegnate in Iraq per aver generato “rispetto e perfino paura” e per aver portato avanti la lotta per i diritti delle donne.
Ha omesso però di parlare delle centinaia di migliaia di iracheni: donne, uomini e bambini, che sono rimasti uccisi in quella guerra.
Le femministe occidentali non possono pensare di costruire la propria malintesa “libertà” sui corpi delle vittime dei “bombardamenti umanitari” perchè l’impero non libera, sottomette.

Le femministe vengono oggi arruolate nelle destabilizzazioni e nelle “rivoluzioni colorate” promosse dall’imperialismo USA per dare una verniciata rosa ai golpe militari come sta avvenendo in questi giorni in Bolivia.
La femminista Maria Galindo, che in Italia è ritenuta un punto di riferimento per certo movimentismo, ritiene che in Bolivia non ci sia mai stato un colpo di stato militare ma una “sollevazione popolare contro il Dittatore omofobo, misogino e razzista Evo Morales”.
Sul quotidiano Página 7, scrive:
“Fernando Camacho ed Evo Morales sono complementari. Entrambi si ergono a rappresentanti ‘unici’ del popolo”. Entrambi odiano le donne e gli omosessuali. Entrambi sono omofobi e razzisti ed entrambi usano il conflitto per trarne vantaggi”.
Una privilegiata figlia di papà, bianca e di famiglia ultraborghese che da del “razzista” all’indigeno Evo Morales mentre i pseudoantagonisti applaudono innalzandola a loro intellettuale di riferimento.

Altro esempio paradigmatico è stata la candidatura della jena Hillary Clinton alla Presidenza degli Stati Uniti, che ha dato la stura agli endorsement femministi più impensati a partire dalla Redazione de il manifesto.
In nome del potere taumaturgico della “lotta al patriarcato” ecco la giustificazione della guerra per conto del femminismo imperialista.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

11 commenti per ““Se non ora quando” e “Non una di meno”, ovvero, il femminismo che fiancheggia i colpi di stato per conto degli USA

  1. Giulio larosa
    22 Novembre 2019 at 13:07

    fanno anche schifo come lessico e come simbologia. Le mutande sporche! Risponderei :come l’animaccia vostra!

  2. Giacomo Casarino
    23 Novembre 2019 at 11:14

    Più che attaccare il movimento femminista dall’esterno, credo che sarebbe augurabile adoperarsi perchè la critica nasca al suo interno, giacchè dovrebbe risultare evidente che farsi strumentalizzare dalla destra significa negare la lotta l patriarcato, patriarcato di cui la destra è decisamente fautrice.

    Si tratta di una contraddizione eclatante che rischia effettivamente di minare la natura ed i fondamenti stessi del femminismo.

    Va detto anche che nel generale sbandamento politico/elettorale (parlo dell’Italia in questo caso) anche il movimento delle donne non poteva andare esente dal tarlo dell’antipolitica.

    • Fabrizio Marchi
      24 Novembre 2019 at 8:52

      “Se non ora quando” e “Non una di meno” sono i due principali movimenti femministi italiani. Non prendi neanche in considerazione l’idea che sia proprio la natura stessa del femminismo a portare a quelle conseguenze?
      Se ci pensi è anche un fatto logico. Nel momento in cui l’appartenenza di genere, la famosa “sorellanza”, è il prius, è del tutto logico che poi sia questa a prevalere. Le donne benestanti, ricche, bianche venezuelane scendono in piazza mcontro Maduro tacciandolo di essere un maschilista e sessista? E allora noi (il femminismo intendo…) ci schieriamo dalla parte di quelle donne…Le donne boliviane (una parte, ovviamente, non certo le donne indios…) scendono in piazza contro Morales tacciandolo di essere un maschilista e un sessista? E allora noi ci schieriamo con loro perchè sono donne…
      Questa è la logica del femminismo, sarebbe ora che ce ne accorgessimo invece di arrampicarci sugli specchi e di tentare di salvare ciò che non è salvabile. Alcuni anni fa le femministe italiane, quelle del Manifesto in testa (penso alla storica femminista della differenza, Ida Dominijanni) sostennero apertamente la candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca. Non so se ti è chiaro: Hillary Clinton, liberal, guerrafondaia, teorica e sostenitrice della cosiddetta “dottrina Brzezinsky”, cioè della destabilizzazione mondiale permanente, mandante politica e morale dell’aggressione imepreialista alla Libia, quella che ha brindato in diretta davanti alle squallide e vergognose immagini del linciaggio di Gheddafi in mondovisione.
      Un incidente di percorso anche questo?

    • Panda
      24 Novembre 2019 at 23:35

      Prima però, Giacomo, dovremmo riuscire a stabilire che qui ed oggi ha una qualche rilevanza – il minimo sindacale sarebbe esistere – qualcosa come “il patriarcato”. Ti confesso che ho parecchi dubbi in proposito.

  3. Caterina amadio
    23 Novembre 2019 at 12:12

    Ringrazio per a riflessione che mi ha fatto mettere in relazione situazioni che non avevo capito. Il nome di Simone de beauvoir e’ ancora una garanzia.

  4. Gatto
    24 Novembre 2019 at 10:24

    Sig. Vallepiano, il Femminismo erede di quello novecentesco esiste ECCOME e si chiama femminismo radicale.
    Non è nemmeno così minoritario come pensa, solo che strepita di meno e ha zero copertura mediatica.
    Non si sono rincoglionite tutte, anche se piace moltissimo pensarlo.

    • Fabrizio Marchi
      24 Novembre 2019 at 14:27

      Gatto (o Gatta, non lo so…), come puoi vedere, ho cestinato due tuoi commenti che in realtà erano solo insulti. Questo livello non ci interessa. Se vuoi argomentare, sei il benvenuto, se devi insultare o urlare slogan scontati, vallo a fare altrove.

  5. silvia
    24 Novembre 2019 at 21:54

    Questo articolo non è corretto, la manifestazione in Venezuela è del 2017 (in ogni caso chi elegge Maduro a campione dell’antimperialismo dovrebbe parlare con qualche compagno laggiù)
    lo stesso vale per il post Boliviano, antecedente ai tempi del golpe, che illustra una manifestazione più che legittima: un governo, anche se più illuminato di altri, non è senza peccato, e in sud america il machismo è trasversale.
    Quello che accade attulamnetye in bolivia è questo. da che si evince che ‘Ni una menos – Bolivia’ è tutt’alto che funzionale al golpe al contraio.
    https://www.facebook.com/notes/articulaci%C3%B3n-de-mujeres-y-feministas-pluridiversas-la-paz/el-fascismo-no-pasar%C3%A1-pronunciamiento/111285296996467/

    In pratica l’opposto di quello che asserisce l’articolo

    Non condivido del tutto l’analisi, ma forse sarei stat più predisposta se non fosse accompagnata da una manipolazione dei dati che non vi fa onore

    • Fabrizio Marchi
      24 Novembre 2019 at 22:14

      Ma cosa cambia se quella manifestazione è del 2017 rispetto a quanto stiamo dicendo? Resta il fatto che “Se non ora quando” – cioè il gotha del femminismo nostrano (e non venirmi a fare la tiritera che quelle non sono le vere femministe perché le vere femministe sono altre e poi ce ne saranno altre ancora che diranno che le vere femministe non sono né le une né le altre ma altre ancora ecc. ecc. ecc. ) – ha appoggiato la manifestazione di quelle donne contro Maduro.
      Maduro non è un campione di antimperialismo? Può anche essere ma è sempre meglio del fantoccio golpista Guaidò al servizio della borghesia reazionaria venezuelana e degli USA. Se vuoi la mia opinione, proprio questo commento ti qualifica, politicamente parlando s’intende.
      Per ciò che riguarda “Non una di meno” l’autore dell’articolo non si è inventato nulla, come è evidente, ma sarà lui stesso a risponderti.
      Comunque ti risponderà l’autore dell’articolo

  6. silvia
    25 Novembre 2019 at 0:35

    gentile Fabrizio,
    avete pubblicato l’articolo il 22, alla viglilia delle manifestazioni del 23 contro la violenzasulle donne. Ecco perché postare materiale obsoleto (Venezuela) e superato dagli eventi (Bolivia) pare poco corretto: sa un po’ di startegia raccogliticcia per screditare l’evento del 23. Sbaglio? Si poteva, io credo mettere in campo una riflessione, anche senza pezze d’appoggio ambigue e senza schiacciare un movimento così variegato sulla caricatura del branco delle utili idiote.

    Trovo, infatti, politicamente miope confondere movimenti come Ni Una Menos (donne che in questo momento stanno ptendendo botte con gli altri mnifestanti in Cile, per esempio) con generiche prese di posizioni di sedicenti intellettuali che hanno sostenuto la Clinton in quanto femmina, o altre gustose amenità.

    Amareggia soprattutto la poca cautela in riferimanto alla Bolivia. Il movimento femminista è in piazza con i campesinos contro il governo illegittimo. Il 10 novembre alcune manifestati sono state stuprate. Il loro manifesto è radicalmente antifascista e antiliberista. Quel che contestavano a Morales e al suo partito era proprio l’essersi ammorbiditi verso il liberismo. Insomma non proprio un movimento di “sciurete”…

    Su Maduro che dire? Non è tra i miei santini. Andrò a confessarmi

    PS: non ho mai citato “se non ora quando”, forse anche questo mi qualifica…

    • Fabrizio Marchi
      25 Novembre 2019 at 10:30

      Cara Silvia, sei del tutto fuori strada anche stavolta. Dalle pagine di questo giornale sottoponiamo a critica radicale il femminismo fin da quando lo abbiamo messo in rete, cioè circa cinque anni e mezzo fa. Pubblichiamo costantemente articoli critici nei confronti del femminismo e se hai tempo e voglia di visitare il sito te ne renderai conto.
      Quindi proprio nessuna “strategia raccogliticcia”. Peraltro l’autore, Roberto Vallepiano, non fa parte né della redazione né dei nostri collaboratori, ed è la prima volta che pubblica un articolo sull’Interferenza. Ma questo non cambia nulla, ovviamente, era solo per dirti che abbiamo letto il suo pezzo (pubblicato anche sul sito “Sinistra in rete”), ci è piaciuto e gli abbiamo chiesto se potevamo pubblicarlo e lui ha risposto affermativamente. Tutto qui. Lascia perdere qualsiasi altra dietrologia.
      Ciò detto, come ripeto, Roberto non si è inventato nulla, quei documenti che ha postato non sono certo opera della sua fantasia. Dopo di che non ho dubbi sul fatto che ci siano tante altre donne e anche militanti che abbiano appoggiato Maduro e Morales. Fortunatamente in America Latina la Sinistra non ha vissuto i processi degenerativi (o solo in parte) che ha vissuto in tutto il mondo occidentale, europeo e nordamericano. Quindi è ovvio che anche il femminismo sudamericano sia (sia pure non del tutto) diverso da quello europeo e americano, che è del tutto funzionale e organico al sistema capitalista, in tutte, e sottolineo in tutte (anche se loro sono convinte del contrario, ovviamente…) le sue articolazioni.
      Dopo di che tu insisti a prendere le distanze da “Se non ora quando” che è il principale movimento femminista italiano, quindi riproponi (lo fanno tutte le femministe, non solo te…) il solito ritornello del femminismo “buono” e di quello “cattivo”. Ritornello del tutto simile a quello che una volta era dei falsi comunisti e dei veri comunisti. I cinesi e i sovietici si accusavano reciprocamente di essere falsi comunisti, gli intellettuali di sinistra europei invece dicevano che sia i cinesi che i sovietici erano falsi comunisti (i veri invece erano loro…mi viene da ridere…), poi è stata la volta dei comunisti cubani, prima osannati poi anche loro accusati di tradimento… Non scherziamo su, queste sono balle oppure tripli salti carpiati per cercare di salvare il salvabile. Il femminismo si compone di tanti femminismi. A seconda del bisogno e della necessità scende in campo ora l’uno, ora l’altro. Film già visto e stravisto…
      Dopo di che, se vuoi veramente approfondire hai centinaia di articoli e anche libri (scritti da noi) da leggere. Ne avrai per un annetto circa, se veramente ne avessi voglia, e non sto scherzando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.