Perchè, se votassi a Roma, darei il mio voto a Fabrizio Marchi

Perché ho iniziato a seguire qualche anno fa i suoi post e i suoi articoli, condivisi spesso da un mio vecchio amico. Ero già da allora piuttosto stanca della faziosità, degli slogan un tanto al chilo, della semplificazione crescente delle opinioni portata fino alla polarizzazione estrema: insomma di tutto quello che passa l’informazione (sì, ok, lo so… è una parola grossa!) più popolare e gettonata.
Fabrizio Marchi mi è parso fin da subito una voce diversa e autentica: per le sue analisi articolate e approfondite, vere riflessioni sui fatti (al posto dei soliti discorsi cristallizzati e preconfezionati) che sono, ahimé, oggi merce rara e in alcuni momenti sono stati per me una boccata d’ossigeno.
Per la costante attenzione ai temi un tempo cari alla vera sinistra di una volta: l’economia, il lavoro (e i lavoratori!), le insidie di un capitalismo sempre più spinto e sempre più sfrenato, che le implicazioni di oltre un anno e mezzo di emergenza pandemica stanno rendendo ancora più spinto e ancora più sfrenato, con la complicità e l’appoggio di quella che ancora ha la faccia tosta di definirsi “sinistra”. Per il suo essere completamente al di fuori da quel “politicamente corretto” spesso ipocrita che nascondendosi dietro i presunti diritti civili, non fa altro che fomentare sempre più divisioni e conflitti e creare nemici anche laddove non ci sono.

Un esempio fra tutti, la questione femminile: spesso affrontata nei termini di una contrapposizione netta fra uomo e donna, nella quale il primo è sempre l’elemento “brutto/sporco/cattivo/prevaricatore/violento/da odiare” e la donna è dipinta come la vittima che ha sempre ragione a prescindere e la cui condizione di oppressa va compensata con una logica da quote rosa. A parte che una logica e una visione del genere sono proprio quelle che mi fanno sentire cittadina di serie B e che credo mi tolgano potere, sono d’accordo con Fabrizio quando afferma che caricare eccessivamente questi conflitti sia uno dei sistemi creati ad arte per distogliere l’attenzione dal fatto che la vera discriminazione torna sempre più a essere economica e sociale, molto più che di genere.
Più che mai oggi; mentre donne/uomini, omo/etero, italiani/immigrati, bianchi/neri, provax/novax, e così via, vengono aizzati sempre più alla lotta “gli uni contro gli altri armati”, sta sfuggendo a tanti il fatto che èdrammaticamente in atto l’erosione di diritti, condizioni economiche e di  lavoro, accesso ai servizi essenziali (parlo di cose come salute e
istruzione!) e, in generale, qualità della vita per la maggior parte di noi. E che la ricchezza e, di conseguenza, il potere si stanno invece concentrando nelle mani di un numero di persone sempre più ristretto, a discapito degli altri.
Ora Fabrizio Marchi sta portando questa visione e questo approccio, in politica; sono contenta perché c’è bisogno, a mio parere, di persone così. E non a caso lo fa (anche se da indipendente) nelle liste dei Comunisti di Marco Rizzo. Si tratta del partito che voto da anni, perché è quello nel quale ancora trovo una grande sintonia e risonanza con le mie
idee.
Sempre d’accordo al 100%? No. Ma non lo sono con nessuno: a volte nemmeno con me stessa! 🙂
Che altro dire? In bocca al lupo, Fabrizio! A te e a tutta la lista.
Giusy Piras

 

Ho conosciuto solo ieri Giusy Piras (omonima della nostra amica Giusi Piras, insegnante e psicologa, che conosco invece da anni e che ha scritto proprio pochi giorni fa un articolo in mio sostegno; quando si dice il caso…), un insegnante di Cagliari che mi segue e legge i miei articoli da anni.

Non potrebbe esserci soddisfazione più grande per me. Una persona, una lettrice de L’Interferenza che, spontaneamente, decide di esporsi e appoggiare la mia candidatura al Comune di Roma.

Le sue parole sono semplici e dirette – mi permetto di dire – in totale sintonia con il mio modo di scrivere e comunicare.

E’ l’ennesima conferma che stiamo lavorando bene, nella direzione giusta, indipendentemente dall’esito elettorale.

Cara Giusy, questo è solo l’inizio. Sono certo che la tua collaborazione con il nostro giornale sarà sempre più incisiva e sistematica.

Un carissimo saluto e ancora grazie!

(Fabrizio Marchi)

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1 commento per “Perchè, se votassi a Roma, darei il mio voto a Fabrizio Marchi

  1. P.
    29 settembre 2021 at 20:21

    Mi fa molto piacere che Marchi raccolga questo consenso umano e ideologico poichè, nonostante stia con Rizzo, lascia una libertò di dialogo di posizioni nel campo della Sinistra di Classe che significano, per chi non lo sapesse, che si è in presenza di un uomo libero, non dogmatico e oltre modo intelligente. Ho notato che la stessa questione del Green Pass qui, non è stata affrontata sul presunto complotto di Davos, ma sul vero complotto, quello secolare del capitalismo borghese che muta pelle ma non cervello prigioniero senza cuore.

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