“Premio Di Maio” per il servilismo

Molto probabilmente nei prossimi giorni o forse ore Gigino Di Maio potrebbe essere nominato dalla UE quale inviato speciale nel Golfo Persico. Qualora non fosse per via di qualche mal di pancia emerso all’interno del governo Meloni, state tranquilli che un altro posto a dodicimila euro al mese glielo troveranno comunque, in patria o all’estero, per via dei “servigi” resi ai suoi padroni.

Un premio all’opportunismo, al tradimento e al servilismo. Di Maio – una nullità assoluta che in un paese serio faticherebbe a fare il capoufficio in una filiale di banca o in un ufficio postale – si è ritrovato a fare il deputato e poi ripetutamente il ministro, addirittura ministro degli Esteri. Roba da non credere…

Un miracolato, uno che ancora non si capacita di come tutto ciò sia stato possibile, un personaggetto di infimo livello, a metà fra un guitto e un “furbetto del quartierino”. Hegel avrebbe definito la sua vicenda personale “un’astuzia della Storia e della Ragione” che talvolta si serve di personaggi improbabili se non insulsi per i suoi fini. Io la vedo naturalmente in modo diverso e credo che la promozione di Di Maio – peraltro giustamente umiliato dal risultato delle urne alle scorse elezioni politiche – sia da inscrivere alle più becere logiche politiche. L’ultimo dei vecchi catenacci democristiani della fu Prima Repubblica era un gigante rispetto a lui.

E nonostante l’umiliazione elettorale, o forse proprio per quello, è stato premiato. Il suo tradimento, alla prova dei fatti, si è rivelato inutile ma è stato comunque apprezzato, perché il padrone premierà sempre e comunque il cane fedele e quest’ultimo non morderà mai la mano di chi gli dà da mangiare. A meno di non trovare un padrone ancora più potente da servire. E’ la storia di Gigino Di Maio, prima cane fedele di Grillo e poi di Draghi.  La mediocrità al servizio del potere.

Luigi Di Maio, da piromane a pompiere è un attimo :: Blog su Today

Fonte foto: Today (da Google)

 

4 commenti per ““Premio Di Maio” per il servilismo

  1. Giulio Bonali
    22 novembre 2022 at 8:34

    L’ analogia con la vicenda del Gorby mi sembra impressionante (tenuto anche conto delle proporzioni “quantitative” fra URSS e poi Russia, e Italia).
    E qui non si possono non ricordare le argute parole di Marx del Diciotto Brumaio: Hegel disse una volta che la storia si ripete; ma omise di precisare che la prima volta si rappresenta come tragedia, la seconda come farsa.
    Anche quell’ altro miserabile traditore fu infatti lautissimamete premiato con quell’ autentico marchio d’ infamia che é (se ben si considera la stragrande, più che “bulgara” maggioranza dei suoi vincitori) il “premio Nobel (orwellianamente detto) per la pace” (miliardi ulteriormente “arrotondati” facendo egregiamente il buffone nella pubblicità commerciale: ognuno si arrangia come le sue capacità mentali e le sue qualità morali gli consentono di fare).

    • Piero
      22 novembre 2022 at 21:34

      Prima di paragonare Di Maio a Gorbachev aspettiamo che Di Maio sia ospite di Sanremo…

      Altrimenti il paragone non è corretto…

      In ricordo di Guy Debord, “ La Société du spectacle“ 1967

  2. Enza
    23 novembre 2022 at 7:51

    Ieri ho letto che, a parte l’ostilità del nuovo governo, in Europa si è perplessi per l’inglese da elementari del tizio nonché per la sua ignoranza su area araba.
    Con la viva speranza che gli sbarrino il passo, nonostante il suo potente padrino, ti lascio la buona giornata.

  3. Gian Marco Martignoni
    23 novembre 2022 at 21:50

    Chi pensava che questo ” berlusconiano di successo ” – così lo ha ben definito la Ghisleri – se ne tornasse a vendere bibite allo stadio, si è sbagliato di grosso.Se pensiamo che il Pd ,accecato dalla agenda Draghi, ha puntato le sue alleanze su questo giovane di talento, secondo il democristiano Tabacci, abbiamo tutta la misura della politica politicante. Un politica politicante che al prossimo giro lo troverà bello pronto e rodato per qualche nuova avventura parlamentare.Scommettiamo !

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