Il “revisionismo” di Papa Francesco: una geopolitica per anime belle?

La Teologia della Chiesa di Francesco I ha (anche) come obiettivo quello (1) di accompagnare la costituzione di un polo imperialista europeo autonomo in contrapposizione al nazionalismo filo-USA, (2) alleandosi tatticamente con la fazione anglosassone dell’imperialismo ‘’cosmopolita’’. All’interno di questa prospettiva si inserisce l’attacco di Francesco al presidente siriano, Assad. Leggiamo:

 

“In questo contesto arriva ad Assad una lettera di Papa Francesco, recapitata dal cardinale Turkson. Il testo esatto della lettera non lo conosciamo, ma i commenti fanno cadere le braccia.

Titolo: «Il Papa scrive ad Assad per chiedere la fine delle violenze del regime». Questa è buffa. Liberare Idlib da gruppi radicali e jihadisti sarebbe “violenza di regime”?

Titolo: «Il Papa ha perso la pazienza con Assad». Eh, anche Assad ha perso la pazienza con l’occidente che finanzia la guerra jihadista, oltre a imporre assurde sanzioni al popolo siriano.

Il cardinale Parolin ha commentato: «Papa Francesco rinnova il suo appello perché venga protetta la vita dei civili e siano preservate scuole, ospedali e strutture sanitarie. Quello che sta accadendo è disumano e non si può accettare. Il Santo Padre chiede al Presidente di fare tutto il possibile per fermare questa catastrofe umanitaria, per la salvaguardia della popolazione inerme. Proprio oggi Unicef ha denunciato la distruzione di 8 impianti idrici che portavano acqua potabile a 250mila persone nella zona di Idlib, governatorato situato vicino al confine con la Turchia».’’ 1

Le dimenticanze del Papa sono gravi, scrive Giovanni Lazzaretti: ‘’Dimentica di accennare che la colpa di tutto viene dall’occidente e dagli alleati della penisola arabica che hanno finanziato i terroristi e pianificato la distruzione della Siria. E che la maniera migliore per fermare la catastrofe umanitaria è cessare le sanzioni, e consentire una rapida vittoria dell’Esercito Arabo Siriano. I civili patiranno cose indicibili, non c’è dubbio. I cristiani le patiscono già adesso, sotto la cappa plumbea dei jihadisti di Idlib’’. Il Vaticano è uno stato semi-dipendente dal baricentro del capitalismo mondiale; negli anni ’30 si alleò con il conservatorismo anglo-tedesco (lo stesso che salutò il golpe di Hitler) e, nel dopoguerra, appoggiò in tutto e per tutto l’imperialismo statunitense. Francesco I non è il Papa dei poveri, ma un abile diplomatico al servizio del post-modernismo anglosassonen soprattutto nella politica estera. Che cosa occulta questo coltissimo teorico politico, spesso in malafede?

  • Il lager finanziario greco.
  • I crimini imperialisti USA.
  • Il progetto ‘’anti-cristiano’’ del nazionalismo territoriale israeliano.

Di fatto, il Vescovo di Roma ha assecondato il Sionismo Razzista evangelico – la stessa fazione imperialista che sosteneva di voler combattere – accettando il piano neo-conservatore di balcanizzazione degli Stati nazionali. Il sito Sollevazione ha pubblicato un eccellente saggio su Teologia e geopolitica della Chiesa di Bergoglio, inquadrando la matrice ideologica del ‘’bergoglismo’’.

‘’La pratica dell’ “integrazione”, totale e totalitaria, non esistendo in assoluto il male o il cattivo, sarebbe la via maestra per condurre gli uomini sulla via del bene pur nella “tentazione del mondo”. L’unica via politica contemplata da tale strategia del “futuro escatologico” dovrebbe quindi essere quella fondata sulla “diplomazia delle ginocchia”, cioè quella retta dalla virtù taumaturgica della preghiera e dei loyolani (da Ignazio di Loyola) Esercizi spirituali. 

A tale diplomazia, Francesco ha accompagnato l’esercizio della parresia [franchezza e sincerità nel dire le cose, Ndr], soprattutto con il costante riferimento a quello che nella sua rappresentazione “geopolitica” sarebbe il “nodo politico globale” (Cit.,febbraio 2017) ovvero “la tragedia dei migranti”. Dunque, strategia fondata sulla negazione del potere costituito politico e diplomatico: in tale contesto, di contro al grande statista machiavellico cinese, Xi Jinping, secondo il New York Times papa Francesco emerge globalmente nella sua statura di “anti-uomo forte” (Cfr 24/03/2018)’’ 2

Il raffinato Francesco I utilizza la questione dei migranti (‘’nodo politico globale’’) come nucleo metafisico nella lotta all’evangelismo; gli evangelici predicano il disimpegno politico, quindi Francesco ha rispolverato la ‘’carità cristiana’’ (denigrata da Giovanni Paolo II) sovrapponendo ideologicamente il pensiero neo-francescano al puritanesimo colonialista. Ciononostante, il Vaticano si guarda bene dal criticare le cause strutturali di (1) immigrazione di massa, (2) usura e (3) corruzione, cioè il capitalismo. Il sociologo marxista Nestor Kohan, inquadrando la pratica del ‘’bergoglismo’’ ha polemizzato con i sostenitori della tesi ‘’Francesco I, esportatore della rivoluzione peronista’’. Cediamogli la parola:

‘’Francesco-Bergoglio arriva per modernizzare. Intende chiudere con il capitalismo? La risposta è più che scontata. Dal nostro punto di vista, il suo stile comunicativo e diplomatico esprime un’offensiva politica sacerdotale che riforma per restaurare, modernizza per aggiornare, rinnova per conservare, disputandosi l’egemonia all’interno dell’Occidente capitalistico. Le sue critiche generiche al “sistema” e in difesa della famiglia esprimono certo qualcosa: la mondializzazione del mercato capitalista ha distrutto legami comunitari, ha approfondito la solitudine dell’individuo pur nel bel mezzo di grandi masse, sotto il mantello dell’iper-connettività gli individui sono più isolati che mai, con identità collettive sommamente indebolite e prive di radicali alternative a portata di mano. In questo deserto della realtà, il messaggio vaticano interviene a reclamare un allerta comunitario, ma all’interno dell’ordine capitalistico. Francesco-Bergoglio riattualizza l’antica dottrina sociale della Chiesa, che fa appello a conciliare il capitale con il lavoro ’’ 3

La Dottrina Bergoglio verte su tre postulati:

 

  • Inglobare gli Stati rivoluzionari (Cuba ed Iran) nei mercati globali depotenziandoli ‘’pacificamente’’. ‘’Addio Guevara e Addio Khomeini’’, la pace di Francesco è la pace dentro il Capitale.
  • La lotta contro l’’’uomo forte’’ (come nota F.f. su Sollevazione) quindi la piena convergenza con l’anti-‘’populismo’’ dell’establishment. Qui, il partito clericale trova margini di manovra congiunti col partito del clan
  • Il riallineamento del Vaticano col nuovo capitalismo post-neoliberista e con la sua versione liberal.

 

Per inquadrare il pensiero economico neo-vaticano, conviene citare nuovamente Kohan: ‘’La sua seconda enciclica, Laudato si [Sia lodato], promulgata e firmata il 24 maggio 2015), incentrata sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile, rientra in un orizzonte “post-neoliberista”, senza appartenere in alcun modo e neanche per sogno all’arco dell’ecologismo anticapitalista. Riflette qualche nozione vaga e generica sul cambiamento climatico che potrebbe sottoscrivere qualsiasi ONG politicamente corretta, ed anche Greenpeace. Che sia stata interpretata come una “svolta radicale” nella Chiesa, forzando la lettera di quanto espresso dal papa e pretendendo di scoprire in timidi gesti modernizzanti una “voce rivoluzionaria” la dice lunga piuttosto sulle carenze diffuse, l’eclettismo e i desideri remoti della sinistra che non sull’ideologia vaticana in quanto tale’’ (Ibidem). La sinistra ha scambiato la carità post-nobiliare per proto-socialismo.

Il ‘’bergoglismo’’ geopolitico è organico alla geopolitica imperialista, quindi verte su questi postulati:

 

  • Russofobia spirituale
  • Connivenza politica con la destra neo-sionista
  • Il rilancio della Dottrina Monroe in America Latina.

 

L’offensiva sacerdotale di Francesco è destinata a concludersi con una totale subordinazione del Vaticano al clan Clinton; il gesuitismo politico dovrà cedere il passo al puritanesimo guerrafondaio angloamericano. L’imperialismo USA, dopo aver castrato il conservatorismo di Benedetto XVI, sovrasterà ideologicamente la geopolitica dei neo-gesuiti dimostrandosi, per la milionesima volta, il nemico principale. Non ci sarà nessun polo imperialistico europeo (al contrario di quello che pensa Francesco), Washington colonizzerà Buenos Aires così come, da Giovanni XXIII in poi, ha fatto con Roma. Al contrario Mosca e Pechino hanno le basi culturali per resistergli. Soltanto una Nazione ha già vinto: l’Iran, cioè la patria dell’universalismo persiano. La partita è strategica, in larga parte si tratta di uno scontro inter-capitalista, ma le forze realmente socialiste e rivoluzionarie non possono rimanere indifferenti; delle alleanze tattiche (anti-evangeliche ed anti-neofrancescane) saranno, nei prossimi anni, obbligatorie.

 

1.

 

https://oraprosiria.blogspot.com/2019/07/assad-ce-posta-per-te.html?fbclid=IwAR3J9CJp_91C-RdtKzrUbI1hAcZEU1JC8aNpIMLOhRlIfp5BvAkgaTP_Kag

 

2.

 

https://sollevazione.blogspot.com/2019/06/teologia-e-geopolitica-della-chiesa-di.html

 

3.

 

http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&catid=8:lamerica-latina&id=2395:crisi-di-civilta-e-offensiva-sacerdotale-del-vaticano

papa

 

 

 

 

1 commento per “Il “revisionismo” di Papa Francesco: una geopolitica per anime belle?

  1. armando ermini
    29 luglio 2019 at 17:24

    La Dottrina sociale della Chiesa è sempre stata ambivalente nei confronti del capitalismo e dell’economia di mercato, nel senso di considerarla in sè un buon strumento purchè corretta nei suoi “eccessi” dalla morale e dall’etica cristiane. Non è un caso che il pensiero economico dei francescani, non è un paradosso, è considerato come antesignano e promotore dello scardinamento dell’ordine medievale e della nascita del capitalismo. Lo ha potuto fare sulla base di alcuni passaggi evangelici che contraddicevano la radicalità antieconomica, contraria al denaro e tanto più al prestito a interesse di altri passaggi, nonchè allo spirito e alla pratica comunitaria delle prime comunità cristiane. L’ambivalenza è sempre stata nel fatto che, mi scuso per la sintesi, la Chiesa ha sempre voluto salvare, diciamo così volgarmente, capra e cavoli, tentando di mantenere nel suo pensiero un certo afflato anticapitalistico ma al tempo stesse accettando i presupposti del capitale. Anche da quì i continui compromessi col potere e l’alleanza fra trono e altare. Il tradizionalismo cattolico , o meglio una sua parte, si è mosso e si muove sulla stessa falsariga scivolosa e ambigua. Non sorprendono perciò le prese di posizione del Papa, neanche le sesquipoidali sciocchezze sulla Siria e men che meno la persistente ambiguiità sulla questione immigrazione, di cui non si vuol riconoscere l’origine e per la quale ci si limita a un tepido buonismo umantario. Normale e logico che certe posizioni finiscano per colludere, magari anche non volendolo, con le concezioni del capitalismo cosmopolita e “progressista” sul piano economico, e dunque con la “sinistra” liberal che ne è l’alfiere su quello antropologico e culturale. Insomma, in breve, con Soros e co. Che tutto questo impianto non sia più in grado di tenere, come mi sembra, può preludere a un “liberi tutti” e quindi ad una vera diaspora in seno al cattolicesimo romano? Qui la risposta è difficile, però credo che alla fine sarebbe salutare.

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