Salvini batte Di Maio

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Foto: ANSA.it (da Google)

 

I 5 Stelle hanno preso due sonorissime legnate in Molise e soprattutto in Friuli.

Difficile pensare che sia casuale e che questo risultato sia dovuto solo a ragioni di ordine locale. Se così fosse la sconfitta sarebbe stata di misura, ma non certo dell’ordine della metà dei voti perduti rispetto alle ultime politiche.

E’ evidente, quindi, che la sconfitta del M5S alle amministrative in queste due regioni è dovuta a come hanno gestito questi due mesi di schermaglia post elettorale, e a mio parere soprattutto all’apertura al PD. Vero è che il M5S ha uno zoccolo duro di elettorato ideologizzato ma è anche vero che una gran parte non lo è affatto. E questo è quello che determina la sua affermazione o la sua sconfitta. La spregiudicatezza a volte premia in politica, ma può anche sortire l’effetto contrario. Si può infatti dare l’impressione di sbattere da una parte e dall’altra purchessia, pur di raggiungere un obiettivo.

Salvini, a mio parere, ha gestito molto meglio di Di Maio questa fase immediatamente post elettorale, offrendo l’immagine di uno che non fa alleanze con tutti (di certo non con il PD…) ma che al contempo è disposto a trattare sui contenuti, per verificare la possibilità di un possibile accordo di governo su un programma definito, mettendo anche da parte la questione legata al nome del premier.

La strategia pentastellata fondata sul superamento delle categorie di destra e sinistra, che gli consente in teoria di muoversi da una parte e dall’altra con estrema disinvoltura e spregiudicatezza, comincia a mostrare più di qualche crepa. Salvini potrebbe diventare con il tempo (ed è a questo che lui lavora), anche per ragioni anagrafiche, il leader di uno schieramento di centrodestra tout court. Altro che superamento delle categorie di destra e di sinistra! Altro che superamento delle ideologie! Salvini va nella direzione opposta e fa bene, dal suo punto di vista.

Il mio uccellino birichino ormai in servizio permanente (una sorta di variante del corvo di Pasolini su Uccellacci e uccellini, con la differenza che io lo lascio chiacchierare…) mi dice che Salvini sta lavorando, soprattutto ideologicamente, oltre che politicamente, su un piano esattamente opposto a quello di Di Maio e compagni. Sta cioè lavorando a rafforzare l’identità della Lega e in prospettiva di un centrodestra “rinnovato” che con il tempo potrebbe arrivare ad egemonizzare, ovviamente anche limando qualcosa, ma questo fa parte della politica. Del resto, è riuscito a trasformare un partito di “padani” in un partito nazionale e popolare; operazione niente affatto facile considerando l’humus dal quale partiva. Figuriamoci se non sarà in grado di trovare una sintesi che possa “unificare” il popolo del centrodestra…

E’ presto, ovviamente, per tirare le somme, però non c’è dubbio che un “nuovo” centrodestra a guida Salvini potrebbe anche rappresentare una credibile alternativa di governo sia a ciò che resta del PD che a un M5S che, nonostante l’affermazione del 4 marzo, rischia di indebolirsi fortemente, se non riuscirà a darsi un’identità più precisa e quindi ad avere fondamenta più solide.  Diciamo, volendo utilizzare il gergo calcistico, che vedo Salvini decisamente in vantaggio su Di Maio la cui apertura al PD è costata in pochi giorni una vera e propria emorragia di voti.

La morale? Una forza politica senza una forte identità politica, valoriale, culturale e anche ideologica non ha gambe solide. Basta osservare che fine ha fatto la sinistra per rendersene conto.

4 commenti per “Salvini batte Di Maio

  1. Vincenzo Spavone
    2 maggio 2018 at 10:18

    Difficile non condividere quest’analisi e la morale conclusiva. Sono i fatti (e non solo elettorali) che ci portano a questa conclusione. Salvini ha condiviso con molti una nuova idea di Lega nazionale, riempiendo un vuoto politico di una destra divisa ed allo sbando. Molti hanno compreso ed aderito al suo Progetto, ed anche al Sud arrivano i primi risultati.

    • Fabrizio Marchi
      2 maggio 2018 at 11:34

      Infatti, confermo, naturalmente ribadendo la nostra più totale distanza ideologica e politica dalla Lega (così come da altri partiti sia di centrodestra che di “sinistra”). L’articolo, sia pur breve, vuole essere solo un’analisi delle cose e nulla più.

  2. Alessandro
    2 maggio 2018 at 14:55

    Salvini sta aspettando la prossima tornata elettorale per racimolare quel poco che gli manca, che è circa il 3% con l’attuale legge elettorale, per poter governare da solo. Se ne guarda bene dallo scaricare Berlusconi perchè quest’ultimo detiene pur sempre un 14% di voti, determinanti per il suo progetto. Per questo può permettersi di “fare melina”.
    I 5S invece devono mostrare all’elettorato che la loro vocazione all’opposizione, che è reale, è stata oramai superata, per questo si agitano e tendono anche a strafare, ma in loro è forte il timore di non far passare questo messaggio.
    Attenzione però a non commettere l’errore di traslare il voto ai 5S dalle regionali alle politiche. Da quando sono comparsi sulla scena, alle regionali hanno preso solo stangate, anche laddove era impensabile che gli elettori ritornassero a dar credito ai partiti tradizionali, vedasi Sicilia, dove invece poi i 5S hanno stravinto alle politiche.
    La ragione è evidente: il voto regionale è gestito dalle “clientele”, fortemente influenzato dalla ramificazione territoriale dei singoli partiti, e sotto questo aspetto, forse anche fortunatamente, pagano dazio.
    Il caso di Roma, e in misura minore di Torino, è legato alla grande campagna di stampa che ha screditato in maniera perentoria i partiti tradizionali, e di conseguenza per i cittadini di quelle città, in modo particolare Roma, non è rimasta alternativa ai 5S, perchè rivotare PD o la Destra sarebbe apparso come votare per “Mafia Capitale”.
    Condivido anch’io che i segnali per i 5S non siano incoraggianti. Consiglierei loro un ultimo tentativo volto a “stanare” gli avversari-potenziale alleati, in particolare la Lega ex Nord, magari proponendo un passo indietro di Di Maio come candidato premier, dal momento che agli elettori pentastellati interessano i fatti e assai meno i volti, per poi, in caso di nuovo probabile buco nell’acqua, iniziare a pensare a una correzione della legge elettorale e a portare a casa qualche risultato, magari anche solo “simbolico”, come l’abolizione dei vitalizi.
    Ritornare al voto subito la vedo come una scelta assai rischiosa, perchè la Destra potrebbe davvero riuscire nel colpaccio di raggiungere quel 40% che le darebbe la concreta possibilità di formare un Governo. Si vada a votare la prossima primavera, in coincidenza con le europee, e nel frattempo si dimostri all’elettorato che si è capaci anche di governare, firmando alcuni provvedimenti da sbandierare poi in campagna elettorale.

  3. Armando
    3 maggio 2018 at 9:47

    Provocazione. Un centrodestra a guida Salvini, col Berlusca emarginato, quindi statalista e non neolibersta, che in politica estera tende più alla Russia che agli Usa, votato da un popolo di cui fanno larga parte gli operai e i ceti popolari e non solo e tanto le P.I. finte o i piccili imprenditori padani, perché si dovrebbe, oggi, definire di centrodestra, dal momento in cui il centro sinistra propone le ricette del neocapitalismo, per intenderci, sul piano econo ico e fa sua integralmente l’antropologia del capitale? Questo per dire che le categorie dx e sx sono diventate ambigue, perlomeno. Poi ovviamente i pentastellati quando dicono di essere oltre non sanno neanche lontanamente di cosa parlano. Intanto si sono prontamente inchinati alla ue e alla Nato. Otti o, come antistema.

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