Se questo non è sessismo

Ed eccomi qui, di nuovo, costretto a scrivere di certe temi. Sì, costretto, perché preferirei di gran lunga – credetemi – trattare di altro; cultura, filosofia, politica, politica internazionale, cinema, sport, natura, viaggi e tante altre cose ancora.

Il problema è che di tutte quelle cose di cui sopra ne parlano più o meno tutti, naturalmente da punti di vista diversi, molto spesso anche molto diversi, come è naturale che sia.

Succede invece che di questa “cosa” qui se ne parli solo e soltanto a senso unico e, non so perché, trovo insopportabile questa unilateralità. Penso che sia lo stesso sentimento che hanno avvertito tutte quelle persone che nel corso della storia si sono trovate a vivere in epoche dove un solo racconto, una sola versione dei fatti (addirittura della nascita e della formazione dell’universo e dei movimenti dei pianeti) era consentita.

E allora, forse per questo amore per la Verità (che parolone, tremo solo a pronunciarlo…) che da sempre mi anima, forse perché da sempre detesto l’ipocrisia (che va a braccetto con la menzogna), forse perché la ragione mi dice che non è possibile che qualcosa venga ripetuto da mezzo secolo da tutti senza che ci sia nessuno che abbia la benchè minima obiezione da sollevare, eccomi qui, obtorto collo (perché è molto faticoso, per chi non lo sapesse…) ancora una volta, a commentare l’ennesimo, sistematico rigurgito sessista antimaschile di uno dei maggiori quotidiani mainstream, cioè La Repubblica. Mi riferisco alla vignetta che vedete sotto.

Sia chiaro, non è una novità, è un martellamento sistematico che dura, appunto, da almeno un quarantennio. Ovunque, su tutti i media, nei palazzi della politica, nelle scuole, nelle università, sui cartelloni pubblicitari, nelle sale d’aspetto, sugli autobus. Ovunque.

La vignetta non la commento neanche perché penso che qualsiasi persona provvista di coscienza, ragionevolezza e non ancora ideologicamente obnubilata, sia in grado di giudicare da sola. Per gli altri non saprei cosa dire o fare, tanto qualsiasi cosa dicessi o facessi, sarebbe inutile. Del resto, una mente ideologicamente accecata non è in grado di fare alcunchè se non seguire pedissequamente i dettami della sua ideologia di riferimento.

Ciò che trovo inaudito, di una gravità sconcertante, è constatare come tutto ciò sia stato sistematizzato a tal punto da diventare normale, da non suscitare nessuna reazione. Ci siamo abituati. E’ la famosa “finestra di Overton” o se preferite il più brutale ma efficace motto “goebbelsiano “ (per chi non ne fosse a conoscenza, Goebbels era il ministro della propaganda del regime nazista) per il quale una menzogna ripetuta migliaia e migliaia di volte diventa una verità. Pare proprio che la storia gli abbia dato drammaticamente ragione visto che nell’arco di pochi anni è riuscito a fare il lavaggio del cervello ad una intera nazione. Ma in realtà credo che non si sia inventato nulla.  Ha solo perfezionato quello che è sempre stato fatto da tutti i sistemi di dominio.

Questo accecamento ideologico che individua nei maschi eterosessuali la causa e la responsabilità di ogni bruttura esistente al mondo e che sconfina inevitabilmente nel razzismo, è paragonabile soltanto a quello della destra ultra reazionaria e razzista occidentale che criminalizza – considerandole di fatto inferiori – quelle culture e quei popoli che a quel mondo occidentale non appartengono.

Oggi, in assenza di una reale alternativa socialista e di classe, sono queste due opzioni che si scontrano, due forme diverse ma in parte simili di intolleranza.

Il becerume, l’intolleranza e l’ottusità ideologica del reazionario medio fa pendant con quella del suo alter ego liberal e politicamente corretto.

Uno scontro fra “titani”, di stupidità…

 

 

2 commenti per “Se questo non è sessismo

  1. Marco Pensante
    14 maggio 2020 at 13:51

    Guardiamola dal lato buono: prima come cumulo di escrementi a forma di persona c’era solo Vauro, adesso c’è anche Ellekappa. Finalmente raggiunta la parità di genere.

  2. Engy
    15 maggio 2020 at 7:32

    Ah beh, veramente da morire dal ridere la vignetta, originalissima tra l’altro!

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