Sea Watch, Carola Rackete e l’imperialismo dal volto (dis)umano

La maggior parte delle persone tende ad assimilare le Organizzazioni Non Governative, emanazione del capitalismo transnazionale ed alleate (strette) dei trafficanti d’esseri umani, coi migranti utilizzati dall’imperialismo (di destra, centro e sinistra) in quanto ‘’scudi umani’’, totalmente depoliticizzati ed alienati rispetto ai vari contesti e movimenti di liberazione nazionale.

L’obiettivo delle Organizzazioni Non Governative si scontra frontalmente con le istante della sinistra di classe. Vediamo perchè:

  • Gli impresari della povertà cancellano le cause dell’immigrazione di massa: le guerre imperialiste scatenate, per lo più, dall’imperialismo USA. Come vedremo, chi finanzia questi ‘’nuovi’’ mercanti del caos è strettamente imparentato con lo Stato profondo USA;
  • Le ramificazioni europee delle Organizzazioni Non Governative con l’associazionismo privato in testa, prendono in custodia le frange più collaborative degli immigrati instaurando un sistema di caporalato interno. In questo modo, sul terreno del conflitto di classe, ostacolano l’attività dei movimenti anti-neoliberisti impedendo la saldatura fra il proletariato autoctono e quello deportato.
  • Le classi dominanti non si suicidano. Se salta il meccanismo della conflittualità sociale (come spiegato poc’anzi) scoppia la guerra fra poveri. L’ascesa della destra xenofoba è una conseguenza diretta dell’egemonia culturale della ‘’sinistra’’ politicamente corretta. Destra populista e ‘’sinistra’’ capitalista si danno la mano impedendo che si attacchi il diretto responsabile della immigrazione massiva: il sistema capitalista e imperialista. Un gioco pericoloso, non compreso neanche dalla gran parte della sinistra antagonista.

Il ruolo delle Organizzazioni Non Governative è stato studiato da sociologi, prevalentemente d’orientamento neomarxista, forti di così tanta stima che tutti i tentativi di screditarli sono falliti miseramente. Leggiamo Gianfranco Pala (sottolineatura mia):

 

‘’Quello “umanitario” è un mercato facile, redditizio e di sicura espansio­ne. Nell’era del capitale transnazionale, “aiuto” equivale a guadagno, e pertanto i gestori degli “aiuti” debbono azionare microimprenditori, anche individuali, per rispondere agli interessi della macroeconomia dominante. I movimenti di classe e il lo­ro sviluppo teorico non possono ignorare l’ampiezza e la portata mondiale di questa messinscena e aggressione antiproletaria, che non è solo menzogna o dispotismo ma soprattutto utile, profitto. Ma proprio per la complessità di tali funzioni “governative”, conviene procedere con ordine, cominciando da quelle economiche per finire con quelle maggiormente legate ai servizi segreti’’ 1

Dice bene Pala, si tratta d’una ‘’messinscena antiproletaria’’ per una ragione precisa: ricchi finanziatori, su scala internazionale, si sono mobilitati per ‘’pacificare’’ gli immigrati con l’ ’’imperialismo di sinistra’’ indottrinandoli all’ideologia dell’accoglienza su basi caritatevoli. In questo modo verrà meno, sul nascere, qualsiasi ipotesi di collaborazione e di unità fra i ceti popolari (vergognosamente bollati come ‘’fascisti’’ e razzisti dalla “sinistra” liberale e radicale) ed i nuovi dannati della terra. La deriva neoliberista diventerà così inevitabile.

 

Sea Watch e l’imperialismo delle deportazioni

I media hanno nascosto al grande pubblico l’identità del padre di Carola Rackete: Ekkehart Rackete 2, ex ufficiale dell’esercito tedesco, esperto di armamenti e consulente per il Pentagono in sistemi militari e di ‘’difesa’’ armata. Come se non bastasse, risulta fra i consulenti di punta della Mehler ENGINEERED DEFENCE (https://mehler-engineered-defence.de/?lang=en), multinazionale impegnata nell’esportazioni di armi sofisticate in zone di conflitto (quindi rifornisce anche i clan tribali africani?). Negli ultimi anni, Sea Watch ha ricevuto una quantità di denaro spropositata:

 

‘’Nel 2018 la nave, a parte le paghe degli equipaggi, è costata 784.210,41 euro, in pratica il 55,9% dei costi totali. Una cifra ampiamente coperta dalle donazioni, che lo scorso anno sono arrivate, fino al 31 ottobre a 1.797.388,49 euro’’ 3.

“Nel 2018 l’incasso della Ong tedesca, Sea Watch, è stato di 1.797.388,49 euro, a fronte di spese per 1.403.409,26 euro: il 55,9% (pari a circa 784.210 euro) è andato a finanziamento della Sea Watch 3. E’ quanto emerge dal sito della organizzazione non governativa che diffonde online il registro delle donazioni ricevute’’

(https://sea-watch.org/wp-content/uploads/2019/01/sea-watch_taetigkeitsbericht-2018-web.pdf)

 

Fra i suoi maggiori finanziatori troviamo la Chiesa evangelica tedesca, Anton «Toni» Hofreite, capogruppo dei Verdi nel Bundestag, Gregor Gysi, uno degli uomini che ha contribuito alla distruzione della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), l’ex europarlamentare del Pd, Elena Ethel Schlein. La domanda è: quali interessi di classe difende tanto ostinatamente Sea Watch?

Il nemico principale è la NATO; fra finanziatori evangelici (oltretutto legati allo Stato israeliano) ed un uomo del Pentagono in casa, questa Organizzazione Non Governativa è, fonti alla mano, una emanazione dell’Alleanza Atlantica. L’oligarchia al potere non ha nessuna vocazione al suicidio.

Qualche parola su Gregor Gysi diventa doverosa. Il giornale online Sinistra.ch ci informa come nella Sinistra tedesca:

‘’l’intero gruppo dirigente si è assoggetto a questo personaggio che ha preso in ostaggio questo partito erede dei comunisti della ex-DDR: Gysi è un amico del governo USA e sostenitore della NATO (come il mensile ticinese “L’Inchiostro rosso” edito dal Partito Comunista aveva già avuto modo di documentare nei mesi scorsi). Il documento esplicita che la LINKE è contro “l’antisemitismo e l’estremismo di destra” (e fin qui niente di particolare, anzi appare abbastanza scontato e banale), ma poi continua: “non parteciperemo ad alcuna iniziativa sul conflitto in Medioriente che rivendica la soluzione di un solo Stato per la Palestina e Israele e non aderiremo a nessun appello per il boicottaggio di prodotti israeliani e all’annuale Flottiglia per Gaza”. Ecco che letta globalmente, alla luce di queste ulteriori frasi, la formula “antisemitismo ed estremismo di destra” risuona tanto come una copertura alla politica sionista’’ 4.

La cooperazione della ‘’sinistra’’ capitalista con gli evangelici (sostenitori del golpismo di destra in America Latina) ha all’origine la comune prospettiva strategica; l’imperialismo ‘’cosmopolita’’ statunitense ha preso in custodia la socialdemocrazia europea trasformandola in una ‘’agenzia della borghesia USA’’. In questo processo disgregativo non c’è nulla di progressista.

Pochi mesi addietro, analizzando il fenomeno neo-migratorio chiarivo che:

‘’L’immigrazione va regolamentata tenendo presente che una gestione democratica del fenomeno è possibile soltanto in presenza di un governo popolaredemocratico in grado di smarcarsi dalle politiche e dalle alleanze imperialiste e neocolonialiste (leggi NATO e UE). Un governo (ovviamente non popolare, democratico e socialista) che pensasse di regolamentare l’immigrazione senza modificare quei rapporti politici, sarebbe destinato a macchiarsi di altri crimini. Il modello rimane quello cubano che nei confronti dell’immigrazione ritenuta clandestina ha leggi tanto democratiche – quindi rispettose dei diritti umani – quanto severe’’

‘’Gli immigrati hanno il compito e il dovere di unirsi in un auspicabile fronte democratico ed antimperialista, vero antidoto contro la xenofobia delle destre. Coloro che invece decidessero di seguire le sirene neo-liberiste, oppure di unirsi alle reti criminali (come, appunto, l’Ascia Nera), rientrano in quella immigrazione reazionaria” che qualsiasi marxista ha l’obbligo di combattere in quanto alleata dei gruppi di affaristi criminali (nazionali e internazionali)’’ 5

I dannati della terra, vittime dell’imperialismo americano-sionista, devono comprendere l’inganno dell’imperialismo vestito di ‘’sinistra’’. La sinistra di classe non deve abdicare alla battaglia delle idee: il capitalismo dal volto umano è il più grande imbroglio della nostro tempo.

1.

https://ilcomunista23.blogspot.com/2018/07/ong-organizzazioni-non-poco-governative.html

2.

https://www.linkedin.com/in/ekkehart-rackete-7234299/?originalSubdomain=de

3.

https://www.startmag.it/mondo/i-conti-in-tasca-alla-sea-watch-e-chi-la-finanzia/

4.

http://www.sinistra.ch/?p=1316

5.

http://www.linterferenza.info/attpol/immigrazione-e-antimperialismo/

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Fonte foto: Il Messaggero (da Google)

 

 

 

 

 

15 commenti per “Sea Watch, Carola Rackete e l’imperialismo dal volto (dis)umano

  1. Enrico
    29 giugno 2019 at 7:15

    Questa mi piace: gli inmigrati che non si uniscono in un fronte democratico amtimperialista sono reazionari, i ceti popolari di casa nostra, viceversa, che si rivoltano contro di loro( ossi gli ultimi degli ultimi) , anziché contro le classi dominanti non sono reazionari, anzi é vergognoso considerati tali. Complimenti davvero! Bella lezione di marxismo!

  2. Stefano Zecchinelli
    29 giugno 2019 at 14:09

    Diciamo che non ho scritto quello che l’autore dell’articolo vorrebbe riportare. Cito: ”Gli immigrati hanno il compito e il dovere di unirsi in un auspicabile fronte democratico ed antimperialista, vero antidoto contro la xenofobia delle destre. Coloro che invece decidessero di seguire le sirene neo-liberiste, oppure di unirsi alle reti criminali (come, appunto, l’Ascia Nera), rientrano in quella “immigrazione reazionaria” che qualsiasi marxista ha l’obbligo di combattere in quanto alleata dei gruppi di affaristi criminali (nazionali e internazionali)’’. Quindi non mi riferivo ai migranti depoliticizzati (la maggioranza di essi, da politicizzare sporcandosi le mani), ma ai gruppi che già hanno fatto una scelta di campo: neoliberismo oppure l’inquadramento all’interno delle mafie non autoctone caratterizzate dalle gang. Del resto, nei ”migranti politici” (secondo il linguaggio delle ONG) rientrano anche i cubani ed i venezuelani intenti a chiedere asilo politico contro i rispettivi paesi antimperialisti, per questo ho utilizzato una categoria politica: ”immigrazione di destra”. Le parole sono importanti; non ho mai parlato di ”popolazione migrante” in senso negativo, tutt’altro li ho definiti oggettivamente i ”nuovi dannati della terra”. Contrariamente, individuare gruppi politici ”non autoctoni” propensi alla cooperazione con le reti neo-liberiste rientra nelle verità che il politicamente corretto censura.

    Lo stesso discorso vale per gli autoctoni? Certo che sì. Le frange del sottoproletariato europeo, intente ad accodarsi alle organizzazioni malavitose, di fatto, diventano reazionarie. Nel Sud Italia, le mafie (senza entrare nel merito) hanno utilizzato il sottoproletariato in quanto piede di porco anti-proletario. Nelle fabbriche, il padronato selezionava informatori fra gli stessi lavoratori salariati. Il fenomeno si ripete, qui l’ho semplicemente esaminato (ripeto) prendendo in considerazione l’immigrazione di massa, non semplice immigrazione operaia, la quale porta allo spostamento di persone provenienti da diverse classi sociali (cosa un tempo molto rara). Un approccio kantiano sarebbe fuorviante, bisogna studiare il fenomeno con documenti alla mano.

    Il mio articolo imputato termina in questo modo: ”Dobbiamo lavorare affinchè la gran parte dei migranti riscopra l’eredità del socialismo pan-africano e combatta contro questi golpisti a stelle e strisce”. L’obiettivo è la liberazione dell’Africa attraverso l’unità di classe, non la fuga dalla storia.

    • Franz Altomare
      29 giugno 2019 at 18:21

      “L’obiettivo è la liberazione dell’Africa attraverso l’unità di classe, non la fuga dalla storia”.
      Sono perfettamente d’accordo ma vorrei aggiungere che la lotta di classe in tutto il mondo, e quindi anche in Africa, l’ha vinta il capitalismo.
      L’unità di classe da ritrovare nell’ambito di un mutato paradigma politico è quella dei lavoratori e dei ceti produttivi occidentali, in particolare europei, senza i quali il patto tra poli imperialistici, in primis quello americano, e le oligarchie africane sarà difficile da sciogliere.
      Il campo non può che essere quello di un populismo democratico, antiglobalista e inter-nazionalista.
      Il trattino è importante.

  3. Enrico
    29 giugno 2019 at 22:41

    Sono d’accordo, avevo capito male. Ma, come é giusto assegnate compiti agli immigrati, è altrettanto giusto, direi sacrosanto, assegnarli ai proletari autoctoni, anch’essi non devono seguire le sirene del.neoliberismo, e la guerra tra poveri é proprio cio che il potere di tutti i tempi ha sempre voluto e orchestrato, anche prima che esistesse il capitalismo. Pertanto, non solo chi la scatena, ma anche chi vi si accoda e si offre come massa di manovra, svolge una funzione oggettivamente reazionaria, ancorché in perfetta buona fede.

    • Panda
      30 giugno 2019 at 18:54

      Scusa, Enrico, ma le ONG non sono “povere” (solo da un ente dalla generosità, diciamo, assai selettiva come la Commissione Europea fra ’14/’17 hanno intascato 11, 3 miliardi di euro di contributi: https://www.eca.europa.eu/it/Pages/NewsItem.aspx?nid=11432 ) e nella pretesa di un controllo pubblico di quelle che sono a tutti gli effetti attività politiche non ci trovo nulla di reazionario e nemmeno di bellicoso, se non dall’altra parte.

      • Enrico
        1 luglio 2019 at 16:33

        E chi ha detto questo?! Ho parlato di tutt’altro.

        • Panda
          1 luglio 2019 at 18:56

          Infatti: era proprio quello il problema…

  4. Enrico
    2 luglio 2019 at 7:16

    Mi sfugge la.logica per cui, avendo scritto contro la guerra tra poveri, dovrei essere a favore delle ong. Ma ,probabilmente, è una logica figlia di questi tempi balordi..

    • Fabrizio Marchi
      2 luglio 2019 at 11:39

      Non so se ti riferisci a me – probabilmente no – comunque io non ho scritto che bisogna essere a favore delle ONG. Quello che penso è che non sono queste – come sostiene il classico complottismo di destra – a creare il fenomeno dell’immigrazione. Questo è dato da cause strutturali, cioè dalle contraddizioni oggettive e appunto strutturali del capitalismo (e dell’imperialismo). Dopo di che su queste contraddizioni intervengono degli “attori” che agiscono in base ai loro interessi, come in questo caso anche le ONG o alcune ONG. Ma questo vale per tutto e per tutti, per ogni aspetto della realtà, nessuno escluso. La cosa importante è non rovesciare il paradigma. L’approccio complottista (anche se lo negano) ha come finalità ultima quella di salvare il sistema dagli aspetti “cattivi”, per cui, tornando al caso in questione – dice il complottista (che è sempre di destra), una volta tolti di mezzo gli “attori cattivi”, abbiamo risolto il problema. E quindi se togliamo di mezzo le ONG l’immigrazione non ci sarà più. Balle, ovviamente, perché il capitalismo ha sempre necessità dell’esercito industriale di riserva; l’esercito industriale di riserva è fisiologico nel capitalismo. La differenza fra oggi e il passato è appunto che oggi il capitalismo è totalmente globalizzato per cui una parte di quell’esercito di riserva è formato da immigrati e stranieri. Stranieri rispetto a un’idea di nazione e di stato perché per il sistema capitalista i lavoratori sono tutti “uguali”, di qualsiasi nazionalità o etnia essi siano, purchè siano utilizzabili e sfruttabili…

    • Panda
      2 luglio 2019 at 11:48

      A me sfuggiva la logica per cui a un articolo sulle ONG rispondevi parlando di una guerra fra poveri. Ma probabilmente è una logica figlia…eccetera.

  5. Enrico
    2 luglio 2019 at 17:35

    Ma, se leggi bene, rispondevo a quella parte di.articolo in cui si assegnavano compiti agli immigrati, ho solo scritto che pure i proletari autoctoni, ormai sprovvisti quasi del tutto di coscienza di classe ( come del resto ha scritto piu volte anche Fabrizio Marchi), dovrebbero avere i loro compiti, leggi prendersela con le.classi dominanti, non con chi è piu’ in basso di loro, capisco che la narrazione del circo mediatico e’ ormai pervasiva, un tempo sarebbe stato scontato affermare cio’. Sul resto dell’articolo sono d’accordo, altrimenti lo.avrei contestato, ovviamente. Chi tace acconsente, diceva un vecchio adagio. Non mi sembra difficile. D’accordissimo come sempre con Fabrizio Marchi. Anzi, devo confessare che mi mancano i suoi articoli.

    • Fabrizio Marchi
      2 luglio 2019 at 18:34

      Caro Enrico, ti ringrazio della stima. Ammetto di essere un po’ stanco. Per questa ragione ho optato per i video che non mi costano nessuna fatica. Proprio oggi ho pubblicato su facebook questo post in cui spiego, molto brevemente, le ragioni di questa mia stanchezza. Lo riporto anche qui:
      “Ho da tempo notato (non che ci volesse chissà quale scienza…) che basta scrivere due stronzate (due) su un post di due righe (due) che si hanno centinaia di “like” (che stanno ad indicare il numero di persone che leggono il post), mentre se si scrive un articolo o un’analisi dettagliata, si viene letti da un numero infinitamente più esiguo di persone (il rapporto è dieci a uno).
      Siamo arrivati al punto che si fatica anche ad aprire un articolo con un semplice click. I social hanno contribuito ad alimentare questa miscela di pigrizia e superficialità dalla quale ormai la gran parte delle persone è completamente pervasa.
      Siamo stati ridotti così e ci siamo ridotti così.
      E’ la ragione – in tutta franchezza – per cui scrivo sempre meno. Ho optato per i video non per narcisismo, come qualcuno potrebbe pensare, bensì perché non mi costano fatica. Anche questi li vedono in pochi, sia chiaro, perché anche per ascoltare dieci minuti una persona che parla di argomenti seri (che lo faccia bene o male è altro discorso…) ci vuole quel minimo di impegno e di pazienza che ormai quasi più nessuno ha. Però, per lo meno, come dicevo, in questo modo non si fatica.
      Il tutto è altamente desolante e deprimente ma è la realtà. La cosa importante però è non trincerarsi ipocritamente dietro al “la colpa è del sistema che ci ha rincoglioniti”. Sì, questo è vero, in larga parte, ma non è tutta la verità, se siamo onesti. E, per quanto mi riguarda, ho elevato da tempo l’onestà intellettuale a vera e propria categoria filosofica, a condicio sine qua non, a ciò che fa la differenza tra un essere umano e un altro”.
      Nondimeno spero e invito tutti gli altri a continuare a scrivere e ad impegnarsi, specie i più giovani e , giustamente, dotati di maggiore vigore, energia ed entusiasmo. Mi pare però che, tuto sommato, anche i miei video, pur semplici, volutamente, e divulgativi, siano abbastanza efficaci.
      Bisogna risparmiare energie, specie alla mia non più giovanissima età (60, vado per i 61…). Allora, dovendo scrivere, mi impegnerò per un prossimo futuro libro. Per ora proseguo così. Poi si vedrà…

    • Panda
      2 luglio 2019 at 20:52

      Con tutto il rispetto per la saggezza popolare, non è mia abitudine attribuire contenuti dichiarativi al silenzio: chi tace tace e basta. E l’evocazione di guerre fra poveri in questo contesto non contribuiva alla chiarezza. Comunque meglio così.

      @Fabrizio: personalmente preferisco gli scritti ai video. Penso sia solo questione di trovare il giusto equilibrio fra approfondimento e lunghezza (non eccessiva).

      • Fabrizio Marchi
        3 luglio 2019 at 6:02

        Anche io preferisco gli articoli scritti ai video, però gli articoli necessitano di molto più impegno ed energia a differenza dei video dove si parla a ruota libera e forse si è anche più efficaci nel trasmettere i messaggi, perché la comunicazione è indubbiamente più semplice e diretta.
        Comunque non dico che non scriverò più, magari articoli più brevi come stavo già facendo da tempo. Però mi sono reso conto che non c’è un rapporto equo fra l’energia, l’impegno e il tempo dedicato per un’analisi più articolata e approfondita e la “resa”, diciamo così, perché ormai la gran parte delle persone non solo non legge più analisi e articoli un po’ più approfonditi e quindi necessariamente anche più lunghi, ma non clicca neanche più sui link per aprirli. A questo siamo…Ormai la comunicazione sui social è ridotta a poche battute, due o tre righe in cui uno spara la sua notizia personale (può essere anche quello che ha mangiato la sera prima a cena…), o il suo commento sui fatti del giorno o sui fatti suoi che, non si sa perché, dovrebbero interessare gli altri…Il livello è questo, c’è poco da fare, allora non dico che bisogna adeguarsi – ci mancherebbe altro – però non si possono neanche disperdere energie preziose. Se bisogna scrivere meglio allora farlo per un libro, in questo caso sai che comunque verrà letto da un determinato pubblico interessato a leggerlo. Ma un articolo complesso che ti costa 5 o 6 ore di lavoro se non a volte anche una giornata intera, a malincuore ma dico che non ne vale la pena.
        Poi se mi tornerà la voglia, non lo so. Per ora mi è passata… Sarete costretti – si fa per dire – a vedere la mia faccia e ad ascoltarmi… 🙂

  6. armando
    2 luglio 2019 at 19:45

    A parte discettare su questo o quel particolare aspetto dell’articolo, si tratta di un notevole pezzo di controinformazione, utilissimo quanto meno per evidenziare le ipocrisie del fronte “buonista” e mettere a fuoco la portata del problema. Poi si potrà anche essere scettici sulla ripresa della lotta di classe quì ed ora ed in presenza delle mutazioni storiche profondissime del capitalismo che hanno destrutturato anche le classi in senso marxiano (ma acuito lo sfruttamento). Ma intanto è già importante che i termini del problema siano chiari. E’ la premessa per ogni eventuale soluzione o tentativo di soluzione

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