Sull’ora di religione nelle scuole

BeffaTotale: La danza delle ore

Un chiarimento rispetto a questo mio articolo di ieri sull’ora di religione (e quella alternativa alla religione cattolica) nelle scuole http://www.linterferenza.info/attpol/la-scuola-italiana-alla-deriva/ che si rende necessario perché molti “laicisti e di sinistra” non hanno capito o non hanno voluto capire il senso di ciò che ho scritto. Può darsi anche che sia colpa mia che non so spiegarmi, sia chiaro, in ogni caso eccomi qui a chiarire alcuni aspetti fondamentali, onde evitare fraintendimenti e soprattutto che qualcuno interpreti le mie parole a fini opportunisti e strumentali.

Sono convinto che l’ora di religione cattolica nelle scuole debba essere trasformata nell’ora delle religioni (e quindi non solo della religione cattolica). E sono altresì convinto che non debbano essere solo o necessariamente i preti a insegnarle. Al contrario, dovrebbero essere docenti laici formati allo studio delle religioni (che di fatto sono filosofie…) e della teologia (anche qui siamo nel campo filosofico). Su questo non ci piove.

Che ci piaccia o no, la stragrande maggioranza dell’umanità, da sempre, è seguace delle varie religioni, in tutti i continenti, in tutti i contesti storici e in tutti i paesi del mondo. La religione, che ci piaccia o no, non può essere abolita per decreto. Questo non è avvenuto neanche nella Russia sovietica staliniana dove la chiesa ortodossa ha continuato ad esercitare con il consenso tacito del potere sovietico. Un consenso che divenne addirittura esplicito durante la guerra contro il nazifascismo. Il reazionario anticomunista viscerale papa Woytila si recò a Cuba ricevuto da Fidel Castro. Fu un evento storico che naturalmente non può essere letto solo in chiave tattica da parte del governo cubano. Fidel, che non era certo uno sprovveduto, si era reso conto di quello che ho detto poc’anzi, e cioè che la religione, ammesso che si verifichino le condizioni, non può essere abolita per decreto. E anche laddove la si voglia combattere per ragioni ideologiche, è necessario farlo con intelligenza, e non a colpi di decreto.

La mia personale opinione è che l’afflato religioso sia un fatto assolutamente inevitabile e inestirpabile perché, sempre che ci piaccia o meno, è una risposta naturale all’angoscia dell’esistenza, e cioè all’angoscia, tutta umana, della consapevolezza di nascere e di morire (e nel frattempo tribolare in questo mondo). Questa consapevolezza getta la gran parte delle persone, oggettivamente, in una condizione, appunto, di angoscia. Le religioni sono una risposta a questa condizione. Altri (fra questi anche il sottoscritto), restano nell’agnosticismo o nell’ateismo e hanno interpretazioni diverse della realtà, ma questo non li salva da quella condizione di angoscia di cui sopra. Nessuno si salva da questa condizione, sia chiaro, ci sono solo differenti risposte.

Una di queste è appunto la religione che si è declinata, naturalmente, in forme differenti, in base al contesto storico, politico, sociale, culturale, geografico, filosofico e quant’altro.

Negli ultimi decenni, nel mondo occidentale, abbiamo assistito ad un processo di forte indebolimento del sentimento religioso perché il sistema capitalista (ricordo che stiamo sempre parlando di processi e non di complotti o di decisioni prese in una stanza dei bottoni…) ha trovato più utile e funzionale ai fini della sua potenzialmente illimitata e infinita riproduzione, “mettere nell’angolo”, diciamo così, la religione e le religioni tradizionali per assumere la nuova ideologia/falsa coscienza “laicista, liberale e neo-liberale, politicamente corretta” attualmente dominante. Di fatto una sorta di “nuova religione secolarizzata”. E questa, come tutte le religioni, porta avanti la sua “guerra santa” contro le altre religioni, contro le altre ideologie (anche le religioni lo sono…) e contro tutto ciò che è di ostacolo al suo cammino.

La tendenza a voler eliminare l’ora di religione cattolica nelle scuole (ho già spiegato che se fossi al governo la trasformerei nell’ora di studio delle religioni, naturalmente con un pizzico di attenzione in più a quella cristiana per ovvie ragioni storiche…) fa parte di questa offensiva ideologica, di questa sorta di “guerra santa” non dichiarata. Non a caso, i sostenitori di questa tendenza sono spesso gli stessi, sia a destra (leggi ad esempio Salvini che voleva ridurre le ore di storia nei licei) che a “sinistra” (leggi ad esempio Renzi e la sua riforma della “buona scuola”) che vorrebbero ridurre le ore di storia e di filosofia e in generale le materie umanistiche, in favore di una scuola che “prepari i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, delle imprese, del mercato”. Insomma, una scuola concepita non più come momento di formazione culturale, filosofica della persona, di costruzione della sua personalità e della sua autonoma capacità di critica e di giudizio indipendentemente da qualsiasi altra considerazione (come previsto dalla Costituzione italiana, e infatti sono gli stessi che la vorrebbero modificare…) ma una scuola “aziendalizzata”, di fatto subordinata agli interessi dell’impresa e del mercato. Il quale della storia, della filosofia, della letteratura, della storia dell’arte (e anche delle religioni) se ne frega altamente, a meno che non gli siano in qualche modo funzionali.

Ora, nell’era del dominio di quello che forse impropriamente chiamo “capitalismo assoluto”, lo studio della filosofia, della storia, della letteratura (italiana, latina, greca ecc. ), della storia dell’arte e anche delle religioni, diventa del tutto inutile e addirittura di ostacolo (per il sistema capitalista). Perché? Perché studiando e approfondendo quelle materie in una scuola preposta a costruire quell’autonomia critica e di giudizio della persona e del cittadino, quest’ultimo potrebbe anche cominciare a pensare con la propria testa, e magari cominciare a pensare che la vita, forse, non è riducibile alla “forma merce”, alla produzione e al consumo sfrenati, alla competizione parossistica di tutti contro tutti per accumulare denaro (sempre per chi ce la fa, tutti gli altri si fottano, naturalmente…). E forse potrebbe addirittura cominciare a pensare che il capitalismo non è una realtà naturale e ontologica, e quindi non superabile e non trasformabile, ma una forma storica dell’agire umano e quindi superabile e trasformabile, anche se oggi sembra non esserlo.

In conclusione, quello che non hanno capito i “laicisti di sinistra” (quelli di destra lo hanno capito perfettamente…) che, detto fra noi, non hanno capito nulla di quanto sta avvenendo e non capiscono nulla da almeno mezzo secolo a questa parte (l’aver gettato l’analisi marxista nella pattumiera porta inevitabilmente a queste derive…), è che questa offensiva, appunto, “laicista” è tutta interna e funzionale a quel processo.

D’accordo quindi nel trasformare l’ora di religione cattolica in ora di studio delle religioni (mantenendo un’ora alternativa per chi comunque non fosse interessato), ma non nell’abolirla. Perché allora non abolire anche le ore delle cosiddette “lingue morte”, cioè il latino e il greco? Servono forse al mercato, al capitale o all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro? No. E allora aboliamole. La cultura? E che ce frega se uno ha studiato Tucidide o Seneca? Servono a fare soldi? No. Sono utili/funzionali a qualcosa in particolare che non sia la formazione e la crescita culturale fine a se stessa? No. E allora, aboliamole…

Una quarantina di anni fa anche io ripetevo le litanie scontate del “sinistrismo” dell’epoca per il quale il latino e il greco non servivano a niente e che bisognava costruire una scuola “al passo con i tempi”, e quindi togliere di mezzo il latino e il greco in favore dell’inglese. Certo, l’inglese è molto più funzionale dal punto di vista pratico a differenza del latino e del greco che da questo punto di vista non lo sono affatto (e infatti è giusto che venga studiato a scuola). Ma lo studio del latino e del greco, così come quello della filosofia, apre la testa anche ai tonti, come ripeteva un vecchio amico di mio padre, professore di lettere nei licei. E sappiamo tutti perfettamente che chi esce da un liceo classico ha ben altra caratura, purtroppo, rispetto a chi esce da un tecnico, un professionale o istituto di ragioneria, specialmente in una scuola tuttora di classe, come è quella di oggi, anche se in forme diverse rispetto a quella di alcuni decenni fa.  E, guarda caso, nei licei classici, dove vanno per lo più i figli delle classi benestanti e/o ricche, continuano ad insegnarli. Casuale? No, affatto, anche se il mainstream ideologico attualmente dominante spinge per una sempre maggiore “tecnicizzazione” e “specializzazione” del percorso scolastico. E’ la logica che punta a sfornare “specialisti” e “tecnici” (ai vari livelli, naturalmente), esperti (e quindi funzionali…) in questo o quel determinato ambito della produzione e del tutto innocui dal punto di vista sociale e politico perché totalmente sprovvisti di quel bagaglio culturale complessivo che è il solo che può fornire le famose “armi della critica”.

La scusante, per quanto mi riguarda, è che allora il sottoscritto quando ripeteva quelle fesserie aveva diciotto/vent’anni. E a quella età è lecito e forse anche necessario dire fesserie.   A cinquanta o a sessanta non lo è più.

Sull'insegnamento della religione cattolica e attività alternative ...

 

 

 

 

 

 

 

 

3 commenti per “Sull’ora di religione nelle scuole

  1. LP
    30 luglio 2020 at 17:18

    Questo bell’intervento a favore delle discipline umanistiche non c’entra un cavolo sul problema del concorso per i docenti di religione. Il concorso c’è per i professori di filosofia e permette la formazione anche per i professori di religione come giustamente l’estensore dell’articolo rileva. Il problema è un altro, ho fatto osservare in un precedente intervento, perché i professori di religione non li nomina lo Stato Italiano come dovrebbe essere li nomina il Vaticano attraverso i vicariati, questo è il problema e non c’entra niente il laicismo di sinistra, c’entra la Costituzione calpestata da questa onagrocrazia che ha fatto strame degli articoli 33 e 34 e ancora stiamo a discutere sui professori di religione che risulta essere il polverone per fare della scuola il passpartout per ottenebrare le menti al popolo italiano e farci diventare tutti sudditi anziché cittadini come sta scritto nella Costituzione che tutti coloro che fino a ieri votavano pci vogliono distruggere.

    • Eliseo
      4 agosto 2020 at 20:56

      Condivido in pieno il commento, nell’arrticolo manca un passaggio importante sulla nomina degli insegnanti di religione da parte dei vescovi e non come avviene con tutte le altre materie e quindi in tempo di crisi significa detenere un potere enorme, tutto a svantaggio del merito. Credo poi che da tempo non siano solo i preti ad insegnare religione, basta una laurea in teologia e le conoscenze giusto, e non sono escluse le donne, ma di questo non sono sicurissimo.

      • Fabrizio Marchi
        5 agosto 2020 at 0:22

        Certo che le donne possono insegnare religione, stai scherzando?…Nel liceo dove ho insegnato fino ad un anno fa le insegnanti di religione erano due donne, una laica al 100% e una che invece fa parte di non so quale ordine.

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