Trasformismo, opportunismo e derive reazionarie

Alcuni anni fa partecipai ai lavori costitutivi di una associazione che voleva (a mio parere, giustamente) prendere il largo dalle pastoie della solita ”sinistra” radical o pseudo antagonista, per provare a costruire una nuova forza socialista, pur con tutte le differenze che c’erano fra noi, e che ponesse, fra le altre, anche la (scabrosa) questione del recupero della sovranità popolare, nazionale e costituzionale sottratta di fatto dalla UE a tutti i paesi membri.

Fra i promotori c’erano alcuni compagni e amici molto validi e che stimavo al contrario di diversi altri, come è normale che sia.

Fin dall’inizio però avevo odorato che per varie ragioni (ricordo il dibattito sull’immigrazione che sbandava pericolosamente verso posizioni leghiste) quel tentativo sarebbe sfociato in una sostanziale fuoriuscita a destra. E infatti è quello che puntualmente è avvenuto. Partecipai alla discussione per alcuni mesi e poi presi le distanze avendo capito la direzione verso la quale quell’associazione stava marciando. Altri amici e compagni continuarono per un certo tempo quel percorso e, per la verità, ebbi l’impressione che la mia decisione di fuoriuscire dall’associazione – comunque pacificamente e mantenendo una relazione dialettica – fosse stata anche salutata con un certo sollievo da parte di tutti. Dopo di che le cose precipitarono e sia io che altri compagni che facevano riferimento al mio gruppo, fummo ignominiosamente buttati fuori senza preavviso addirittura durante una discussione proprio su facebook. Ma non vale neanche la pena rivangare un episodio tanto squallido accaduto ormai anni fa.

Quello che volevo dire è che oggi alcuni di quelli che ci buttarono fuori in quel modo stanno con il nuovo partito di Paragone che ha sparigliato quell’area “sovranista di sinistra” che si stava formando portandola naturalmente a destra. Un destino ineluttabile? Difficile dirlo ora. Sta di fatto che le cose sono andate così, a mio parere perché c’era (e ha continuato ad esserci) troppa ambiguità in quell’area politica. Un’ambiguità che ora si è definitivamente sciolta con la scesa in campo del leader, della figura mediaticamente carismatica (per chi pensa che lo sia…) e comunque conosciuta dal grande pubblico.

Il neo partito di Paragone è una forza sostanzialmente reazionaria e liberista, dichiaratamente filoatlantica e “trumpista”, fiancheggiatrice della Lega di Salvini. Un partito che serve a prendere i voti di quegli elettori leghisti sovranisti e anti UE che hanno capito che la Lega non ha nessuna vera intenzione di uscire dall’Unione Europea. In realtà anche e soprattutto quella di Paragone è soltanto una bandiera ideologica da sventolare per racimolare voti perché sa perfettamente che nessuna forza politica in questo paese ha veramente la volontà di uscirne. Ma non è del suo neopartito che volevo trattare in questo brevissimo post.

A questo partito hanno aderito alcuni spregiudicati mestieranti di vecchio corso e opportunisti smaniosi di tornare alla ribalta (o semplicemente in cerca di una collocazione col cappello in mano), gente inutile da cui stare alla larga, ma anche un vecchio quadro dirigente comunista, molto preparato, intellettualmente brillante, con una sua storia politica e personale importante, che ho sempre stimato. Mi chiedo come possa essere stato possibile da parte sua fare una simile scelta. Forse legami personali con alcuni suoi vecchi amici. Il che non lo giustifica, politicamente parlando.

Avrete notato che non ho fatto e non faccio nomi perché tanto, come si dice a Roma “chi deve capì, ha già capito…” ma soprattutto perché mi interessa il concetto di tutta la vicenda.

Sarebbe fin tropo facile per me ora dire ai tanti amici e compagni con i quali mi sono relazionato in quella fase “Ve l’avevo detto, ragazzi, avevo ragione!” ma questa è una piccola soddisfazione personale che lascia il tempo che trova…

Diciamo che sono stato testimone di una piccola vicenda, più personale che politica, dominata dal trasformismo, dall’opportunismo, dal cinismo, dalla fredda spregiudicatezza, dal “vuoto” che affonda le radici nella fase storica che stiamo vivendo. Ed è così che può succedere che anche persone che una volta avresti considerato come “insospettabili” possono scivolare in quel modo lì.

Per la serie “Non c’è limite alla deriva in tempi di morte della Politica (quella con la P maiuscola).

Paragone e Italexit sbarcano in Emilia. Appello ai delusi - Il Paragone

Fonte foto: Il Paragone (da Google)

 

1 commento per “Trasformismo, opportunismo e derive reazionarie

  1. Federico Lovo
    9 ottobre 2020 at 19:48

    il trumpismo è stato un disastro culturale, ma le responsabilità delle “sinistre” sono enormi.

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