Utili; ma a chi e a che cosa?

Questo articolo di Alberto Benzoni prende spunto da un dibattito sviluppatosi su Facebook tra il sottoscritto e altri amici e compagni (in particolare Filippo Albertin) sul ruolo e la funzione (ammesso che l’abbiano) di alcune formazioni dell’attuale sinistra. La mia opinione personale è che tutto ciò che orbita attualmente a sinistra debba essere superato e che con una parte di essa (quella più imbevuta di ideologia neo liberale e politicamente corretta) sia necessario operare una cesura netta, al fine di costruire un potenziale nuovo soggetto politico di classe, neo socialista e neo comunista, adeguato ai tempi e alla fase storica.
Ho fatto questa breve premessa altrimenti molti lettori non avrebbero potuto, per ovvie ragioni, capire l’articolo, non essendo a conoscenza dell’antefatto.
Fabrizio Marchi

“Nel nostro immaginario collettivo, la parola “utile” appartiene alla destra. Perchè è associata ai vincenti, ai “padroni” ai poteri costituiti, a quelli che non hanno bisogno di pensare a qualcosa o di rendere conto a qualcuno per raggiungere i loro obiettivi. In questo senso ( oltre che a causa del delirio maggioritario che ci intossica) l’appello specifico al voto utile ( che è quello per loro) riguarda i protagonisti del sistema politico, di maggioranza o di minoranza, quelli che governano le istituzioni, non la multitudine di sommersi che ne sono al di fuori.
Pure in qualche modo la parola “utile”( voto compreso) appartiene e può essere declinata anche da noi: leggi da quelli che, di fronte ad un presente che li esclude, cercano di capire la sua evoluzione così da essere presenti nel futuro.
In questo senso il dibattito aperto da Albertin e da Marchi è di notevole interesse: anche se si riferisce a tre microcosmi: il PC di Rizzo, Potere al popolo, e Risorgimento socialista. Quale dei tre è “più utile” ? E non per sè stesso ( l’utilità, nel nostro caso non si misura in base al numero di voti raccolti); ma per il mondo cui si rivolge.
Almeno a mio avviso, il PC è utile: ma solo nel senso di coltivare e tramandare un’ideologia che ha segnato di sè la storia del novecento. Una funzione necessaria ma sterile.
Potere al popolo, invece è inutile e anzi sarà ben presto dannoso. Se l’obiettivo era di dare potere al popolo o magari soltanto come consapevolezza delle ragioni per cui è attualmente senza potere, l’obbiettivo è stato totalmente fallito perchè mai realmente perseguito. Se la sinistra è oggi in una condizione disastrosa, mettere insieme in una operazione che più politicista non si può, i suoi residuati ideologici in una specie di bottiglia in cui possano uccidersi a vicenda non ha proprio alcun senso.
Risorgimento socialista, come embrione di un partito socialista di sinistra, può invece essere utile. Ma a una condizione: quella di non continuare a parlarsi addosso. Abbiamo tra di noi tutte le risorse intellettuali necessarie; e allora il nostro elementare dovere è quello di aprirci al mondo esterno e di comunicare. Aprirsi all’esterno è anche essere partecipi delle sue lotte: per il lavoro, per il mezzogiorno, per un sistema elettorale proporzionale, per la pace, per quello che volete.
I risultati verranno, forse. Ma saremo certamente utili: a qualcuno e a qualcosa”.

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1 commento per “Utili; ma a chi e a che cosa?

  1. Paolone
    2 novembre 2019 at 12:21

    L’utile, nel senso sopra utilizzato, penso che sia utile… A parte il gioco di parole, però, sono convinto che nessuna delle tre formazioni citate sia appunto utile. Soprattutto perché, chi più chi meno, optano tutte per il momento elettorale come fine invece che, al limite, come strumento. Penso che in tutte e tre e in molte altre vi siano elementi (leggi Compagni) utili (cioè compagni seri) ed inutili. Comincerei a scartare tutto il frickettoname anarcoide che gira in Pap, ma anche il “puro-durismo” del PC, tante ciance ed attaccamento ai feticci simboli ma poche capacità di superare le contraddizioni che ci si presentano in maniera “creativa”. Se il senso del dibattito sia sul come costruire un Partito al “passo con i tempi” credo che più che partire dalle/con formazioni già attive bisogna fare qualche cos’altro. A partire da un vero e proprio Manifesto in cui chi ci si riconosca aderisca. Ma non un Manifesto di sole belle intenzioni pieno solo di No alle regole dell’attuale sistema economico magari così prolisso e verboso come solo “noi” siamo capaci, ma soprattutto anche propositivo di operazioni e mosse realizzabili anche con i pochi mezzi disponibili. E segnatamente, dovrebbe essere facilmente comprensibile e fruibile a chi non abbia ancora preso una posizione a sostegno del movimento comunista ma che comunque sia apertamente contrario allo status quo dominante. Quindi non il solito “decalogo” di belle intenzioni (negli anni ne ho visto parecchi, praticamente tutte le forze comuniste ne hanno proposto uno) ma appese per aria e così generiche da dar spazio a tutti per far numero. Poi però ,se non al primo, ma al secondo scontro interno (si spera dialettico) ci si spacca subito in 14 correnti e mezza…

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