Il vero problema della democrazia contemporanea

Si parla tanto del problema della corretta gestione della tecnica in rapporto ad una democrazia che sembra attraversare una deriva senza precedenti, incomparabile ormai con quel sistema assai vitale e propulsivo che aveva preso le mosse a partire almeno dal secondo dopoguerra.
Bisogna ripensare – si afferma – i meccanismi del sistema rappresentativo. Si dice, altresì, che occorra una severa quanto rapida regolamentazione del web: fake news, truffe online, informazione migliore, rispetto dei dati personali ed esclusione della vita individuale dal contesto del marketing globale.
Non c’è dubbio che queste esigenze siano vere quanto impellenti. Si parla molto meno di altre esigenze, però, a mio parere ancora più importanti e improcrastinabili. Si tratta, anzi, del problema che sta a monte di tutto ciò. E’ una questione di formazione della soggettività e della psico-sfera sociale. E’ una realtà che riguarda, anzitutto e perlopiù, l’antropologia e l’ontologia dell’uomo in questa precisa fase storica. E dunque, io credo che occorra anzitutto affrontare il problema della incapacità critica degli individui a gestire l’impatto della tecnologia e dei media, cartacei o elettronici, sulla nostra vita. Essere riempiti di dati e di emozioni. Apparire del tutto incapaci di legare gli innumerevoli “frame” che si vanno incessantemente accumulando nella nostra mente. Frammentare la nostra esistenza, privi della volontà e delle capacità per farne una narrazione identitaria. Buttare nell’abisso dell’insignificanza il proprio passato sotto la pressione di un presente dispotico, proprio mentre ci mostriamo del tutto incapaci di immaginare il futuro. Essere esposti come canne al vento al primo dato emozionale che dovesse co-involgere la nostra mente. Apparire costantemente connessi, pur essendo, tutti noi ormai, chi in una maniera chi in un’altra, inequivocabilmente sconnessi da noi stessi.
Per farla breve, l’incessante movimento della macchina che abbiamo costruito negli ultimi secoli, giunta ormai ad un livello di perfezione davvero preoccupante, al cui movimento nessun individuo (indipendentemente dal suo potere) ormai può opporsi, piuttosto che una modalità finalmente libera di colmare il vuoto e l’angoscia da cui ciascun essere umano è inesorabilmente quanto strutturalmente posseduto proprio in quanto essere umano, appare piuttosto come una maniera di scappare davanti a quella stessa angoscia – immemore ormai delle sue radici.
Al di là delle chiacchiere insulse di tanti giornalisti o di quelle (certamente più nobili) di tanti politologi, sembra a me che siano davvero questi i problemi davvero grossi ed urgenti della democrazia contemporanea.
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Fonte foto: Giovanni Boccia Artieri (da Google)

4 commenti per “Il vero problema della democrazia contemporanea

  1. Franco arco
    14 aprile 2019 at 15:15

    Riflessioni profonde e inconfutabili. Prendendo atto del presente attendiamo attoniti il disastro finale .

  2. Antonino Lomonaco
    14 aprile 2019 at 17:32

    Eccellente considerazione.

  3. Giovanni La Mantia alias Pupulione Monarca in Facebook
    14 aprile 2019 at 17:58

    In sintesi: l’incomunicabilità mediata dai mass media. Non solo con noi stessi stentiamo a comunicare ma con le persone fisiche. Alla posta, nella sala d’attesa del medico, del dentista, in un ascensore, dovunque si abbia la possibilità di scambiare qualche parola ognuno di noi erge un muro invisibile ma concreto d’incomunicabilità; non parliamo dei vicini di casa, anche di quello della porta accanto. Senza dubbio i maledetti piccoli giocattoli hanno soltanto evidenziato da una parte la difficoltà di comunicare che perseguita l’uomo e dall’altra hanno consentito che – almeno per telefono o SMS – ci siano delle relazioni “umane”. Fateci caso, se domandate a qualcuno con il quale avete confidenza se ha degli amici e quanti, ti risponderà “pochi e non oltre le due mani” ma se indaghi meglio scoprirai che coltiva “amici” web “massmediali”, follower e altre follie come twitteramici, instagramamici ecc ecc. Perché? Amici quasi fantasmi definiti attraverso i radi e rari rapporti di messaggi quasi cifrati dal lessico web. Sono problemi dell’umanità, non della democrazia. Se rileggi alcune poesie di Leopardi avveri quasi l’aria paesana e il chiacchiericcio del sabato del villaggio, nonché l’odore d’umanità che si è disperso nell’era del progresso dell’Homo Tecnologicus.

  4. mario
    14 aprile 2019 at 21:48

    Un primo passo potrebbe essere quello di imporre la cronologia nella comunicazione in rete ( Facebook etc. etc.); ma è molto difficile.IL mancato rispetto della cronologia è “il vero grande imbroglio dei Gestori” ( a prescindere dalla mancanza di chiarezza sui funzionamenti, l’eccessiva facilità di creare profili fasulli etc. etc.); il grande problema dell’ inesistenza di cronologia nella comunicazione in rete, che sarà anche normale conseguenza della novità dello strumento, il cui uso deve essere affinato , è fortemente aggravato dalla chiara intenzione dei Gestori, di prescinderne volutamente, considerato che la confusione che ne deriva, è soprattutto quella degli utenti, che non sono solo semplici persone fisiche ,ma anche aziende, enti pubblici e privati etc. etc. i quali, di conseguenza, sono costretti a trattare con i Gestori, rischiando di essere corrotti dai frutti dell’ imbroglio. Paradossale il fatto che i Gestori consentano agli utenti di cambiare data e ora d quello che decidono di comunicare via rete.

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