Votiamo e facciamo votare Fabrizio Marchi

Questa del mio caro amico Antonio Martone, docente di Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Salerno ed uno dei più illustri collaboratori del giornale L’Interferenza, è molto più di una dichiarazione di voto in mio favore. E’ la testimonianza della stima e dell’affetto profondo che nutre – contraccambiato –nei miei confronti. Non aggiungo altro perché sarebbe superfluo. Invito solo tutti a leggerla perché merita veramente. Considero un privilegio l’essere suo amico.
(Fabrizio Marchi)
Per le prossime elezioni romane, pur non essendo residente nella Capitale, sosterrò politicamente la candidatura del Prof. Fabrizio Marchi (Partito Comunista), giornalista, saggista, scrittore, blogger e fondatore della seguitissima testata L’Interferenza.
Fabrizio Marchi è, a mio parere, uno dei politologi più lucidi e intellettualmente onesti che vivano oggi sotto il cielo italiano. Peraltro, egli rappresenta da tempo un punto di riferimento importante per chi si sforza di pensare al di fuori dei cori su cui si innerva il “politicamente corretto contemporaneo”.
Perché sono convinto non soltanto dell’opportunità ma della necessità politica di sostenere Marchi? Per rispondere a questa domanda, bisogna anzitutto fare chiarezza sulla situazione socio-politica attuale. Credo che molti di noi conoscano bene quale sia oggi il rapporto dei cittadini nei confronti del potere politico. Un clima di sfiducia nel voto come quello che si è raggiunto ai nostri giorni forse non ha precedenti fin dalla fondazione della Repubblica. Occorre chiedersi perché ciò sia avvenuto, e quando avremo compreso questo, avremo capito anche il perché votare Marchi oggi sia fondamentale.
La delegittimazione morale, la disaffezione provata dagli elettori nei confronti della classe politica è spiegabile principalmente, a mio modo di vedere, dal fatto che questa, pur presentandosi divisa in opposti schieramenti, in realtà, condivide le medesime premesse e convive tutto sommato in maniera abbastanza solidale nel confermare e magari consolidare la crescita delle diseguaglianze, l’aumento esponenziale di ambienti umani e naturali abbandonati (ciò che in un mio libro recente definisco la NoCity), l’esclusione inesorabile di individui e gruppi sociali che non trovano più alcuna rappresentanza e nessuna difesa. Del resto, sembra diventato un vero e proprio mantra, lo slogan falsissimo secondo cui” non ci sono alternative”.
Se si assume tutto ciò, si comprende allora davvero in che senso e in quale misura l’opzione Marchi costituisca una scelta necessaria. Se si intende ricostruire il dato della rappresentanza politica, oggi azzerato dal conformismo omologante di destra e “sinistra”, bisogna assolutamente pensare in maniera tale da combattere e vincere quel politicamente corretto che tutti stringe in un unico abbraccio mortale ma che soprattutto cancella il legittimo e insopprimibile diritto da parte dei cittadini ad essere rappresentati, e non omogeneizzati, all’interno di un visione politica che non serve agli elettori ma soltanto agli eletti.
Dichiarando apertis verbis i motivi per cui ha deciso di candidarsi, il professor Marchi ha spiegato molto bene questo punto: “Sono da molto tempo convinto della necessità di costruire ex novo una nuova forza popolare, di classe, Socialista, in grado di rappresentare una reale alternativa all’ordine sociale, economico, politico e ideologico dominante. Una forza politica che, allo stato attuale, purtroppo, non esiste. A tal fine, è innanzitutto necessario chiarire un equivoco che ingenera molta confusione nelle persone. E cioè l’esistenza di una “sinistra” (che non a caso scrivo fra virgolette) neoliberale (ma vale anche per quella cosiddetta “radicale”) del tutto funzionale e organica, se non simbiotica, all’attuale sistema capitalista. E proprio l’esistenza di questa “sinistra” conferma l’intelligenza di un sistema di dominio sociale altamente sofisticato come quello attuale, capace di costruire una falsa dialettica tra forze politiche solo apparentemente in conflitto fra loro ma in realtà del tutto prone e funzionali ad esso”.
Basterebbero soltanto queste affermazione per comprendere che, quando parliamo di Fabrizio Marchi, parliamo di un uomo politicamente coraggioso: un vero e proprio eretico rispetto ai poteri dominanti. Quali sono gli argomenti sulla base dei quali il Prof. Marchi si spinge a sostenere la sua eterodossia rispetto all’ortodossia del nostro tempo, smascherandone così la falsa coscienza e mettendo a nudo le sue contraddizioni? Come lui stesso ha spiegato (ma repetita juvant), l’intero scenario politico contemporaneo, dal sovranismo di destra, al liberal-capitalismo interclassista e multinazionale di sinistra, gli appare diviso soltanto su fatti marginali e contingenti, poiché in realtà esso condivide fortemente i valori e gli obiettivi fondamentali, ossia l’appartenenza indiscutibile e a-problematica all’orizzonte del mercato capitalistico e all’attuale strutturazione delle classi. Nell’orizzonte asfittico e claustrofobico che ne emerge, la destra e la sinistra appaiono appiattite integralmente su una (psico)sfera unica. La massa dei cittadini/consumatori, così come del resto i loro rappresentanti politici, metabolizzano la differenza e lo scarto dialettico e rattrappiscono la distanza politica nell’ambito della società, saturandola con una omogeneità fittizia. Molto diversamente dalle ideologie che un tempo determinavano la disposizione delle classi fra di loro, l’orizzonte ideologico del contemporaneo non colpisce il corpo ma investe anzitutto la mente – e ciò viene portato a compimento attraverso un uso spregiudicato della tecnica e perfino della formazione scolastica.
Rispetto alla melassa indigeribile del conformismo contemporaneo, Fabrizio Marchi va decisamente contromano – che è anche il titolo del suo ultimo libro che io stesso ho avuto recentemente modo di presentare a Roma al cospetto della macchina da scrivere di Pier Paolo Pasolini.
Fabrizio è persona amabile, leale, sincera ma ha il coraggio e l’onestà intellettuale di andare – appunto – contromano. Egli solleva temi scomodi, non graditi al potere. Il suo linguaggio è politicamente “scorrettissimo”: il suo lessico politico parla “con lingua diritta” e non ammicca – come purtroppo accade in larga misura coi politici contemporanei – a questa o a quella nicchia di mercato. Il suo desiderio politico più profondo intende andare nella direzione di una democrazia nella quale nessuno sia lasciato indietro, e tutti abbiano un posto dignitoso all’interno della società, del mondo del lavoro, e della possibilità di fruire in termini comunitari della propria umanità.
Per una persona di grande valore intellettuale e umano, di specchiata onestà e che nutre da sempre un sincero amore per i beni comuni, presentare oggi una propria candidatura è un gesto quasi eroico e costituisce per noi, nondimeno, uno dei pochi elementi di speranza politica.
Votiamo e facciamo votare Fabrizio Marchi!
Prof. Antonio Martone
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1 commento per “Votiamo e facciamo votare Fabrizio Marchi

  1. Giulio Bonali
    14 settembre 2021 at 17:16

    Meglio non si sarebbe potuto dire:

    La candidatura di Fabrizio Marchi rappresenta il tentativo quasi-impossibile (pessimismo della ragione) ma forse non impossibile (ottimismo della volontà) di forzare l’ attuale miserbile condizione, conseguita dai ceti provilegiati al potere attraverso l’ incostituzionalissimo monopolio dei mezzi di comunicazione e di (dis-) informazione (tutti quelli anche solo minimamente efficaci) e l’ imposizione di altrettanto incostituzionalissime leggi elettorali truffa che consentono nell’ urna unicamente la “liberissima scelta” fra zuppa e pan bagnato, come si dice dalle mie parti,.
    Miserabile condizione per la quale i partiti esistenti di destra e di pseudosinistra perseguono un’ unica, identica pratica politica oltremodo reazionaria e antipopolare, tanto più unanimisticamente quanto più ipocritamente brandiscono altisonanti proclami retorici reciprocamente “ferocissimamente iperpercriticissimi”.
    Con la stampa politicamente corretta che tiene loro bordone (esempio eclatante: un’ insurezione é un evento raro -nella più ottimistica delle ipotesi accade un paio di volte al secolo o forse meno- nel quale masse popolari scendono in piazza con armi raccogliticce o improvvisate, in gran parte “improprie”, contro il ptere costituito; ebbene, alloché un Salvini critica “ferocissimamente” le scelte di un Letta o viceversa mentre i loro rispettivi ministri se ne stanno coi loro rispettivi deretani inestricabilmente attaccati ai rispettivi scranni quando dimettendosi determinerebbero la caduta del governo e impedirebbero facilissimamente e in tutta comodità l’ attuazione delle decisioni che dicono di voler così drasticamente contrastare, i solerti guardiani del pensiero unico politicamente corretto di stampa e TV affermano testualmente -é successo parecchie volte- che suddetti politcanti “insorgerebbero”. SIC ! ! !).

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