A botta calda

«Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle»
Nei prossimi giorni pubblicherò la mia analisi del risultato elettorale sul blog e, come al solito.
In attesa di approfondire le riflessioni che quanto è appena successo mi suggerisce, non posso tuttavia esimermi da una prima reazione a botta calda.
Troppa è l’irritazione che mi suscitano le reazioni di tutti quei compagni che, di fronte alla duplice schiacciante vittoria di Cinque Stelle e Lega, sanno solo insultare gli elettori italiani accusandoli di essere populisti, qualunquisti, fascisti, razzisti, sessuofobi, xenofobi e quant’altro.
Per tutti costoro vale la seguente battuta di J-M. Naulot, riportata in esergo da Luca Ricolfi nel suo libro “Sinistra e popolo” : «Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle».
Così come vale la definizione di “negazionisti” che il giornalista americano Spannaus ha appioppato alle sinistre che negavano appunto le radici popolari della vittoria di Trump negli Stati Uniti e della Brexit in Inghilterra.
Tutte le vitttorie “populiste” — sia quelle di destra, sia quelle, purtroppo meno frequenti, di sinistra — sono il frutto della rabbia delle periferie, delle classi subordinate schiacciate dalla crisi e incazzate con una sinistra che le ha consegnate alla repressione del capitale globale preoccupandosi solo di difendere i diritti civili di minoranze colte e benestanti. Questa è la causa della meritata morte dei socialisti francesi e delle disfatte di Spd, Pd e delle altre socialdemocrazie europeiste che spacciano per internazionalismo il loro cosmopolitismo borghese.
Del resto, come abbiamo appena visto, le presunte sinistre “radicali” in stile Leu fanno la stessa fine (altrettanto meritatamente!).
Che dire infine di Potere al popolo e del misero 1% che ha raccolto (in linea con i risultati di precedenti federazioni Arcobaleno e quasi a pari merito con Casa Pound!)?. Ovviamente li ho votati — come annunciato — ma devo prendere atto che avevo ragione di esprimermi contro la partecipazione della Piattaforma Eurostop alla coalizione con centri sociali, Rifondazione e altri “cespugli”.
Avevo detto 1) che in questo modo la chiarezza del nostro discorso contro Euro e Ue si sarebbe annacquata nell’ennesima operazione di restauro di formazioni neocomuniste incapaci di leggere il nostro tempo e sviluppare idee, obiettivi e linguaggi all’altezza della nuova realtà; 2) che così avremmo sprecato energie più utilmente investibili nella costruzione di un progetto internazionale in vista delle europee del 19 a fianco di Mélenchon, Podemos e altre forze populiste di sinistra, uscendo dall’asfittico minoritarismo delle vecchie sinistre radicali, 3) che qualsiasi alternativa credibile all’egemonia indiscutibile che 5 Stelle esercita oggi sulla rivolta anti-establishment delle masse popolari italiane avrebbe richiesto tempo, pazienza e fatica, 4) che tale impresa dovrebbe partire da una riflessione critica sulla necessità di costruire una sinistra nazional popolare che non abbia paura di affrontare il tema della sovranità come passaggio obbligato del rilancio della lotta di classe contro il capitalismo globale e i suoi reggicoda nostrani.
Avevo concluso dicendo che speravo che la realtà mi avrebbe smentito, devo invece prendere atto (e non ne gioisco) che avevo ragione: non si compete con le potenti spinte del rancore popolare che trovano risposta nei messaggi radicali e semplificati di 5Stelle e Lega con un progetto in cui la gente vede solo la riproposizione di retoriche veterocomuniste appena stemperate dalle suggestioni giovanili dei centri sociali.
Rendo onore all’impegno dei compagni, ma non posso fare a meno di rilevare che i loro errori ripetitivi ci costeranno cari….
Fonte: https://sollevazione.blogspot.it/2018/03/a-botta-calda-di-carlo-formenti.html

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3 commenti per “A botta calda

  1. ARMANDO
    5 marzo 2018 at 20:59

    Ineccepibile, con un solo appunto: il voto a PaP. Era evidente sin dalla sua origine che quella formazione politica era pienamente dentro a politicamasnte corretto imperante, e completamente fuori da ogni sintonia coi problemi che i ceti popolari si trovano quotidianamente ad affrontare.

  2. Alessandro
    5 marzo 2018 at 22:55

    «Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle». Splendida 🙂
    “quei compagni che, di fronte alla duplice schiacciante vittoria di Cinque Stelle e Lega, sanno solo insultare gli elettori italiani accusandoli di essere populisti, qualunquisti, fascisti, razzisti, sessuofobi, xenofobi e quant’altro.”
    “Tutte le vitttorie “populiste” — sia quelle di destra, sia quelle, purtroppo meno frequenti, di sinistra — sono il frutto della rabbia delle periferie, delle classi subordinate schiacciate dalla crisi e incazzate con una sinistra che le ha consegnate alla repressione del capitale globale preoccupandosi solo di difendere i diritti civili di minoranze colte e benestanti.”
    E’ chiaro che bisogna ripartire da qui, se si vuole riallacciare un dialogo con quel mondo che la sinistra anche con la sua spocchiosità e una ridicola supponenza ha finito per spingere nelle braccia degli avversari politici.
    I 5S, soprattutto della prima ora, provengono spesso da quel mondo popolare che la sinistra non sa più intercettare ed è per questa ragione che sono in grado di sintonizzarsi con i suoi umori. Quel popolo italiano sempre più triste che non sogna più le rivoluzioni e vuole ridurre gli stipendi ai politici e tagliare le pensioni d’oro, vuole reddito sicuro, vuole proteggersi dal gioco d’azzardo delle banche, vuole limitare gli sbarchi perchè sa che gli altri Paesi europei predicano bene ma razzolano molto male.
    Bravi i 5S a conquistarlo, benchè adesso venga il difficile, sia che riescano nella remota eventualità di governare questo Paese, e spero che questo avvenga perchè non dimentichiamo che corre molta differenza tra il populismo del reddito di cittadinanza e quello della flax tax, sia che non vi riescano.

  3. Jacopo - Perugia
    11 marzo 2018 at 15:17

    La cosa che mi lascia più perplesso, nei molti commenti a caldo che ho trovato girellando per i siti della sinistra radical-alternativa, è questa: in tanti riconoscono il merito dei Cinque Stelle o addirittura della Lega nell’intercettare il malcontento degli elettori, e c’è addirittura chi dice che andrebbero presi ad esempio; non ne trovo invece nessuno che si domandi come potranno queste due formazioni realizzare anche solo una porzione di quello che promettono, visto che (a quanto pare) chiedono cose contraddittorie senza avere alcun progetto complesso e credibile di società.

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