Il crollo del mito europeista nonostante il Minculpop.

Questo modello di Unione Europea è alla fine e non perché il Minculpop pro establishment non funzioni, secondo quanto asserito da Rizzo su la Repubblica di qualche giorno fa. L’edificio dell’Unione Europea nato con il Trattato di Maastricht mostra crepe che ne richiedono l’abbattimento. Giorni fa su la Repubblica, la più attiva testata giornalistica pro establishment, Sergio Rizzo  attribuiva la crisi dell’idea di Europa alla scuola e ai media, cioè alle istituzioni che secondo lui dovrebbero agire da vero e proprio Minculpop disciplinando l’opinione pubblica all’accettazione acritica del modello economico, sociale e politico rappresentato da questa U.E.

Scrive il “nostro”:” La scuola italiana non ha mai affrontato il problema con una visione organica: piuttosto, con colpevole distrazione”. E aggiunge che sono gli stessi insegnanti, interpellati, a denunciare la scarsa conoscenza delle istituzioni comunitarie da parte degli studenti.  Conclude il suo articolo dicendo:” Disinteresse, sciatteria, presunzione, perfino provincialismo. Per molte ragioni la nostra classe dirigente non si è mai curata di affrontare la piaga dell’ignoranza sull’Europa”.

Quanto sostiene è un falso storico. La propaganda pro Europa ha contribuito a formare la coscienza di tutti noi italiani a partire dalle scuole elementari. Non a caso l’italiano è stato, fino a qualche anno fa,  il popolo più europeista tra quelli appartenenti all’U.E. L’ Europa è più di una e vorrei tanto chiedere a Rizzo a quale di esse si riferisce. L’Europa occupa oltre 10 milioni di kmq, si estende dall’Atlantico agli Urali e dal Mare Glaciale Artico al Mar Mediterraneo. Oltre 740 milioni di abitanti la popolano parlando lingue che, nonostante siano riconducibili a soli nove ceppi, risultano incomprensibili tra di loro. Sul piano religioso, gli Europei, si dividono  tra : Cattolici, Protestanti delle diverse confessioni, Ortodossi, minoranze ebraiche ed islamiche, queste ultime non  dovute solo alle recenti immigrazioni ma al fatto che per mezzo millennio una parte rilevante dell’Europa è stata parte dell’Impero Ottomano. Tutti questi sono elementi che hanno contribuito alla diversità e alla complessità dell’Europa. Solo un’ideologia totalitaria e violenta può eliminare queste differenze che costituiscono la grande ricchezza del continente europeo. Ciò di cui parla  Rizzo nel suo articolo non è quindi l’Europa ma quell’insieme di Stati che fanno parte dell’Unione Europea. Cioè di una istituzione che si differenzia  non solo per lingua, religione, cultura, ma anche per l’efficacia che i vincoli derivanti dalla sottoscrizione dei Trattati istitutivi dell’U.E. hanno rispetto ai singoli Stati aderenti. Ad esempio l’Euro, la moneta che è il simbolo dell’U.E. , è in circolazione solo in 19 dei 28 Paesi che ne fanno parte. I sistemi fiscali si differenziano da stato a stato tanto che Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda, Cipro e Malta sono veri e propri paradisi fiscali che alimentano forme di elusione fiscale che sottraggono cifre impressionanti in termini di entrate fiscali agli altri stati che fanno parte dell’U.E.

“In particolare si afferma che nel 2015 qualcosa come 210 miliardi di dollari, frutto di pratiche di profit shifting, sarebbero finiti in Irlanda, Lussemburgo e Olanda e che in particolare l’Italia nello stesso anno si sarebbe giocata circa 23 miliardi di dollari di mancate entrate tributarie”. ( dati pubblicati dal settimanale Panorama). Situazione questa denunciata di recente dal rapporto OXAFAM che parla di 30 miliardi di € di mancate entrate fiscali grazie all’insieme delle norme che regolano le relazioni all’interno dell’UE fatte su misura per favorire l’elusione e l’evasione fiscale. Le differenze in  materia di legislazione del lavoro, diritti sociali e salari  tra i 28 Paesi che fanno parte dell’U.E. sono enormi. Tali differenze alimentano delocalizzazione e dumping sociale all’interno dei confini dell’U.E. La forbice salariale va dagli oltre 25 € l’ora della Danimarca ai meno di 2 € della Bulgaria. Le differenze interessano anche gli aumenti e il potere d’acquisto dei salari nei singoli Paesi UE. Ad esempio in Italia la produttività è aumentata dello 0,4% mentre i salari sono diminuiti dello 0,9%.  Il calo delle retribuzioni salariali ha interessato lo stesso potere d’acquisto dei lavoratori appartenenti allo stesso settore lavorativo. In Italia il potere d’acquisto del salario degli italiani dal 2010 ad oggi è calato del 4,3%,  in Germania è cresciuto dell’8,3% e in Francia del 3,9%. L’Italia, tra i Paesi UE, ha anche il triste primato della percentuale di  NEET  che interessa il 32% dei giovani compresi tra i 25 e i 29 anni. La libera circolazione di risorse umane e capitali entro i confini dell’UE ha alimentato flussi migratori dalle periferie dell’Unione Europea verso il centro rappresentato dall’Europa renana. Il flusso di risorse umane e finanziarie sta avendo come conseguenza la desertificazioni delle aree periferiche dell’U.E, basta vedere i dati demografici che interessano il Mezzogiorno d’Italia o le aree dell’Europa Balcanica e Danubiana. La desertificazione demografica ha effetti devastanti in termini sociali, economici e di tenuta della stessa Democrazia. La desertificazione porta all’abbandono di intere aree, sia urbane che extraurbane, con il crollo del valore di quelle aree e nel contempo l’aumento della spesa pubblica per gli Enti che devono garantire il minimo dei servizi sociali alle popolazioni rimaste in fase di progressivo invecchiamento. Gli effetti su quelle popolazioni sarà l’aumento della pressione fiscale calcolata su una base imponibile sempre più ridotta. Rispetto alla tenuta del sistema democratico l’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle fasce di età più giovani renderanno sempre più difficile il ricambio delle classi dirigenti, favorendo  il consolidamento delle posizione di rendita dei ceti sociali dominanti. L’Unione Europea nata dal Trattato di Maastricht in poi è solo una costruzione ideologica funzionale agli interessi dei ceti dominanti di ciascun paese. Ceti transnazionali  in grado di potersi muovere liberamente perché liberati dallo stato di bisogno. Le elites dominanti sovranazionali non sono fatte di emigranti ma da coloro che attraverso il controllo della finanza, dei media e della formazione ( scuola e università) disciplinano gli appartenenti ad una data collettività convincendoli della bontà del progetto europeista. Il controllo della finanza, dei media e della formazione (scuola e università) sono gli strumenti principali attraverso i quali le elites sovranazionali disciplinano la plebe al nuovo credo. A questa elites appartiene lo stesso Rizzo il quale attraverso l’articolo che ho citato contribuisce alla costruzione di una realtà che per milioni di italiani e di europei dell’UE si è trasformata da sogno in incubo. A Rizzo, di proposito, sfugge una cosa molto semplice e cioè che nonostante la propaganda martellante ad opera delle istituzioni che producono cultura, vero e proprio Minculpop del nuovo regime neoliberale, gli italiani e gli altri sudditi  dell’UE hanno capito perfettamente il senso dell’Europa che contribuisce a propagandare. La generazione Erasmus ha scoperto il bluff, ha capito che questa UE è solo uno specchietto per le allodole. La realtà sociale, economica e politica che questo modello di Unione Europea ha costruito, ha prodotto crescenti diseguaglianze, desertificazione di intere aree e frustrazione e ha messo in pericolo la democrazia e la pace attraverso la guerra economica e la lotta di classe dei ricchi contro i poveri. Non a caso il 44% dei giovani italiani, secondo un sondaggio pubblicato da Il Fatto Quotidiano non voterebbe per restare nell’Unione Europea.

Risultati immagini per No all'Europa delle banche immagini

Fonte foto: trmtv (da Google)

2 commenti per “Il crollo del mito europeista nonostante il Minculpop.

  1. sinistrapatriotismo
    22 aprile 2019 at 16:47

    Leggo sempre il vostro sito, certe cose le apprezzo, ma questo altereuropeismo (Europa dei diritti? quali? quelli del fasciordoliberismo del Quarto Reich) mi lascia perplesso quanto meno!
    No Europa! Si Italia socialista e rossa

    • gerardo lisco
      22 aprile 2019 at 21:19

      La Sinistra per tornare ad avere consenso e quindi un ruolo determinante nelle scelta politiche deve prendere atto del sostanziale fallimento del progetto UE uscito fuori dal Trattato di Maastricht in poi. La Sinistra è difesa dei diritti sociali. Tutto ciò che esula dalla difesa dei diritti sociali non appartiene alla Sinistra a meno che per sinistra non intendiamo anche i Liberali di Sinistra. Cioè coloro che pensano che il compito della Sinistra sia quello di garantire l’affermazione dell’individuo nell’ambito della logica del mercato. Su questo mi limito semplicemente a rinviare al confronto tra Rawls e Dworkin. L’idea che per risolvere la crisi di questo modello di UE ci voglia più Europa prova una sola cosa e cioè che coloro che sostengono una tale ipotesi non hanno colto fino in fondo le contraddizioni presenti nel sistema. Questo modello di UE si regge sull’asimmetria tra gruppi sociali e sistemi territoriali, ed è sull’asimmetria che i ceti dominati di ciascun Paese UE fonda la propria egemonia. Ed è questa la ragione per cui i ceti sociali dominanti non acconsentiranno mai a nessuna modifica dell’attuale sistema. La costruzione dell’UE come la sua riorganizzazione comporta dei costi ponendo il problema del chi si carica dei costi da sostenere. A questa domanda la risponda è del tutto evidente senza la conquista del governo degli Stati nazionali i costi continueranno a gravare sui ceti subalterni. I ceti stanno provando ad uscire dall’impasse. Lo stanno facendo salvaguardando le politiche economiche neoliberali recuperando le identità nazionali. Tale recupero non è in contrasto ne con liberalismo economico e nemmeno con l’idea delle politiche patrie. Il dramma che ancora una volta la sinistra, nel giro una dozzina di anni, sta mancando di nuovo l’appuntamento con la Storia. Ha mancato l’appuntamento con la Storia nel 2007 – 08 quando non è stata in grado di offrire una fuoriuscita dalla crisi da Sinistra, si appresta a farlo di nuovo a casa della subordinazione culturale al pensiero unico neoliberale dimostrando di essere incapace di offrire una fuori uscita da questa UE da Sinistra.

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