Facebook, Google e l’espressione della libertà

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Google e Facebook, che dominano la distribuzione dell’informazione sul web e sul mobile, dichiarano che adotteranno una politica “anti bufala”. Verranno pubblicate solo notizie vere. Domanda, chi è che deciderà cosa è vero e cosa è falso, indirizzando milioni e milioni di persone? Sul tema anche Ponzio Pilato ebbe alcune difficoltà. Risposta: un algoritmo supportato dall’intervento umano. Quindi ci sarà un pool di giovanotti e signorine, suppongo pochi, concentrati geograficamente, connotati culturalmente, dipendenti di un’azienda privata e, in quanto dipendenti, tenuti ad eseguire gli ordini che arrivano dall’alto, che avranno al responsabilità di orientare, dal punto di vista della “verità”, il popolo del web a livello mondiale.

Questa cosa non mi piace. E’ tipico dei poteri autoritari impugnare la lotta contro il caos per eliminare ogni voce dissidente. Fu fatto anche in Italia un po’ di tempo fa, rendendo la vita impossibile alle radio libere e alle tv private. Il risultato fu il duopolio Rai-Mediaset, che ha segnato un abbassamento dei livelli culturali, il trionfo della tv spazzatura ed una omologazione al ribasso dell’informazione.

Senza la confusione del web, che ospita voci indipendenti a costo zero o quasi, oggi vivremmo in una dittatura. Ed il rischio di bollare una posizione semplicemente eretica con la dizione “falso” è enorme.

Il web è caotico? Zuckerberg e soci rispondono: mettiamoci dei guardiani, diamo regole, sopprimiamo quel che non è orientato secondo i nostri canoni. Perdonatemi se sarò un tantino retrò, ma la libertà è anche far parlare gli idioti. Alle volte è una cosa fastidiosa da sopportare, ma che garantisce anche l’espressione della libertà dei meritevoli. La vicenda statunitense di Larry Flynt, editore del periodico Hustler, ne è il massimo esempio.

Potrà sembrarvi paradossale, ma le bufale, e non gli algoritmi ed i guardiani del web, sono l’unica garanzia della nostra libertà di espressione.

3 commenti per “Facebook, Google e l’espressione della libertà

  1. Eliseo Politi
    17 novembre 2016 at 9:09

    Scusatemi, ma io ho sentito un’altra notizia che è un tantino differente: Google e Facebook toglierebbero la pubblicità ai siti pieni di notizie “bufale”. Si potrebbe obiettare che è solo una forma più sottile di censura che in questo caso solo chi ha i soldi potrà fare informazione o chi pubblica notizie “gradite” ai censori. Sarà sicuramente un rischio, ma attualmente ci sono troppi siti pieno di notizie “bufale”, anzi si può pensare che siano stati creati solo con questo scopo. Sono siti che cercano la notizie “ad effetto”, spesso puntano sulle emozioni del lettore o della lettrice o “parlano alla pancia” della gente, finisci ad essere razzisti e xenofobi. Le notizie sui migranti sono tra le più postate, oltre ai politici ed altre notizie simili. La cosa che dovrebbe insospettito è che questi siti sino infarciti di pubblicità, perfino troppa, tanto da rendere difficile la lettura. Ora ci dobbiamo preoccupare se Google taglierà la pubblicità? Se questo era il loro unico scopo cesseranno di esistere. E se anche chi da informazione resterà senza? Dovrà trovare altri modi per sopravvivere, ma chi pubblica notizie “scomode” da quando esiste Internet se non addirittura la carta stampata sponsor ne ha sempre trovati pochini.

  2. armando
    17 novembre 2016 at 15:14

    Mi viene da dire che se Google e Facebook applicassero rigorosamente la normativa in questione, dovrebbero per prima cosa autocensurarsi, ossia suicidarsi. Mi pare difficile, perché sono gli ultimi a poter dire di essere a favore della verità oggettiva. Questa si ritorcerebbe immediatamente contro di loro.

  3. Mario Michele Pascale
    19 novembre 2016 at 12:20

    caro Eliseo, in parte è come tu dici. L’altra parte, quella che preoccupa, è che gli algoritmi di indicizzazione, cosa diversa da Ad sense e dalla gestione della pubblicità, oscureranno le “bufale”. E ripeto: chi è che decide cos’è una bufala? Ne esistono di evidenti e di sottili. Di folkloriche e “orientate”, talmente ben orientate che sembrano vere. Ma dietro agli algoritmi ci sono due aziende private che decidono cosa è bufala e cosa non lo è. L’algoritmo in se è perfetto. Lo è perché rispetta al millimetro i parametri su cui viene impostato. Ma questi parametri, su cui si va a misurare la verità, sono arbitrari. Tutto qui.

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