Indro Montanelli: fu vera gloria?

Montanelli e la Finlandia

Come egli stesso ebbe a scrivere, Indro Montanelli divenne Indro Montanelli, nel senso che diventò popolarissimo in Italia, grazie alla cosiddetta Guerra d’inverno (30.11.1939 – 13.3.1940) che vide la Finlandia contrapporsi all’Unione Sovietica.

Prima di questo conflitto Montanelli era uno dei tanti inviati speciali italiani, dopo il suo soggiorno in Finlandia Montanelli entrò nell’Olimpo del giornalismo italiano, dal quale non si fece più scalzare fino alla fine dei suoi giorni.

Ma, prima di occuparci del Montanelli ‘finlandese’, vediamo brevemente il Montanelli ‘spagnolo’ partendo da una sua confidenza fatta a Tiziana Abate, che la riportò nel libro Indro Montanelli. Soltanto un giornalista, pubblicato nel 2002 da Rizzoli.

Il giornalista è in Spagna, intento a raccontare la guerra civile: ”Un giorno non sapendo più come nutrire il pezzo quotidiano che il Corriere della sera esigeva, m’inventai un episodio che mi parve innocente: scrissi che dei fascisti, passando attraverso dei campi dove c’erano dei contadini che falciavano il grano s’erano messi a falciare anche loro. La cosa piacque talmente ad Achille Starace che inviò un vicesegretario del Partito fascista a decorare tutti i fascisti i quali, ovviamente, cascarono dalle nuvole”.

 

Montanelli e il conflitto contro l’Urss

Le corrispondenze di Montanelli dalla Finlandia in guerra fecero epoca; i suoi resoconti colpivano l’immaginazione popolare; le descrizioni delle battaglie erano insuperabili.

Secondo recenti studi, Montanelli non fu mai al fronte, ma se ne stette per quasi tutta la durata del conflitto all’hotel Torni, a Helsinki. Nella stanza d’albergo si era fatto installare un telefono, il numero era 30611, in modo da aggiornare continuamente il Corriere sulle battaglie che si svolgevano a centinaia di chilometri di distanza. L’esatto numero di telefono di Montanelli è stato trovato da chi scrive in un appunto della Valpo, la polizia politica finlandese dell’epoca, conservato al Kansallisarkisto, ovvero l’Archivio nazionale di Finlandia. In questa stanza incontrava spesso una giornalista americana, Martha Gellhorn, con la quale ebbe una breve storia d’amore. Martha, poi, sposò Ernest Hemingway.

Da lì, dalla stanza, Montanelli lavorava spesso di fantasia per abbellire le proprie corrispondenze. Ad esempio, scriveva che in Lapponia, a Petsamo, località a nord del Circolo Polare Artico, i finlandesi avevano inflitto ai sovietici una sonora sconfitta piazzando delle mitragliatrici sugli alberi. Peccato che, come fa osservare lo storico finlandese Jaakko Suolahti, a Petsamo -e in tutta la Lapponia- il freddo impedisce agli alberi di crescere. Gli alberi sono striminziti e di piccole dimensioni, e dunque non sopporterebbero il peso di alcuna mitragliatrice. Per non parlare dei mitraglieri.

 

Gli storici finlandesi e Indro

Alcuni storici finlandesi si sono occupati di quanto scritto da Montanelli durante la sua permanenza nel Paese dei mille laghi e tutti sono concordi nel ritenere imprecise, improbabili e talora completamente inventate le sue corrispondenze e alcuni degli articoli che più tardi scriverà sempre sulla Finlandia.

Ma chi, in Finlandia, si è occupato maggiormente di Montanelli e del suo soggiorno prima, durante e dopo la cosiddetta Guerra d’inverno è Luigi de Anna, professore all’università di Turku e autore de

La memoria perduta. Montanelli e la Finlandia, pubblicato nel 2006 dalle Edizioni del Veltro. Libro, purtroppo, passato quasi inosservato.

Jorma Korhonen, un altro storico finlandese, contesta il racconto che Montanelli fece in vari articoli  riguardo ad un certo capitano Pajakka che con 200 uomini sconfisse 40.000 russi. Dove? Ma a Petsamo!

Dopo numerose ricerche fatte in vari archivi, Korhonen non ha trovato né un capitano né un ufficiale con quel nome che aveva il comando di 200 soldati.

Dice inoltre Korhonen: ”Io sono stato probabilmente il primo a contestare in alcuni suoi articoli l’inaffidabilità di Montanelli riguardo a certi episodi della storia finlandese. Montanelli del resto non è mai stato troppo popolare da noi in Finlandia, infatti il suo libro sulla Guerra d’inverno è stato tradotto solo nel 1995 e non mancò di suscitare critiche da parte dei recensori per via delle imprecisioni e delle inesattezze di cui si era reso colpevole”.

Il libro a cui fa riferimento lo storico finlandese è I cento giorni della Finlandia, pubblicato nel giugno 1940 e ristampato più volte anche sotto altri titoli. Il libro ha avuto un grande successo in Italia ed è costantemente citato, dagli esegeti montanelliani, come fulgido esempio di capacità giornalistica, di accuratezza informativa e altro ancora.

Anche Eero Saarenheimo, giornalista e storico dei rapporti italo-finlandesi, nel un suo saggio Suomi Italian historiallisessa kirjallisuudessa 1940-luvulla arriva a questa conclusione: Montanelli si lascia trasportare dal sensazionalismo. Questi giudizi di eminenti storici finlandesi e anche italiani, basterebbe citare il libro di Sandro Gerbi e Raffaele Liucci Lo stregone, dovrebbero far meditare coloro che difendono -al di là dell’evidenza- l’affidabilità di Montanelli come fonte di informazione su eventi storici.

 

Il barbiere di…Helsinki.

”Il Maresciallo Mannerheim è un uomo di statura media, molto bello”. Così scrive Montanelli il quale, in numerose occasioni, affermò di aver incontrato varie volte il Maresciallo e di essergli stato amico. Mannerheim, racconta Indro, sarebbe addirittura intervenuto per salvarlo dalla fucilazione a cui era stato condannato dai nazifascisti.

Niente di meno esatto: Carl Gustaf Mannerheim non era di statura media, ma era alto 194 cm. Montanelli non incontrò mai di persona, non conobbe e non diventò mai amico del Maresciallo il quale non mandò nessun telegramma per strapparlo dalla (presunta) fucilazione. Infatti di questo intervento non esiste traccia negli archivi finlandesi né negli archivi personali di Mannerheim.

Il giornalista toscano racconta, in diverse epoche, come avrebbe incontrato per la prima volta Mannerheim: lo vide passare in groppa ad un cavallo in un parco; lo intervistò a casa sua (Mannerheim non ricevette privatamente alcun giornalista straniero nel corso del conflitto); lo incontrò nella sua villa di campagna (che Mannerheim non possedeva, e quindi non poteva esistere) e così via.

Ma tutti questi ‘incontri’ non superano per fantasia (e comicità) quello raccontato in Tali e quali, pubblicato da Longanesi nel 1951. Montanelli sostiene che nell’inverno del 1937 è in visita a Helsinki proveniente dall’Estonia, dove insegnava italiano. Si reca dal barbiere. In attesa del suo turno, vede arrivare un signore molto elegante che si siede vicino a lui. ”L’osservo con la coda dell’occhio, e mi accorgo che anche lui mi osserva, incuriosito forse dal Corriere della sera che ho in tasca”. Il signore prende dal portariviste La Domenica del Corriere e la porge a Montanelli che ringrazia. Verrebbe da dire: ma come faceva un barbiere nella Finlandia del 1937 ad avere, nel portariviste, La Domenica del Corriere? Ma seguiamo il racconto di Indro: subito dopo una giovane e bella ragazza entra ed esce immediatamente dal negozio del Figaro finnico. ”Chi era quella signora?”, chiede il signore elegante al personale. Gli viene risposto che era Hertta Kuusinen, il che fa rannuvolare l’elegante signore.

Poi, Montanelli spiega il tutto: l’elegantone era il Maresciallo Mannerheim e la bella ragazza era Hertta Kuusinen, figlia di Otto Kuusinen, allora leader dell’SKP, Partito Comunista Finlandese.

Hertta fu, a sua volta, Capo del Partito e detentrice, fino allo scorso turno elettorale, del record di voti preferenziali alle elezioni politiche in Finlandia.

Questo incontro tra Montanelli, Mannerheim e Hertta Kuusinen non avvenne mai per un semplice motivo: nel 1937, Hertta Kuusinen era in prigione. Era stata arrestata nel 1934 perché appartenente al Partito comunista (allora fuorilegge) e condannata a cinque anni di carecere. Fu rilasciata nel 1939.

 

Da questi pochi episodi risulta evidente che Montanelli non esitò a ricorrere alle bugie. Ma le ”favole” di cui sopra non sono nulla in confronto a quelle raccontate durante e dopo il periodo resistenziale (1943-1945).

Sulle bubbole raccontate da Indro in quel periodo raccomandiamo il libro ”Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelliscritto dalla storica Renata Broggini. .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 commenti per “Indro Montanelli: fu vera gloria?

  1. Alessandro Giuliani
    10 ottobre 2014 at 17:34

    Bè niente di nuovo sotto il sole mi verrebbe da dire….
    forse per diventare ‘mitici’ bisogna fare della mitologia.
    Comunque grazie a quest’articolo possiamo comprendere le ‘prove generali’ dell’odierna civiltà dello spettacolo che per molti è il destino finale del capitalismo…

    • renato
      11 ottobre 2014 at 8:42

      Ma si! era un raccontaballe ma di fronte alle falsificazioni massicce e pervasive di oggi fa l’effetto di un chiacchierone da bar.
      Comunque qualcosa in lui mi piaceva.Ho da poco letto un libro con le risposte che dava ai suoi lettori ed alcune mi sembrano molto lucide. Poi, di recente, ho visto su RAI storia un gustoso documentario con Renato Guttuso che ironizzava acutamente su certa critica d’arte. Insomma, anche per lui, luci ed ombre. E’ un pezzo del nostro recente passato, della nostra cultura e sotto-cultura. Leggiamolo senza pregiudizi.

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