La politica non serve più. Se lo dice Jovanotti…

Invito a guardare questo video perché dimostra come Jovanotti abbia capacità non soltanto comunicative, ma anche inerenti alla divulgazione di concetti complessi. In buona sostanza, egli racconta di essere stato a un summit che lui definisce nei seguenti termini: “segret… ehm, privato, molto esclusivo”. Questo summit metteva insieme dirigenti delle multinazionali, economisti e “attivisti per i diritti umani”.
Con pochi e semplici passaggi, ebbene, Jovanotti riesce a spiegare magistralmente tre cose:
a) la politica, intesa come organi istituzionali elettivi, non è più il campo di elaborazione delle strategie che investono la società e l’economia;
b) l’elaborazione strategica è, al contrario, in mano a una èlite privata che si è auto-assegnata tale ruolo;
c) il capitalismo internazionale fa propri i valori progressisti e li declina entro una nuova configurazione di poteri e dispositivi, che è limpidamente post-democratica e post-costituzionale.
Ovviamente, Jovanotti traccia questo affresco con toni apologetici. Di quello stesso contesto per cui Cherubini è sì entusiasta, il sottoscritto auspica invece l’abbattimento. Ciò non toglie che io, anziché indignarmi, apprezzi la disarmante trasparenza di questo intervento.

5 commenti per “La politica non serve più. Se lo dice Jovanotti…

  1. armando
    5 giugno 2015 at 18:28

    Fra i potenti, dice Jovanotti, c’erano anche femministe, particolare non trascurabile. Lui ha sempre sostenuto di essere di “sinistra”, e quindi, coerentemente, poichè i poteri forti hanno fatto proprie le istanze di questa sedicente “sinistra”, ora è a favore dei poteri forti. O forse è successo l’opposto, ossia che sia stata la “sinistra” a far proprie le istanze dei poteri forti? La cosa cambia sostanzialmente, perchè nel primo caso i poteri forti (finanza, massoneria, femmnismo, etc) sarebbero il veicolo, o gli utili idioti, della sinistra trionfante che sarebbe riuscita a colonizzarli culturalmente. Nel secondo caso, al contrario, sarebbe la “sinistra” ad essere stata colonizzata, l’utile idiota, il veicolo per mezzo del quale il capitale penetra culturalmente nel popolo. Insomma, è più furbo Jovanotti o gli 80 del club Bildelberg? La risposta non mi pare difficile.

  2. Aliquis
    5 giugno 2015 at 19:34

    Quello che dice Jovanotti lo sostiene pure Piero Angela in un libro orribile, “A che cosa serve la politica”. Per questa gente la rivoluzione francese è ormai da dimenticare. Ma, nella realtà? In Europa mi pare che solo Syriza e Podemos si muovano contro questa concezione.

    A tale proposito voglio riportare un commento che ho lasciato su un blog dopo aver assistito tempo fa a una trasmissione di Angela:

    La trasmissione di Piero Angela
    di ierisera non è stata (come del resto
    è nello stile di Angela) scientifica, ma, al
    contrario, molto ideologica. E si tratta del
    peggior tipo di ideologismo; l’ideologismo
    travestito da oggettività scientifica, il quale,
    presentando i fatti come inesorabili perchè
    “scientificamente oggettivi” e quindi indiscutibili,
    li sottrae alla critica e al dibattito e quindi devono
    essere subiti come fatti inesorabili. Questa non è
    scienza, ma scientismo. L’ esaltazione acritica della
    tecnologia, considerata sempre e soltanto come positiva
    e fine a se stessa, il culto dell’ innovazione per l’ innovazione,
    a cui gli umani devono soccombere o adeguarsi, prefigura in
    realtà qualcosa di spaventevole, di mostruoso: una società
    dominata da una ristretta oligarchia tecnocratica in cui intere
    masse umane vengono sacrificate sull’ altare fanatico del
    mercato ipertecnologico. Le macchine non servono più l’uomo,
    ma l’ uomo è un’ accessorio che le macchine rendono inutile.
    Angela ci dice candidamente che in un prmo tempo le macchine
    hanno espulso l’ uomo dall’ agricoltura; poi lo hanno espulso
    dall’ industria; adesso lo espelleranno dai servizi. Ammesso che
    tale descrizione sia reale (in Italia l’ agricoltura non c’è più, ma non
    ci sono macchine che fanno il contadino; non ci sono più contadini,
    nè umani nè automatici. Ma qualcosa mangiamo; i prodotti arrivano
    da fuori) non sia capisce come questo mercato possa continuare a
    funzionare. Se a produrre qualunque cosa saranno le macchine, chi
    acquisterà i loro prodotti se a lavoare non ci sarà più nessuno?
    Non possono bastare per riempire i vuoti di occupazione le nuove
    professioni tecnologiche di cui Angela parla, perchè per controllare
    queste nuove macchine occorerranno comunque meno persone.
    E gli uomini hanno anche diversi talenti, non tutti sono capaci di
    fare le stesse cose. Chi non si occuperà delle macchine, sia perchè
    superfluo sia per altri motivi, potrà fare soltanto il badante, il cuoco,
    il cameriere, il pizzaiolo, l’ infermiere, come dice Angela? Anche di
    questi posti il numero è limitato. E che dire dell’ impatto ambientale,
    con l’ Africa ridotta già a pattumiera di rifiuti elettronici corrosivi e
    cancerogeni? Se la società fosse diversa, non finalizzata all’ accumulazione
    di capitale privato, si potrebbe anche pensare che la tecnologia liberi
    l’ uomo dal lavoro (non si dovrebbe esagerare anche in quseto caso, però),
    ma per Angela l’ attuale modello economico, nonostante la già grave crisi
    economica e ambientale, è indiscutibile: lo dimostra la sua esaltazione della
    competizione e dei “vincenti”. L’ Italia deve essere vincente, lui dice. Ma
    anche gli altri vorranno esserlo. Se si è vincenti vuol dire che altri sono
    perdenti. Nessuno vorrà essere perdente, ma in realtà come dimostra la
    situazione attuale i perdenti saranno sempre di più, soprattutto se le
    fosche previsioni di Angela si avvereranno. Il filosofo ceco Karel Kosik
    diceva che il paradigma attuale si basa su un modello tecno-economico
    che tende a crescere senza limiti, travolgendo tutto. Ecco che cosa diceva
    quell’ uomo 20 anni fa:

    Ogni epoca è determinata dal rapporto che gli uomini assumono verso la realtà, e quindi verso se stessi. Questo rapporto determinante costituisce il paradigma (la formula) dell’epoca. Paradigma del mondo antico è la tetraktys, la tetrade dei mortali e degli dei, della Terra e del cielo, sulla quale si fondano la polis, oltre che la filosofia, l’architettura, la tragedia, la lirica. Il paradigma dell’èra cristiana si concentra nel rapporto tra l’uomo e Dio, e di qui deriva l’immaginazione che ha dato vita alle rotonde e alle cattedrali, al canto gregoriano, alle pitture, alle sculture. Il paradigma dell’epoca moderna è caratterizzato dall’emancipazione, nella quale l’uomo si libera dalle catene medievali ecclesiastiche e laiche, e per tutto vuole usare la propria ragione. Ma quest’uomo non aspira a essere solamente libero, mira inoltre a diventare signore e padrone della natura. Tale duplicità, che unisce libertà e dominio sulla realtà, non è priva di conseguenze. L’uomo moderno governa la realtà, la cambia in una realtà manipolabile e disponibile: fabbrica strumenti, macchine, apparecchiature, ma soprattutto costruisce un sistema che si perfeziona, che comprende la scienza, la tecnica, l’economia.

    Questo sistema produce in dimensioni grandiose artefatti, informazioni, cose godibili. L’epoca moderna è caratterizzata dalla crescita smisurata e sterminata, da un aumento della produzione e della ricchezza, la cui misura è il superamento di ogni e qualsiasi misura, quindi la smisuratezza. Il sistema moderno è una trasformazione ininterrotta, nella quale la realtà si cambia in una realtà calcolabile e disponibile, che è al servizio dell’uomo. Ma esso ha inoltre una proprietà stupefacente: trasforma anche gli uomini. L’uomo moderno, che all’inizio, al tempo di Descartes, di Diderot, di Mozart, di Kant viveva e approfondiva la propria emancipazione dalla sudditanza alle autorità come volo e slancio (Auf-klärung), sentiva e viveva come soggetto eroico, tendente alla libertà, scade sempre di piú nella sudditanza alla propria creazione, al sistema funzionante per la produzione di una ricchezza incommensurabile. Ne deriva uno scambio e una trasformazione: l’epoca moderna è l’epoca del soggettivismo scatenato, nella quale l’antico soggetto-uomo è sempre piú incatenato alle forze del sistema produttivo e ne diventa prigioniero e oggetto. I ruoli cambiano: il sistema, che deve servire l’uomo, diventa signore, pseudo-soggetto che degrada gli uomini ad accessori del suo funzionamento e della sua prosperità; gli uomini sono condannati al ruolo di oggetti impotenti, che si muovono all’interno del circuito della macchina in movimento, incapaci e impotenti a liberarsi dalla sua prigionia. La realtà odierna, l’epoca della «fine della storia» è un grandioso «sistema di bisogni», espandentesi ed espansivo, nel quale gli uomini sono ridotti, vale a dire mortificati a produttori e consumatori. Questo sistema è anche la sola e massima realtà, che accanto a sé e soprattutto al di sopra di sé non sopporta niente altro, niente di diverso, di autonomo, e stronca tutto nel proprio ingranaggio.

  3. ivano
    6 giugno 2015 at 9:19

    jovanotti dovrebbe spiegare perche era li invitato

  4. armando
    6 giugno 2015 at 15:22

    Aliquis ” L’ Italia deve essere vincente, lui dice. Ma
    anche gli altri vorranno esserlo. Se si è vincenti vuol dire che altri sono
    perdenti. Nessuno vorrà essere perdente, ma in realtà come dimostra la
    situazione attuale i perdenti saranno sempre di più”
    Perfetto. E’ proprio questo il punto. Ci si può “migliorare” quanto si vuole, ci si può ingegnare, si può essere tutti intraprendenti e geniali, ma non tutti possono vincere. E non perchè non ci sarebbero risorse tali che tutti possiamo vivere dignitosamente. Quello non è considerato vittoria ma mediocrità. Vincente è chi ce la fa, uno su mille come la vecchia canzone di Morandi. Ora, una competizione sana è connaturata all’uomo, e non si può nè si deve evitarla. Ma una cosa è promuoverla in un contesto dove il bene comune (di tutti e di ognuno) sia al primo posto, anche a scapito del bene soggettivo o di certi aspetti del così detto progresso che siano potenzialmente negativi, un’altra è la lotta senza quartiere di tutti contro tutti, dove per essere vincenti si deve schiacciare gli altri. Mi sembra evidente che in mancanza di coscienza comunitaria, (e di un potere che ne sia espressione), come oggi nell’Occidente, la situazione collettiva si deteriorerà ancora. Non bisogna confondere l’invasività dello Stato, spesso eccessiva e interessata a creare opportunità per pochi, con un potere che si faccia garante, appunto, che la competizione non degeneri a scapito della maggioranza delle persone.
    armando
    PS Jovanotti è stato invitato perchè perfetto per veicolare il messaggio culturale del capitale. Faccina pulita, moderno quanto basta, tanti buoni sentimenti, fautore dei diritti umani, femminista, esempio di vincente, piena espressione della classe media cosmopolita e cittadina del mondo, che crede di essere anticonformista ma non è abbastanza intelligente per capire (nella migliore ipotesi, nella peggiore un furbacchione, ma non c’è poi differenza), in una sola parola il tipico esemplare di questa “sinistra” .

  5. Aliquis
    9 giugno 2015 at 18:01

    “Ora, una competizione sana è connaturata all’uomo, e non si può nè si deve evitarla”

    E no, Armando, non è più tempo di mezze misure. Credo che si debba essere coerenti. Finchè si riterrà che esista una “competizione sana” si andrà sempre male. Al perdente poco importa sapere se ha perso in modo sano o in modo malato. Chi ha perso ha comunque perso.

    “Non la lotta di contro tutti, ma la cooperazione di tutti con tutti è garanzia di progresso”. John Dewej.

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