Le due Spagne

Riceviamo e volenteiri pubblichiamo:

 

Cominciamo dai dati. Che sono molto rivelatori.

Prima, perché ci dicono che le due coalizioni in lizza nelle elezioni di domenica scorsa- quella formata dal Psoe e da Podemos e quella PPE, Ciudadanos, Vox – si collocano, entrambe, intorno al 43% dei consensi ( lo squilibrio in termini di seggi sta tutto nel sistema elettorale che premia il partito più forte- quello di Sanchez con il suo 29%- e punisce un’opposizione divisa- intorno al 16% il Ppe e Rivera, poco più del 10% per Vox). Come si dice, un paese “spaccato in due”; e intorno a questioni riguardanti la sua stessa identità.

A dircelo, la mappa dei collegi. Quelli in cui vince  il centro-destra-destra sono tutti quelli della Spagna profonda, acquisiti alla crociata del ’36 – la Castiglia, il Leon, la Mancia, l’Aragona, l’est dell’Andalusia più Madrid. Per la sinistra, le zone rosse della cintura esterna-, catalani, valenciani, andalusi, assieme ad altre regioni autonome  ( vittime, quasi tutte, della guerra civile e della successiva repressione franchista). Il tutto, in un contesto di una partecipazione record.

Un richiamo che definisce la natura dello scontro. Che non divide destra e sinistra, liberali e socialisti e men che meno ordoliberisti e sovranisti/populisti; ma semplicemente franchisti e antifranchisti. I primi intenti a rimettere più o meno in discussione la Spagna cresciuta all’indomani della “ruptura pactada” del 1975 e quelli che intendono difenderla ad ogni costo.

Inizialmente il patto ( riassumibile, molto schematicamente, da parte dei repubblicani, nel “a voi la Spagna di ieri, da passare in conto profitti e perdite; a noi la Spagna di domani” ) aveva funzionato. Portando con sé grandi conquiste sociali ma, soprattutto, civili, il mutamento dei costumi, i diritti delle donne, l’apertura alle diverse “ nazioni” costitutive della comunità nazionale e la loro crescente autonomia, la scelta europea ( mai veramente rimessa in discussione) e, infine, il dilagare del “politicamente corretto”tanto inevitabile quanto fastidioso.

Dopo, però, le cose hanno cominciato a guastarsi. Nell’immediato e nel visibile sui temi dell’austerità; dove i socialisti, prima con Zapatero e poi con Sanchez ( e contro i dinosauri incattiviti alla Felipe Gonzales) hanno rifiutato di associarsi all’”embrassons nous” patrocinato da Bruxelles in nome di un’austerità condivisa. Successivamente e nel profondo rimettendo in discussione i fondamenti stessi dell’accordo del ’75.

Così, ancora da Zapatero a Sanchez, il Psoe hanno fatto propria la causa dei vinti  del ’36. Fisicamente e politicamente “desaparecidos”: riaprendo tombe, riparando ingiustizie e torti, allontanando Franco dalla cripta a lui riservata ne Mausoleo costruito in primo luogo, riaprendo una serie di vertenze che si ritenevano chiuse da tempo. Fino a riconoscere pubblicamente il debito della Spagna di oggi nei confronti delle tante vittime repubblicane  della guerra civile e dei loro dirigenti. Così gli eredi dei vincitori di allora non solo hanno rivendicato con forza le loro “buone ragioni”ma hanno rimesso concretamente in discussione un assetto istituzionale che doveva trovare il suo compimento in un federalismo variamente articolato.

Con l’iniziativa, francamente un po’ avventurista, di Puidgemont e degli indipendentisti di destra catalani, tutto è poi precipitato. Ripristinando la categoria dei prigionieri politici. Proponendo l’eliminazione dell’identità catalana in tutte le sue forme. Fino a promuovere la formazione di uno schieramento elettorale compattato nel segno della lotta della Spagna eterna contro i suoi nemici (  al punto di accusare Sanchez di essere “complice dei terroristi”e di avere le “mani lorde di sangue”; e solo per avere incontrato il presidente catalano, Quim Torra).

Un vero e proprio scontro di civiltà; almeno nelle intenzioni dei suoi promotori. E che questi l’abbiano nettamente perso, almeno qui ed ora, è cosa buona e giusta.

La partita, naturalmente, è tutta aperta. Il vincitore ha un programma ad un tempo razionale e ragionevoli e i numeri per formare un governo. Ma si troverà da subito sotto un vero e proprio fuoco di sbarramento.

Molto dipenderà da quello che succederà a livello europeo. E dalla capacità dei popolari e dei socialisti di cogliere il messaggio che viene dalla Spagna.

Per i primi, la consapevolezza che l’unico populismo esistente sul mercato è quello di destra; e che questo è il naturale nemico della destra classica, sottraendole molti consensi e trascinandola su posizioni che non hanno nulla a che fare con le sue tradizioni e con i suoi valori.

Per i secondi la gratificante  constatazione che il socialismo, dato per disperso, può ancora vivere e lottare insieme a noi; e magari, perché no, vincere quando si presenta come alternativo alla destra.

( Per concludere, è bene ricordare che il Pd fu l’unico partito assente all’incontro di Sanchez con i partiti fratelli chiamati a sostenerne la candidatura. Perché dolorosamente consapevole della sua prossima sconfitta ? O perché terrorizzato dall’ipotesi di una sua vittoria ? )

Risultati immagini per Sanchez e Abascal immagini

Fonte foto: Quotidiano.net (da Google)

 

10 commenti per “Le due Spagne

  1. Alessandro
    30 aprile 2019 at 12:47

    “Franchismo” vs “antifranchismo” è sicuramente una delle chiavi di lettura del voto ed è stata ben esplicitata nell’articolo.
    Sul fatto però che in Spagna abbia vinto il socialismo io ci andrei un po’ cauto. Il partito di Sanchez è più o meno l’equivalente del nostro PD, un partito intriso di retorica pro UE, tutto sbilanciato su tematiche settoriali e “dirittoumanistiche”(quote rosa, matrimoni gay, violenza di genere concepita unilateralmente…), ed è di conseguenza ultrafemminista, ossia anti maschile, immigrazionista ma con i porti degli altri, perchè non mi pare di ricordare reali prese di posizione da parte loro per mettere fine alla vergogna di Ceuta e Melilla, dove i migranti vengono sparati. Al contrario del PD sa rigirare un po’ meglio la frittata, ma sono della stessa pasta.
    Podemos è la sua versione più orientata a sinistra, una sorta di potere al popolo in salsa spagnola, con i suoi aspetti positivi, ma anche negativi.
    Per me non c’è niente di nuovo sotto il sole. Ma sia chiaro a me piacerebbe un socialismo non pro UE, che mette al centro la questione materiale, che non discrimina tra uomini e donne, e quindi diverso da quanto ha preso piede sia in Spagna che altrove in Occidente, che è gira e rigira un altro portato della globalizzazione, ossia l’importazione nel vecchio continente del partito democratico a stelle e strisce.

    • Fabrizio Marchi
      30 aprile 2019 at 18:33

      Sottoscrivo completamente il tuo commento. Questa volta non condivido la posizione del compagno e amico Benzoni.

    • Panda
      30 aprile 2019 at 19:49

      Sono d’accordo pure io.

      Spero non vi sia sfuggito il nome della coalizione a cui fa capo Podemos: https://es.wikipedia.org/wiki/Unidas_Podemos

      Servono commenti?

      • Fabrizio Marchi
        30 aprile 2019 at 23:41

        Non ci è sfuggito, purtroppo…

  2. Alessandro Bravi
    30 aprile 2019 at 15:06

    Grazie, come sempre, per i suoi interessantissimi articoli. Sanchez mi lascia delle perplessità: si farà scrivere il vero programma da questa Europa? E la sua posizione pro Guaidò? C’è ancora del socialismo in lui e nel Psoe? E mi scuserà se torno a chiederle un suo pensiero sulle imminenti europee: meglio dire un’indicazione di voto per un simpatizzante di Risorgimento Socialista; in questo momento è nebbia fitta per me. I più cordiali saluti.

  3. renato
    1 maggio 2019 at 19:12

    La sinistra è approdata ai lidi del politicamente corretto da quando si è persa il propletariato . In Spagna ancor più che in italia dove il regime nazifem ha superato persino le isterie boldriniane. Vox propone una “lotta strenua a quello che in Spagna viene efficacemente definito “femminismo suprematista”. Santiago Abascal, leader del partito, parla apertamente di femminazismo, della necessità di una legge equilibrata sulla violenza domestica ma anche dell’urgenza di una guerra senza quartiere alle false accuse”.(https://stalkersaraitu.com/spagna-vince-il-psoe-femminista-ma-gli-uomini-alzano-la-voce/). Al di là di quanto queste tematiche abbiano contribuito al suo successo elettorale mi domando: fino a quando lasceremo questa battaglia democratica alla demagogia della destra? “Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà” cantava Guccini.

  4. Fabrizio Marchi
    9 maggio 2019 at 19:03

    Il mio amico e compagno Alberto Benzoni mi ha scritto sulla mia email personale questo commento in risposta ai commenti di altri amici e compagni in merito al suo articolo.
    Di seguito la sua risposta alle obiezioni mossegli:
    “ANCORA SULLE DUE SPAGNE
    Torno sull’argomento per rispondere ai commenti che i compagni di Interferenza hanno dedicato al mio testo.
    Prima di rispondere devo però fare due premesse: a illustrare la mia cultura politica e anche, seppur sommariamente, la mia posizione sul femminismo.
    Personalmente sono un socialista di sinistra, nella sua versione umorale. E i miei punti di riferimento sono il socialismo inglese, Orwell e, sull’altro fronte, Durruti; nulla che fare con la vulgata marxista-leninista e con la cultura comunista in particolare. Aggiungo, per completare il quadro, che ritengo che la sovrastruttura prevalga sulla struttura e che la storia del mondo si svolga lungo un continuo corso di errori, di contrasti e di tentativi collettivi di suicidio che non ci sia nessuno che possa governarne i fili a suo uso e consumo senza pagarne un prezzo spesso assai pesante: che si chiami Spectre o capitalismo finanziario. Una serie di errori che ho già confessato al mio amico, anzi fratello Fabrizio Marchi da cui avuto piena assoluzione ( meglio “indulgenza”), al punto di potere rimanere ospite gradito di Interferenza; cosa cui tengo molto. Questo per dire che non sarei in grado di rispondere alle critiche di Panda a meno di dichiarami colpevole… 🙂
    In quanto al femminismo, mi infastidisce “a pelle”. E per due ragioni: primo perché separa pregiudizialmente la causa delle donne da quella della complessiva emancipazione “umana”( errore che i socialisti si sono ben guardati dal compiere in senso inverso). Secondo per il suo carattere direi volutamente elitario. E mi fermo qui.
    A questo punto torniamo al nostro tema. Che è e rimane quello delle due Spagne. Protagoniste di una guerra civile totale. Reazionari contro il resto del mondo, clericali, modello Sillabo, contro liberali e laici, proprietari terrieri contro braccianti, ricchi contro poveri e anche, catigliani contro le altre nazionalità,cultori della famiglia patriarcale e del moralismo più gretto contro tutti gli altri. In questa guerra totale e senza prigionieri ci saranno centinaia di migliaia di morti, pochi in battaglia e moltissimi non fucilati senza altra colpa al di là di quella di far parte della fazione avversa. E in cui, diciamolo per inciso, Garcia Lorca fu assassinato e oggetto di specifico odio per il semplice fatto di essere omosessuale.
    Un caso unico in Europa; come unico fu il successivo decorso del regime: dal terrore assoluto, al terrore individuale e selettivo, all’autoritarismo, fino ad una blando ma continuo processo di liberalizzazione.
    In quest’ottica, l’appuntamento elettorale delle settimane scorse non è stato altro che la riedizione in forma pacifica e democratica di quello scontro. In cui sono stati assenti, attenzione, sia lo scontro di classe sia, al limite, anche i rapporti con l’Europa. E non per sottili calcoli. Ma per scelte che vengono da lontano: dalla scelta degli anni settanta di sostituire allo scontro di classe la mediazione e il “compromesso democratico”( scelta che non mi sentirei di condannare, nelle circostanze date) concentrando così la propria attenzione sulla questione delle autonomie e su quella dei diritti ( leggi del modello di società), dove il femminismo non sarebbe stato un capriccio esornativo ma una componente di una reazione generalizzata contro gli usi e consumi meglio i “mores”della vecchia Spagna.
    Tutto ciò però avrebbe portato inevitabilmente allo scontro. A partire dal fatto che i “progressisti”: socialisti, indipendentisti catalani e – ebbene sì- “diritti civilisti”- avrebbero gravemente sottostimato la forza e la natura stessa dei loro avversari. E anche la loro volontà di rivincita.
    Ciò detto, l’ovvia denuncia dei “limiti e delle colpe”dei vincitori non ci porta lontano; anche perché l’alternativa rappresentata da Podemos si è persa.
    Prendiamo, dunque, atto con soddisfazione che i revanscisti hanno perso. In questa valle di lacrime ( di sinistra) è già qualcosa”.

    • Panda
      10 maggio 2019 at 13:48

      Eh? Quali critiche? 🙂 Questa volta mi sono allineato ad Alessandro, che non mi pare un marxista duro e puro (ma onestamente non mi considero tale nemmeno io).

      Tra l’altro sono pure d’accordo con te, e forse negli altri commenti è stato sottovalutato, che femminismo e identity politics in un paese che ha conosciuto fino agli anni Settanta la soffocante cappa del franchismo presentano un’attrattiva particolare, di cui bisogna tenere conto.

      Ciò detto pensare che la devastazione sociale ed economica del paese, in prospettiva direi anche peggiore di quella italiana, con crescenti divergenze territoriali non abbia avuto un impatto pesante nelle ultime elezioni mi pare assai discutibile. In una società capitalista il conflitto sociale opera sempre, anche se può essere, e di solito è, culturalmente molto mediato e paludato (la sua progressiva maggior chiarezza è un’illusione del giovane Marx che va accantonata). Il fatto è che la coalizione di sinistra è fatta di sopravvissuti, come ha detto Manolo Monereo, non di resistenti: la differenza è che i secondi hanno un progetto alternativo, i primi no. E non ce lo possono avere perché la gabbia europea, e in particolare l’euro, impediscono qualsiasi seria “politica de cambio”, come dicono loro, anche solo socialdemocratica (che era poi l’obiettivo di Podemos). Come mi pare dovrebbe essere ovvio almeno dall’estate del 2015.

      • Alberto Benzoni
        10 maggio 2019 at 18:44

        Che i socialisti al governo , in particolare sotto Zapatero, abbiano scelto di dare battaglia sui diritti civili accantonando quella sui diritti sociali è vero. Come è vero che la loro torsione ultrafemminista continua a caratterizzarli anche dopo le elezioni coinvolgendo nella “deviazione”anche Podemos. Ma è anche vero che il programma di Sanchez prevedeva e prevede interventi anche fortemente redistributivi che sarebbero, qui da noi, oggetto di censura preventiva.. . Ed è soprattutto vero che i terreni di scontro sono determinati dalla forza delle cose e dall’eredità del passato; ciò che li rende non sottoponibili a a critiche basate su “pregiudzi”ideologici

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