L’Unione Sovietica e la costruzione del mondo non colonizzato

La mia analisi sull’anticomunismo di stato della UE e, di conseguenza, la difesa dell’esperienza sovietica – meglio scrivere comunismo storico novecentesco – ha spinto i lettori a porre alcuni quesiti su cui è bene intervenire. Cercherò di sintetizzarli:
– L’Urss era una (super)nazione capitalista oppure il socialismo in un solo paese s’è dimostrato edificabile da un Partito comunista ben disciplinato?
– Stalin è stato il ‘’becchino della rivoluzione’’ (Bordiga) o un maestro di realismo politico (Togliatti, Lukàcs)?
Cercherò – in sintesi – di rispondere a queste due domande certamente impegnative (quanto meno per gli storici più onesti), la prospettiva è quella dell’antimperialismo radicale.

Capitalismo di stato o socialismo di stato?

Premetto che una modernizzazione capitalista non avrebbe permesso all’Urss di sconfiggere l’aggressione imperialista nazifascista del 1941-‘43; l’Urss non era una nazione capitalista, ciononostante non possiamo definire la struttura economica sovietica ‘’socialista’’ nel senso di Marx ed Engels. Leggiamo un grande avversario di Stalin, il dissidente Leon Trotsky: ‘’Non è più il caso di discutere con i signori economisti borghesi: il socialismo ha dimostrato il suo diritto alla vittoria non nelle pagine de Il Capitale, ma su di un’arena economica che comprende la sesta parte della superficie del mondo: non con il linguaggio della dialettica, ma con quello del cemento, del ferro e dell’elettricità’’. L’articolo, tratto da La rivoluzione tradita (1936) prosegue: ‘’Gli immensi risultati ottenuti dall’industria, l’inizio molto promettente di uno sviluppo dell’agricoltura, la crescita straordinaria delle vecchie città industriali, la creazione di nuove, il rapido aumento del numero degli operai, la crescita del livello di vita e delle esigenze culturali, tali sono i risultati incontestabili della Rivoluzione d’Ottobre, nella quale i profeti del vecchio mondo videro la tomba della civiltà’’. Il costruttore dell’Armata Rossa, contro una parte dei suoi sostenitori, dimostrò grande moralità rivoluzionaria dando la direttiva della ‘’difesa incondizionata dell’Urss’’, per lui il nemico principale era (giustamente) la Gran Bretagna. Il merito principale della Rivoluzione d’Ottobre fu quello d’aver contribuito, in modo decisivo, alla creazione del mondo post-coloniale, una moltitudine di nazioni esterne alla globalizzazione capitalista incoraggiate dalla cossiddetta “Democrazia popolare”, ma non priva di distorsioni burocratiche, sovietica.
Qual’era la base economica sovietica? Per Trotsky lo stadio (transitorio) del capitalismo di stato era ampiamente superato, del resto: ‘’bisognerebbe dire che lo sviluppo economico sovietico ha completamente superato lo stadio del «capitalismo di stato» e si è sviluppato lungo il canale delle imprese «di tipo conseguentemente socialista»’’ 1. Il testo teorico, La natura di classe dello Stato Sovietico (1933), chiarisce che: ‘’per capitalismo di stato, nel senso stretto del termine, dobbiamo intendere la gestione di imprese industriali e d’altro tipo da parte dello stato borghese, per suo proprio conto, oppure l’intervento «regolarizzatore» dello stato borghese nel funzionamento delle imprese capitalistiche private. Per capitalismo di stato «tra virgolette», Lenin intendeva il controllo dello stato proletario sulle imprese e sui rapporti capitalistici privati. Nessuna di queste definizioni può essere applicata, da qualsiasi angolo visuale, all’economia sovietica attuale’’. L’Unione Sovietica era una nazione proletaria, ma l’accerchiamento imperialista bloccò la transizione al socialismo puro.

Stalin: meriti ed errori

La figura di Stalin è una delle più discusse, sia nella storiografia liberale quanto in quella socialista e marxista. Elencherò alcuni suoi meriti, per poi passare agli errori:
– Aver contribuito alla modernizzazione semi-socialista del primo ‘’Stato antimperialista proletario’’ (Hosea Jaffe).
– La liquidazione degli aspetti utopici della teoria marxiana: estinzione dello stato, dei confini nazionali e della moneta. I migliori testi teorici del capo indiscusso – ed autoritario – del PCUS sono Il marxismo e la questione nazionale (1913) ed una delle ultimissime opere, forse la più raffinata, Il marxismo e la linguistica (1950). Stalin si rivelò l’interprete più intelligente della profondità spirituale russa.
Il marxista cubano, Fidel Castro, ci indica le debolezze staliniane proprio nel campo dell’antimperialismo radicale (sottolineatura mia):TB: I sovietici avrebbero occupato tutta l’Europa, almeno fino alla Francia.

FC: Chiaro, se sconfiggevano Hitler a Berlino, non avrebbero dovuto continuare ad avanzare, o se lo sconfiggevano ai confini occidentali della Germania; ma Hitler aveva occupato la Francia, non aveva occupato la Spagna dove, tuttavia, c’era un governo correlato. Quindi, se combatteva fino alla fine, dico che la guerra finiva in Portogallo, non ci sarebbe stato nemmeno un Secondo Fronte, le truppe nordamericane non sarebbero sbarcate in Europa. Ne ho l’assoluta sicurezza, l’ho sempre avuta, quando analizzavo questi eventi. Con questo ho elencato i principali errori di Stalin, naturalmente, ho incluso gli abusi di potere, le violazioni della legalità e gli atti di crudeltà che Stalin effettivamente commise. Questo è, a mio avviso, l’insieme degli errori fondamentali. 2

Secondo Fidel, Stalin avrebbe potuto aprire un secondo fronte militare, in questo caso antimperialista, esportando il socialismo in Europa. Non lo fece, si trattò – seguendo Castro – d’un eccesso di moderatismo. Stalin era un maestro nella diplomazia internazionale, un economista attento e mobilitò in modo eccezionale il popolo russo dinanzi all’aggressione imperialista nazi-fascista, senza rinunciare alla repressione dei marxisti critici (‘’abusi di potere’’). Per ‘’atti di crudeltà’’ credo che Fidel si riferisse alla repressione di diverse minoranze (non tutte), repressione innegabile. Certamente: ‘’un grande successo fu il programma di trasferimento dell’industria bellica e delle industrie strategiche in Siberia e nelle profondità dell’Unione Sovietica. Penso che in guerra, una volta iniziata, sapeva come guidare l’Unione Sovietica’’. Stalin era un realista politico col senso profondo dei processi reali, dote comune in tutti i ‘’romantici rivoluzionari borghesi’’ (Bordiga). In politica estera, al contrario, introdusse la tesi revisionista della coesistenza pacifica spegnendo le guerriglie anticapitaliste e diverse resistenze armate. La dirigenza staliniana, ricca di conoscenze ed esperienza pratica, riteneva di risolvere il problema della transizione al socialismo in modo graduale proteggendo le conquiste della Rivoluzione bolscevica e della Resistenza antifascista. Posizione legittima, ma radicalizzabile.

Il trotskismo non è una soluzione

Il ‘’trotskismo’’ cade nella trappola dell’universalismo astratto allontanandosi, dopo la svolta del 1973 3, dai presupposti teorici sistematizzati da Trotsky. Il filosofo Costanzo Preve (di cui ho ampiamente criticato l’involuzione ‘’terzista’’ degli ultimi anni, comprese diverse collaborazioni inopportune) chiarì in modo eccezionale come: ‘’il trotzkismo ha in comune con il negrismo una sorta di universalismo astratto ed aprioristico, che non a caso (ed in entrambi i casi) sostiene l’esistenza di una globalizzazione mondializzata, e rifiuta ogni legittimità alla questione nazionale come momento oggi assolutamente imprescindibile per la resistenza all’imperialismo (ed agli imperialismi). Quest’universalismo che definirei in qualche modo addizionale (perchè “addiziona” sempre al tradizionale soggetto storico operaio e proletario anche altri soggetti alla rinfusa, donne, ecologisti, giovani, pacifisti, indigeni, eccetera) addiziona sempre tutto, meno i popoli che vogliono giustamente costituirsi in stati indipendenti (baschi, eccetera), ed è sempre pronto a rilasciare vecchie etichette diffamatorie (piccolo-borghesi, fronti-popolari, eccetera) a qualunque realtà mondiale che sia in qualche modo interclassista. E siccome il 100% delle realtà politiche mondiali (attenzione il 100%, non certo il 99 o il 98%) è interclassista, e non potrebbe essere diversamente (lo è Cuba e la Cina, come la Palestina ed il Venezuela, il Sudafrica ed il Vietnam, eccetera), il trotzkismo sostiene sempre e solo sè stesso in modo autoreferenziale, come luogo onirico, virtuale e fantastico, perfetto e dunque sempre per principio incorrotto, unico luogo al mondo in cui non esiste nessun interclassismo ma solo perfetto rivoluzionarismo’’ 4. L’autoreferenzialità del trotskismo fallito di terza generazione ostacola, in modo disgregante, lo sviluppo della lotta di classe mettendosi nel campo avverso all’emancipazione sociale. L’attuale ‘’trotskismo’’, a differenza di maoismo e guevarismo, si colloca al di fuori dei processi reale, vive in un mondo ‘’onirico, virtuale e fantastico, perfetto e dunque sempre per principio incorrotto’’; il modo perfetto per farsi manipolare dalle peggiori centrali capitaliste.
L’Unione Sovietica ha sconfitto il nazifascismo contribuendo alla democratizzazione del diritto internazionale. L’Urss accelerò il processo rivoluzionario in Cina, la lotta patriottica dei marxisti vietnamiti e spalleggiò le forze antimperialiste in Africa ed America Latina. Senza dubbio, si trattò d’una esperienza necessaria per tutte le nazioni che volevano vivere libere dal giogo dell’imperialismo yankee e del colonialismo usuraio anglosassone. L’economia pianificata, per dirla col fondatore dell’Armata Rossa, ha dimostrato il suo diritto alla vittoria.
1.
https://www.marxists.org/italiano/trotsky/1933/stato-sovietico.htm#e
2.
http://aurorasito.altervista.org/?p=5835
3.
Nel 1973, la guerriglia argentina dell’ERP abbandonò la Quarta Internazionale accusando (giustamente) la direzione del Segretariato Unificato di burocratismo. Da quel momento il ‘’trotskismo’’ iniziò a scivolare, senza accorgersene, nel campo dell’ideologia liberale diventandone uno strumento inconsapevole.
https://www.marxists.org/espanol/santucho/1973/agosto-b.htm
4.
http://www.kelebekler.com/occ/prevetrotzky01.htm
cq5dam.web.738.462

4 commenti per “L’Unione Sovietica e la costruzione del mondo non colonizzato

  1. Federico Lovo
    7 ottobre 2019 at 6:54

    Grazie Stefano, articolo molto interessante. Se avessi il tempo leggerei gli scritti di Castro – e mi informerei di più su realtà e storia della Cuba socialista – , credo che ne valga veramente la pena.

  2. Lin Biao69
    7 ottobre 2019 at 10:09

    Interessante come sempre Zecchinelli ma l’insieme mi pare troppo conciliante e visto con occhi occidentalocentrici
    1) Il maoismo cinese secondo quanto dichiarato da Mao fu più vicino al nazionalismo di Sun Yat Sen e addirittura al Giappone Imperiale fascista (affermato in piena Rivoluzione culturale) che all’Urss socialimperialista e zarista. Con la dottrina dei 3 Mondi Mao liquida anche la sinistra interna e passa all’Urss nemico principale
    2 ) Se nessuno nega o può negare la Grande guerra patriottica (un fenomeno Russo nazionalista più che ideologico) nemmeno si può negare che Stalin dando il si definitivo all’entita sionista contribuì a uno dei più grandi crimini storici che il Medio Oriente ancora adesso paga con genocidi continui
    3) la corrente del marxismo orientale (da Amin a Hosea Jaffe) ha inserito l’UrSS dentro la catena della connessione imperialista e capitalista del plusvalore separandosi da tutto ciò che è marxista occidentale
    Nell’insieme bravo Compagno Stefano che riporti ad ordine del giorno
    Questi grandi problemi

  3. Panda
    7 ottobre 2019 at 20:28

    Troppa carne al fuoco per un commento esaustivo. Solo un’osservazione: secondo me è sbagliata l’alternativa capitalismo, anche di Stato, o socialismo. Mi pare che l’accostamento dell’URSS al capitalismo derivi da un’indebita sovrapposizione del concetto di plusvalore con quello di surplus: il primo è la forma storicamente specifica che assume nel capitalismo il secondo (che è concetto a più elevato livello di astrazione: quello del “processo di lavoro” nel cap. 5 del primo libro del Capitale). Ovvero l’URSS non era un paese socialista perché non era fondato su un autogoverno dei produttori (questo è il significato che ha in Marx ed Engels), ma nemmeno capitalista, benché ci fosse un surplus e la sua distribuzione venisse governata da una casta di burocrati. Si potrebbe definirlo una variante del “modo di produzione asiatico”, se vogliamo seguire la proposta di Draper.

    Non è una distinzione puramente nominalistica. Per esempio esclude in partenza la possibilità di definire l’URSS imperialista. Ovvero, benché sia stata talvolta aggressiva in politica estera, non lo era per la ricerca di mercati di sbocco o sedi di investimento/prestito di capitali o impiego di strumenti bellici prodotti per evitare una crisi di sovrapproduzione.

  4. LinBiao69
    7 ottobre 2019 at 22:44

    Interessante il commento, ma ad esempio imporre a Cuba la coltura di zucchero non è socialimperialismo? C’e Poi anche da riconoscere che Krushev, considerato dagli stalinisti Satana in persona di Stato, viro’ su una strategia antimperialista fino a quando la vecchia guardia stalinista non lo rimise in riga e non lo fece fuori. La critica dei maoisti investe l’Unione Sovietica nel suo complesso, Mao si mise contro lo stesso Krushev ma va anche riconosciuto che la Cina stessa fece una politica nazionalistica subito dopo la Corea. Il nazionalismo maoista fu però giustificato dal Secolo delle umiliazioni.Mao non perdono mai ai sovietici il loro doppiogiochismo (un periodo appoggiarono anche il Kmdg contro l’Armata di Liberazione) e il loro tentativo espansionistico a danno di altri paesi emergenti, per questo parlo di neozarismo e affronto colpo su colpo la linea filorussa dei capitalisti di stato (Deng Liu Sao Chi e altri). Lin Biao era un per una Grande Asia ne Usa ne URSS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.