Marce NATO-Manifesto: scalzi e guerci. Siria: mamma, li russi!

Fuori tema. “La canea della stampa e di tutte le forze politiche si è scatenata, come a Pompei, contro l’assemblea sindacale legittima e autorizzata, di due ore, dei lavoratori dei monumenti archeologici romani che da 9 mesi non percepiscono la paga per i lavori straordinari. Hanno sacrosanta ragione i lavoratori e ha torto marcio il regime Renzi, l’incompetente ministro dei Beni Culturali e il gregge dei media asserviti, responsabili del degrado, della corruzione, del malaffare, che distruggono i nostri beni culturali. Ora quei servizi diventano “essenziali”, cioè precettabili, cioè militarizzati. L’obiettivo evidentissimo è la fine del diritto di sciopero. Come di tutti i diritti. Come nei programmi del Criminalstato di polizia”. (Mondocane)

“Ogni volta che scopri di trovarti dalla parte della maggioranza, è il momento di fermarsi e riflettere” (Mark Twain)

“Se siete preoccupati dei rifugiati, smettetela di appoggiare i terroristi. Questo è il nostro pensiero sulla crisi. Questo è il nocciolo dell’intera questione dei profughi”. (Bashar El Assad)

“L’Occidente piange sui rifugiati da un occhio, mirano col fucile dall’altro”. (Bashar El Assad)

Irrompe sulla scena dell’alluvione rifugiati la falange della lobby. Non ne manca uno, come un sol uomo, a un solo appello: Colombo, Coen, Formigli, Levi, Cohn Bendit, Lerner, Caldiron, altri nelle pagine culturali del “manifesto”. Veline trasmessa dalla solita fonte. Tema da svolgere: abbattere l’eterodosso Orbàn, fomentare l’alluvione a carico di paesi in difficoltà economica, collegare la Shoah (Hitler) con l’esodo arabo (Assad), occultare le cause e le responsabilità, giustificare la ricolonizzazione sotto forma di intervento armato in Libia e Siria e sostenere la strategia USraeliana-Nato di indebolire l’Europa .Al tempo stesso, svuotare gli Stati da annientare facendone fuggire le generazioni che ne assicurano il futuro. Genocidio militare accoppiato a genocidio sociale. Vincono Israele e Usa, perdono tutti gli altri.
Un piccione scagazzone

Vessillifero della falange, su “Il Fatto Quotidiano”, l’uomo Fiat-Washington-Tel Aviv, Furio Colombo. Nell’occasione di un’iniziativa del “Fatto” a Carpi me lo trovai sul palco che invocava accoglienza ai migranti e ne accostava la sorte al destino degli ebrei in fuga dall’Egitto e poi dal nazifascismo. Il sindaco, in omaggioso sincrono, raccattò la palla e annunciò nuove spedizioni di scolaretti ad Auschwitz. Dalla prima fila ebbi modo di interrompere e chiedere al duo quando, riemergendo da delitti di 70 anni fa, avrebbero allestito spedizioni nell’attualità dei genocidi a Gaza, a Damasco, a Baghdad, in Yemen.
Colombo fece finta di non aver sentito. Riprese la cantilena dei poveri migranti, fratelli dei perseguitati da nazismi e antisemitismi mai sopiti, scacciati da “guerre, persecuzioni e fame”. Tutta roba di origine misteriosa, imperscrutabile. Poi, impersonatosi gran signore, scese da me e… si scusò. Di cosa? Di aver avuto il vantaggio del microfono che lo faceva ascoltare da tutti, mentre io, poveretto senza, non ero riuscito a far sentire una parola. Capito, il furbacchione? Era riuscito a giustificare la sua mancata risposta e cercava di fermi credere che avevo sparato nel vuoto. Cosa non vera, visti gli applausi che si erano levati alla parola “Gaza”.

Un piccione che espelle 9 articoli su 10 dedicati alla tragedia rifugiati e 8 su 9, bava alla bocca, a bastonare il “neonazista Victor Orbàn”. O il sottoprodotto Salvini. Gente che, pur nelle abissali differenze (uno è nemico vero, l’altro lo è per finta) sta al suo premier ideale Netaniahu come l’Esercito della salvezza sta a Gengis Khan L’ultimo bombardamento del piccione scagazzone su verità e decenza, parte così: “Chi ha attraversato da bambino l’Italia fascista, non può dimenticare le persecuzioni e le ossessioni di quel tempo di morte”. Qui si raggiunge il record mondiale del doppiopesismo. Uno che non ha mai pronunciato la parola nazisti nei confronti dei gerarchi governativi di Kiev scaturiti da “Settore Destro” e “Svoboda” e dei battaglioni ucraini dei massacratori con insegne SS, addestrati da Marines e sussunti nella Guardia Nazionale, scatena ogni due per tre le accuse di nazismo a un governo che non ha fatto niente di più e, a volte di meno, di quanto sta facendo l’UE ricostituendo la Fortezza Europa.


Ma questo è niente. La camerawoman ungherese, di un sito di estrema destra, che sgambetta un profugo con bambino ed è immediatamente licenziata e indagata, richiama le persecuzioni degli ebrei sotto il nazifascismo. Impunito, come tutti i delinquenti suoi simili, ma ignorato da Colombo, il militare israeliano che strangola un bambino col braccio spezzato, picchia le donne e partecipa con i compari alle ripetute bastonature del video maker italiano che ha filmato la scena. La mamma che spinge la carrozzina lungo la strada da Budapest a Vienna ricorda a Colombo le famiglie ebree fatte marciare verso San Vittore a Milano e poi verso Auschwitz. Io, invece, ricordo le marce notturne delle famiglie di Gaza sotto “Piombo Fuso”, cacciate dalle loro case distrutte sulla linea di fuoco, che si trascinavano i feriti e ogni tanto venivano falciate dai grilletti facili dell’eroica Brigata Golani. .
Quanto ai falsi dell’autorevole informatore, ce n’è una profusione. Non un solo ungherese, giura, si è mosso per assistere qualche fuggitivo. Orbi noi che abbiamo preso per donne e uomini ungheresi quelli che, pure se per una deplorevole trascuratezza del regista, sono passati sugli schermi mentre coprivano e nutrivano i marciatori. Orbàn chiude le frontiere? E qui il salto logico si fa acrobatico quando, in merito, ricorda “le parole ossessive di una canzone fascista: Frontiera frontiera, cosa importa se si muore, basta un grido di valore che il nemico annienterà” Cosa cazzo c’entri lo sa solo questo funambolo che si esibisce, sopra distese di cadaveri palestinesi e arabi, sulla corda del vittimismo unico e ineguagliabile degli ebrei. Per Colombo l’Ungheria deve essere espulsa dall’Europa. Sorvolando sul fatto che il paese si sottrarrebbe a un’arrogante, incompetente e belligerante (verso l’esterno e l’interno) eurocrazia totalitaria, chiediamo al sicofante di Israele per quali titoli uno Stato terrorista, genocida e infanticida come il suo, debba restare associato alla Nato, all’UE e occupare suite imperiali nella sedicente “comunità internazionale”. Domanda retorica, si capisce bene perché…

Je ne sui pas Charlie Hebdo!!!

Il giornale nazi-razzista sfotte Aylan: “Due pasti di bambini al prezzo di uno”
Charlie Hebdo si ripete nella sua raccapricciante ferocia razzista e anti-islamica. E’ il giornale caro agli amici dell’infanticida Stato canaglia. Se non fosse che l’attentato a questi schifosi ha la paternità di chi sappiamo, ci sarebbe quasi da parlare di attenuanti per la provocazione.

Ma siccome la belva Nato-sionista opera su tutti i fronti, è affine e altrettanto oscena l’elevazione a simbolo di infamia della piccola vittima siriana Aylan, ripetendo le ipocrite lacrimazioni dell’etilico santo protettore di ladroni ed evasori di rango, Juncker, per soffermarci ancora sulle farneticazioni relative “alla folle fantasia neonazista” in cui sarebbe immersa l’Ungheria (che da sola aveva già ospitato quest’anno, prima della recente ondata, 120mila profughi, in proporzione più di ogni altro paese europeo e ora si trova a dover farsi travolgere da altre decine di migliaia) cui il “morbo di Orbàn” ha imposto il “mito folle delle frontiere”. Un mito che a Israele è del tutto alieno quando si tratta delle frontiere di Stati arabi o islamici da spazzare via, ma che gli è assai caro laddove erige barriere d’acciaio e calcestruzzo su terre palestinesi (ultimamente anche sul confine giordano). Ovviamente in attesa di spostare i sacri confini stabiliti da Dio un po’ più in là.

Curioso però che alle lamentazioni sui monumenti mesopotamici rasi al suolo dagli islamisti a Palmira, o Nimrud, non ne seguano di analoghe sulla devastazione a Gerusalemme di Mamilla, cimitero islamico di 1.300 anni, i cui monumenti e lapidi, in parte già abbattuti, verranno fra poco definitivamente sepolti da 192 appartamenti per coloni, centri commerciali, hotel, parcheggi. E neanche sulle granate sparate a Gerusalemme sui fedeli e sui cimeli dentro Al Aqsa, la più sacra delle moschee, preludio a una distruzione dalla quale far risorgere il mitico tempio di David.

Dove casca l’asino e si potrebbe anche schiattare dalle risate, se non si fosse bloccati da un rigurgito di indignazione, è il peana che il pifferaio sionista eleva ad Angela Merkel, messa peraltro, con imprudenza storica, sui piedistalli di Roosevelt, quello che la crisi sociocida, provocata dai suoi banchieri ebrei, l’ha risolta fabbricando cannoni e facendo morire milioni tra suoi connazionali e cittadini europei, a partire dallo scherzetto combinato ai giapponesi (e ai marinai americani) a Pearl Harbour, prodromo dell’11 settembre e di tutto il resto. Dunque Merkel, già arpìa (che significa “tempesta”) quando disfaceva soci di minoranza UE, era poi di colpo trasformata da Colombo e da tutta la compagnia di giro dei convertiti, in Esperide che nel suo giardino difende l’albero dei pomi d’oro, quando annunciò che avrebbe accolto 800mila, poi 550mila, siriani, ben selezionati dalla confindustria germanica, per tornare a involversi in arpìa, seccatesi le lacrime su Aylan, quando mandò i soldati a bloccare le frontiere. Né più né meno di Orbàn. Subito seguita da altri umanitari che, o non si sognavano di prenderne neanche uno di rifugiati, o ne accettavano poche centinaia, tutti – Olanda. Austria, Regno Unito, Francia, Spagna, Macedonia, Croazia, Slovenia, paesi dell’Est e baltici – con Schengen abolito, frontiere sbarrate ed esercito ai confini. Alcuni impegnati a picchiare, gasare e sparare agli intrusi, ma tutti scomparsi dal radar umanitario di Colombo.

Alla periferia spendibile, Italia, Grecia, l’onere di farsi sconquassare da milioni di arrivi di bisognosi, per lo più sgraditi e osteggiati, e quindi riducibili in schiavitù e utilizzabili come arma di distrazione di massa dalle sventure vissute dagli autoctoni .A tutti la facoltà di criminalizzare i cosiddetti “clandestini”, purchè fuggiti da guerre, ma solo da inedia e saccheggi di neoliberismo e colonialismo. A noi e ai greci vengono ordinati gli eufemisticamente definiti “hotspots”, in parole oneste CIE e campi di internamento, dove gli arrestati vengono tenuti a tempo indeterminato, senza imputazione e senza processo, o ne vengono rimpatriati, consegnati a un destino di rappresaglia e morte.

Ma è solo il nazista Orbàn, quel bieco arnese anti-europeista e filo-russo, ad arrestare “clandestini” (sia chiaro, la distinzione tra “rifugiati” e “clandestini” non è che una porcheria finalizzata a decimare la massa di disperati) e a giustificare, come chiede il piccione scagazzone, l’espulsione dell’Ungheria dall’UE. Poi a Bruxelles è stato varato “EuNavForMed 2” missione navale cripto-Nato (l’Ungheria non c’è) che condurrà la guerra contro gli scafisti, quando possibile centrando con missili lo scafista, previamente identificato da Stoltenberg tra i 200 a bordo, evitando accuratamente l’effetto collaterale della polverizzazione della barca e dei suoi passeggeri. Oggi la tecnologia permette questo e altro, come si vede ogni giorno in Iraq e Siria. Oppure, meglio, andando a scovare il delinquente direttamente nel suo covo in Libia, o Mali, o Siria, o Yemen, o Afghanistan, costretti per farlo a bombardare, invadere, occupare (e ricuperare il petrolio). Altro che le barriere di Orbàn.

La marcia degli scalzi e guerci

Se deve esserci un capofila dei marciatori a piedi nudi a Venezia e altrove, ne merita l’investitura il menzionato volatile bombarolo. Con la differenza che quelli andavano a piedi nudi, lui calza scarpe di Savile Row. Però dotati di un occhio solo lo sono tutti. Il guercio è colui che , dal suo unico occhio, non riesce a misurare le distanze, non possiede la prospettiva. Ci sono i guerci fatti così e i guerci che l’altro occhio lo tengono chiuso. Per i primi può valere la buonafede nel non capire cosa c’è dietro, in fondo. Per i secondi no, lo sanno benissimo. Esiste nel subconscio degli europei, quelli che hanno colonizzato, depredato, schiacciato popoli per secoli e oggi ci riprovano a fini umanitari, un recondito senso di colpa per quello che è stato fatto dal sangue del proprio sangue, per ciò che si continua a fare, o che non si sa impedire. Un oscuro senso di colpa, accentuato dalla consapevolezza che il proprio buon vivere è goduto a spese di quegli altri, ma che, Aylan o non Aylan, non si è disposti a rinunciarvi: crepi il lupo. Come si risotterrano quei fastidiosi sentimenti che ci gratticchiano nel profondo? Come ci si netta la coscienza civile? Ebbene, facile, marciando. A piedi nudi, così si è un po’ simili a chi le scarpe non le ha più e i piedi li ha piagati. Che poi si rientri per cena in camera da pranzo, mentre gli altri rientrano sotto un ponte, embè, è così la vita..

L’occhio del guercio era quello di tante brave persone, artisti rinomati, pensatori pensosi, anime belle di ogni categoria. Ma era anche quello di personaggetti e personaggioni schizzati fuori dalle linee di rifornimento sion-atlantiche di tutte le guerre. Lucia Annunziata (Aspen Institute e Bilderberg), Saviano, Lerner, don Bizzotto, Giulio Marcon (quello che, da capo dell’International Consortium of Solidarity, aizzava contro il “dittatore Milosevic”), Sergio Staino-Bobo (caricaturista per tutte le stagioni, dal PCI al renzismo ultrà), Zanonato (da sindaco, erettore del primo muro anti-migranti), Svendola, Livia Turco (che, con Napolitano, costruì le prime gabbie anti-migranti), Casarini (Disobbediente impegnato con Radio B92-Cia di Belgrado a smantellare la Jugoslavia), frattaglie rifondarole e, nella boccia made in PD, i pescetti rosa di SEL, chierichetti della nonviolenza e fustigatori del “dittatore Assad” e del “nazista Orban”. Tutti vociferanti pro-separazione tra richiedenti asilo ed “economici” e pro-corridoi umanitari attraverso bombardamenti e reticolati. Senza che a nessun corridoista, e tanto meno al loro guru Guido Viale, venisse in mentre, che so, di requisire le Grandi Navi che portano ognuna migliaia di persone e, intanto, smetterebbero di squarciare Venezia. Vengono in mente i corrodoi di “Shining” e si sa dove quelli portarono.

Corridoi umanitari mica per tornare a casa da un’Europa respingente o sfruttatrice. Mica da farci rientrare i fuggiti nella propria terra, cultura, storia, famiglia, identità, futuro, liberati dalle barbarie guerresche ed economiche dell’Occidente e dai freaks terroristi che ne sono stati rigurgitati. Macchè, piuttosto per far affluire in fabbriche, campi, laboratori, un popolo che non c’è più, che è stato sequestrato e metamorfizzato in forza lavoro “integrata” tra i suoi genocidi.

Il cappello sulla marcia scalza della Lucia dal brillante curriculum tra “manifesto” e RAI, via Usa e Israele, nella photo opportunity sullo scintillante sfondo di un Festival zeppo di provati combattenti per i diritti umani, l’hanno messo quelli del “quotidiano comunista”. Organo sempre più della lobby che, quando non si esalta sui corridoi, sul trasferimento di mezzo mondo islamico in Europa (e conseguente svuotamento e sparizione degli Stati musulmani, specie arabi), quando non si avventa su governi che non ci vogliono stare perché hanno capito il gioco, tracima anche dalle spesso astruse e sempre elitarie pagine “culturali” Quelle in cui si fa capire al proletariato che la cultura non è proprio per lui.

Il guercio, però, se vede benissimo le torme bibliche che si arrovesciano sui confini vicini, non misura le distanze, anzi, gli paiono smisurate, fino a perdersi nel nulla, dalle quali le torme provengono. Luoghi così remoti da occultare nel mistero di imprecisate “guerre e persecuzioni” le ragioni di tanto esodo. Mistero impenetrabile, per quanto eloquente sangue e quanta polvere di macerie, tutto firmato con nome e cognome, sostino ancora su stracci e fagotti di quelle torme. Perfettamente comprensibile, perciò, che, tra i cartelli e striscioni degli scalzi e guerci, inneggianti all’accoglienza e fustiganti l’infame Orbàn, non ce ne fosse uno che rispolverasse il motto del Vietnam e dei 65 interventi armati imperialisti dal 1945 ad oggi, “Yankee go home”.

Kobane sì, Damasco no

Un’altra cosa che il guercio vede con appassionata commozione sono i curdi. Svettavano sulla marcia scalza anche i cartelli per gli eroi laici e democratici di Kobane, donne combattenti in testa. E invece non vede per niente che, lì vicino e in tutto il paese, altri eroi laici e democratici, donne combattenti in testa, si dissanguano da quasi 5 anni per difendere arabi e curdi siriani dallo stesso nemico.

“Aiutiamoli a casa loro” è slogan infingardo di chi vuole mangiarsi da solo la torta colonialisticamente sottratta ad altri. Ma diventerebbe parola d’ordine strategicamente risolutrice se si completasse così: aiutiamoli e facciamoli rientrare a casa loro cacciando la Nato, gli Usa, Israele e i loro sicari, da lì e dal mondo. Concetto del tutto alieno alle prefiche guerce delle migrazioni, per quanto scalze. Dove lo troviamo un Ulisse che gli cacci il palo rovente nell’unico occhio, così non vedono più niente e almeno smettono di dire cazzate. L’imprimatur della Boldrini sulla marcia, dove, planando con lo sguardo sull’oceanica schiera dei “vivi a sinistra” (rubrica del “manifesto” in cui si esprimono i vari reduci dagli ossessivamente ripetuti scoppi a salve del “nuovo soggetto politico”), si caratterizza per due punti che ci danno l’idea di dove si collochi l’iraconda presidente della Camera. Con sguardo venerante agli Usa, perora la creazione degli Stati Uniti d’Europa, cioè il perfezionamento della mostruosità europea uscita dal laboratorio Cia negli anni ’50, allo scopo di togliere di mezzo costituzioni e Stati passabilmente democratici nati dall’antifascismo. E l’anatema contro i “nazionalismi” che, per lei, non sono la difesa delle realtà multietniche e multiconfessionali emerse dalla rivoluzione francese, bensì degenerazioni scioviniste e militariste che si opporrebbero all’UE, all’Euro e ai loro completamenti in termini di TTIP e Nato.

Essendosi privati dell’occhio che gli permetterebbe la prospettiva, i guerci e scalzi non vedono la scia dei crimini che si allunga a ritroso, dai fili spinati d’Europa.fino ai luoghi devastati da cui sono dovuti fuggire. Niente causa, solo effetti. Niente carnefici, solo vittime. Guerre, persecuzioni, fame, non hanno autori, sono accidenti della storia, non sono prodotti da piani di lontana data e lunga durata. E’ paradossale che da questa ignavia di guerci e amici del giaguaro spuntino ora, con tardiva e totalmente strumentale resipiscenza, i Berlusconi, Gasparri e le Meloni, per puntare il dito contro coloro – quelli a stelle e strisce con contorno di stelline europee e di Davide – che il cataclisma produttore di popoli in fuga, quando sopravvissuti, l’hanno voluto, pianificato e condotto.

L’Isis e i suoi papà e mamma


Eppure, bastava una foto satellitare come questa perché anche un guercio vedesse con assoluta chiarezza. Si tratta di ben 700 TIR di rifornimenti giunti indisturbati a Raqqa, capitale in Siria dello Stato islamico. Hanno attraversato la frontiera dalla Turchia, pilastro Nato e sono passati per lande desertiche, evidentissime al mirino del cacciabombardiere e alla consolle dell’operatore droni. Nessuno di coloro che promettono di attaccare l’Isis, ma trascurano le sue lunghissime vie di rifornimento, mentre colpiscono “per sbaglio” infrastrutture e resistenti iracheni e siriani, è riuscito per centinaia di chilometri a coglierne il tragitto. Eppure ci sono stati fior fior di giornalisti turchi che, temerari, hanno sfidato il Golem Erdogan e hanno filmato i camion zeppi di armi e armati che attraversavano il confine diretti in Siria: Serena Shim, giornalista, madre di due figli, della PRESS TV a Istambul, oltre ad aver irritato il sultano con i suoi servizi sui combattimenti a Kobane, è stata tra coloro che hanno documentato quei trasporti. Varrebbe ricordarla e piangerla come il piccolo Aylan, Ma non è sembrato il caso: Serena è stata ammazzata. Un blindato si è precipitato sulla sua macchina.

E’ una di mille prove, fotografate, filmate, testimoniate, perfino da alcuni generaloni Usa vanagloriosamente ammesse, che Siria delenda est per mezzo dell’aeronautica e le forze speciali della coalizione Uccidentale, gli ufficiali pagatori del Golfo e le loro fanterie generate dalla Fratellanza Musulmana e inquadrate sotto i vari vessilli Isis, Al Qaida e bande jihadiste disparate. Quella Fratellanza, detto per inciso, di cui è impudente vindice lo spesso da me citato manifestaiolo Acconcia (paladino dei Fratelli di Tripoli, azionisti dei trafficanti e scafisti che partono dalle proprie coste, governo delle brigate di Misurata, la più sanguinaria banda di terroristi apparsa sul suolo libico, disposti a farsi tenere in piedi da un’invasione europea, pur di non lasciare la Libia in mano al legittimo governo laico di Tobruk, includente i gheddafiani e sostenuto dall’Egitto. Un Egitto che, per la rabbia incontenibile di Acconcia e dei suoi ispiratori imperialisti, non solo schiaccia il terrorismo islamista, ma è sempre più vicino a Mosca, è entrato in possesso del più grande giacimento di gas del Mediterraneo e, vergogna incommensurabile, ha ora riallacciato i rapporti diplomatici con la Siria di Assad!).

Mamma, li russi!
Sfidando il ridicolo e la qualifica di falsario patentato, lo stesso Fratello è arrivato a attribuire ai gheddafiani e a Tobruk la paternità dello scatenamento dell’Isis. Non è l’unico funambolo della disinformazione. E’ di questi giorni, coordinata da Cia e Dipartimeno di Stato, determinata dall’impasse di una strategia che non riesca a venire a capo delle forze patriottiche e che si arrovella nella contraddizione tra fingere di voler fermare l’Isis e il vero obiettivo dell’eliminazione di Assad, una nuova campagna di satanizzazione della Russia. Campagna su due fronti. Per un verso Putin viene infamato come traditore per aver offerto, nel 2012, la testa di Assad a Washington. Balla sesquipedale, subito smentita dagli interessati come dai fatti e senza la minima base documentale. Come sempre, il “manifesto” se ne fa carico: “Mosca offrì agli Usa la testa di Assad”. Anche recentemente avrebbe brigato per concordare con gli aggressori un “onorevole uscita di Assad”, magari tenendolo lì per un “periodo di transizione”.

Bambini addestrati dalle SS del Battaglione Azov, bambini addestrati dall’esercito israeliano

Per l’altro verso, hanno fatto partire un roboante grancassa sui russi che starebbero arrivando in Siria con tanto di flotte navali e aeree, truppe da sbarco, fantascientifici strumenti di guerra elettronica. E’, come in Ucraina, “l’invasione russa”, patetico tentativo di depistare da quella effettiva occidentale con il sempre più imbarazzante uso di battaglioni nazisti lassù e di brigate jihadiste laggiù (a proposito delle ricorrenti denunce sull’uso di bambini soldato nelle bande jihadiste, godetevi queste immagini di militari israeliani e colleghi del battaglione nazista Azov, che ne addestrano a loro volta). E anche per togliersi dall’impiccio di una Russia che, visto come formalmente anche la consorteria occidentale si dichiari nemica dello Stato islamico, la stia stanando lavorando diplomaticamente, con tutti gli attori sulla scena, a una coalizione contro il nemico, appunto, “comune”.

C’è comunque del vero nell’allarme degli aggressori. La Russia starebbe davvero lavorando a potenziare una nuova base aerea a Latakia, in aggiunta a quella navale di Tartus. E’ nuovi armamenti sofisticati di difesa aerea e di controllo elettronico, forze dell’intelligence (determinanti quando si trattò di smontare la bufala delle armi chimiche di Assad) sarebbero in effetti giunti a Damasco (gli imbattibili S-300?). Del resto, Putin in persona ha confermato di non aver mai cessato di assistere militarmente il governo siriano e di considerare di intervenire anche più efficacemente se se ne presentasse la necessità. Parole che hanno provocato l’attuale sconcerto e nervosismo degli occidentali.

Se entra in campo in maniera decisa, la Russia (come sono entrati efficacemente in campo gli iraniani in Iraq), oltreché con l’offensiva diplomatica, con un più vasto impegno militare, a USraele, ai petrotiranni e ai bellicosi neocolonialisti UE, si aprono nuovi scenari. Come faranno i demolitori del Medioriente a rifiutare una coalizione intesa a fermare l’espansione della più brutale formazione terroristica mai apparsa e che, oltre tutto, si dichiara attiva anche in Europa e negli Usa? E sarà compatibile con un’opinione pubblica mondiale avversa alla guerra (e con le riserve ed ansie di alleati come la Germania) scontrarsi in Siria apertamente con la Russia e rischiare una conflagrazione mondiale? E gli ambienti della cupola finanziaria e petroliera occidentale non ne ricaverebbero contraccolpi imprevedibili? Forse, come quando bloccò la fregola interventista USraeliana smentendo l’uso siriano di armi chimiche, sarà ancora Putin a fermare i signori della guerra e a salvare la Siria?

Ma ci sarà ancora un Siria, con i suoi giovani, i suoi cervelli migliori, il suo futuro, divorati dalla Germania? Non fatelo sapere al “manifesto” e ai marciatori scalzi e orbi. Non vedono, non capiscono. O fanno finta.

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2015/09/marce-nato-manifesto-scalzi-e-guerci.html

1 commento per “Marce NATO-Manifesto: scalzi e guerci. Siria: mamma, li russi!

  1. armando
    21 settembre 2015 at 14:02

    Sarò anche distante culturalmente da Grimaldi su molte cose (quante non saprei), ma questo articolo dice le verità taciute dai nostri media asserviti. E non parla solo di intepretazioni, ma di fatti reali. Un celebre slogan dei giornalismo anglosassone prescriveva sempre di separare i fatti dai commenti sui fatti. Il giornalismo mainstream lo fa così bene che ormai i fatti li ignora totalmente,e si occupa solo dei commenti. Ovvio che, tacendo i fatti, il lettore è costretto a ricostruirli dai commenti. E, visto di che tono sono, indovinate quali fatti da essi si evincono? Perfetto esempio di disinformazione di regime.

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