“Miserabili del web”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Celebriamo Giannini, Gruber, Mentana, Severgnini, Fontana, Vespa, Formigli, Brindisi, Gentili. Sono i Giusti. Noi, i Miserabili del web.

 

Se non ancora chiaro, se qualcuno aveva ancora qualche riserva di credito nei confronti dei progressisti, il signor Giannini chiarisce definitivamente le idee ai tenaci resistenti di sinistra. (È un ossimoro scrivere “di sinistra”, ma rende l’idea della profondità della vergogna).

“I miserabili del web” è quanto ci dice il signor Giannini in occasione degli argomenti a sostegno della sua scelta, riferiti a proposito della demagogica – leggi propagandistica – prima pagina del suo La Stampa del 16 marzo 2022.

Oppure possiamo ammettere non conoscesse il “Testo unico dei doveri del giornalista”, detto codice deontologico (1) e neppure quanto scritto qui (2) Ma dai! E tralasciamo l’ipotesi che l’interesse della signora Gruber alla replica del signor Giannini più che di matrice giornalistica fosse ideologica, vista la fratellanza progressista con il protagonista della porcata giornalistica.

Nelle parole del signor Giannini (3) non si trova nulla di condivisibile. Non solo. Volendo trovarne ragion sufficiente, non si può non finire a dover riconoscere che la sola fonte possibile di tanto vaiolico veleno non è che un sentimento di disprezzo nei confronti di chi non si allinea al suo modo, al suo giornalismo, al suo atlantismo. Di chi nega la propria coreica genuflessione.

Ciò non risolve la questione che i miserabili popolano il mondo.

 

Volendo evitare di essere approssimativi, va detto che il signor D’Orsi, ex collaboratore de La Stampa, dopo aver esperito la prima pagina incriminata, ha scritto al direttore Giannini. Gli ha fatto presente quanta vergogna giornalistica contenesse – “Siamo oltre ogni artefizio giornalistico” – quanto dolore etico ciò gli avesse provocato e quanta distanza sia ora obbligato a prendere dal quotidiano e, penserei, da certa stampa (4).

Visto quanto accaduto negli ultimi ventiquattro mesi, penso ci siano elementi bastanti per aggiornare il lessico. Se dire negro non va più bene in nome dell’ipocrisia di chi ci sta portando alla società del mercato, anche giornalista credo non rispetti più il politicamente coretto. Se il giornalismo si era guadagnato il blasone di cane da menzogna, ora preferisce la ciotola piena e abdicare al fiuto originario. Lasciare nascosto, sotto terra, ciò che non rientra nei suoi interessi economici, impone un aggiornamento dell’autopoietico lignaggio vantato dai “veri professionisti, i soli che riportano i fatti”, a leggere ciò che scrivono di se stessi. Menzognisti pare corrisponda più opportunamente a ciò che questi direttori fanno e difendono e impiegano per attribuire responsabilità agli “irresponsabili” fuori dal loro controllo.

 

Giannini è solo l’eroe di giornata. Campione di un reggimento in forze e in salute, la cui difesa – oltre a quanto affermato da Giannini per se stesso – secondo i più acuti, per mettere in bolla tale gravità menzognistica, sarebbe quella di screditare fonti non governative – i cosiddetti miserabili del web – a causa di qualche imprecisione in esse presente.

Tali dimostrazioni di appartenenza e fedeltà ideologica vanno premiate. Non a caso, nonostante dica cose che molti non possono neppure ascoltare da anni, Giannini passa da un direttorato all’altro. Sta già accumulando i bonus per ampliare la tessera della vita a punti con la quale dovremo, temo, tutti fare i conti.

Se un ufficiale si guadagna i galloni per il comando di forze sempre più vaste, significa che sopra di lui troviamo la crema via via più gustosa.

Se il comando del corpo d’armata atlanto-progressista-liberista non ha bisogno di essere ricordato, è opportuno qui ricordare altre gesta dei suoi comandanti regionali.

Mandiamo le armi agli ucraini”. È una bella prestazione nella gara di tiro di distanza dagli interessi degli italiani (5).

Prendete il vaccino se no morirete. “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire” (6). Non è da meno. Volendo, anche più blasonata perché ripresa con piglio insolito dal nostro superpartes, detto anche no non lo faccio, sì lo faccio (il presidente) (7).

Sarebbe bastante per una rivolta culturale. Ed effettivamente c’è stata, ma riguardava e riguarda i miserabili del web e, quindi, non conta. Infatti, o è criminalizzata, come un qualunque obiettore di intruglio, o non è presente nel panorama dialettico-intellettuale d’Italia. Merito ai menzognisti di tale valoroso risultato.

Sarebbe bastante, ma non lo è.

Eppure non ero solo quando, partecipando ad un momento relativo alla formazione permanente dei giornalisti dedicato al tema della privacy, cioè su come comportarsi in occasione di testi e immagini, neppure una sola singola parola è stata detta dai nobili conferenzieri-esperti sulle leggi che governano la questione. La ragione? Semplice, avevano preferito parlare di sé. Senza neppure accorgersi che nella loro narrazione risiedeva anche l’ammissione della sequela di omissis volontari e non dichiarati che orientavano il pensiero dei loro interlocutori-lettori-visori. Ne più né meno di quanto fatto dal prode Giannini pochi giorni fa a tutta pagina, dalla quale, tra immagine, titoli e occhielli, la prima informazione che emergeva, che si assumeva, era la responsabilità russa di una strage. Ho consultato il dizionario Treccani. Pare che farabutto, sia il termine opportuno per questo tipo di menzognista.

Per decenza, evito di ricordare le prodezze del signor Figliuolo. Ma torniamo ugualmente alle penne bianche, nel senso degli alti comandi.

Ad un certo punto, siamo arrivati che il capo di governo, il signor Draghi, si è ritenuto in diritto, penso scambiandolo per dovere, di pretendere il seguito del parlamento (8). Se un qualunque scrittorucolo di stravaganti distopie avesse potuto arrivarci da solo, mai avrebbe potuto immaginare che nessuno avrebbe detto nulla. Nessuno, dico nessuno dei menzognisti ha ritenuto di eccepire. Possibile che la pulce della democrazia non sia loro salita al cervello? Sì! La risposta è “sì”. La tanto decantata nuova normalità non è dunque addavenì. È già in noi. Ma non come ideologia. È giù incarnata. Significa che nel fare comune la esprimiamo. Ecco perché il menzognista è il nuovo giornalista.

De resto, equipollenza di tanta miseria (se ne ha fatto uso Giannini, posso farlo io?) istituzionale ne avevamo già vista in buona quantità. Una goccia della quale, se non fossimo stati cresciuti a pillole di opulenza, a tette, culi, champions e festival, sarebbe bastata all’insurrezione. Mi riferisco, in un certo senso, ad un campione particolare, di quelli detti fuoriclasse, nei confronti dei quali ogni argomento e intento di contrastarne il dominio su noi, comuni e ordinari, risulta insulso e quindi perdente. In questa occasione mi riferisco all’obbligo di inoculazione travestito da scelta personale. Il popolo del divano non ha battuto ciglio e, quando lo avrà fatto, si sarà sentito una merda a contestare quanto gli esperti in modalità frana gli andavano ripetendo, travolgendo del tutto il suo spirito critico. Il mito dell’esperto quale detentore della verità e il congiunto senso di inferiorità se non hai neppure la laurea, ha visto la propria conclamazione e, senza bisogno di scomodare Ivan Illich, anche la sua miseria laureata.

Basterebbe. Certo, se fosse tutto. Ma non lo è. Oltre al travestimento, oltre al vaccino come solo debellatore della protopandemia, oltre e sopra queste certezze scientifiche (così le chiamavano lor signori) non si prendevano la responsabilità per gli eventuali effetti collaterali. Insomma, inculcavano a mezzo bugie e nessun menzognista ha avuto da ridire, se non “io i no vax non li invito” (qui Gruber e Mentana).

L’obbligo di intruglio plus, pena la decurtazione totale dello stipendio per le persone dai cinquanta anni in su, è venuta subito dopo. Ma ormai il menzognista aveva preso l’onda su un chiaro consiglio. Se promuovi la nostra campagna prendi i soldi, sennò no. Così, è diventato giusto, legittimo, corretto e doveroso, togliere il sostentamento a chi la pensasse diversamente.

Ricordo di aver denunciato all’Ordine dei menzognisti del Lazio un certo signor Bruno Vespa, in merito al fatto che aveva sostenuto che per gli ultra sessantenni non c’erano controindicazioni da intruglio. L’Ordine non ha risposto al mio esposto contro il notabile menzognista, neppure dopo il mio sollecito, avvenuto a mesi dalla data dell’esposto stesso. Evidentemente, insabbiare è ordinario per l’Ordine. Aggiungo – è l’occasione per farlo – che pari vergogna, per altro esposto e per altro argomento, era stata impersonata a suo tempo dall’Ordine Giornalisti della Lombardia e dall’Ordine nazionale.

 

Ma la cricca si autoconforta. Del resto, anche l’Ordine dei Medici ha ritenuto di radiare o sanzionare più che a ragion veduta, secondo ragion di stato, i suoi iscritti non allineati allo spergiuro.

Così abbiamo saputo – veramente i miserabili del web lo avevano da sempre affermato – che il conteggio dei morti da covid era strumentale agli interessi della narrazione delle penne bianche, quella scientifica. Mi duole la tastiera a scrivere tanta siderale blasfemia.

“Vabbé, ma tutti quelli che lavorano sbagliano, perché essere tanto critici?” Non è questo il punto. Il punto è che ammettere i propri errori è un punto di forza di chi se ne prende la responsabilità. In caso contrario, ammetti debolezza, falsità, inaffidabilità. Queste si sono guadagnate la politica, le istituzioni, la stampa menzognista.

Un guadagno che aumenterà le proprie auree riserve a giudicare da cosa è riuscito a dire il nostro ministro degli Esteri. “Sono animalista. Penso che tra Putin e qualsiasi animale ci sia un abisso e sicuramente quello atroce è lui. E ora sta pagando uno scotto enorme” (9). Domanda. Può esserci qualche italiano interessato a fomentare il problema russo-ucraino, meglio atlantoccidental-sinorusso, in cui l’Italia è meno di una formina sul bagnasciuga? Può esserci qualche nostro concittadino – non in preda a incantesimi ideologici – che non veda l’avventatezza di tanta affermazione? Siamo generici, diciamo più no che sì. Eppure, avete visto in giro qualche menzognista che abbia proferito parola sorpresa? O la tsunamica carovana suicida ha tirato dritto perché “è stata la Russia ad invadere un paese sovrano”?

Ma ci si perde a star dietro alle prestazioni o alle astensioni dei menzognisti. Come nessun menzognista si sia finora sentito di rivedere le proprie posizioni sulle falsità predette e difuse, così non si trova fra loro chi ritenga – ahi, la carriera! – di riprendere l’intervento di Pino Cabras del 17 marzo 2022 in Parlamento (10) o del signor Alessandro Orsini, il 17 marzo 2022, a Piazzapulita su La7 (11) riguardo alla preziosa focalizzazione relativa alla reciprocità e pari dignità delle posizioni tra Nato/Occidente e Russia.

 

Si può forse concludere che i menzognisti fanno sempre del loro meglio. Se prima erano in grado di strappare le maschere indossate dai protagonisti invitati ai ricevimenti del Potere, ora possono vantare di passare le veline ai mezzimbusti senza neanche un’orecchia.

Si può forse concludere che la spaccatura tra noi e loro è una voragine consapevolmente allargata.

Un’opera, un capolavoro dei progressisti, di quelli che una volta erano votati ai miserabili ed ora alle élite. La spaccatura con tutto ciò che è popolo è chiara e dichiarata. Come è chiaro che ancora prenderanno i vostri voti, godranno della vostra solidarietà e vivranno sulla vostra genuflessione permanente, quando non della vostra gianesca ipocrisia.
Bevi Gruber e, se non ti piace, prendi un Giannini.

Se così fosse per chiunque abbia ripassato deduzione, non significa altro che nel nuovo ordine non contiamo nulla in senso sempre più stretto. Ma che stupido, è proprio quello che i miserabili del web ci stanno ripetendo da sempre.

Volete finire ridendo? Facile. Chiedete ai menzognisti italiani, ai soci del signor Giannini, la cricca della “vera informazione”, capace di discernere sempre – tranne quando mandano un videogioco a  documentare dal campo qualche bombardamento – cosa hanno fatto a favore di Assange. Se vi viene da piangere, non fa niente, vi capisco, anche io sto lacrimando.

 

Ho esagerato? Ho detto il vero? Ho infranto il la barriera del politicamente corretto, neo Muro di divisione tra i giusti e gli inutili? Non so, lo saprà certo il fascismo democratico che per ora è agli Ordini, poi passerà alle squadre.

 

https://www.adnkronos.com/governo-draghi-striglia-i-capidelegazione_1IeTXaYnp2PeCtw5J4P1Cs

  • Di Maio, intervenendo a Dimartedì su La7 sul conflitto in Ucraina, 1 marzo 2022.

https://www.youtube.com/watch?v=VZzn2w8MOVk

Poi qualcuno, perché no, un miserabile del web, forse gli ha fatto presente l’eccesso. Lui deve avere incomprensibilmente capito e si è sentito goffamente costretto a scusarsi. https://www.la7.it/piazzapulita/video/ucraina-il-ministro-di-maio-putin-peggio-di-un-animale-non-voglio-offendere-nessuno-ma-la-sua-guerra-03-03-2022-426683

https://www.la7.it/piazzapulita/video/il-prof-orsini-se-putin-e-uno-schifoso-tra-schifosi-possiamo-intenderci-e-discutere-di-come-salvare-17-03-2022-429451

Otto e mezzo, Lilli Gruber e Massimo Giannini e Lilli Gruber, assist e  attacco contro Attilio Fontana – Libero Quotidiano

Fonte foto: liberoquotidiano (da Google)

1 commento per ““Miserabili del web”

  1. Gian Marco Martignoni
    22 marzo 2022 at 22:17

    Tra questi miserabili del web non può essere dimenticato il saccente Federico Rampini, che oltre che anti-cinese doc la settimana scorsa dalla Gruber assai indispettito si è rivolto brutalmente contro Luciano Canfora, dandogli del provinciale. Poichè risiede negli USA, le sue conferenze in Italia costano cifre spropositate, stante che al ” nostro ” Il Corriere della sera ha garantito la pubblicazione di una sua serie di libri ” geo-politici “.Un altro miserabile è tal Beppe Severgnini, che sempre dalla Gruber si è scontrato con il generale Fabio Mini,inviperito per i suoi giudizi non coincidenti con quelli del Corriere sul conflitto in Ucraina.

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