Sul potere sessuale femminile

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo della nostra nuova recente collaboratrice, Rossella Tranchida.

Si tratta di un articolo “scabroso” e urticante (non per noi…), scritto da una donna, che affronta di petto e senza troppi giri di parole un tema che di fatto è un tabù, e cioè il potere che la sessualità femminile è in grado di esercitare.  Un potere che, naturalmente, la narrazione femminista, fra tante altre cose, è costretta a negare.  

Aggiungo che sono sempre relativamente più numerose le donne che hanno iniziato una riflessione critica (e anche autocritica, a volte) sulla natura del femminismo e, non a caso, alcune di loro hanno scelto il nostro giornale, per esprimere il loro dissenso.

Non possiamo che ringraziarle per il loro contributo e la loro preziosa testimonianza.

(Fabrizio Marchi)

 

 

Nella galassia telematica di divulgazione femminista è facile imbattersi frequentemente in discussioni che, ammantate come al solito ipocritamente da rivendicazioni egualitarie, non fanno altro che screditare l’universo maschile in ogni suo aspetto e declinazione.

Da un po’ di tempo a questa parte, uno dei temi centrali di tali dissertazioni riguarda i cosiddetti Incel, o “Celibi Involontari”, i quali vengono costantemente additati come misogini, violenti, repressi e con un latente complesso di inferiorità nei confronti della crescente emancipazione femminile.

 

Credo sia giusto osservare la questione da un punto di vista alternativo a quello comune, che senza dubbio è stato in grande misura viziato da alcuni tremendi e aberranti atti criminali commessi da sparuti sedicenti Incel.

Per evitare però inutili e generiche criminalizzazioni è importante tenere conto del fatto che gli Incel non sono un movimento organizzato, quindi all’atto pratico ognuno parla e agisce per sé, pur essendo consapevole di essere in una condizione comune a molti altri uomini.

Ecco perché l’attacco indiscriminato nei loro confronti mi pare una manovra scorretta e trovo più costruttivo indagare sulle ragioni più profonde della loro esistenza.

 

Il mio parere è che queste ragioni scaturiscano in gran parte, forse principalmente, dall’enorme potere sessuale che le donne hanno sempre esercitato sugli uomini.

Sarebbe ipocrita non ammettere che le donne sono indiscutibilmente portatrici di tale innato e dirompente potere (ma si sa, il mondo è pieno di ipocriti). Molte cominciano a fare esperienza di ciò sin dall’adolescenza e prima o poi, consciamente o inconsciamente, avranno percezione del fatto che la loro sessualità ha un alto valore di mercato e che quindi possono “scambiarla” strumentalmente con qualcos’altro.

Da quel momento, e per gran parte della loro vita, decideranno se e in che misura cogliere i frutti di tale privilegio, uno fra tutti, la possibilità di scegliere i propri partner.

 

Se non bastasse anche solo guardarsi intorno per rendersi conto dello snobismo selettivo femminile in tal senso, da qualche anno a questa parte sono stati effettuati alcuni studi, basati sull’utilizzo delle App di dating, che hanno più volte confermato la statistica per cui circa l’80% delle donne trova attraente solo il 20% circa degli uomini, scartando – anche solo idealmente – tutti gli altri.

Semplificando: solo venti uomini su cento vengono ritenuti attraenti da ottanta donne su cento, sulla base di standard sicuramente estetici ma anche, e non in misura minore, di status economico e sociale.

Questi standard non possono che essere decisamente pretenziosi visto che la maggioranza della popolazione maschile (80%) non è di certo composta da cloni del ricco Brad Pitt, ma nemmeno del povero gobbo di Notre Dame, così come la maggioranza della popolazione femminile (80%), che in questo caso ha delle così alte aspettative sugli uomini, non somiglia probabilmente a Salma Hayek né è ricca come la rampolla Paris Hilton.

Questi dati mi pare contribuiscano ad individuare quale tra i due sessi alimenta e impone in certi termini un evidente disequilibrio e perché ciò avviene.

 

Stando alle statistiche di cui sopra, considerando certamente le ovvie eccezioni e variabili, le donne sembrano prediligere i maschi belli, benestanti e/o ricchi, oppure anche bruttini ma solo se ricchi e/o potenti.

Va da sé che un uomo esteticamente nella media, disoccupato o con un lavoro precario, sarà quasi sicuramente un partner meno appetibile rispetto ad uno belloccio, occupato o comunque “figlio del Papy”.

Chi non offre uno status estetico, economico o sociale decente esce fuori dal radar, di conseguenza l’uomo che non fa parte di quella nicchia ristretta sa di dovere sgomitare per essere “scelto” e poter stabilire una relazione emotiva o anche solo sessuale con una donna.

Se nel corso della vita non dovesse mai riuscirci, o se raramente ce la dovesse fare ma a costo di un impegno incomprensibilmente spropositato, ad un certo punto potrebbe anche prendere atto della sua condizione e rassegnarsi, covando malumore e senso di impotenza rispetto al suo status di uomo rifiutato e, quindi, di involontariamente celibe.

 

Sono certa che nessuna donna al suo posto accetterebbe di vivere una condizione simile, anche perché nessuna donna, per quanto squattrinata o brutta, verrebbe mai realmente emarginata dal genere maschile per le stesse motivazioni.

Anche qui con le dovute eccezioni, bisogna prendere atto che le belle hanno sempre chi fa la fila per conquistarle. Le squattrinate, belle o brutte che siano, hanno sempre trovato e sempre troveranno qualcuno pronto a mantenerle.

In quanto alle brutte, ormai, con l’alibi che tutto è “bodyshaming”, si può dire che abbiano svoltato.

Infatti la realtà che si delinea da in po’ di tempo a questa parte è la seguente.

 

Le donne possono anche essere povere, stupide, grasse o rachitiche, basse, pelose, con la cellulite, le smagliature, il seno piccolo o asimmetrico, l’acne e la gobba ma, nonostante tutto, devono piacere a tutti. Comunque sia semmai qualcuno si ostinasse a non trovarle ugualmente attraenti dovrebbe giudicarle per la loro (presunta) meravigliosa interiorità, che è la vera bellezza.

Insomma, fatevele piacere.

 

Viceversa gli uomini poveri, stupidi, grassi o rachitici, pelosi o pelati, bassi, con l’acne, il pene piccolo (ma anche nella media), i denti storti, il naso aquilino o le orecchie a sventola continuano platealmente a fare schifo a tutte.

Insomma, della loro interiorità chissenefrega, che mostri.

E se vi fischiano per strada consideratelo pure cat-calling.

 

Roba da matti.

Impossibile che esista un doppio standard così aspramente palese, sarebbe discriminazione di genere.

E invece esiste, è un dato di fatto.

Chi lo nega è assente a se stesso e al mondo, oppure è in malafede.

 

Sfido chiunque a dire di non aver mai assistito nella vita a una di quelle squallide situazioni in cui una donna si rivolge ad un uomo – che questo sia un conoscente, un amico o oppure il compagno di vita – in modo irrispettoso, schernente, aggressivo o sminuente nei confronti del suo ruolo sociale o familiare, spesso del suo aspetto fisico, incurante degli eventuali presenti e per di più indignandosi qualora dall’altra parte arrivi anche un minimo segnale di disappunto per quelle offese gratuite (in realtà quasi mai palesato, purtroppo).

Io potrei fare un elenco enciclopedico di eventi di questo genere al quale ho assistito personalmente.

Alla faccia della grande delicatezza ed empatia innate del genere femminile.

Questi atteggiamenti derisori nei confronti di aspetti altrui considerati fallaci, sulla quale spesso fanno leva per poi declassare la persona nella sua interezza, non vengono mai redarguiti, sancendo quasi l’istituzionalizzazione di un bullismo femminile del quale si sottovalutano gli effetti.

 

In questo quadro generale di squilibri, gli Incel rappresentano solo uno dei sintomi di una disparità sessuale alimentata dalle donne, dalla loro estrema selettività e dal loro giudizio, che agisce severamente nei confronti di tutti tranne che di se stesse.

 

Le femministe, ma più in generale le donne, ammetteranno mai questa responsabilità? Purtroppo non credo.

In primo luogo perché se lo facessero dovrebbero poi coerentemente rinunciare al loro potere sessuale, privilegio che a questo mondo ha un peso specifico troppo importante, perché permette di aprire tante porte con il minimo sforzo.

In secondo luogo perché tutta la narrazione femminista, basata sul mito dell’oppressione maschile, a partire da questa analisi investirebbe anche altri campi e comincerebbe inevitabilmente a crollare, pezzo per pezzo. (Sarebbe pure ora).

Fracomina in tv con il jeans Bella. Lo spot è prodotto da Filmmaster

Fonte foto: Brand News (da Google)

21 commenti per “Sul potere sessuale femminile

  1. Massimo Vettori
    10 maggio 2021 at 13:16

    Presente

    • Gustavo
      13 maggio 2021 at 20:17

      La risposta sta nel sesso a pagamento altamente soddisfacente, ho una relazione con un paio di escort che mi danno una soddisfazione sessuale esagerata tra di noi c’è anche parecchia empatia corrisposta, io non le amo e loro non amano me, semplicemente sono un cliente speciale e ci vediamo volentieri.
      Vi assicuro che spendo molto meno di certi miei colleghi che corrono dietro a dei cofani di 50 e passa anni con pretese assurde manco fossero Belen.

      • Giulio Bonali
        14 maggio 2021 at 8:55

        Non sono esperto in materia (non lo dico per schizzinoso moralismo, semplicemente sono vecchio e per mia fortuna quando ero giovane e sessualmente pimpante i rapporti fra i sessi erano molto diversi da ora e per un maschio anche non ricchissimo e fighissimo non era difficile accedervi gratis); tuttavia sono convinto che se non altro le esplicite e non ipocrite escort “dichiarantisi tali” e senza pretese “di prestigio socio-culturale” generalmente facciano prezzi in definitiva molto più onesti che le tante ipocritamente “rispettabilissime” arrampicatrici sociali “per figam”, arrogantissime verso i da loro disprezzatissimi e maltrattatissimi “sfigati” che faticando onestamente si guadagnano una vita non da nababbi, contrariamente ai loro clienti (tali sotto ogni aspetto, anche se le transazioni economiche -compravendite- tra costoro e le loro fornitrici di merci – beni materiali o meglio “carnali” e “servizi”- avvengono per lo più in natura, tramite baratto).

  2. 10 maggio 2021 at 14:50

    Analisi decisamente interessante, e soprattutto onesta. Raro sentire tale onestà da una donna, quindi complimenti 🙂
    (è sempre tanto più facile fare le vittime e dare la colpa agli altri…)

    Quanto ai dati citati (80% e 20%, ecc.), peccato che non siano state citate fonti. Io ho approfondito questo argomento dello squilibrio nel desiderio fra uomini e donne, esaminando diversi ricerche a riguardo, in questo articolo:
    https://psicofelicita.blogspot.it/2021/01/squilibrio-desiderio-uomo-donna.html

    Chi sia interessato potrà quindi trovarvi conferma degli argomenti esposti in questa pagina (incluse quelle percentuali).

  3. Accio Accettante
    10 maggio 2021 at 15:09

    Trovo l’articolo semplicemente ineccepiblie!

  4. Francesco Spanò
    10 maggio 2021 at 16:33

    Un’analisi precisa con uno sguardo disincantato ed obbiettivo. L’autrice ha certamente una notevole onestà intellettuale, qualità molto rara.

  5. Evi
    10 maggio 2021 at 18:22

    Bell’articolo. Soprattutto onesto. E comunque sarebbe sufficiente che tutti – donne e uomini – osservassero con più serenità le regole che Madre Natura ci ha ‘donato’ e alle quali non ci si può sottrarre nonostante tutti i costrutti culturali. È su questi che poi s’incentrano le disparità e le ingiustizie. Per cui è vero: la femmina ha potere e l’uomo viene scelto sulla base di caratteristiche utili all’ancestrale esigenza di garantire una prole robusta e sana (esattamente come in molte specie di mammiferi e non solo). Tutto, ovviamente, è inconscio. Il discorso è assai complesso in verità….vale pure per il maschio che deve competere coi propri co specifici per poter ambire alla femmina. Da lì l’esclusione del perdente, con buona pace dello stesso. Se solo si cercasse di ‘semplificare’ molti malintesi svanirebbero. E forse davvero il dialogo troverebbe spazio.

  6. armando
    10 maggio 2021 at 21:38

    così, per fare una battuta scherzosa su un argomento serissimo e ben trattato nell’articolo, la percentuale 80/20 pare sia una costante applicabile a tutto. Nei corsi di vendita di prodotti finanziari e assicurativi, si afferma che il 20% dei venditori produce l’80% del volumi e viceversa. Da qui lo sgomitare sapientemente stimolato per rientrare fra i “bravi”, ad ogni costo.

  7. Ivan burigana / Trieste
    10 maggio 2021 at 21:47

    L’articolo è veramente profondo e al tempo stesso realistico. Penso però che non si possa negare il fatto che idrologie progressiste , di fatto postuma ne, siano state la causa principale di tale degrado. Penso infatti che il materialismo e l’edonismo scientizzato abbiano colpito preventivamente ogni ideale di gloria eroica (cito Sorokim) e di conseguenza una certa tipologia maschile. La donna, non avendo più di fronte uomini, che non possono essere tali per il potere sessuale – sarebbero sempre sconfitti su tale piano- ma ideale o morale, non ha avuto più una zona di pericolo metafisicò e confronto invisibile, dunque ha finito per perdere la sua originaria femminilità, la sua forza più intensa, passionale e elevatrice. Come mai infatti abbiamo donne russe o slave o anche del mondo islamico che posseggono una Femminilita con la F che le occidentali non hanno? Hanno un confronto bonomìale qui non più possibile. Del resto il femminismo è stato scavalcato verso il Reset, ora la pedagogia propone modelli che dopo aver estinto l’idealismo glorioso del polo maschile non deve lasciare traccia tantomeno di Idealismo inegoico e passioneriet di Polo Femminile.

  8. IB
    10 maggio 2021 at 21:51

    Binomiale

  9. Giulio Bonali
    10 maggio 2021 at 22:04

    Sarà perché sono vecchio e i tempi ahimè lontani della mia gioventù erano diversi (credo OGGETTIVAMENTE migliori, e non solo per l’ ovvia soggettiva preferibilità di avere vent’ anni che settanta), ma ho fatto a tempo a conoscere più di una (mi scuso per il lessico desueto) “racchia” o “scorfano” o ciospo” o “cesso” (ma ci sarebbero moltissimi altri sinonimi, sia pur desueti, e credo che già questo la dica lunga…) rimasta involontariamente “zitella” che nessuno ma proprio nessuno -a quanto mi constava per lo meno- riteneva ugualmente attraente giudicandola per la sua (presunta) meravigliosa interiorità, che è la vera bellezza.
    E capitava anche che qualche uomo (di fatto non ricordo il caso di donne, anche se ovviamente non escludo a priori che ce ne possano essere state a mia insaputa o da me dimenticate) con la sensibilità di un rinoceronte e con abbondante grettezza d’ animo e cattiveria si comportasse verso di loro proprio esattamente come molte donne oggi si comportano verso i “celibi involontari”.

    Questo dimostra secondo me che non esiste nessun vantaggio biologico o comunque “a prescindere dai rapporti sociali, dalle convezioni, ideologie, usi e costumi correnti” nel nascere donna (né nel nascere uomo).
    Ma che sono gli assetti sociali dominanti a determinare le ingiustizie ai danni delle racchie zitelle della mia gioventù esattamente come dei celibi involontari odierni (oltre a tante altre ingiustizie non meno pesanti).

  10. Quasiscrive
    11 maggio 2021 at 9:31

    Grazie

  11. Rino DV
    11 maggio 2021 at 18:06

    Potere sexle femminile: è così. Ergo, per equilibrare le cose, bisognerebbe che gli uomini avessero un superiore contropotere di pari grado in qualche altro ambito, aspetto della vita. Un potere compensativo. Valore da mettere sull’altro piatto della bilancia.
    Il solo che vedo possibile è quello che fu: una prevalenza nell’immagine pubblica. Nel prestigio derivante non da ciò che si è (qui appunto noi M siamo sotto) ma in ciò che si fa, ossia in quello status che si acquista con l’azione, le opere etc.
    Ma questo è appunto ciò contro cui si combatte.
    Parità ovunque… salvo dove siamo “dispari”…

    • Rossella Tranchida
      11 maggio 2021 at 20:49

      Grazie di aver commentato l’articolo.
      Per equilibrare le cose sarebbe ancora più bello ridurre al minimo, se non eliminare del tutto, le dinamiche di potere dall’equazione dei rapporti umani.
      In un mondo parallelo, forse.

  12. Gabriella D’Intino
    11 maggio 2021 at 21:02

    Veramente molto interessante!! Vorrei leggere qualcosa in più di questa acutissima autrice(a mio parere). Dove posso trovare altri suoi articoli? Sarei interessata ad approfondire la materia.

  13. Giovanni Macchia
    12 maggio 2021 at 10:12

    L’autrice dice cose condivisibili, ma paradossalmente, visto che li vuole difendere, svaluta gli uomini, considerandoli di fatto degli oranghi in preda ai loro impulsi sessuali, e che quindi solitamente non scelgono ma si adattano alla benevolenza sessuale delle prime femmine che ci stanno.
    Mentre uomini e donne scelgono, attivamente, anche se non di rado non vogliono rendersene conto, vista la cultura dominante della deresponsabilizzazione, del “mi-hai-fatto-fare-questo”, e non del “ho-deciso-di-fare-questo”.
    In pratica, l’autrice esplica un chiaro vittimismo, ma da parte maschile (sicuramente controcorrente, visto che oggi va di moda un vittimismo femminile, solitamente contro il risibile maschilismo, ecc).
    L’autrice sembra persino dare le colpe alle donne se poi l’uomo “sfigato” cova malumore ecc. Mentre una persona (uomo e donna), se cova malumore, è perché sceglie di covare malumore (i sentimenti sono azioni, non influssi che cadono dal cielo).
    Anzi, gliele dà, visto che parla di “una disparità sessuale alimentata dalle donne, dalla loro estrema selettività e dal loro giudizio”, e poi di responsabilità delle donne.
    Come se fosse una colpa, da perseguire moralmente, il fatto che una persona scelga il partner con cui accoppiarsi (in tutti i sensi), di fatto scartando i “brutti”. E se i parametri su cui si basa quella scelta non piacciono (quali ricchezza, prestigio sociale, estetica, ecc), i valori di quei parametri sono stabiliti cmq dalla società intera, non certo dalle sole donne.
    Se poi queste differenze di approcci di genere sono dovuti alla biologia, allora perché lamentarsene?
    E inoltre, perché difendere a priori i “brutti” che non vuole nessuno (ma secondo me, anche le “brutte”), sottintendendo che il modo in cui si comportano gli uomini nei confronti delle donne brutte, debba essere anche quello da adottare dalle donne nei confronti degli uomini brutti? Per un “sano” buonismo? Perché il modo degli uomini è migliore? O per svalutare, al solito, i desideri sessuali delle persone poiché non si confanno a standard di equità?
    O forse invece perché accettare la bruttezza, il fatto di non essere desiderati sessualmente dagli altri, è un fatto doloroso, che è bene nascondere/rsi, illudendosi che debba sparire dal mondo, e finendo quindi per colpevolizzare chi non vuole “accoppiarsi” con i brutti, di fatto spostando il problema sul ciò-che-dovrebbe-essere a discapito di ciò-che-è, di fatto negando l’evidenza?
    Siamo sempre alle solite: si fa di tutto pur di coprire gli aspetti dolorosi della vita, e li si copre con la morale, che altro non è che altro dolore rovesciato su altri. E si auspica sempre un mondo ideale in grado di coprire tutti gli aspetti dolorosi che invece esistono. Se io sono giudicato “brutto”, questo è un fatto per me doloroso, ma non do la colpa alle donne che non mi desiderano, tra l’altro, in nome di una presunta auspicabile parità da raggiungere con i reciproci comportamenti (tutti da verificare, visto che non basta certo una statistica fatta su una app) degli uomini nei confronti delle donne brutte. Magari cerco di migliorarmi dove posso, ma non pretendo, se sono alto m 1.30, di giocare a basket, e visto che non mi fanno giocare strillo contro le regole del gioco e contro gli altri giocatori cattivi. Posso cercare, entro certi limiti, di lottare per altre regole, ma svalutare gli altri giocatori, che legittimamente hanno dei loro desideri in quel gioco, è un’illusione che maschera soltanto la non accettazione del mio dolore, e crea rabbia inutile e difensiva.
    Se questo articolo deve essere a difesa degli uomini da parte delle donne, personalmente, con tutto il rispetto, e con tutti i “se” e “ma” dei miei possibili fraintendimenti, ne farei anche a meno.
    Insomma, invece di auspicare un mondo dove la sessualità e l’attrazione fisica siano veramente libere, e dove uomini e donne esercitino quel potere sessuale che entrambi hanno, costituzionalmente/biologicamente, alla pari, l’autrice si limita a elargire colpe, di certo controcorrente (e questo, per certi versi, è un merito), alle donne.
    Peccato, perché l’autrice dice anche cose vere, per esempio sulle mille forme svalutativo-rabbiose che spesso le donne mostrano nei confronti degli uomini a loro vicini, proprio quegli uomini che “dovrebbero” amare, mentre invece trattano come delle nullità.
    Ma anche questo, e in generale il tono dell’articolo, a me sembra purtroppo ammantato di una rabbia strisciante (usa termini come “squallido”, “alla faccia di..”), e non di un reale dispiacere per come stanno le cose. E la rabbia di solito si accompagna con la svalutazione di qualche essere umano che non sta dalla propria parte, e non con un vero desiderio di comprendere lui e la situazione in cui è.
    Resta quindi il fatto, anche questo doloroso, che se non si smette di stare da una parte sola (maschile o femminile che sia), non se ne esce.

    • Rossella Tranchida
      12 maggio 2021 at 19:50

      Ringrazio per il lungo commento che mi darà l’occasione di poter chiarire, spero, certi aspetti che evidentemente nell’articolo non sono risultati tali.Comincio col dire che ho cercato di comprendere in che modo dalle mie parole lei possa aver evinto una svalutazione degli uomini, che li declasserebbe addirittura ad “oranghi in preda agli impulsi sessuali”, non ci sono veramente riuscita.
      La deresponsabilizzazione delle scelte è una “pratica” quasi del tutto femminile, soprattutto in ambito sessuale, alimentata oggi in gran parte dalla retorica femminista.
      Il “malumore” e altri sentimenti negativi e non, scaturiscono da una causa della quale si può essere responsabili, corresponsabili o non responsabili.
      La disparità sessuale, in termini di “valore di mercato” tra quella maschile e quella femminile, è un dato di fatto oggettivo, e per spiegarmi meglio faccio un esempio. Se domani sera una ragazza di media bellezza decidesse di uscire di casa con l’intenzione di trovare un partner, utilizzando un qualsiasi approccio esplicito, probabilmente ne troverebbe dieci (e non perché gli uomini sono oranghi, ma perché il sesso se vissuto liberamente è una bella cosa per tutti e gli uomini lo vivono in maniera meno ipocrita rispetto alla maggior parte delle donne).
      La ragazza avrà modo di scegliere tra quei dieci il partner che preferisce, e lo farà seguendo dei parametri precisi a secondo delle sue inclinazioni o, come dice lei, dei parametri stabiliti dalla società (il più bello, il più ricco, il più “potente” tra tutti). Viceversa, se un uomo di media bellezza uscisse di casa con lo stesso intento utilizzando un approccio esplicito, è molto probabile che venga preso per porco maniaco e tornerebbe a casa solo. La cosa magari sarebbe diversa, ad esempio, se lo stesso uomo camminasse in BMW (ostentando quindi uno status) o se offrisse una cena o un cocktail alle ragazze che ha deciso di corteggiare.
      Fare questa costatazione è semplicemente prendere atto di una condizione di disparità oggettiva che si ripercuote in termini pratici.
      Un’altra condizione di disequilibrio che deriva dall’utilizzo abituale di un doppio standard è esplicata nella volontà di imporre una normalizzazione della “bruttezza” femminile mantenendo inalterato il giudizio su quella maschile, basterebbe non utilizzare due pesi e due misure.
      Riconoscere da donne di avere un potere sessuale e, nonostante ciò, decidere di non utilizzarlo in maniera strumentale sarebbe un’ottima presa di coscienza.
      Le sue ultime valutazioni su una presunta attitudine “rabbiosa” mi sembrano, con tutto il rispetto, valutazioni personali e pretestuose, che poco hanno a che vedere con lo spirito che muove la mia analisi. Concludo dicendo che analizzare un quadro che evidenzia la tendenza a creare uno squilibrio da un lato piuttosto che da un altro, e di conseguenza ricercare l’origine (o le origini) di tale squilibrio, mi pare un atto legittimo. Lo scopo ultimo è, almeno nel mio caso, quello di trovare auspicabilmente una sintesi che veda i due sessi dallo stesso lato della barricata, non quello di contrapporli su due fronti nemici, quello lo fa bene il femminismo.

      • Roberta
        13 maggio 2021 at 0:54

        Ma perché le donne dovrebbero unirsi con “uomini poveri, stupidi, grassi o rachitici, pelosi o pelati, bassi, con l’acne, il pene piccolo (ma anche nella media), i denti storti, il naso aquilino o le orecchie a sventola”?
        E perché gli uomini invece sono disposti a farlo con donne povere, stupide, grasse etc, etc? Sempre che ciò sia vero…
        Penso che rispondendo a queste domande il concetto espresso dal Sig. Macchia diventi più esplicito.
        Trascendere gli istinti e assumersi le proprie responsabilità è un compito arduo, ancora di più affrontare dolori provocati da cause non modificabili, e questo vale per entrambi i sessi. Per fortuna a volte succede che qualcuno ce la faccia, e quella persona diventa estremamente attraente tanto da destare l’ammirazione di tutti. Credo sia questo l’obiettivo che sia uomini che donne dovrebbero porsi, non lasciarsi mangiare dalla rabbia e dall’invidia.

  14. sangiuliano
    12 maggio 2021 at 15:35

    il dominio sessuale della femmina è testimoniato ad abundantiam in natura, ed è anche facile comprenderne le ragioni biologiche, ormai allargate alle opportunità economiche. In tali condizioni irreversibili è pura utopia, se non sprovveduta mente speculativa, parlare di parità che non sia culturale e spirituale. Per non sottilizzare.

  15. Gabriele
    17 giugno 2021 at 17:15

    Il potere sessuale si è questo. Da considerare che un ragazzo e una ragazza pari età, pari percorso di studi, 12 ore al giorno, hanno disparità. Il “saperci fare” non è innato, ma si apprende ma è preteso solo da parte maschile. Uscito dall’università lui non ha imparato nulla, dorme coi preti con rientro alle 19 perché gli alloggi sono per sole donne. Sono uscito con una ragazza russa che ha fatto voltare mezza città, mi ha dato qualche picca quando c’ho provato, ma mai una sola volta mi ha umiliato solo per sadismo o snobismo… Mai. Non mi ha mai chiesto se lavorassi o meno. Non mi importa se ho concluso o meno, ma ho passato una serata così bella che ricordo con piacere, anche perché mi ha fatto ridere fino la fine serata e mi ha ringraziato per tutto e come se tutto le fosse dovuto. Sole, infelici, perché appunto sgomitano per gli stessi uomini, talvolta si sposano con chi ritenevano un ripiego già da subito. Quando esci con loro, anziché creare (o provare a creare) qualcosa di reciproco, sembra di essere ad un colloquio di lavoro mentre lei niente. Quando chatti hai paura, se chatti troppo la perdi, troppo poco la perdi, se non rispondi per tempo la perdi… Mentre ogni ragazza /quelle che hanno voti più alti ovunque /possono tranquillamente sedersi la sera e a tempo perso chattare con chi vogliono tanto trovano tutti a disposizione. Non sono neanche costrette necessariamente, a trovarsi il lavoretto per pagarsi l’aperitivo… E se lo trovano c’è una bella differenza tra fate la guida turistica e il lava macchine mentre studi. Questa è la parità?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.