Me Too in salsa cinese

Seguo il tennis da che ero bambino e fino a non poco tempo fa lo praticavo anche. Nell’immaginario di sinistra il tennis è stato associato spesso al mondo dei padroni e in effetti è stato uno sport d’elite e ancor oggi, che pure è oramai uno sport di massa nonostante le sue regole così poco intuitive, praticarlo a certi livelli e con continuità comporta un esborso economico importante. Eppure il tennis è lo sport: ad alti livelli richiede una preparazione tecnica, atletica, fisica, mentale che poche altre attività sportive richiedono. Forse è per questa sua complessità che è difficile incontrarvi ad alti livelli personaggi il cui massimo impegno intellettuale pare tatuarsi o sistemarsi l’acconciatura o riempirsi di orecchini.

A tutt’oggi conosco pregi e difetti di tanti tennisti pro, soprattutto a livello maschile, ma anche qualcosina a livello femminile, anche perché l’ATP, l’associazione internazionale dei tennisti, organizza i quattro grandi slam insieme alla WTA, l’associazione internazionale delle tenniste. Eppure se mi avessero chiesto qualcosa della Peng avrei risposto semplicemente indicandone la nazionalità. Nonostante la sua scarsissima popolarità la tennista cinese da qualche giorno è diventata oggetto di un’attenzione spasmodica da parte dei media di tutto il mondo, che per lei hanno organizzato una sorta di Chi l’ha visto a livello globale. A cosa si deve questa improvvisa notorietà della giocatrice?

In una sua pagina social alcuni giorni fa la tennista ha scritto un post nel quale accusava un pezzo grosso dell’establishment cinese di violenza sessuale ai suoi danni. Sembra che i due avessero una relazione da tempo. Presunta violenza sessuale ai danni di una donna con coinvolgimento di un membro del Governo cinese: credo che non ci sia bisogno d’altro per spiegare il modo morboso con cui l’Occidente si è letteralmente avventato sulla notizia. Due piccioni con una stessa fava per l’Occidente guidato dal dollaro femminista.

Casi di supposta violenza domestica non sono nuovi nel mondo del tennis professionistico. Solo negli ultimi mesi un ottimo tennista georgiano, Basilashvili, è stato accusato dalla ex moglie di violenza, e per diversi mesi nessuno ha voluto sponsorizzarlo, ma anche il neo vincitore delle ATP finals di Torino, il tedesco di origini russe Alexander Zverev, numero 3 al mondo, è stato accusato del medesimo reato da una modella con la quale aveva intrattenuto una relazione. Contro costoro l’ATP si è quasi costituita parte civile, ma dubito che il grande pubblico sia stato raggiunto da queste notizie, a differenza di quanto accaduto con la Peng.

I commenti nei siti di appassionati di tennis hanno offerto una perfetta cartina di tornasole dell’ottimo lavoro, dal loro punto di vista s’intende, che negli ultimi anni gli USA e la UE hanno fatto nella criminalizzazione del maschio e di tutto ciò che non si adegua ai diktat del neoliberismo femminista, spaziando da una aprioristica condanna del presunto violentatore a un demonizzazione a 360° della Cina, dall’alto della nostra superiorità democratica ovviamente, quella che ci ha portato negli ultimi anni in politica estera a devastare l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria e chi più ne ha più ne metta, e solo all’interno dei confini nostrani alla chiusura di trasmissioni (vedasi caso Perego), al licenziamento di studiosi (caso Strumia), alla criminalizzazione di artisti, storici, intellettuali, persone comuni, solo perché non in linea con il verbo femminista, giusto per citare qualche esempio, senza parlare della sbornia autoritaria in atto.

A poco sono valse le affermazioni della stessa Peng, che, dopo alcuni giorni di silenzio, si è rivista rilasciando un’intervista al presidente del CIO, attraverso la quale chiedeva privacy, visto che Biden, l’ONU, i governi UE, tra i quali si è distinto quello francese, fino all’ultimo teleutente avevano già emesso la loro sentenza, chiedendo addirittura che si boicottassero le prossime Olimpiadi invernali di Pechino, oltre a non disputare più un torneo di tennis professionistico in terra cinese.

Un altro triste capitolo di quella saga che parer non aver mai fine nell’Occidente politicamente corretto.

I media cinesi pubblicano due video di Peng, la tennista scomparsa. Ci sono dubbi sulla loro autenticità - Le immagini - Open

Fonte foto: Open (da Google)

 

1 commento per “Me Too in salsa cinese

  1. Khorolev
    23 novembre 2021 at 16:56

    Ottimo articolo che rivela l’urgenza di smascherare che i veri motivi della dottrina “woke” sono ben altro che nobili, e i suoi metodi sono tra i piú spregevoli

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