Fantozzi è lei?

Va bè, è scontato perché è scontato, me ne rendo conto. Tutti a parlare di Paolo Villaggio, a commentare, a dire, a criticare, a commemorare, twittare e via discorrendo.

E’ scontato, è vero, me ne rendo conto (non è detto che si debba sempre per forza essere originali…), però due parole mi viene spontaneo dirle perché comunque il primissimo Fracchia, il primo “Fantozzi” e il “Secondo tragico Fantozzi” sono stati a mio parere, nel loro genere, da Oscar. Al loro livello, non proprio sullo stesso genere, c’è a mio parere anche “Un sacco bello”, il primo film di Verdone. Poi quasi tutta “cassetta, come si suol dire, sia per l’uno che per l’altro, con qualche doverosa eccezione.

Del resto, come dimenticare la poltrona in pelle umana del megadirettore galattico che si vociferava essere una “realtà astratta”, la sua piscina privata con gli impiegati che ci nuotano dentro e l’inginocchiatoio per i dipendenti riottosi. E la mitica ribellione contro l’ennesima visione della corazzata Potemkin imposta dall’altro megadirettore “Granmascalzon farabutt figlio di puttan conte Guidobaldo Maria Riccardelli proprio durante la partita di calcio Italia-Inghilterra valevole per il passaggio del turno ai campionati europei (“frittatona con cipolle, birra gelata e rutto libero…”). E poi la nuvola degli impiegati, l’irraggiungibile “Signorina Silvani”, la moglie sciatta con i bigodini e contro ogni tentazione, la contessa “Serbelloni Mazzanti Viendal mare”, la partita di calcetto domenicale giocata nel fango fra scapoli e ammogliati – scena girata peraltro ai campetti in terra battuta di Ponte Marconi a Roma, ormai una quarantina di anni fa (chi non ha giocato su quei campetti non è un vero romano…) – e, ultimi ma non per ultimi, il ragionier Filini e il geometra Calboni.

Non c’è dubbio sul fatto che Villaggio abbia avuto un’intuizione geniale. Portare su carta e poi soprattutto sul grande schermo la condizione di frustrazione e di subordinazione dell’impiegato medio piccolo e piccolissimo borghese, “piccino piccino”, meschino, sottomesso, sconfitto, perennemente impaurito, che costituisce una gran parte dell’attuale corpo sociale, è stata una trovata non da poco. Siamo onesti, chi di noi non si è sentito chiamato in causa almeno una volta durante la visione dei sui film, alzi la mano…

Con questo non voglio certo dire che i suddetti film fossero rivoluzionari, però sicuramente descrivevano con una comicità cruda, demenziale ma al tempo stesso intelligente uno spaccato sociale molto ampio e in alcune regioni addirittura maggioritario.

Oggi i tempi sono profondamente cambiati. Non dico che quel soggetto sociale descritto da Villaggio sia in estinzione, però è sicuramente in forte ridimensionamento. In fondo era anche possibile fare dell’ironia su quel soggetto perché è vero che era frustrato, sconfitto e sottomesso, ma tutto sommato era anche garantito, aveva le ferie e le aspettative per ragioni di salute retribuite, il posto sicuro, le cure termali pagate dall’azienda, la pensione assicurata e non era obbligato a partecipare a orribili corsi di strategia di marketing e comunicazione dove ti insegnano le tecniche psicologiche più sofisticate per fregare il cliente. Fare della comicità su una partita IVA (leggi lavoratore parasubordinato) o un precario che lavora in un call center è obiettivamente assai più difficile…

Ho apprezzato molto quel Villaggio, diciamo fino ad una ventina di anni fa. Poi, per la verità, ha cominciato a starmi antipatico. Mi pare uno di quelli che, come si suol dire, sono invecchiati male. Con il passare del tempo aveva assunto un atteggiamento saccente e pure decisamente spocchioso. E soprattutto si era allontanato, a mio parere in modo assai maldestro, da quella “durevole passione” per la trasformazione del mondo che sembrava animarlo quando era più giovane e che è stata la fonte di ispirazione dei suoi film. Succede a molti, è vero, ma non a tutti. E non è affatto scontato che invecchiando la si debba perdere.

Restano e resteranno i suoi film che a mio parere sono inossidabili, proprio come succede ai cult della storia del cinema.

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Fonte foto: wikipedia (da Google)

 

 

 

1 commento per “Fantozzi è lei?

  1. A..
    4 luglio 2017 at 12:28

    >Poi, per la verità, ha cominciato a starmi antipatico. Mi pare uno di quelli che, come si suol dire, sono invecchiati male.

    Ciao Fabrizio,
    non deve essere stato facile per lui nella vita reale,e soprattutto, non lo è stato per il figlio di Fantozzi.

    Ricordo uno sfogo di Villaggio di molti anni fa, in una di quelle trasmissioni-intervista in seconda serata sulla rai, dove , piangendo disperatamente, diceva che il peso di questa sua trovata “rivoluzionaria”, era ricaduta tutta su suo figlio Piero, drogato eroinomane già da minorenne, figlio di “fantocci”, appunto..

    Cià

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